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La dinamica del debito pubblico in Italia: un'analisi empirica (1958-2013)

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L’esperienza della politica di bilancio nell’Italia del secondo dopoguerra è stata caratterizzata dall’applicazione impropria e perversa delle politiche economiche tradizionali ispirate alla finanza funzionale keynesiana, una circostanza le cui responsabilità ricadono su una classe politica che, anche ai fini del mantenimento del consenso, ha lasciato che si formassero ampi disavanzi di bilancio strutturali (quindi pro-ciclici) soprattutto a partire dai turbolenti anni Settanta. Malgrado in quel decennio gli alti tassi di inflazione (sostenuti dalla prassi che obbligava la Banca d’Italia a finanziare direttamente i disavanzi del bilancio pubblico) abbiano reso i tassi di interesse reali negativi (costituendo così un importante fattore di contenimento del rapporto debito/PIL), con l’ingresso nello SME (1979) e il cosiddetto “divorzio” tra la Banca d’Italia e il Tesoro (1981), i rendimenti reali sui titoli del debito accumulato sono diventati positivi e, superando i tassi di crescita reale del PIL, hanno provocato una vera e propria impennata del rapporto debito/PIL (che già alla fine degli anni Ottanta aveva superato il 100%).

Notes

http://www.sieds.it/listing/RePEc/journl/2015LXIX_N3rieds_sieds.pdf

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