questa chiesa v'è anche la sepoltura di Despinacaton,£che fu figliuola del re di Trabisonda nominato Caloianni,£ed è poveramente sepolta appresso la porta della chiesa,£sott'un portico, in terra,£e di sopra v'è una cosa fatta£a guisa d'una cassa,£un braccio alta e un braccio larga,£e circa
il movimento del mare,£cioè il tempo per partire,£il qual viene sempre dalli XXVI o XXVII di aprile£fino alli III o IIII di maggio:£e non partendoci in questo movimento£e con questo tempo,£non vien altro£se non al fine di agosto.£Alli XXI veramente d'aprile,
truovano£il quale sia di qualche condizione£dicono:"£Signore, fanne ragione,£perché siamo differenti";£ed egli subito si ferma£e ode quello che dicono,£e poi delibera quello gli pare£senz'altra scrittura,£e di quello che ha deliberato niuno parla.£Concorrono a queste cose molte persone,£alle quali, fatta la
loro£che fra dodeci lune ritornerebbe,£e che era ben trattato£dal capitano e compagni e marinari:£del che ad una voce ringraziarono il capitano.£E dettero al detto Donnacona£tre fasci di pelle di bivori e lupi marini,£con un gran coltello di rame rosso£che viene di Saguenay
sparse per la terra,£e cossì morì per soa mateza,£voiando ascender a quello£ch'ela non potea.£/Notabile/£Cum maiore minor conferi desinat£et se Consulat,£et vires temperet ipse suas.£Sopra questa fabula dixe l'auctore£conseiando ciascadun piciol omo,£che non se debia provare
ardire,£e dissi:«£Seguirolla,£e proverò se vera sarà nell'effetto£come nel parlare si mostra volonterosa».£Entrato in questo proponimento£e uscito dell'usato cammino,£abandonate le imprese cose,£cominciai a disiderare,£sotto la nuova signoria,£di sapere quanto l'ornate parole£avessero forza di muovere i cuori umani:£e seguendo la
a giacersi,£il concupiscibile appetito£avendo desto nella mente ricevuto l'avea.£Dopo la cena, da tavola levatasi,£con la sua fante si consigliò£se ben fatto le paresse che ella,£poi che il marchese beffata l'avea,£usasse quel bene£che innanzi l'aveva la fortuna mandato.£La fante, conoscendo il
ch'egli parlò a papa Niccola III degli Orsini£al segreto a uno suo castello£che si chiamava Soriana,£e manifestogli il suo trattato;£e da parte del Paglialoco,£raccomandandolo alla sua signoria,£e presentò a·llui e a messer Orso£del suo tesoro riccamente,£secondo che per gli più si disse
in due parti:£nella prima narrerò il viaggio mio della Tana,£nella seconda quello di Persia,£non mettendo però£né nell'uno né nell'altro£a una gran giunta le fatiche,£li pericoli e i disagi£i quali mi sono occorsi.£Viaggio nella Tana >£Capitolo
città;£per la quale ingratitudine di Pisani,£e per la vergogna£feciono a meser Giovanni Visconti£stato loro capitano,£quando uscì della nostra prigione,£come toccammo adietro,£e perché avieno cacciati di Lucca£i figliuoli di Castruccio£suoi amici e racomandati;£e con coperto conforto de' Fiorentini£col vescovo di
che,£se egli aveva commissione alcuna da Vostra Maestà,£me la dovesse presentare,£e insino a tanto non si usurpasse£il nome di capitano né di giudice,£né, sotto la pena impostagli,£s'impacciasse in cosa alcuna pertinente a' detti officii.£E nel detto commandamento£commandavo a tutti coloro£che erano
cavano poca quantità di risi;£indi si va alla fortezza di Barcelor, picciola,£ma se ne cava assai risi per Goa.£Indi si giunge a Cananor, città picciola,£un tiro d'archibugio distante£dalla quale è la città del re di Cananor, re gentile,£ed egli e il suo popolo sono
conduce a questo?£Piangi tu l'avere abandonato il vecchio re,£il quale, pieno d'iniquità e di mal talento,£più la tua morte£che la tua vita disiderava?£Tu di questo ti dovresti rallegrare.£E forse che ti pare£che la fortuna miseramente ti tratti,£però che tu a noi costi
conciosiaché,£essendo ella sapientissimamente situata£in un certo luogo di mezo dell'imperio£e di tutto il paese più frequentato,£e fortificata di rocca e di fiumi,£paia di consentimento di tutti£a comparazione dell'altre città£aversi meritamente acquistata£la lode e l'onore della preminenza,£da non dover mai in alcun
como eli ha nome?».£Et l'osto disse:«£Sì ben: l'uno ha nomen Etor, lo fio de Ares,£et lo altro ha nomen Brandelis».£Et là o' qu'eli parlava queste parole,£atanto echo vui£qu'eli insiè d'una camera fuora.£Et quando eli vete Chies lo Sinescalco,£de presente eli corsse con
voi lo terrete che non fugga.£Risposono che ben lo farebbono.£Torello, recatosi in concio£che era gottoso e debole,£si mette il grembiule,£e chinasi e fa chinare gli altri£a pigliare il detto porco per le gambe,£e fannolo cadere in terra:£come gli è in terra,
del detto barone di Spartano,£e così si diffinì.£Sentendo ciò il detto barone,£che per questo era andato a Vignone,£attese con ogni sollecitudine£e spèndio di riavere la tenuta di quelle castella,£delle quali era stato fuori durante la detta questione.£Il Papa, tra che la corte avea
latte, butiro e formazo,£e da bere l'acqua del latte agro.£Pur trascorrevamo il cammino,£e alcuna volta c'imbattevamo in migliore alloggiamento,£trovando cervosa, carne e altre cose necessarie.£D'una cosa trovammo copia,£cioè di caritativi e amorevol ricetti,£sì che in ogni luogo fummo ben visti.£Per il
che bea bene,£e vedrai poi panno ch'el fa.£Costui così fece;£e la mattina lo scola£alquanto dall'acqua,£e mandalo al cimatore,£che l'asciughi nella soppressa£e che lo cimi.£Cimato il panno,£e Soccebonel va per esso,£e dice:—£ Che de' tu avere?£Dice
detto viaggio,£che almanco saranno o mesi.£I marinari di là, cioè i mori,£non navigano con la tramontana,£ma con certi quadranti di legno.£E a man dritta,£quando traversano il colfo,£dicono i loro pilotti£che restano undecimila isole,£e chi si mettesse fra loro si perderebbe,£perché
de' quali serve a man diritta£e l'altro a man manca.£Quello da man diritta dicevano£che era in guerra con i Mori,£e questo da man manca era quello£che stava quivi;£gli altri tre erano grandi uomini.£Arrivando a loro,£noi stemmo un gran pezzo senza parlare,£né
chi egli fosse£e come il fatto stesse, poco giovava.£Ma il Fortarrigo giunto là con un mal viso£disse:£“Io non so£come io non t'uccido,£ladro disleale£che ti fuggivi col mio!”;£e a' villani rivolto£disse:£“Vedete, signori,£come egli m'aveva lasciato nell'albergo in arnese,£avendo
del proposito presente,£voglio dare a intendere quello£che lo suo salutare£in me virtuosamente operava.£Dico che quando ella apparia da parte alcuna,£per la speranza della mirabile salute£nullo nemico mi rimanea,£anzi mi giugnea una fiamma di caritade,£la quale mi facea perdonare£a chiunque m'avesse offeso.
già sono tutta gelata —.£A cui Jacomo:—£ Fa' pur quello te ho decto,£ch'io non voglio embratti li lenzoli£né più me spargi sotto el naso£quilli toi solemni odori—£. E lei reiterando pur cum preghi£li volesse aprire£ed ello non volendo per ancora,
passavano poi£a dormire in terra in quella isoletta,£con qualche morso avuto£d'un palmo e mezzo largo£che li parivano le costole.£E di questa maniera ritrovavano anche£alcuna volta le testudini,£che ad alcuna mancava un'ala,£ad alcun'altra un piede:£perché non è cosa£dove non stenda la
ora lo conto£a parlar de miser Tristan et de miser Palamides£et deli Chavalieri ala Golta Maltagiada,£et torna a parlar de miser Lanciloto et deli soi fradeli.£Or dise lo conto£che quando miser Lanciloto have fato la gran batagia in lo Altoborgo£con
intorno,£come si vede che fanno l'acque£nelle volte d'alcuni fiumi grandi.£E che la causa proceda dall'isole£dicono toccarsi con mano,£percioché, partendo dalla Spagnuola£e ritornando verso le parti nostre di levante,£come si sono allontanati molte miglia in mare,£non si sente correnzia alcuna.£Sono alcuni che
ed esso non perdeva le terre che perdé.£Essendosi tre giorni riposato l'esercito,£il Turco deliberò di tornare adietro£per la via ch'era venuto,£onde levato il campo£s'inviò alla volta di Baibiert,£dove, per la rotta d'Ussuncassan,£trovò i popoli della detta città e del contado,£abbandonate le loro
poi il detto castello,£in sul quale era una selva d'uno terrazzano£ch'avea nome Bonizzo,£e dal detto il suo nome fu derivato;£e questo in brieve tempo ripuosono e afforzaro,£però che il luogo da sua natura£è forte e agiato e bello,£e partirlo ad abituro in VIIII
con una vesta indosso di tela rossa£overo d'altro colore, piena di bambagio,£che li defende dal caldo e da' nimici:£questo usano quando vanno a combattere.£Portano tutti generalmente una frombola£per tirar pietre involta intorno alla testa,£e sotto la detta frombola£portano un legnetto lungo un palmo,
con un certo lacciuolo£che li mettevan con una mazzetta,£qual pigliava il colombo per il collo£e tiravalo giuso dall'arbore,£e il colombo non aveva paura:£e questo avveniva£perché il colombo non conosceva£che cosa fosse l'uomo,£né erano usati ad esser spaventati;£e puossi credere,£perché in
a cui piccola giovane£era stata congiunta compagna,£e ora, più d'anni piena,£da lei non era riconosciuta,£e ancora alcuno de' fratelli£le parea aver veduto in compagnia di Mennilio;£né d'avere avuto ardire d'abbracciarlo,£tutta si consumava.£E stando essa e Biancifiore in questi ragionamenti,£sopravenne Clelia, da
tosto ci avesse a impedire.£Così tra 'l ghiaccio£andando con tranquillità,£sì che poco giovavanci le vele,£le calamo giù£e comminciamo a dar di mano a' remi£con grande e noiosa fatica per quel ghiaccio,£e sendo il sole circa a garbino lo passammo,£pervenendo in un largo
e giurisdizion della città.£E così fatto,£ci partimo di quel luogo.£I malvagi cittadini,£che di tenereza mostravano lagrime,£e baciavano il libro,£e che mostrarono più acceso animo,£furono i principali alla distruzion della città.£De' quali non dirò il nome per onestà:£ma non posso tacere il
sospirare,£non sostiene di potere£più avanti muovere la volonterosa penna:£onde io nella fine di questa mia lettera,£se più merito d'essere da te udito£come già fui,£ti priego£che alle prescritte cose provegghi con intero animo.£Nelle quali se forse alcuna cosa scritta fosse£la quale a
Ruberto e messer Guiglielmo,£abandonati dagli amici e da' signori,£e eziandio da' loro borgesi.£Per la qual cosa trattato ebbono con messer Carlo£di fare onore al re£di rendersi a·llui,£promettendo messer Carlo sopra sé£di guarentirgli e rimettergli in amore del re,£e in loro stato e
onore a ti,£e mazormente voio io£che la cossa che è bella e monda£scovi lo fango,£ch'ela cuovra le to soze nadege».£E cotal parole£disse la volpe ala simia£domandandoli parte dela coda.£/Notabile/£Id minimum minimoque£minus ditaret egenum,£Quod minimum minimo
valeano£non se ne troverrebbe quaranta,£sanza i panni£che son peggio assai più;£noi vi preghiamo£che voi ci facciate ragione.£Li beccai dissono:—£ E noi anche ve ne preghiamo£che ce la facciate;£ma mandate il cavaliero£a vedere il danno nostro,£che è vero,
origine:£e per ciò Vincenzio,£nel suo Speculo istoriale,£e certi ancora più antichi,£senza ragione hanno detto£che furono Sciti.£Vedi ancora£che i predetti popoli£non della isola Scandia,£ma nativi proprio della Polonia,£furono quelli£che parte della Europa occidentale£e tutta l'Africa perturbarono.£E perciò non
