Published February 11, 2026 | Version v2
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Di dati e di despoti: l'esclusiva sui dati clinici come epifania della "proprietà intellettuale"

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Description

Roberto Caso chiama “pseudo-proprietà intellettuale” i monopoli legali imposti non a protezione di opere dell’ingegno, come il diritto d’autore e il brevetto, bensì dell’investimento o dell’acquisizione de facto di dati e informazioni non necessariamente originali e nuovi. 

Alla luce della giustificazione tradizionale - la tutela di iniziative personali originali e nuove - la pseudo-proprietà è una finzione. Filosoficamente, però, anch’essa dipende dal peccato originale della proprietà intellettuale: il contrasto fra la sua costruzione sul modello dello ius reale che ha per oggetto cose impersonali e alienabili e la sua giustificazione, il carattere personalissimo dell’originalità e della novità. Mentre Fichte arrivò al punto di paragonarne la violazione al furto materiale, Kant era già consapevole che un diritto “intellettuale” concepito come proprietà non avrebbe protetto il creatore bensì l’acquirente, una volta divenutone proprietario.  

Dalla possibilità di coprire con la proprietà oggetti immateriali, non escludibili e non rivali, si è sviluppata una deriva per la quale la cosiddetta proprietà intellettuale sta divenendo sempre più simile al privilegio protomoderno, che veniva conferito, a seconda dell’interesse del monarca, su qualsiasi cosa, indipendentemente da creatività e novità La privatizzazione dello spazio pubblico e le signorie fondate sull’accaparramento e sull’uso tecnocratico di dati dovunque presi non sono, in questa prospettiva, accidentali. La pseudo-proprietà intellettuale non è una proprietà “falsa”, bensì la sua epifania.

Così, in una disciplina che dovrebbe essere semplice perché intacca la libertà della parola e della ricerca, il giurista positivo si trova ad affrontare problemi di bilanciamento sempre più complessi, ulteriormente complicati dalla moltiplicazione a richiesta di limitazioni, eccezioni e artefatti proprietari. Per fermare questa deriva occorrerebbe ridurre il diritto d’autore, da cui tutto è cominciato, alla protezione delle azioni discorsive delle persone nel loro rapporto col pubblico. Ma una simile redenzione richiederebbe che giuristi e legislatori si emancipassero non solo dall’idea della proprietà intellettuale, ma anche e soprattutto dai proprietari intellettuali che variamente li catturano. 

Abstract (English)

On Data and Despots: The Epiphany of “Intellectual Property”

Roberto Caso coined the term 'pseudo-intellectual property' to describe the legal monopolies imposed not to protect intellectual works, such as copyright and patents, but rather to protect investments or the \textit{de facto} acquisition of data and information that is not necessarily original or new.

In light of the traditional justification of copyright — protecting original and novel personal creations — pseudo-intellectual property is a fiction. However, philosophically, it depends on the original sin of intellectual property. Despite being justified as protecting original and novel personal creations, intellectual property was shaped in the late 18th century on the model of ius reale, whose objects are impersonal and alienable things. And while Fichte went so far as likening its violation to material theft, Kant was already aware that an "intellectual" right conceived as property would protect the purchaser, not the creator.

The application of property rights to immaterial objects has led to a shift whereby intellectual property is becoming increasingly similar to the proto-modern privilege that the Crown could grant to anything, regardless of creativity or novelty. From this perspective, the privatization of public space and the monopolistic hoarding and exploitation of data are not accidental. Indeed, pseudo-intellectual property is not "false" property but rather its epiphany.

Thus, in disciplines affecting freedom of speech and research, positive jurists face increasingly complex balancing problems, further complicated by the multiplication of limitations, exceptions, and proprietary artifacts. To stop this drift, copyright, the original sinner, should limit itself to protecting people's discursive actions in their relationships with the public. However, such a change would require jurists and legislators to free themselves not only from the concept of intellectual property, but also from the intellectual proprietors who have captured them.

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Ministero dell'università e della ricerca
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Dates

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2026-02-09