Lo stato della pubblicazione scientifica ovvero: dell'insostenibilità del sistema editoriale e di come cambiarlo
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Il sistema della comunicazione scientifica è sottoposto ad incentivi spesso perversi: si premia la quantità e la velocità della disseminazione rispetto alla qualità e al rigore delle verifiche. Grazie all’AI, i costi di produzione di un lavoro scientifico si sono drammaticamente abbassati, incentivando la proliferazione di paper, mentre le case editrici, spesso trainate da motivazioni legate a profitti e dividendi per gli azionisti, sono spinte a massimizzare volumi, flussi e metriche, scaricando i costi su autori e istituzioni accademiche. La sensazione è spesso quella di una perdita di controllo da parte della comunità accademica sui driver che caratterizzano il sistema delle pubblicazioni.
La logica del publish or vanish, rafforzata da sistemi di valutazione rigidamente performance-based, ha prodotto un ecosistema in cui la quantità conta più della qualità, la velocità più della riflessione, la conformità più del dissenso. L’open access, nato come promessa di democratizzazione del sapere, è stato progressivamente catturato e riconfigurato come modello di business: non più accesso aperto alla conoscenza, ma accesso a pagamento alla pubblicazione. Un sistema che trasferisce i costi sugli autori (o le istituzioni solitamente pubbliche) e i benefici su pochi grandi intermediari.
In questo contesto, la proliferazione delle special issue, spesso alimentata da pratiche predatorie, non è un’anomalia, ma un sintomo. Presentati come spazi tematici di approfondimento, diventano spesso strumenti di accelerazione della produzione, moltiplicatori di articoli, metriche e APC. Non servono a far avanzare il dibattito scientifico, ma a far aumentare la quantità di pubblicazioni, aggirando i vincoli della peer review e delle vecchie pratiche di responsabilità editoriale. E più l’ingranaggio accelera, meno tempo resta per la valutazione critica e il controllo reciproco dei risultati – che pure sono parte integrante del metodo scientifico.
Le evidenze di queste distorsioni sistemiche sono ormai innegabili: inflazione della produzione, revisione affrettata, risultati ridondanti o fragili, perdita di fiducia nei meccanismi di certificazione scientifica.
Se la credibilità della scienza si basa su un ‘contratto sociale’ che deve costruire e mantenere istituzioni, pratiche e standard finalizzati a produrre evidenze scientifiche rilevanti e innovative di cui il pubblico e i decisori possano fidarsi, diventa sempre più urgente alimentare una discussione critica su strutture e dinamiche di quel bene pubblico che chiamiamo conoscenza scientifica e sulla sua sostenibilità.
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