nostri i re di Polonia ancor s'adornano.£In questa città è la chiesa catedrale metropolitana,£e in essa il corpo di santo Adalberto, vescovo di Praga.£Ed è Gnezna distante da Caliss£quattordeci miglia e sette da Posnania.£Si fanno in essa fiere molto famose,£ma la prencipale è quella
dice£e pregava lo re e' capitani della schiera£non si partissono né seguissono£caccia de nimici ne altra preda,£temendo che·lla gente di Curradino non si ranodasse,£o niuno aguato uscisse fuori,£ma stessono fermi£e schierati in sul campo;£e così fu fatto.£E venne bene a bisogno,
che è cosa molto degna di vedersi£quando questi passeri£vengono a qualche contesa£con qualche altro uccello di passaggio,£che va indi procacciandosi il vitto.£Degli alcatrazi grandi£che in questa isola Spagnuola sono£e nell'altre isole e costiere di terra ferma.£Già s'è detto di sopra
molta parte della sustanza umida,£non accadendo pioggie altramente nell'Egitto;£ma nella state,£perché non si consuma più sotto terra£l'acqua nelle profonde parti,£il natural flusso del fiume£senza impedimento alcuno si empie e cresce.£Ma contra questa ragione£ancora si può dire£che molti fiumi sono nella Libia
con non picciola paura dei pilotti£e di tutti noi altri£che ci avesse a durar poco.£Cominciammo adunque a camminare,£ancora che innanzi gli occhi£ci paresse di veder£che allo spontare dell'isola£avremmo trovato vento contrario di tramontana e maestro.£Questo giorno, già che cominciava a farsi notte,
di be' la cacheremo.”£“Gnaffé! cotesto è bene assai!”£disse Ferondo£“e per quello che mi paia,£noi dovremmo esser fuor del mondo,£tanto ci ha.”£Ora in così fatti ragionamenti e in simili,£con mangiare e con battiture,£fu tenuto Ferondo da diece mesi,£infra li quali
appressar più;£e perché calmò il vento avanti£che si appressassino loro,£fu causa£che non facemmo qualche bella e onorevole cosa.£E per accostarci£loro cominciorono tutte le nostre navi£a farse rimorchiare co' battelli,£e perché le dette due navi£non andavano tanto come noi,£messono ciascuna a'
lo autor£che quando lo re Apollo£se volsse partir de la corte de·re Claudex£per andar in lo so regname,£et havanti qu'ello se partisse de là,£alora lo fio delo re Claudex£sì se fese apariquiar lui£con una gran conpagnia deli soi amisi.£Et in quello dì
maritargli,£e questo aviene ne' primigeniti£e in quegli£che succedono nelle eredità£più spesso che negli altri.£Mentre dimorano in quei luoghi£non possono andare a donne,£né a donne è lecito andare in quei luoghi;£s'astengono da alcuni cibi,£ma più in un tempo£che in un altro.
più perfetta,£si chiama calampat,£il quale non nasce in questa isola,£ma viene da una chiamata Sarnau,£la quale (sì come dicevano li cristiani nostri compagni)£è appresso la città loro:£e ivi nasce questa prima sorte.£La seconda sorte si chiama loban,£il qual viene da una fiumara;
o per altri accidenti alcune pene:£ma non tali chente tu le prendi;£pensa che tu£questa vita durare£non potresti lungamente,£e, se tu morissi,£tu faresti morire lui:£adunque se per amore di te£non vuoi prendere conforto£prendilo per amor di lui,£acciò ch'e' viva —.£E
alle infermità delle pistilenziose avarizie de' cherici,£e spezialmente de' frati minori,£che denari non osan toccare)£acciò che egli dovesse£verso lui misericordiosamente aparare.£La quale unzione,£sì come molto virtuosa,£avvegna che Galieno non ne parli£in alcuna parte delle sue medicine,£sì e tanto adoperò,£che il
Pietro,—£ e' può ben essere£ch'ella vi par bella,£e avetemela forse mostrata per cacciarmi;£e io me ne voglio andare,£però che a me ha ella fatto grandissima paura,£tale che fatevi con Dio,£e di me non fate ragione£mentre che in Cortona questo corpo di santo
Marzio apparecchiati di fornimenti e di maestri,£vennero da Roma alla cittade£che Cesere edificava,£e inviandosi con Cesere£si divisono l'edificare in questo modo:£che Albino prese a smaltare tutta la cittade,£che fue uno nobile lavoro£e bellezza e nettezza della cittade,£e ancora oggi del detto ismalto
si mostrasse.£A' quali il vecchio scudiere rispose:—£ Io molte volte ho udito il perché,£e certo ancora mi ricorda£ch'io il vidi —.—£ E quale è la cagione?—£ disse Florio.£A cui lo scudiere,£però che Mennilio vedeva e Biancifiore,£non rispose,£ma stette alquanto,£e
le maselle l'una cum l'altra.£Né prima l'ebbe fatto£che la lingua fortemente se morse:£ove non potendo la passione suffrire,£cominciò a ramaricarse gridando:—£ Oh! oh! oh!—£ cum grande ira e rabia —£io me ho morduto la lingua,£che venire te possa la canina rabia! —
Lisbona sopra la carta da navigare,£che dovesse fare ogni cosa per scoprirli;£e tanto andò£che giunse fin al luogo di Cefala,£dove da marinari e alcuni Arabi intese£che detta costa£tutta si poteva navigare verso ponente,£e che non se ne sapeva il fine,£e che vi
alcuno passar per lo suo stato£senza espressa licenza del detto,£e se i suoi soldati£incontrano nel suo stato£una carovana senza salvocondotto,£subito la rubano£e spogliano tutti i mercatanti e vetturali.£Vi sono ancora degli altri castelli e casali,£ma tutti vili e di niun prezzo,£come
altre di dietro e una per spalla,£che fanno XII,£e ciascuna di grandezza della palma della mano,£che il Prete mandava a Diego Lopes;£e il detto Lopo£donò a don Rodrigo de Lima ambasciadore£ducento pardai,£cioè ducento ducati,£e all'ambasciadore del Prete£altri ducento£e a me
per ti ge n'ò lui persso£per lo qual io son vergognado,£et io vergognarò lui sença falo,£e tuta Cornovagia serà tornada a dolor!».£Et quando ello have dito queste parole,£ello non reguardà plui£quelli li qual era morti,£anci ello andè in la chamera,£là o' qu'ello
ne' vecchi soglia continuamente avarizia£molto più che ne' giovani avere potere.£Però terrò£che ciascuno de' due seguenti£aggia maggiore liberalità fatta che 'l primo,£e 'l terzo maggiore che niuno —.—£ Quanto meglio per alcuno£si potesse la vostra ragione difendere,£tanto
in che modo dovessimo entrare nella detta città,£mi partii de lì un'ora avanti giorno,£e quasi a dieci ore di giorno£arrivammo a quella dove andavamo.£E due leghe lontano£mi vennero incontra per ricevermi£alcuni ambasciatori della detta città,£e mi avisarono£che già tutta era apparecchiata all'impresa
ma mi dicono£che qui ne sono;£e per questo resto di ragionarne ora,£per dirne con le cose di terra ferma,£dove io gli ho visti.£Vi sono anco qui£altri passeri di molti colori,£e che soavemente e con differenti voci cantano.£Ma perché questo basta nel generale,
la brigata,£e detto loro£che passino su,£e ser Ciolo ne va su£per le scale con loro insieme.£Giunti in su la scala,£ciascun si trae il mantello;£e ser Ciolo prestamente si trae il suo.£Dice uno de' famigli della casa a un altro:—£ Che
che così bella istoria,£tanto diligentemente£e con tanto onore della sua patria£per un uomo francese descritta,£che altrove non si trovava,£rimanesse perpetuamente nascosta£in un solo libro scritto a penna£dentro una libraria della Fiandra.£Or in queste istorie di mio figliuolo£si leggeranno le mutazioni
migliore sapore,£ma non è così sugosa come il persico,£né così odora.£Posta una fetta della carnosità£di questo frutto in un piatto,£da chi non lo conoscesse£e non l'avesse veduto tagliare£sarebbe giudicato per un cotogno£di quelli di Valenzia buoni,£ancorché non avesse così il sapore
di Santa Croce;£e furono la gente del duca£MCCC a cavallo,£e' Fiorentini C caporali£con II o III compagni ciascuno,£molto nobile gente e bene in arme e a cavallo;£e nell'isola dietro a Santa Croce£si rassegnarono i pedoni,£che furono più di VIII^M .£E avuta
una camera,£che altro che uno assito£non v'avea in mezzo da quella di ser Tinaccio.£Era quasi sul primo sonno£che 'l giovane donna cominciò£a toccar le mammelle alla fanciulla,£e la fanciulla già avea dormito un pezzo;£e 'l prete s'udìa russare forte;£pur accostandosi la donna
levata una sua figlia,£a Giovanni duca di Massovia maritata.£E volendosene egli risentire,£fu da Vitoldo suo figliuolo,£che il cio appresso lui scusava,£acquietato.£Ma poco dopo, essendosi Iagielo scoperto suo nemico£col mover guerra ai Ruteni polocensi,£che erano da Andrea suo figliuolo governati,£e col menar
ponente,£entrò in un gran mare£pieno d'innumerabili e varie isole.£Alcune parevano boscose e amene,£e altre secche e sterili, sassose, montose;£altre mostravano fra sassi nudi colori rossi,£altre di viole, altre bianchissimi,£onde molti stimavano£che fusser vene di metalli e pietre preziose.£Non sorsero per queste
che fosse,£e io vidi lo Dio vostro e lo Dio nostro£che s'aveano preso insieme£e dàvansi quanto più poteano.£Nella fine lo Dio nostro£cacciò sotto il vostro,£e tanto gli diede£che su questo smalto£fece quello che voi vedete.£Udendo li Judei dire questo a
confortava,£dicendo:—£ O bella giovane,£non guastare con l'amaritudine del tuo pianto la tua bellezza;£spera che più grazioso giovane ti concederà quello£ch'io non ti posso donare.£Ritruova le tue compagne,£e con loro l'usata festa ti prendi,£né non impedire i miei sospiri£con la pietà del
legni e canne;£e passando essi a poco a poco£e con gran desiderio,£il legname non era andato a fondo,£ed essi, per il piacer della vittoria che ottenevano,£erano tanti allegri£che pensavano quei legnami£dovere star fermi£e durar lungo tempo.£E a quell'ora£ch'io arrivai al
di quella regione.£Hanno buoi di grandezza£quasi come elefanti,£ma non sono così grossi.£Vivono di carne, latte e risi,£de' quali ne hanno abondanza;£il paese produce assai bambagio,£e fanno molte mercanzie.£Quivi nasce molto spigo, galanga, zenzero, zucchero£e di molte altre speciarie,£e molti Indiani
nemici,£e noi a cavallo gli andammo adosso£e gli mettemmo in fuga;£quegli di Tascaltecal,£essendo destri e leggieri,£ne seguitarono,£e uccidemmo molti nemici.£Quella notte stemmo sempre in campagna e al sereno,£con grandissime guardie£e del tutto apparecchiati.£Il dì seguente,£la mattina a buon'ora,£cominciammo
si guarda con Capo Bianco£quasi greco e garbin.£Del luogo di Hoden,£e suoi costumi e mercanzie.£Dovete ancora sapere£che drieto del detto Capo Bianco£fra terra è uno luogo£per nome chiamato Hoden,£ch'è dentro circa sei giornate di camello,£il
per ogni picciola cagione£lasciavano le mogli,£ma le più volte£erano essi da loro lasciati,£e d'alcune meritamente,£per essere essi£tanto contra natura inchinati,£e d'alcune altre per non volere esse£perdere il tempo nella loro viziosa libidine.£Li cacichi o re£che vi erano£prendevano quante mogli
Tutti i sopradetti Tartari£seguitano la fede de' Turchi£e alla turchesca credono,£ma si tengono a gran vergogna£e molto si corrocciano£l'esser detti Turchi,£secondo che all'incontro£godono d'esser besurmani,£cioè gente eletta, chiamati.£Sono uomini di mediocre statura,£di larga faccia,£d'occhi torti e nel capo
lui respondendo pian piano£che se sentiva molto gravato£e che non sapeva£se vivo o morto fusse,£el medico,£tuttavia spudando per l'offensione de l'amaro suco,£el confortava non avesse paura,£dicendoli£che bene guarirebbe£e che 'l suo stare alora grave causava£perché era sul tondo della luna.
