Published June 2, 2026 | Version v1
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LE VENERI PALEOLITICHE, IL CULTO DELLA DEA MADRE E RIMOZIONE DEL SACRO FEMMINILE. Biologia, mito e storia della Grande Dea

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Le Veneri paleolitiche, il culto della Dea Madre e la rimozione del femminile sacro di Pasquale Farallo è un saggio originale e profondamente interdisciplinare che attraversa archeologia, antropologia, biologia evoluzionistica, storia delle religioni e psicologia del simbolo per indagare una delle trasformazioni più radicali della civiltà umana: il passaggio dal culto del femminile sacro al dominio del Dio patriarcale.

Partendo dalle enigmatiche Veneri paleolitiche — le antichissime statuette femminili dalle forme abbondanti diffuse in Europa e nel Vicino Oriente tra i 35.000 e i 10.000 anni fa — Farallo propone una lettura innovativa e coraggiosa: quelle figure non sarebbero soltanto simboli astratti della fertilità, ma il riflesso di una realtà biologica e sociale concreta. In un mondo segnato da fame, glaciazioni e altissima mortalità, le donne capaci di accumulare riserve adipose sufficienti a portare a termine gravidanze e ad allattare sarebbero diventate il centro stesso della sopravvivenza collettiva. Da qui avrebbe avuto origine la sacralizzazione del corpo femminile “grande”, trasfigurato nella figura della Grande Madre.

Attraverso un percorso che va dal Paleolitico alle religioni storiche, dalle dee neolitiche di Çatalhöyük fino alla progressiva affermazione del patriarcato religioso, il libro mostra come il principio femminile, un tempo percepito come fonte immediata del mistero della vita, sia stato progressivamente rimosso, subordinato e sostituito da un Dio maschile creatore, legislatore e giudice. La Dea Madre diventa così una presenza nascosta ma persistente, che sopravvive nei miti, nelle Madonne nere, nelle streghe, nei culti popolari e nell’inconscio collettivo.

Con uno stile colto, appassionato e rigorosamente argomentato, Farallo intreccia dati scientifici, riflessione filosofica e interpretazione simbolica, offrendo una rilettura potente delle origini del sacro e del rapporto tra corpo, maternità, potere e religione. Ne emerge una tesi affascinante: il primo volto del divino potrebbe essere stato quello di una donna reale, corpulenta, fertile e sopravvissuta alla fame — una madre venerata perché capace di generare vita quando tutto intorno minacciava morte.

Un’opera intensa e provocatoria, che invita a ripensare la storia religiosa dell’umanità come storia di una lunga rimozione del femminile sacro e della memoria ancestrale inscritta nel corpo della donna.

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