Musei e beni culturali dell'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Un progetto per la valorizzazione del patrimonio di Ateneo"
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L'impegno per la valorizzazione del patrimonio monumentale della ‘Aldo Moro’ è stato di recente perseguito in una serie di attività che da un lato tende a promuovere la storia delle collezioni, artistiche e scientifiche, acquisite nel corso degli anni ed esposte nelle diverse sedi dell’università e dall’altro a conservare memoria e valore attraverso la ristrutturazione del patrimonio architettonico. In questo senso la mostra del 2020 Il museo che non c’è. Arte, collezionismo, gusto antiquario nel palazzo degli Studi di Bari (1875-1928) (Edifir, Firenze, collana “Le voci del museo) ha ricostruito una parte cruciale della storia collezionistica dell’Università. Più di recente, il restauro della cancellata dell’artista Giuseppe Capogrossi, installata nel 1983 a segnare l’accesso del Palazzo “P. Del Prete” sede del dipartimento di Giurisprudenza, arriva dopo la ristrutturazione del Palazzo Chiaia-Napolitano (opera degli omonimo studio di progettazione) a riprova di un interesse ampio per le opere artistiche e architettoniche che compongono l’eterogeneo patrimonio diffuso tra le sedi. Un censimento di tale patrimonio annovera anche il palazzo d’Aquino e il convento di San Francesco, a Taranto, il palazzo in Strada Torretta, villa Larocca, il palazzo delle Poste, il Museo Orto Botanico, a Bari.
Si tratta quindi di materiali eterogenei - per cronologia e provenienza - che si rivelano spesso di notevole interesse, sia dal punto di vista storico-artistico, sia sotto il profilo storico-archeologico, specie considerandoli nella loro relazione con gli spazi dell’Università e con il territorio su cui l'Istituzione insiste.
Anche alla luce dell’esperienza internazionale (European Academic Heritage Network (www. universeum.it), e dell'iniziale lavoro sulle singole sedi monumentali il nostro contributo intende proporre la necessaria istituzione di una forma museale diffusa che consentirebbe forme di tutela e promozione con l’inserimento del nascente museo in una rete istituzionale. Tale ipotesi verrà sviluppata, da un lato, attraverso una indagine sulla consistenza di tale patrimonio e dall’altro sottolineando il complesso rapporto Ateneo-Città che per via delle frequenti sovrapposizioni tra insediamenti universitari e nodi urbani socialmente sensibili o in via di trasformazione (centro storico di Bari e Polo Universitario Ionico a Taranto). La scelta di contribuire al convegno collettivamente è mossa dalla convinzione che il tema dei ‘Beni culturali’’trovi nell'Ateneo barese uno spettro ampio di competenze nei campi cruciali della tutela e della valorizzazione: oltre alle consolidate linee di studio sul versante umanistico, si guardi, in particolare, ai campi della giurisprudenza, della comunicazione, dell'economia, che spesso su queste tematiche convergono per ragionare di conservazione e di gestione e, inoltre, trova nel progetto CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Nex-Gen Sustainable Society) che vede Uniba impegnata negli Spoke 1 (Historical landscapes, traditions ana cultura identities) e 4 (Virtual Technologies for Museums and Art Collections), una delle occasioni di possibile sviluppo.
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