L'educazione somatica come modello. Una proposta per la didattica delle arti e del design
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La necessità di una centralità del corpo nella pratica artistica e nel design è stata sottolineata in diversi studi recenti (Höök 2017; Anonimo 2021). Questo contributo prende in considerazione l’importanza di adottare un approccio somatico non soltanto nei processi di progettazione ma – a monte – nella formazione di artisti e designer. In effetti, proposte di attività somatiche, centrate sul corpo vissuto, applicate in contesti di apprendimento sono state recentemente avanzate (Van Gelder 2016, Seratoni 2017), attualizzando esperienze già sperimentate in passato.
Tracciano una guida all’argomentazione del contributo in oggetto le parole di Martha Eddy: «L’educazione somatica è un processo di scoperta; l’insegnante lavora insieme allo studente per confermare ciò che viene compreso e dipanare ciò che è confuso. [...] L’educazione somatica è molto spesso un processo relazionale – un’interazione diadica tra insegnante e studente [...]. La persona esperta fornisce anche un feedback durante le diverse fasi di apprendimento invitando a uno scambio verbale. [...]. Perciò l’educazione somatica fornisce sia l’opportunità di esperire più chiaramente la natura psicofisica del movimento umano come comportamento, sia le parole per parlarne. In questo modo, l’educazione somatica costruisce la “consapevolezza propriocettiva”, la “cinestesia” così come l'“intelligenza socio-emotiva” com’è definita dal neuroscienziato Daniel Goleman» (Eddy 2017, p.18).
Questa definizione dell’educazione somatica proposta da Eddy include molti elementi essenziali per l’educazione in generale, e per quella per le arti e il design in particolare. La descrive come un processo di accompagnamento a uno sviluppo consapevole del soma, ovvero del corpo-mente attraverso cui siamo partecipi del mondo e apprendiamo; come un processo relazionale, che si svolge senza imposizioni e mettendo al centro l’esperienza di chi apprende.
L’educazione somatica permette quindi di sviluppare anche ciò che il filosofo statunitense Richard Shusterman ha chiamato somaestetica, ovvero la capacità di percepire e conoscere il mondo tramite l’esperienza del corpo vissuto (Shusterman 2012, Anonimo 2012). Artisti e designer possono beneficiare ampiamente nella loro pratica di una capacità somaestetica sviluppata, che permette loro di entrare in relazione con il mondo e con gli altri in una maniera più significativa e consapevole.
Questo paper propone quindi di prendere a modello l’educazione somatica per tracciare una base di rinnovamento per l’insegnamento delle arti e del design. L’obiettivo di questa proposta è la formazione di persone consapevoli e capaci di mettere in gioco nella loro pratica una dimensione somatica e relazionale che aggiunge senso al progetto.
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