Russia prebellica, una cultura al limite III
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A inizio decennio, il mainstream simbolista ha ottenuto uno spazio, se non di massa, almeno da mid-seller nel mercato letterario, tanto che verso il 1907-08, anche un autore tutt’altro che “facile” e accattivante come Blok si trasforma suo malgrado in una sorta di divo: «Sulle labbra delle mie studentesse aleggiavano ora la Sconosciuta ora la Violetta notturna», – rievocherà il critico letterario e insegnante di Ginnasio Vasilij Gippius (che ebbe, fra gli altri, Mandel’štam e Nabokov come studenti). – «Quelle più grandicelle sospiravano: Ah, Blok! – e compravano, appendevano, incollavano foto di Blok…». Eppure, almeno a partire dal 1907 il movimento è sprofondato in un clima di “tutti contro tutti” dovuto a motivazioni ideali, ma anche al generale arenarsi della spinta utopistica che aveva caratterizzato il 1902-04 e il biennio rivoluzionario poi; né è da sottovalutare la lotta per spartirsi le fonti di finanziamento garantite da munifici ma non molto numerosi mecenati. Una perenne resa dei conti che coinvolge riviste, case editrici, singoli intellettuali, disorienta i più giovani e favorisce l’agglutinarsi di correnti che si pongono al di fuori del simbolismo, pur mantenendosi interne al generale paradigma modernista.
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Aura-2-2021-Carpi.pdf
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Identifiers
- ISSN
- 2723-9527
- URL
- https://www.aurarivista.it/russia-prebellica-una-cultura-al-limite-iii/