per libra,£perchéé il vecchio s'intende£quattordici oncie per libra,£e il nuovo oncie sedeci per libra.£Del garofano.£Il garofano nasce nell'isole dette Molucche,£e da quelle lo conducono a Malaca£e poi in Calicut, paese di Malabar.£Vale in Calicut ogni bahar£(che sono lire sottili
l'oriente si congiunge con l'aquilone;£e di qui è il paese di certi popoli£che si dimandano Leitai£e anche Solanghi.£Da mezogiorno è la sede de li Saracini,£fra l'oriente e mezogiorno£abitano gli Humi,£e da l'occidente li Naimani;£dall'aquilone circonda il mare Oceano.£In alcuni luoghi è
maschera di legno£fatta a bastoni, da alto a basso,£e le due fasciete£erano fatte del lavoro di quelle pietre£che s'è detto,£le altre tre restanti£di sottile sfoglietta d'oro.£Una patena sottile,£come d'un Cemi,£posta sopra sottile sfoglia d'oro,£e in qualche parte£vi erano alcune
suo capitan generale e giustiziero maggiore£un gentil uomo chiamato Giovan Gil,£il quale fu poi£anco di lungo in questo ufficio,£e servì assai bene,£finché l'isola fu pacificata£e dapoi anco,£che a spese sue fece la guerra£a' Caribi delle altre isole convicine,£che sono molte,£e
somma ventura£mi fa isconsolata sospirar forte£e stare in vita ria.£Se io sentissi fede nel mio signor£quant'io sento valore£gelosa non sarei:£ma tanto se ne vede,£pur che sia chi inviti l'amadore,£ch'io gli ho tutti per rei.£Questo m'acuora,£e volentier morrei,£e di chiunque
sani,£li quali sanno fondere l'artiglierie£e usarle al tempo suo".£Ma essendo morto il re Machmedemin,£sotto il quale li Tartari cazanensi£s'erano ribellati,£Scheale, tolta per moglie la sopradetta vedova,£con l'aiuto del principe di Moscovia£e del fratello della moglie£il regno di Cazan ottenne,£il
perché elo non apar,£qu'ello sia morto et sotorado».£Puo' elo lo domandà là o'£qu'elo voleva andar.£E l'Amorato disse:«£Zerto io andarave£molto volontiera là o'£che io credesi trovar£lo chavalier dela Bestia Glatiscante,£perché io lo von zerchando£et altrosì fase miser Tristan».£Disse Lanciloto:«£Et
Cortese mandò un capitano per ridur quelle£che s'erano ribellate e castigarle.£Quando avisai Vostra Maestà,£col mezzo di Giovan di Riviera partito di qua,£delle cose accadutemi in queste parti,£dopo li secondi avisi£che gliene mandai,£le feci sapere£come io avevo spedito con gente£l'algozin maggior
cui la bella donna£era a guardia rimasa,£ancora che attempato fosse,£veggendola così bella,£senza servare al suo amico e signor fede£di lei s'innamorò:£e sappiendo la lingua di lei£(il che molto a grado l'era,£sì come a colei£alla quale parecchi anni£a guisa quasi di
risponde egli e sì e no,£come giudica si convenga.”£A costui, lasciandolo all'albergo,£aveva frate Cipolla comandato£che ben guardasse che alcuna persona£non toccasse le cose sue,£e spezialmente le sue bisacce,£perciò che in quelle£erano le cose sacre.£Ma Guccio Imbratta,£il quale era più
verità,£volentieri arei trapassata£questa parte con silenzio,£per tacere il biasimo della città£nella qual sono allevato e cresciuto.£Che in vero,£trattone fuori questo vizio,£il regno di Fez£contiene uomini di maggior bontà£che siano in tutta l'Africa.£Con questi adunque così fatti£ostieri non sogliono tener
de' Iurhi forestieri,£presentandogli un caval bianco£con la sella e briglia indorate,£in ricompensa domandandoli£un poco di terra, erba e acqua.£Il che da Svoiatoplug£liberalmente fu concesso,£pensando quelli esser lavoratori di terra,£e come forestieri qualche particella di terreno£adimandare per lavorarlo.£E perciò ridendo dissegli:
garzone,£che non potea ancora venire contro a Manfredi,£il detto papa£per infestamento di molti fedeli della Chiesa,£i quali per le forze di Manfredi£erano cacciati di loro terre,£e spezialmente per gli usciti£guelfi di Firenze e di Toscana£che al continuo erano£seguendo la corte,£compiagnendosi
più ch'altri,£fa gli uomini audaci e forti,£né so qual maggiore essemplo£ci si potesse dare£che quello di Perseo,£il quale per Andromaca£fece mirabile pruova di virtuosa fortezza.£Questi adorna di belli costumi, d'ornato parlare, di magnificenza,£di graziosa piacevolezza tutti coloro£che di lui si vestono.
sono rimasti.£Della legazione di Cirpodan.£Nel medesimo tempo Octoday Cam£mandò Cirpodan, capitano de l'esercito,£verso mezogiorno,£contra una nazione detta Chergis,£la quale eziandio superò.£Costoro sono pagani,£e non hanno peli nella barba;£quando more il padre,£per dolore, in segno di scoruccio,£si levano
a farsi l'aere nubiloso.£Verso sera poi£li nostri andarono a cercare delle gioie,£e ne trovarono alquante,£ma non troppo fine,£e nel ritorno ognuno portò un fascio di legna.£, sendo sereno,£di noi andammo verso il continente£di nuovo a cercar gioie,£delle quali ne trovammo
e molto mostrare amarli.£Resta quella ultima parte,£in che modo si possa nutrire benivolenza£e molto durare nei dolci spassi d'amore,£qual cosa voglio non dubitiate£essere molto necessaria.£Dicesi£fatica non minore serbare l'acquistato£che di nuovo acquistarlo.£Acquistando, a noi spesso£giova la fortuna e caso;£a
da lì avanti fusse distribuito.£Ma non è da lasciare adietro una particella necessaria:£dico£che de' tre de' nostri compagni£che da prima erano restati adietro,£vedendo che noi eravamo partiti,£un di loro ricercandone£venne a trovarne il dì sequente£che trovammo il pesce.£E vistolo entrare,
differenzia ch'è in tutte le cose,£e nell'aere e temperamento£di questa terra spezialmente,£con la quale bisogna prima combattere£che con gl'Indiani,£perché assai pochi sono quelli£che non la provino tosto con infermarvisi;£ma, per la grazia di Dio,£rari son quelli£che per questa cagione muoiono,£se
la sirocchia del detto re d'Ungheria,£e promise di darli aiuto,£quando volesse passare nel Regno,£di XL galee armate£al soldo del detto Luigi;£e mandò in Ungheria suoi ambasciadori£in su una galea armata£per confermare la detta lega e matrimonio.£Ma venuti in Ungheria gli ambasciadori di
Moncia:£per amore de' Milanesi,£e per non tornare indietro,£prese la corona del ferro,£lui e la donna sua,£in Milano nella chiesa di santo Anbruogio,£la mattina della pasqua di Natale£a dì XXV di dicembre 1310.£La quale corona era di ferro sottile,£a guisa di foglie
passi perpendiculare,£né perché egli sia lontano,£ma vi stanno sempre risolvendosi in pioggia.£E che questo sia il vero£li monti dell'isola di San Tomé,£che è sotto l'equinoziale, e Serra Liona,£che è sopra l'Africa gradi otto verso di noi,£di continuo lo dimostrano.£Poi questa escrescenza del
e dagli altri Toscani.£Come il papa fece X cardinali.£Nel detto anno,£a dì XVIII di dicembre,£per le digiune Quattro Tempora,£papa Giovanni per riformare e rafforzare£lo stato suo e della Chiesa£per la venuta del Bavero,£e per la nimistà
giovene essere regale,£non denegandolo£imperò in alcuna parte£la dignità del suo generoso aspecto,£porgendoli la destra mano,£al costume inghelese£li dette nella boca uno dolce bacio.£Filoconio, per el grazioso e umano recevemento£divenuto tutto pallido,£per essere assalito£da la inextinguibile fiamma d'amore de costei,£la
di seta e tele, e filo di seta, e indico negro.£Vi son menati anco i passaggieri£insieme con gl'Indiani£circa il mese di luglio,£il quale nella lor lingua£è chiamato epifi,£e la lor navigazione è incommoda all'entrarvi,£ma con prospero vento è breve.£Dopo il fiume
giugnendo dentro nella corte,£il podestà,£che credo era da Santo Gemino,£andando per lo verone in capo della scala,£però che era di state,£e 'l caldo grande,£veggendo costoro,£disse£che gente era quella.£Il cavaliere,£che ratto andava verso lui,£disse£se volea gli menassi dinanzi da
passava pel petto,£e col viso in su,£e ficcoronli in terra;£ed erano alti una lancia,£e con le braccia e gambe aperte£e legate a quattro pali,£e non potevano correre giù pel palo,£perché in esso palo£era uno legno a traverso£che non li lasciava correre.
