La scienza aperta: sentieri di gloria (o di pace)?
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Esistono due tipologie di scienza aperta. La prima, la vera scienza aperta, si basa sulla libertà intellettuale dell’uso pubblico della ragione e si pone alle fondamenta della democrazia interna ed esterna agli Stati. La seconda, la pseudo-scienza aperta, si fonda sulla proprietà intellettuale ed è asservita alla concentrazione di potere pubblico e privato.
Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi la vera scienza aperta ha avuto modo di affermarsi solo episodicamente e in chiave sovversiva, provando a calcare gli impervi sentieri della pace.
Mentre le società che abbiamo costruito negli ultimi decenni hanno deliberatamente favorito la concentrazione di potere pubblico e privato, quella stessa concentrazione che alimenta il capitalismo dei monopoli intellettuali sorveglianti e della guerra. In questo contesto la pseudo-scienza aperta può ben presentarsi come istituzionale e percorrere orgogliosamente i sentieri della gloria, anche se, prima di giungere alla tomba, contraddizioni laceranti non tardano ad affiorare. Lungi dall’essere mera speculazione teorica, la relazione ripercorre alcuni problemi della dialettica tra scienza aperta sovversiva e istituzionale che l’Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta ha provato ad affrontare nei suoi primi dieci anni di vita.
Law and justice against brute and foolish force. Anthropological traits found in science.There are two types of open science. The first, true open science, is based on the intellectual freedom of the public use of reason and forms the foundation of democracy both within and outside States. The second, pseudo-open science, is based on intellectual property and is subservient to the concentration of public and private power. Since the Second World War, true open science has only been able to establish itself episodically and in a subversive manner, trying to tread the difficult paths of peace. Meanwhile the societies we have built in recent decades have deliberately favoured the concentration of public and private power, the very concentration that fuels the capitalism of intellectual monopolies, surveillance and war. In this context, pseudo-open science can well present itself as institutional and proudly walk the paths of glory, even if, before reaching the grave, lacerating contradictions are quick to surface. Far from being mere theoretical speculation, the presentation traces some of the problems of the dialectic between subversive and institutional open science that the Italian Association for the Promotion of Open Science [Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta or AISA] has tried to address in its first ten years of existence.
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