Dalle Poche AI in lotta al Nostro Pseudospettro: La Scelta di Pensare nel Rumore
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Il dibattito sull'Intelligenza Artificiale è dominato da una narrazione centralizzata sulla competizione tra poche entità e sulla potenziale passività indotta nell'utente umano. Questo lavoro prende spunto dalla critica di Carlo Mazzucchelli, che evidenzia il rischio di una "colonizzazione dell'immaginario" e la trasformazione dell'umano in un "oggetto serializzato" che rinuncia alla propria libertà di pensiero in cambio di output perfetti e preconfezionati.
Contro questa visione, presentiamo la nostra esperienza di ricerca collaborativa, che integra l'IA in un processo attivo e critico, mantenendo l'intenzione umana al centro. Attraverso l'uso degli Autoencoder nell'analisi di dati complessi – quali spettri Raman di minerali, spettri stellari e immagini satellitari – abbiamo sviluppato il concetto di Pseudospettro o Pseudoimmagine.
Questo "pseudodato" non è un risultato automatico di denoising (rimozione del rumore), ma un modello idealizzato richiesto attivamente dal ricercatore umano (AC Sparavigna), tramite l'esplorazione dello Spazio Latente del modello. Lo Pseudospettro diventa, in questo contesto, uno strumento di indagine: permette di misurare quanto la realtà grezza e rumorosa dei dati acquisiti si discosta dal modello ideale generato dall'AI, trasformando l'IA da fornitore di soluzioni a strumento critico al servizio della difficoltà e della specificità del pensiero umano.
In sintesi, si propone un'integrazione Umano-Macchina che non mira alla semplificazione o alla serializzazione, ma alla costruzione di conoscenza attiva, resistendo alla passività dei PROMPT e rivendicando la centralità del dato imperfetto come espressione della realtà.
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