suoi ministri?""£Voglio"."£Volete voi tenere, regere e diffendere£il regno a voi commesso£secondo la iustizia de' nostri antichi?""£Voglio e prometto£di fidelmente il tutto fare,£per quanto il divino favore£e l'aiuto de tutti i suoi fideli£mi daranno forze".£Le quali interrogazioni finite,£il re ingenochiato
in aiuto di quell'impresa£qualche principe di Tartari,£ch'allora signoreggiavano a' confini della Soria£ed erano inimici del soldano d'Egitto,£gioveria molto£e daria la vittoria dell'impresa;£e similmente£che si ritrovava nell'isola di Cipro,£nel monasterio dell'Episcopia,£un frate nominato Hayton Armeno,£monaco dell'ordine premonstratense,£che era parente del
monsignor di San Malò,£il quale in abito episcopale£ci dette la benedizione.£Il mercoledì seguente,£a' diecinove di maggio,£levossi buono e conveniente vento:£per il che facemmo vela con tre navi,£cioè la Grande Hermina,£di portata di cento in centoventi botte,£nella quale era il detto capitano
se non del primo£ebbi per mia imprudenza£troppo da dolermi o da pentirmi di cosa alcuna.£Fu il primo amore mio in quella età giovinetta,£quando io troppo stimava ogni mia bellezza,£e più pregiava vincere£mie garuzze e prove£che aggiugnere a quella una cosa,£per quale sola
sterco di gatta.£Carmignano da Fortune con una nuova immaginazione£sfinisce una questione di tavole£passando per la via,£la quale non si potea sfinire£per chi non avesse veduto.£Carmignano da Fortune del contado di Firenze£fu uno uomo di stratta condizione,£però
Dapoi che fu morto il terzo Otto imperadore£gli elettori della Magna£si elessono nello 'mperio Arrigo£primo duca di Baviera;£e questi fu stratto£del legnaggio di Carlo Magno,£sì come adietro facemmo menzione,£e ciò fu negli anni di Cristo MIII,£e regnò XII anni e VI
deschonforté sì duramentre,£et io sì ve consegiarè£assè megio de ciò£che vua non -ssé' consegiada».£Et ela li disse:«£Di'-me adoncha lo vostro consegio».£Et elo disse:«£Dama, qui apresso un meyo£ho una mia tore molto bela e molto richa,£e·sse vui là dentro seré messa,£vui
che in casa ci dava,£l'ho venduto sette a un buono uomo,£il quale, come tu qui tornasti,£v'entrò dentro per vedere se saldo fosse.”£Quando il marito udì questo,£fu più che contento£e disse a colui£che venuto era per esso:£“Buono uomo, vatti con Dio, ché
tanta turbazione di cose,£di vedere le lor donne,£le quali per ventura tutte e tre£erano tralle predette sette,£come che dell'altre£alcune ne fossero congiunte parenti£d'alcuni di loro.£Né prima esse agli occhi corsero di costoro,£che costoro furono da esse veduti;£per che Pampinea allor
sopra il lido,£nel qual vi erano alcune fosse piccole,£e fatti stadii ottocento£arrivarono in Trissi,£ove trovarono alcune contrade piccole e povere,£che dagli abitatori erano state abbandonate.£E per la poca vettovaglia che trovarono,£furono costretti dalla fame£a mangiare i frutti delle palme selvatiche,£e ammazzati
furono morti.£Al duca Enrico era stato fatto cerchio,£sì che di dietro e d'avanti era percosso;£e intorno a lui ultimamente soli quattro erano rimasi,£Sulislavo, fratello di Vladomiro cracoviense,£Clemente, palatino glogoviense,£Conrado Konrathovicz e Giovanni Ioannoviz,£i quali con quanta forza avevano£lo ridussero fuori della battaglia,
nostri.£Or, avendo parlato di quell'isola,£parlaremo di quella di Zenzibar.£Dell'isola di Zenzibar.£Dopo questa di Magastar,£si truova quella di Zenzibar,£la qual, per quel che s'intese,£volge a torno duemila miglia.£Gli abitatori adorano gl'idoli,£e hanno favella da sua posta,£e non rendono
e ricchi fece venire in Granata.£Poi, negli anni ottocentodiciotto,£fu presa da un'armata del re di Portogallo,£e quelli che v'erano dentro fuggirono.£Ma Abu Said, allora re di Fez,£per sua dappocaggine non si curò di riacquistarla,£anzi, quando alle sue orecchie pervenne la nuova,£trovandosi fra conviti
la lor perfidia grandemente sdegnato,£fece esercito£e lo condusse alli lor danni,£e avendo posto lo assedio£intorno alla fortezza di Naklo,£nella quale diecimila Pomerani,£uomini da guerra, si trovavano:£quali, non li bastando l'animo de diffendersi dalle forze regie,£vennero a questi patti col re,£che se
queste cose si sono praticate e disputate£da molte religiose persone dotte£e di molta conscienzia di varii ordini,£perché quivi sono di san Domenico, di san Francesco, delle Grazie,£come della regola di san Pietro apostolo,£e d'altri molti prelati£e qui e in Spagna,£per assecurarne le coscienzie
in grandi né in beli cavalieri».£E miser Tristan li disse:«£Bon hom hosto,£ancora el me vignerà megio eser tal,£inperciò che io son ben£che vui havé dito questo per mi qua per altri,£perché io son grande.£Et sì ve digo fermamentre un'altra cossa,£che l'uno de
cui Meuccio disse£di farlo volentieri.£E partendosi Tingoccio da lui,£Meuccio si ricordò della comare,£e sollevato alquanto il capo disse:“£Ben che mi ricorda, o Tingoccio:£della comare con la quale tu giacevi£quando eri di qua,£che pena t'è di là data?”£A cui Tingoccio
non vi essendo sole£li seccano al fumo,£e poi che egli è molto ben secco£l'aspergono con aqua salsa,£acciochéé non si rompi£e mantenghi la sua virtù.£E di questi garofani ve ne è tanta quantità£che non possono mai compir di raccoglierli,£di sorte che ne lasciano
conte,£sì come colui che d'altro Idio non pregava,£liberamente gliel concedette,£quantunque noioso gli fosse il da lui dipartirsi.£Avendo adunque il conte il figliuolo e la figliuola acconci,£pensò di più non volere dimorare in Inghilterra£ma come il meglio poté£se ne passò in Irlanda;£e pervenuto
valente£e sopra tutto famosissimo nelle cose di mare,£e per aver avuto vittoria£l'anno avanti del re di Norvegia,£che signoreggiava l'isola,£com'uom£che desiderava con l'arme£di farsi molto più illustre£che non era,£con le sue genti era disceso per far l'impresa,£e acquistarsi il paese di
dicendo:"£Signor capitano della maestà, al mare al mare".£Allora uscì il capitano Francesco dal bosco,£facendo andare alcuni de' suoi in ordine,£per dubio che non stesse più gente£di quella d'Enrico imboscata.£Giunto all'acqua della lacuna,£che gira intorno dieci o leghe,£parlò con gl'Indiani delle canoe
bastita,£overo battifolle,£guernito di gente d'arme,£per lo quale circuito d'assedio£i Lucchesi d'entro furono molto ristretti e afflitti,£e cominciò loro a mancare la vittuaglia e vino£e molte altre cose necessarie;£e convenne loro ogni vittuaglia e vino raccomunare,£e fare taverne di vino inacquato per lo
al popolo,£e tutte le case di grandi di qua da Arno,£sanza alcuna risistenza s'arrenderono al popolo.£Que' di casa Bardi£veggendosi abandonati da' Rossi e Frescobaldi£ebbono gran paura,£ma pure francamente si misono alla difesa de' loro serragli£combattendo, gittando, saettando,£dov'ebbe di morti alcuno£e di
da quelli con grand'impeto e ruina£per le rupi e caverne,£e poi ch'è scorsa l'acqua£gli uomini li vanno cercando per li fiumi,£e ne truovano molti.£E fu detto al prefato messer Marco£che la state,£ch'è grandissimo caldo e non piove,£montano sopra detti monti con gran
fece far publici instrumenti,£e pose le bandiere del regno di Castiglia in quattro luoghi.£E lasciata parte della compagnia£in casa del detto Chiappe,£per poter più facilmente£andar a riconoscer le terre vicine,£tolse nove barche fatte d'un legno£che in quella lingua chiamano culche.£Ed entratovi dentro
un altro la soa lança.£Et sapié che in lo palaço£era adoncha tuti li boni cavalieri del parentado delo re Ban,£forssi solamentre Lançiloto,£lo qual non era çià.£Mo ello avea tanti deli altri£che per la gran bontade de quelli£e per le soe grande chavalarie£devea
spedali edificò e dotò;£e due volte con grande oste£in servigio della Chiesa£e in suo soccorso potentemente venne,£l'una volta contro a Normandi£che 'l ducato di Puglia violentemente alla Chiesa aveano tolto,£e i confini di Campagna guastavano,£i quali la contessa Mattelda£divota figliuola di san
Senatori di Posnania sono sette:£il vescovo, il palatino e il castellano della città£e i castellani di Sremsk, di Miedzyrzecze, di Premecz e di Rogozno.£Nelle lor insegne i Posnani£l'aquila bianca posta in volo£portano Caliss terra.£Caliss, città cinta di muro
grandi che siano,£non stendono giù molto a basso profondamente le lor radici,£ma le spargon poco sotto la superficie:£e così è in effetto,£e questo nasce perché giù di sotto£la terra è calda e secca,£e appresso la superficie è umida,£e perciò vi si mantengono e
copia e d'altre sorti di specie,£e per una moneta£che vaglia un grosso d'argento veneziano£s'averà ottanta libre di zenzero fresco,£tanto ve n'è abondanza.£Vi nasce un'erba£che produce un frutto£che fa l'effetto£e opera come se 'l fosse vero zaffarano,£così nell'odore come nel colore,£e
d'oro gioiellata,£una sella e una spada ricchissimamente guarnite,£con una lettera£che diceva:"£Ismaele, gran signor della Persia,£manda a te, Selim,£questi doni molto eguali alla tua grandezza,£percioché vagliano tanto quanto il tuo regno:£se tu sei uomo di valore,£conservateli bene,£perché verrò a torteli insieme
portata una lettera al Prete Ianni£da quelli della montagna,£e questi dugento uomini erano le guardie di quella.£Battevano questo frate di due giorni in due giorni,£e similmente battevano questi uomini partiti in due parti,£e il giorno che battevano il frate£battevano la metà di costoro,£e
pignatte e caldaie,£secondo che era di mestieri£e secondo il bisogno di quella.£Nondimeno sono ancora in quei paesi alcuni Vandali overo Schiavoni,£cioè in Lubek, Rostok, Misna e Marchia,£non dico nelle città£ma ne' villaggi e nelle contrade, specialmente quelli£che sono detti Sarbi e Vinde.£Restano
che,£perché il detto era grandissimo marinaro£e molto ben pratico del quadrante e dell'altezze del sole e dell'elevazioni del polo,£e che aveva navigato gran parte della sua età£per tutto il Mediterraneo e per l'Oceano verso Inghilterra,£e verso mezogiorno alle Canarie e anco in Portogallo,£sovra i
dì era tornata l'oste da Lucca,£s'aprese il fuoco Oltrarno in via IIII Leoni,£e arsonvi III case con gran danno.£E·lla notte medesima£s'aprese nel monistero delle donne della Trinita in campo Corbolino,£e arse il loro dormentoro.£In questo anno in Firenze e d'intorno in Toscana fu grande
e s'egli avesse voluto combattere,£io non so se io mi vi fosse condotto;£e' m'ha dato la risposta£che io meritava».£E da questa ora innanzi£sempre cercò d'esser suo amico.£Assai ne sono stati£che sanza fare alcuna comparazione,£richiederanno di combattere con uno a corpo a
