Published January 30, 2026 | Version v1
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Cosa resta dell'università Italiana dopo un quindicennio di riforme?

Authors/Creators

  • 1. Dipartimento di Economia Politica e Statistica, Università degli Studi di Siena

Description

Questo articolo presenta un'analisi critica degli effetti a lungo termine della Riforma Gelmini (L. 240/2010) sul sistema universitario italiano. La riforma ha introdotto un modello di governance manageriale incentrato su un sistema pervasivo di valutazione amministrativa, gestito dall'Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) e basato principalmente su indicatori bibliometrici quantitativi.

L'evidenza empirica dimostra che questo modello ha generato tre principali conseguenze negative: 1) una compressione selettiva e cumulativa dei finanziamenti, che ha accentuato le disparità geografiche; 2) la precarizzazione strutturale del personale accademico; e 3) la proliferazione di comportamenti opportunistici strategici all'interno della comunità di ricerca.

Contrariamente alla narrazione ufficiale, il documentato aumento della produttività scientifica italiana viene analizzato criticamente. I dati indicano che questa crescita è in larga parte artificiale, trainata da un patologico aumento delle autocitazioni nazionali finalizzato a "giocare" il sistema di valutazione, piuttosto che da un reale progresso scientifico. L'articolo conclude che la riforma ha finito per minare la libertà accademica e l'integrità della ricerca, auspicando una revisione radicale dell'attuale sistema di valutazione.

Abstract (English)

This article presents a critical analysis of the long-term effects of the 2010 Gelmini reform on the Italian higher education system. The reform introduced a managerial governance model centered on a pervasive system of administrative evaluation, managed by the National Agency for the Evaluation of the University and Research System (ANVUR) and based primarily on quantitative bibliometric indicators.

Empirical evidence reveals that this model has generated three major negative outcomes: 1) selective and cumulative compression of funding, exacerbating geographical disparities; 2) structural precarization of the academic workforce; and 3) the proliferation of strategic opportunistic behaviors within the research community.

Contrary to official narratives, the documented surge in Italy's scientific output is critically examined. Evidence indicates this growth is largely artificial, driven by a pathological increase in national self-citations designed to game the evaluation system, rather than signifying genuine scientific advancement. The article concludes that the reform has ultimately undermined academic freedom and research integrity, calling for a radical overhaul of the current evaluation framework.

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Translated title (English)
What remains of the Italian university after fifteen years of reforms?