seguirono ancora per cinque miglia,£e per due miglia sopra quel continente£era fondo di braccia e d'arena nera;£e caminando verso il continente,£con fondo di braccia,£mezo miglio discosto dal continente era il fondo sassoso.£Di là verso ostro£per tre miglia si estende il continente,£fino ad
commerzio,£fuggi trame e lezi di qualunque femmina.£Apresso a Omero, quel sapientissimo Agamennon£afferma infra' mortali£essere animal veruno più scelesto che la femmina.£Tutte sono pazze e piene di pulce le femmine,£e da loro mai riceverai£se non dispiacere e impaccio e indignazione.£Vogliolose, audaci, inconstante, suspiziose,
a queste donne?».£Allora quelli mi disse:«£Per fare sì ch'elle siano degnamente servite».£E lo vero è che adunate quivi£erano alla compagnia d'una gentil donna£che disposata era lo giorno;£e però, secondo l'usanza della sopradecta cittade,£convenia£che le facessero compagnia nel primo sedere alla mensa,£che
nocive,£percioché manifestamente ci sentimmo liberar dal fongaccio o mal di bocca.£E continuava a soffiare il vento da siroco.£fu tempo torbido e gran fortuna da tramontana e maestro tramontana,£talché eravamo fermati in luogo troppo basso£e fummo costretti a strassinare, massimamente nel colmo del crescente
andassi a cogliere la insalata per mi,£e tu dicesti:«£Va' vi tu»?— £E su questa, gli diede un grandissimo pugno;£e poi dice:— £E quando disse:«£Va' per lo tal vino»;£e tu dicesti:«£Io non vi voglio andare»?— £E dàgliene un altro. —
per li ambasciadori di Siena£e per lo conte Simone.£Come si rformaro gli ordini£della giustizia sopra i granai,£e·ssi ricorressono in alcuna parte;£e più casati di grandi£furono recati a essere popolani.£Riformata la città di Firenze£a signoria del popolo,
altra parte.£Ma ricordandosi di Biancifiore rinvigorì,£e, riprese le spaventate forze, umilemente così rispose:— £O signor mio, perdonami,£che non per mio difetto questo è avvenuto,£né per malizia ho contro a tua signoria offeso:£la dura bocca del mio cavallo di questo m'ha colpa,£il quale assai
re,£il quale liberale e benigno signore era,£avendo poi più volte pensato alle cose udite da Minuccio£e conoscendo ottimamente la giovane e la sua bellezza,£divenne ancora più£che non era pietoso;£e in su l'ora del vespro montato a cavallo,£sembiante faccendo d'andare a suo diporto,£pervenne
conte Novello;£diede alla detta gente il mercato e·lla reddita,£però che, come il padre, amava più la signoria del re d'Ungheria£che degli altri reali.£E il conte di Fondi,£nipote£che·ffu di papa Bonifazio VIII,£entrò in San Germano colle 'nsegne del re d'Ungheria£e con gente d'arme
sdegno,£subito mi si porse,£quanto solea, lieto e pietosissimo.£Scopersigli il mio passato errore,£e manifesto gli confessai così doversi amando,£quanto lui spesso m'avea ricordato,£che subito nascendo il sospetto, giova apalesarlo,£però che come, o prudentissimo signor mio,£tu a me dicevi,£l'animo e cuore di chi
desmontà adoncha,£e prese-lo per lo elmo,£et tirà-lo inversso de·ssi.£Et Palamides se spaventà adoncha£et lassà lo so penssier£et disse a Governal:«£Hai schudier felon et malvasio,£perché me domandis-tu,£che un'altra fiada me has tolto lo mio pensier,£et sì non fas miga cortesia?».£Et Governal
altre città,£tutte suddite a' Tartari;£verso ponente vi è il mare,£per il qual si naviga alle parti de' cristiani.£Della provincia detta Turcomania,£dove sono le città di Cogno, Cayssaria e Sevasta,£e delle mercanzie£che vi si trovano.£Nella Turcomania sono tre sorti di genti,
caminando per le ville,£facevano infiniti incantamenti e ghiottonarie,£percioché fingevano alcuni lor compagni di esser morti£e publicamente eran da lor resuscitati;£mettevano dei pesci nelle fangose paludi,£nelle quali mai a ricordo d'uomo vi se n'eran visto,£e poi invocando il nome del lor Cristo con le mani
i libri e ongni scrittura tenuti a pratigha£in uno forzeretto serato a chiave di messer Lionardo,£il quale è in chamera de' ...£E detti libri ò voluto più volte consengniare a Ber(o)nardo di Giovanni di ser Matteo,£che a lloro attenghano,£con questo, che lui m'abbia fatto chiareza
levante;£e più castella e terre della riviera gli si renderono.£E quegli de' borghi di Genova£per la sua venuta crebbono l'oste,£e misono campo in Bisagno£per assediare al tutto la terra di Genova.£Come Federigo di Cicilia mandò sua armata di galee
altri taglia,£coloro a' quali sono tagliati divengono sterili.£Io stimo adunque ch'essi£perciò si tagliano quelle vene.£Appresso perché, andando per usar con le mogli,£né venga loro fatto la prima volta,£non mettono il cuore a ciò né si danno affanno;£ma quando due e tre e più
si chiama Zimbaos:£hanno case di legno e di paglia,£e quivi assai fiate dimora il re di Benamataxa.£E di là alla città di Benamataxa son sei giornate,£e il cammino va da Cefala dentro fra terra£all'incontro del capo di Buona Speranza.£E nella detta Benamataxa,£dove è
e diversa da quella del lato orientale del detto mare,£la quale era piana e arenosa e con pochi monti,£tenimmo per certo£d'esser giunti al lato occidentale del mar Bianco, ai confini della Lappia,£rendendo grazie a Dio£che nello spazio di circa ore ci avesse condotti oltre il
tanto lo scongiurò£che 'l garzone li disse£ciò che Berta filò.£Il padre, smemorato della novità del fatto,£fra sé stesso dicea: «£È questa la spazzatura£che valea fiorini ottocento? deh!£dàgli il malanno a lui e agli altri mercatanti,£se sono così fatti».£E passati certi giorni, tornò
fermati e la qualità del sito.£Dopo se ne ritornò alla città,£dove giunse dopo il mezzodì.£Veduto dagl'Indiani nemici£che gli Spagnuoli gli avevano scoperti,£e temendo molto,£si levaron da quel luogo£e se n'andarono alla volta della città,£e si vennero a piantar su la sera
medesimo ordine fossero congionte;£le quali tutte cose essendo per alquanto tempo disprezzate di fare,£il suocero d'Alessandro causa della guerra pigliò contra di quello,£e, fatte tre sorti di eserciti,£contra Alessandro suo genero se n'andò.£E il primo esercito verso la provincia Sewera,£alla volta del mezogiorno, collocò,
di fuora molto ben lustro, di colore£che tira al nero,£e di dentro non è di minor dilicatura.£Quelli che costumano bere in questi vasi£e han mal di fianco,£dicono£che trovano maraviglioso ed esperimentato rimedio contra tal infermità,£e si rompe la pietra a quelli£che l'hanno
e alcuni in dietro,£a modo proprio di contrapasso,£e in questo modo vanno intorno,£e dice costui,£cantando in voce bassa over alquanto moderata,£quello che gli vien nella mente,£e commoda il canto con li passi;£e poi che lui ha cantato,£tutta l'altra moltitudine gli risponde, la
più spaziosi mari, volse vedere il gran mare Oceano,£e così se n'andò in Portogallo,£dove visse qualche tempo nella città di Lisbona: dalla quale,£e da ogni altro luogo dove si ritrovò,£sempre da buon figlio soccorse il suo vecchio padre£con qualche parte di quello£che con suoi
mille strazii e a mille morte£per possedere l'amore de tanta donna cum legitimo nodo.£E lei ancora di loro se accese per sì facto modo,£che altro non desiderava£se non d'avere o l'uno o l'altro per marito,£essendo ambedui da lei equalmente amati,£cum ciò sia che epsi,
ottenevano vittoria,£sapevamo molto bene dover esser così come dicevano,£e quando no,£che essi per nostro abitare sariano astretti medesimamente a rifarle.£E piacque a Iddio£che nell'ultimo lor detto la cosa fusse verificata, avegna£che essi medesimi le rifacciano.£Come più volte entrorono nella città combattendo sempre.
parte son cristiani e parte saraceni,£e sono sottoposti al dominio d'un nepote del gran Can,£del qual non è però amico,£anzi è di continuo fra loro inimicizia e guerra.£Ed è posta la detta città verso il vento maestro.£E in questa città gli fu detto esser accaduto
da te la speranza fuggita.£E, appresso, nella presente vita£si conviene le impossibili cose rifiutare,£e l'avverse con forte animo sostenere.£Niuno mai fu in tanta miseria£che possibile non gli fosse l'essere£in brieve più che altro felice.£I movimenti della fortuna sono varii,£e disusati i modi
Ora parleremo d'alcune isole,£una delle quali si chiama Mascola, l'altra Femina.£Dell'isola Mascola e Femina.£Oltre il Chesmacoran a cinquecento miglia in alto mare verso mezodì£vi sono due isole, l'una vicina all'altra trenta miglia:£e in una dimorano gli uomini senza femine,£e si chiama isola
che fussero li ben venuti,£e che già molto tempo aveva veduto in sogno£come alcune navi di lontan paese venivano alle Molucche,£e che per meglio certificarsi di questo aveva riguardata la luna,£nella quale aveva veduto come le dette navi venivano,£e che noi eravamo quelli.£Dette queste
come seguendo in questo assai tosto faremo menzione.£Come i Turchi furo sconfitti in mare da galee de la Chiesa e del re di Francia.£Nel detto anno l'armata de la Chiesa di Roma e del re di Francia e' Viniziani,£in quantità di
come la mia persona è al piacer tuo,£così è ciò che ci è,£e ciò che per me si può è allo comando tuio.”£Salabaetto, lieto abbracciatala e basciatala, s'uscì di casa costei£e vennesene là dove usavano gli altri mercatanti.£E usando una volta e altra con
della carne e la gloria del mondo.£Della qual cosa eran questi prelati molto dolenti,£ché sentendosi in grandi dignitadi da potere ben godere,£voleano paradiso e questo mondo abracciare:£però s'ingegnaro con grandi sottigliezze,£e trovaro nuovi intendimenti a la Divina Scrittura,£per li quali allargâr la vita dell'uomo
notte se approssimasse alle lor navi,£che lo dovessero ammazzare con gli schioppi.£Questo re è moro£e ha più di cinquantacinque anni,£è di una bella statura e di presenza regale,£e dicono ch'egli è grandissimo astrologo.£Quando venne a trovar li nostri, aveva per suo vestimento una
lassati,£con le mani, co' piedi, co' denti£e al peggio che possono cercano il nemico offendere.£E pur alora bisogna da lor guardarsi,£quando si crede che siano venti£e che a morir comincino,£perché fanno ogni sforzo di far morir seco il lor nemico.£Libri
notte sequente quella Caterina,£per liberarsi di cattività o per persuasione del re,£si gittò in mare con sette altre femine tutte invitate da lei,£e seguitando un fuoco£che si vedeva sopra il lito,£passorono circa tre miglia di mare,£ancor che fusse turbato.£Li nostri andorono dietro al
gli occhi.£Il Minonna fece vista di non udire,£e va pur via,£e giugne alle Panche,£ed entra nell'orto,£e va tastando li cavoli con ciò che v'è, dolendosi forte,£e massimamente de' cavoli£de' quali spesso mangiava gran minestre;£e stette alcun dì, mostrando non sapere chi
d'oro,£con quattro catenelle per alzarla,£attaccate ad una perla grossa per bottone:£per questo sol pezzo,£che era il più grande e il più bello,£alcuni Genovesi gli volsero dare quarantamila ducati,£sperando di venderlo al gran Turco per molto maggior prezzo.£Queste furon le gioie£che donò alla
re vuol andare fuor del palazzo a piacere,£o vero a fare orazione a qualche idolo,£vengono chiamati tutti i gentiluomini£che si trovano nella corte,£e con ogni sorte di sonatori£lo portano sopra una lettica£che è coperta di panni di seta e di gioie.£E gli vanno
così per rifar i cavalli,£che dai viaggi passati erano molto fiacchi e travagliati,£come perché io aspettavo certa gente£che mi veniva da Messico,£perché potessero passar sicuri.£Officiali fatti da Nunno nelle terre di Xalisco e Tepique,£delle quali preso il pacifico possesso,£con la sua gente
avignir licermentre,£perché tropo era Tristan de gran prodece.£E chussì fiere l'uno sovra l'altro,£et tanto mantene quello arsalto£che algun de quelli non era qu'ello non avesse plusior plage,£perché le spade era bone£e li chavalieri era de gra prodece.£Et tanto avea
e in tutte loro circustanzie,£per lo favore io della Comuna di Fiandra.£Come in Francia fue la dolorosa novella della detta sconfitta,£nonn–è da domandare se v'ebbe dolore e lamento,£che non v'ebbe villa, castello, maniero, o signoraggio,£che per gli cavalieri e scudieri£che rimasono morti a Coltrai
è picciola ma di passo,£imperoché per essa passa chi va al mare,£cioè al seno Persico.£Delle città di Ormus e Bagdeth.£D'una sorte di pomi cotogni e granati differenti da' nostri,£e che altri frutti produce detta Bagdeth.£Della città di Calicut.£D'una terra chiamata Lar e
Hanno molti di loro mancamento della nostra fede vera,£percioché la terra è molto grande,£e benché nella città principale di Cassumo,£dove dimora il Prete Ianni,£siano fatti cristiani,£nell'altre assai parti lontane vivono in errore£e senza esser loro insegnato,£di sorte che solamente hanno il nome di
piè disse:–£Qui sono giardini, qui sono pratelli, qui altri luoghi dilettevoli assai,£per li quali ciascuno a suo piacer sollazzando si vada;£e come terza suona, ciascun qui sia,£acciò che per lo fresco si mangi.–£Licenziata adunque dalla nuova reina la lieta brigata,£li giovani insieme con le
vino, di carne, di biade e d'altri frutti assai.£Fassi gran parte di vini sugli arbori, come in Trabisonda.£Gli uomini sono belli e grandi,£ma hanno sozzissimi abiti e costumi vilissimi.£Vanno tosi e rasi il capo,£salvo che intorno lassano un poco di capelli, a similitudine di questi
Con la parte di messer Corso Donati tennono messer Rosso messer Arrigo e messer Nepo e Pinuccio dalla Tosa,£per grande usanza e amicizia;£messer Gherardo Ventraia, messer Geri Spini e suoi consorti,£per l'offesa fatta;£messer Gherardo Sgrana e messer Bindello£per usanza e amicizia;£messer Pazino de' Pazi
come nel Cotui,£del quale s'è fatta menzione di sopra,£e nelle minere£che chiamano di San Cristoforo,£e nelle minere vecchie e in altre parti.£Ma non sogliono già ogni uomo raccorre l'oro£in ogni parte dove si ritrova,£per cagione della spesa grande£che vi bisogna,£così delle
morte ascondandome in tal luogo£ch'io non sia trovato».£Alo quale li buoi respoxe e dise: «£Va, e si te caza e si te ascondi e cuovrite soto lo fen.»£E siando elo coverto soto lo fen,£ma non sì bene£che non li paresse la cima dele corne,£e
in lo regno delo Re£che se ardisse a combater per lui£incontra lo principo della cavalaria,£el se tené morto e destruto:£ma tuta fiada el convegnia combater contra de lui£e defenderse da questa acuxa,£o trovare algun campion£che la fesse per lui.£E dixe l'auctore£ch'elo
e in questa guisa si raccoglie£e si pone negli utri.£Maus frutto, cioè musa.£Questo frutto è molto gentile e dolce,£della grandezza de' cetriuoli piccoli,£e nasce di piccola pianta,£e ha le foglie grande, larghe e lunghe un braccio.£Dicono i
timore e maraviglia ne' cuori umani.£E nondimeno è a queste genti così associabile e commune£che non solamente il tengono figurato in una parte della casa,£ma ne' banchi anco dove seggono, volendo significare£che colui che siede non sta solo,£ma siede insieme con l'aversario di tutti; l'iscolpiscono
e del modo come abbruciano li corpi de' morti.£Quando s'è cavalcato queste trenta giornate pel deserto,£si truova una città detta Sachion,£la qual è del gran Can,£e la provincia si chiama Tanguth.£E adorano gl'idoli,£e vi sono turchi e alcuni pochi cristiani nestorini£e anco
rosato in capo,£che uno degno mercatante parea;£e insieme col notaro n'andò dal podestà:£avanti al quale conducti (essendo,£prima che dicesse cosa alcuna il notaro,£miser Laurenzo già informato de la condizione del podestà, de' parenti£e de ogni sua qualità e de uno suo fratello£che era
ben lavorato,£e alcune vestette similmente di bambagio corte,£con le quali cuoprono i lor corpi.£Non portan arme,£ma solamente certi coltelli piccioli guarniti d'oro e d'argento,£per due cagioni, l'una£perchéé son persone£che poco si prevagliono dell'arme, l'altra£perchéé i Mori glielo vietano. Usano molti pendenti d'orecchie
Leandro non fosse manifesto il potere annegare in Elesponto ne' fortunosi tempi,£se vi si mettea?£E niuno non negherà£che Pasife non conoscesse più bello essere l'uomo che 'l toro:£e pur costoro, ciascuno vinto da amoroso piacere,£ogni conoscimento abandonato, seguivano quello.£Dunque, se egli ha potenza di
caminassero.£Onde, pensando di certo che navi fossero,£si stesero tanto avanti con questa imaginazione,£accompagnata dal desiderio grande che n'avevano,£che tolsero un lenzuolo£che era loro avanzato£e 'l posero sopra l'albero della caravella loro fracassata,£per fare segnale a quelle£che loro navi parevano.£E a questo
Inmemor acepti non timet esse boni.£In questa materia l'auctore amaestra£che niente giova né non è nesuna utilità né merito de alturiare£e de giovare ali rei omeni,£ché la perversa mente£e la malv<a>gia deli rei omeni se desmentega deli recevudi servixii,£sì come lo lovo
quali lui per le mura, giovane, ignudo,£con ali e con occhi velati e arciere,£non sanza grandissima cagione e significazione de' suoi effetti, tutto 'l dì vi dimostrano.£Dovevanti, oltre a questo, li tuoi studii mostrare (£e mostrarono, se tu l'avessi voluto vedere)£che cose le femine sono; delle
ubidienza gli oratori di diversi principi,£sì come, essendo noi nella Moscovia, diede udienza alli oratori de li Lituani;£e noi ancora essendo chiamati, da Moscovia a quel luogo ne gissimo,£dove finite e terminate le commissioni delli nostri principi licenziati fussimo.£L'imperio delli principi di Moscovia, al tempo di
senza aver di ciò cagione convenevole,£secondo il mio giudicio£assai manifestamente dimostra sé£essere ingrato e mal conoscente di quegli.£O cosa iniqua e a Dio dispiacevole£e gravissima a' discreti uomini,£il cui malvagio fuoco£il fonte secca della pietà!£Del quale acciò che niuno mi possa meritamente
secondo che contasse danari,£coè "un'altra fiata conta".£Come non t'intrametti di quello£che non ti pertiene.£Richiede addunque nell'animo tuo quale persona tu se'£e che cosa tu vuo' dire£e se quel che tu vuo' dire pertiene di dire ad te o
disse£che quella robba che noi portavamo mandaria a levarla,£ma che la nostra che noi avevamo,£che erano vestimenti, pevere e pane per mangiare,£che trovassimo chi le portasse:£e questa fu la ultima risoluzione.£Poi si partì e andò al suo viaggio,£e noi tornammo alli nostri alloggiamenti.
fornito il tempo del suo uficio£e a Bologna dovendosene tornare, ordinò, quella mattina£che in Bologna entrar doveva,£di molti e gentili uomini di Bologna,£tra' quali fu Niccoluccio Caccianimico, un grande e bel convito in casa sua;£e tornato e ismontato e con lor trovatosi, avendo similmente la
Viniziani tradirono i Fiorentini£e feciono pace con messer Mastino,£e convennela fare al nostro Comune.£Messer Mastino, veggendosi£ch'era per perdere la città di Vincenza,£e·sse quella fosse perduta, era assediato in Verona,£fece segretamente trattare sua pace co' Viniziani sanza saputa de' Fiorentini,£e spese per suoi
Amen.£Lettera III£Lettere del medesimo serenissimo David, re dell'Etiopia, al serenissimo Giovanni, re di Portogallo, del MDXXIIII,£di lingua abissina nella portoghese,£e della portoghese nella latina£e poi toscana tradotte.£Nel nome di Dio Padre omnipotente, creatore del cielo e della terra,£e
e del morto ne fanno più di mille pezzi£e lo mettono in un vaso grande,£e così vien mangiato da tutti i parenti;£e dell'ossa si fan certe cerimonie£e poi sono sotterrate.£E se alcuno de' parenti non vi fusse invitato,£se lo reputa a grande ignominia e
noi miseri,£così stanchi, eravamo astretti a svodarla.£Più volte avendo esperimentato col scandaglio nostro di trovar fondo,£avenne£che ci trovammo in passa , di giaroso terreno,£e sì come accade £a quelli che non sanno notare£che, trovandosi in acqua profonda, s'attaccano ad ogni piccolo ramoscello per
ardiscano ammazzare né mangiare niuna,£se non è con tal licenza. Il paese è ben popolato,£perché non è distrutto dalla guerra£come sono l'altre provincie; le sue terre sono di mediocre grandezza,£e le case picciole, le mura di pietra e terra insieme, coperte di paglia. L'erba£che nasce
de questa vita.£In questo tempo, in lo territorio tolese una fantulina de XII anni,£da po chel l'ave recevudo la santa comunion del prievede in lo di de pasqua,£per se mese pane e aqua dezunando,£e dende luogo in anzi da ogni cibo e bevanda per tri anni
Farcla nel confin del diserto,£e da ponente incomincia quasi pure dal detto.£Verso levante finisce ne' piedi del monte di Dedes,£e sempre si truova la neve su la cima di questo monte.£Gli abitatori hanno moltissimi bestiami,£in tanto che non si possono fermare in luogo alcuno:£perciò
popolo di Firenze non montassono ellino£e gli altri grandi in potenzia e superbia£per abassare il popolo,£come feciono apresso non gran tempo,£come si farà menzione.£In quelli giorni s'aprese il fuoco nel popolo di San Brocolo£nella casa alta de' Riccomanni presso alla Badia,£e arse tutta
un principe tartaro facesse più cose notabili in dua giorni£di quelle che fece Casano:£imperoché il primo giorno, con quelle poche genti£che si ritrovò avere appresso di sé, sostenne l'impeto e furia di tutto l'esercito del soldano,£e con la sua persona così valorosamente si portò£che meritò
trovarne,£sì che la detta dominica, giorno di somma venerazione£e a noi salutifero, barche sei,£qual prima e qual ultima, vennero per noi, portandone copia de' suoi cibi.£E chi potria stimare quanta£e qual fosse l'allegrezza nostra, vedendoci visitar£con tant'amore e carità? Venne con loro il
persone con le lor robbe. Era anche sopra questo fiume una molto forte villa,£che dalla banda verso il fiume era tagliata nel sasso alto,£e dalla parte di terra era cavata una fossa d'altezza di XV braccia e sei di larghezza,£e da amendue le parti andava a dare
presente un figliuolo del gran Can nominato Mangalù,£qual esso gran Can coronò di questo reame.£Ed è questa patria certamente di gran mercanzie e molte arti:£ivi nasce la seta in gran quantità,£e vi si lavorano panni d'oro e di seta e d'ogni sorte,£e di tutte le
vicina detta Mathan, il re£della quale era tenuto molto eccellente nell'arte del guerreggiare,£e aveva grandissime forze sopra tutti gli altri suoi vicini.£Costui rispose agli ambasciadori£che non voleva venir a far riverenza a quello£al quale già lungo tempo era solito comandare. Magaglianes,£che desiderava di finire
papa Bonifazio fu preso£la novella fu mandata al re di Francia per più corrieri in pochi giorni,£per grande allegrezza,£e capitando i primi corrieri ad Ansiona di là da la montagna di Briga, il vescovo d'Ansiona,£il quale allora era uomo d'onesta e santa vita, udendo la novella
trattar meglio;£e che Montezuma non desiderava altro£che la mia venuta,£per poter aver libertà d'andare a solazzo per la città£come prima era solito di fare,£e che bene egli considerava£che io già avevo risaputo le cose£le quali erano successe nella città,£e per ciò essere
il Mosca de' Lamberti disse la mala parola«£Cosa fatta capo ha»,£cioè che fosse morto:£e così fu fatto;£ché la mattina di Pasqua di Risurresso£si raunaro in casa gli Amidei da Santo Stefano,£e vegnendo d'Oltrarno il detto messere Bondelmonte£vestito nobilemente di nuovo di roba tutta
qu'elli fo adevignudhi cusì gran inimisi meser Tristan et meser Lanciloto,£li qual soleva eser cusì grandi amisi.£Or adevene per aventura£che in quello zorno mediesimo£in lo qual la bataia fo afermadha et sagramentadha vene meser Galvan,£imperciò che lo re Artus l'aveva mandadho£per meter pasie intro
e antica città fabbricata dai Romani sopra la cima d'una montagnetta,£ed è vicina a Gualib poco meno d'otto miglia.£Il popolo di questo monte,£e anco molti istorici, tengono per ferma oppenione£che Faraon re d'Egitto, nel tempo di Moisè,£edificasse la detta città nomandola dal suo nome. A
Monaldi, per braccia VII di cupo£tolsi per monna Giovanna, nostra madre,£e per braccia 1 1/4 di sbiadato£tolsi per Iachopino nostro famiglio,£il quale debbe paghare lui,£in tutto sono f. ***.£Richordanza£ò a dare al fondagho di Giuliano di ser Gino,£il quale mi levò Nicholò
delle cancare,£come si dimostrò per i seguiti casi.£E oltre ciò la nave£in tre patti della colomba si ruppe,£facendo infinita acqua,£con tanta furia£che con gran pena£si poteva tener seccata.£Questo così inopinato caso£radoppiò il dolore al mio appassionato cuore;£pur il nostro Signor
De lupo et agno£Or dixe l'autore£che una capra nudrigava un agnelo£alo quale la soa madre era morta,£e amavalo tanto quanto s'ela l'avesse portato.£E una dì questo agnelo si era andato ala campagna con lo peguglie dele cavre:£e andando
di loro resta morto.£Non possono menare di punta,£perché gli è proibito dal re.£Del regno di Coulam.£Coulam è un regno£che si truova partendosi dalla provincia di Malabar verso garbin cinquecento miglia.£Adorano gl'idoli; vi sono anco cristiani e giudei,£che hanno parlare da per
et disse: «£Questo non farò io miga,£perché io molto serave mato et descognosente£se io sovra li chavalieri dela Tola Rodonda prendesi batagia.£Ma vui andaré avanti,£inperciò che vu·ssé' cavalier esprovado,£et io romagnarò de qua.£Et se a vui adevignerà ben, questo me plaserà molto volontiera;£et
andar lor dietro l'altre sue genti, s'abbottinassero.£E così a punto avvenne,£perché, partito che fu don Cristoforo, gli andò tosto il medesimo caciche dietro con genti,£e l'arrivò una lega indi lungi, in un fiume chiamato Cavio.£Ma prima che qui giungessero ritrovarono il Giovan Gonzales,£e li
Brus,£e imprese la detta guerra,£onde nacque la detta sconfitta.£E tutto che 'l re d'Inghilterra avesse la vittoria nella detta guerra, morirono il conte d'Eriforte£e due altri suoi cugini£e più altri grandi baroni d'Inghilterra.£Avemo steso la detta ricominciata guerra,£perché ne surse£e nacque poi
terra,£né dell'altra dell'adelantado Francesco de Garai, divisa in certe parti,£perché, sì come ho detto alla Maestà Vostra,£dapoi che l'adelantado era venuto là con quella gente£e avea parlato a' paesani, dicendo£ch'io non avevo da impacciarmi con esso loro£perch'egli era il governatore£e quello al quale
di mogli, ha ogniuna casa per sé e famiglia:£or con una, or con l'altra mangia, beve e dorme.£Nientedimeno una fra le altre è la maggior,£con la qual più spesso dimora;£e, con tutto che son tante, rare volte s'appicciano insieme.£Delle superstiziose tradizioni£che essi o
stretto di quattro dita e grosso, con duoi fili,£e alto quanto è un uomo, poco più o manco,£come a ciascuno piace secondo le forze sue,£e sono di legno di palma£overo d'altro legno che sia forte:£e con queste mazze combattono con due mani£e danno gran
de' figliuoli fosse adivenuto.£Per che, del tutto della forma£della quale esser solea veggendosi trasmutato£e sentendosi per lo lungo essercizio più della persona atante£che quando giovane in ozio dimorando non era, partitosi assai povero£e male in arnese da colui col quale lungamente era stato,£se ne
Iesù Cristo, dacci vittoria, aiuta la tua fede",£e con la spada in mano tagliò la testa a sei o ver sette;£tutti gli altri Mori si gittorno nel mare£e fuggirono chi qua chi là.£Quando i Mori viddero£che 'l bregantino avea avuto vittoria, mandorono quattro altri navilii
che a lui pareva di far assai£se potesse menare in lunga l'imperadore£qualche anno con false speranze:£in questo mezzo qualche cosa di nuovo potrebbe nascere,£per la quale li Castigliani£dal cercar le spezierie al tutto si levassero;£e che il cominciato cammino£non era a quelle beate
molto cortesementre,£et Charados rendé a lui lo so saludo molto ben£cussì como savio cavalier£qu'ello gera.£Puo' lo vequio cavalier dise: «£Signor, io ve priego per amor£et per honor de chavalaria£che vui me dé questa damisella,£perché io la ⟨ò⟩ inpromessa£a render a soa mare,
ciò che voi volete,£che io v'intenderò bene.£E giugnendo appiè del Santo Padre,£con grande sollazzo il ricevette;£ed elli seguìo la sua ambasciata,£e per averla sposta con due bocche ebbe meglio dal Papa£ciò che domandò.£Molto fu da gradire il tostano rimedio di questo
pietra,£e vi si beveva,£e due cariche d'anatre secche scorticate,£perché fattone polvere se ne soffumigasse,£che così fra li signori di quelle contrade s'usava;£e li mandava a dire£che avea gran volontà£d'esser suo amico£e di vederlo in Caxamalca,£dove pacificamente e amichevolmente l'aspettava. Il governatore
Cematan, nominato Estapaguaioia,£ch'aveva da cinquecento case.£E tutta quella strada si fa per il detto fiume,£il qual si passa più volte,£sì che noi vi passammo con gran fatica,£e alcuni Spagnuoli corsero gran pericolo£per esser la strada tutta piena di scogli,£e il fiume, che corre
gran correntia dell'acqua che vi è,£e perché il fondo aspro e sassoso taglia le ancore.£E se ben alcuno si vuole accostare a questo colfo, è difficil cosa a trovar la bocca del fiume£che è presso a Barigaza,£perciò che il paese è basso,£non vi è appresso
quale avendo navigato molti dì, trovò una città più nobile e più ricca di tutte l'altre, chiamata Ava,£che ha di circuito quindici miglia, gli abitatori£della quale sono molto piacevoli e allegri,£e ancor che abbino bellissime case£e ben fabricate con tutte le commodità,£nondimeno tutto il dì
quelle parti questo arbore per questo male;£e per esperienzia fa maggior profitto£quel che si porta dall'isola£che si chiama La Beata,£qual è appresso alla città di San Domenico dalla Spagnuola, alla banda di mezzodì. Xagua.£Tra gli altri arbori£che sono nell'Indie,£così nell'isole come
abbruciano,£e così preparate sono atte a passare ciascun'armatura,£e molto meglio£che se fossero di ferro.£Or abbiamo detto di questo regno,£qual è delle parti di quest'isola. Degli altri regni£che sono nell'altre parti non diremo,£perché il detto messer Marco non vi fu,£e però, procedendo più
con uno pezzo di pane in mano domandò a questo Bertino un poco di quel cascio,£per mangiarlo con quel pane.£Bertino disse:— £To' ciò che tu vuogli —;£ed egli peritandosi,£e Bertino ne tolse uno,£e disse:— £Togli, mangia —;£e avea questo Bertino molto
come e quanto questo gran mar delle Indie£si andasse ognior più sotto questo meridiano ingolfando£e piegando verso settentrione,£non con leggier coniettura né senza ragione (essendo£che le cose incognite possono esser£così false come vere) giudicavano esser verisimile£che, se il mar nostro Settentrionale o di verso
cavalieri del mondo,£sì qu'eli deva£a çascun molto gran presio.£Et miser Erec,£lo qual se vete£in cussì gran pericolo£como de perder la soa mugier£la qual elo amava plui qua si mediesimo,£et questo cià non li pareva ciogo,£elo se sforçà
questo nome si convien loro per la grossezza che tengono.£Ivi è grande abbondanza d'olio e di mele perfettissimo e bianco come latte,£e altro giallo e chiaro come oro;£così l'olio è di molta bontà e perfezione.£Dentro la città vi sono fontane grandi e molto correnti,£con la
urlare£che pareva quivi esser aperto£e votato l'inferno.£Ma, avanti che si partissero, Taignoagny fece dir£per interposte persone£che quelli del galion£che era restato nel sorzidor£avevano ammazzati duoi della sua gente£con un colpo d'artiglieria,£per il che si misero a fuggire con tanta furia come
donna, niuna cosa vi celerei£che domandata mi fosse da voi,£solo ch'io la sapessi:£e però ciò che dimandato avete, volontieri la vostra volontà ne sodisfarò,£avvegna che invano consiglio o conforto mi porgerete.£Io, dal mio nascimento isfortunata,£non saprei da qual capo incominciare£a narrare i miei
quello housello fuogo£e destruçeva tuta la contradha là£o' qu'ello voleva.£E sì se n'andè ala Zogiosa Guardia,£e prese la raina Ysota£e portà-la dreto in la marina,£et apreso ello sì andè a Camiloto£e corse sovra alo re Artus£et trasse- lli la corona dela testa,
nostri vizii acquistare,£almeno diletto prendiamo del servire, sperando£che quando che sia di ciò merito ci debba seguire. Dico£adunque che, secondo che alcuni affermano,£al tempo dello 'mperador Federigo primo a racquistar la Terra Santa£si fece per li cristiani un general passaggio.£La qual cosa il
e ne la fine si è temperare ogni cosa ben fatta e mal fatta".£E aguarda lo principio e la fine de la parola,£acciò che tu possi meglio dire£chel che tu vuoli.£Et se tu vedrai, e dubiteraine£che male effetto si debia seguitare del tuo
questa nave era un delli giganti presi,£il qual, come pervenne al caldo, subito morì.£E così la notte detta nave di Santo Antonio£se ne fuggì per via del detto stretto. Le altre,£che erano andate a discoprir l'altra bocca verso garbino,£navigando sempre per detto stretto arrivarono ad
vecchia,£e quello ripose con il suo tesoro:£e fu trovato ch'era infinito.£E volse che fosse cavato di sepoltura il corpo di Achmach£e posto nella strada,£acciò che fosse stracciato da' cani,£e i figliuoli di quello£che aveano seguitato il padre nelle male opere li fece scorticare
e ora teco la ne manderei, £se non fosse che sanza lei tua madre in cotale atto non vuol rimanere —.£Turbossi alquanto Florio veggendo il padre turbato,£ma non pertanto quasi lagrimando£così li rispose:— £Padre mio, sì come voi sapete, né il
fu che uomo insolente, temerario, lieve, ambizioso, simile a Tichipedo,£potesse non ruinare in profonda miseria.£Quelli simili a Tichipedo offendono molti£con loro gesti e parole inconsiderate£e piene di fastidio e convizio.£E' mal voluti in tempo male ricevono.£E quando bene in Tichipedo fusse stata summa modestia
cavalcava,£non have miga granmentre cavalchado£qu'ello trovà desoto in .io. alboro lo cavalier,£lo qual dormiva armado con tute le arme,£forsi cha delo so elmo e delo so scudo.£Et quando miser Tristan lo vete,£ello lo cognosé amantinente£che questo era miser Lanciloto delo Lago.£E perciò
e dalle guardie, fu gridato all'arme,£e coloro che si trovarono presenti andarono ad affrontargli.£Li nemici, uditi i cavalli, si gettarono all'acqua,£e tra questo mezzo i nostri s'appresentarono,£e combatterono tre ore continue.£Noi, stando ne' nostri alloggiamenti, sentimmo un tiro d'un picciol pezzo d'artegliaria£che s'adoprava contra
anni comincia in varii modi,£imperoché la maggior parte di essi comincia al tempo di Ottaviano imperatore,£nel tempo del quale fu pace universale nel mondo,£e dicono il lor millesimo millequattrocentonovanta£dove noi diciamo millequattrocento.£Alcune di quelle regioni non hanno moneta,£ma in luogo di esse costumano
fulgencio clarifica in fede e in sciencia.£Inl'anno del segnor DXXVIII Anastasio impera anni XXVI.£In lo tempo de questo,£Trantamondo re deli vandali in affrica le catholice chiesie sera, CCXX veschovi in bando li manda in sardegna.£Per quel medesmo tempo,£apresso Cartagine Olympio I veschovo arrian la santa
verzino che vi sono;£e della città di Cernovem,£e grandezza del Gange,£e canne che vi nascono.£Partitosi dall'isola Taprobana, per dicessette giornate£con gran travaglio di fortuna arrivò alla città di Ternassari,£la quale è posta sopra la bocca d'un fiume£che ha il medesimo nome: e
Firenze e in questo paese d'intorno,£che dall'uscita del mese di luglio£fino a dì VI di novembre£non finò di piovere quasi del continuo;£onde molto sconciò le ricolte,£e guastò molto grano e biade ne' campi,£e uve nelle vigne molte ne guastò,£e non fu il detto
delli regni di Totonteac, Marata e Acus,£in tutto contraria alla relazione di fra Marco. Il parlamento£che hanno con gl'Indiani della città di Granata, da lor presa,£i quali aveano già cinquanta anni preveduto l'andata de' cristiani ne' loro paesi;£relazione che da lor hanno d'altre sette città, delle
di Restagnone.£Folco e Ughetto occultamente dal duca avean sentito,£e da lor le lor donne,£perché presa la Ninetta fosse,£il che forte dispiacque loro;£e ogni studio ponevano in far£che dal fuoco la Ninetta dovesse campare,£al quale avvisavano£che giudicata sarebbe,£sì come colei che
e rami di quelli£che gli erano da canto,£e discoperse certe vigne,£delle quali per avanti si fece menzione, di molto buone uve nere,£delle qual mangiammo assai più di cinquanta persone£che eravamo lì.£Era questo arbore nella più grossa parte sua grosso più di palmi;£nondimeno, a
quasi tutta sua famiglia,£e di cittadini in grande quantità,£sì che pochi ne scamparo.£De la quale distruzione Omero poeta,£e Virgilio, e Ovidio, e Dario,£e più altri savi (chi gli vorrà cercare)£ne fecero compiutamente menzione in versi e in prosa;£e ciò fu anni CCCCXXX anzi
messere Azzo Visconti di Milano fece suo cardinale messer Giovannino di messer Maffeo Visconti,£e mandollo in Lombardia per suo legato;£e il detto Bavero confermò sì£come imperadore la signoria di Milano a messer Azzo Visconti,£promettendogli il detto messer Azzo in certe paghe CXXV^M di fiorini d'oro per
in le cose de la libidine,£dov'è quasi tutto el mondo trabucato e confuso,£temperò cum forte animo questo colpo de fortuna.£E cusì reprendendo cum agre parole la giovene,£la quale del commesso fallo£adimandava mercede,£mandò subito per Gentile.£Il quale, persuadendose che 'l signore£non sapesse la
mare,£cioè bisce scodellaie,£perché qui se ne ritruova gran quantità:£e nel tempo mio viddi pesarne una£che pesava cento e tre libbre.£Ancora viddi duoi denti di elefanti,£li quali pesavano trecento e venticinque libbre;£e viddi pur in questa isola serpenti maggiori assai£che non sono quelli
cane per la coda.£E così andorono con li due muli zoppi, carichi di panni£che pareano tinti in loto, dinanzi al Podestà, con la doglienza£che ciascuno dee estimare.£E non vi furono sì tosto giunti£che una frotta di beccai,£andando lor drieto, vi giunsono quasi a
mare, entrarono in un porto molto sicuro dalle onde.£Gli abitatori di quel luogo erano pescatori,£ed eranvi buone acque,£e il porto per nome dicevasi Mosarna:£del quale ebbero (come scrive Nearco) per pedotta Hidrace gedrosio,£che si offerse di condurli a salvamento fino in la Carmania,£perché di
gli desse il buondì e 'l buono anno.£Appresso questo Nello, rattenutosi un poco,£lo 'ncominciò a guardar nel viso:£a cui Calandrin disse: “£Che guati tu?”£E Nello disse a lui: “£Haiti tu sentita stanotte cosa niuna? Tu non mi par desso.”£Calandrino incontanente cominciò a dubitare
d'ogni tempo,£la qual cosa dicono essere molto a proposito della sanità.£Tengono ancora in detti bagni alcune camere con l'acqua calda per forestieri,£che non potriano patire la fredda, non essendovi avezzi.£Ogni giorno hanno usanza di lavarsi,£e non mangiariano£se non fossero lavati. In altre strade
Greci e caloieri assai,£i quali stanno in compagnia della detta donna.£Trovansi in via molte ville e castellucci;£poi si trova un castello detto Moschont£e un altro detto Halla e un altro detto Thene, tutti forti e ben murati,£ciascuno dei quali ha da basso circa fuochi,
questo altro capitolo,£e fece mettere fuoco nel suo campo,£con gran danno di sua gente inferma£e di loro arnesi;£e lasciate fornite le frontiere,£con sua gente ne venne verso Parigi.£Partito meser Gianni di Guascogna,£il conte d'Ervi prese molte ville e castella.£Lasceremo alquanto de'
modo udivano a' demonii alcuna volta replicare,£e alcuni affermano averli nell'aere£senza alcun dubio veduti.£Ma a nostra gloriosa Signora piacque,£al dispetto degli adversarii,£di soccorrere questa misera gente£in tanto travaglio e affanno posta.£Sì che doppo tre giorni,£stanchi dal molto travaglio£e rauchi per le
di maraviglia e d'allegrezza,£per lungo spazio volse gli occhi per la camera£per vedere se ancora l'aportatore della lieta novella vi fosse;£ma poi che vide lui non esservi, umilemente cominciò a ringraziare colui£che mandata aveva tanto disiata ambasciata;£e chiamata Giulia,£la quale ancora dormia, le narrò
Spagna, carica di prosciutti e d'altra carne salata di porci:£il che è cosa nuova e da notarsi,£perché quindeci anni a dietro non era in terra ferma porco alcuno.£Quelli di Spagna e quelli£che vi si portarono poi da queste isole£vi sono tanto moltiplicati£che è cosa
tuti da cerca la golla,£sì disse alo can:«£Io te priego e sconzuro£che tu me digi£perché li peli della gola te è cazudi».£Al quale lo can respoxe:«£Acciò che non possa offendere queli£che passa davanti la mia ca',£son posto de dì in catena£e
e sua moglie,£e parimente il re di Bacchian con suo fratello,£qual pigliava per moglie una figliuola del re di Tidore.£Del presente fattoli per esso re di Bacchian;£del desinare a lui mandato per il re di Tidore,£e il tutto con che pompa. Alli di novembre
il mio ragionamento nella terra di Egitto:£il che sarà diviso in sette parti.£Alle quali un'altra v'aggiungerò,£e in quella con lo aiuto della bontà di sopra,£senza la quale non si può far qua giù cosa£che perfetta sia, è mio proponimento£di descrivere i fiumi notabili, gli
avea lasciati in Aragona,£ciò erano Ruberto e Ramondo e Giovanni suoi figliuoli£con altri baroni e cavalieri provenzali;£e 'l papa col re Carlo promise di fare rinunziare Carlo di Valos, fratello del re di Francia, il privilegio£che papa Martino quarto gli avea fatto del reame d'Araona;£e
quanto io gli aveva detto,£si mise a sedere e bere con li detti Tartari,£e con molte parole accertandoli£ch'io era genovese, l'acconciò in ducati£Ma, prima ch'io sentissi tal nuova, stetti con grandissimi affanni.£La mattina cavalcammo,£e camminando fin adì con molti disagi,£stando un giorno
fantolini.£Or non avemo noi in orrore udire quelle cose?£Tutte quelle cose leggiutole,£spaventiamocene sì,£che noi avemo maggiormente onde ci allegrare,£che onde mormorare delli nostri tempi.£Quando fue dunque bene a l'umana generazione?£quando non paura? quando non dolore?£quando certa felicitade? quando non vera felicitade?£dove
non manco vedono e odono le cose sacre£che se fossero dentro.£Colui il quale praticherà con la sua donna,£e dopo l'ordinato tempo non si laverà,£per quel giorno non arà ardimento d'entrare nel tempio.£Della santa communione.£Si communicano sotto l'una e l'altra specie, mischiando il
le dette terre al Comune di Firenze,£il quale le prese poco tempo poi apresso per certe ragioni vi cusava il Comune,£come facemmo menzione in questo adietro,£ove trattammo di ciò.£Intanto i detti conti£avendo col loro sforzo£andati per raquistare le dette terre,£non ebbono il
hanno in testa un gran barile di corna,£quali in segno del lor maritaggio portano.£Da questo predetto monte£doppo il camino di altre giornate,£vedendo molti luoghi e paesi,£arrivai in un gran fiume,£per il traverso del qual era un ponte,£e nel capo d'esso una casa di
— Se' tu vivo?£E quello dice: — £Oimè, per Dio! tirate la fune£e io m'atterrò a essa per uscire di qui.£E 'l porco in quell'ora anco l'assanna;£ed egli si volge in su: — £Oimè, tirate,£ché, se voi non tirate, io
loro sacerdoti,£che essi chiamano pape,£aprono il petto e con molta prestezza ne cavano il cuore,£e così palpitante e fresco l'offeriscono agli loro idoli;£là dove il grande Iddio de' cristiani£e le sue imagini non sono crudeli,£né vuole da noi altro£se non che l'amiamo e
e poi San Piero Scheraggio£colla 'nsegna del carroccio,£il quale carroccio di marmi£fu recato da Fiesole,£ed è nella fronte della detta chiesa di San Piero;£e poi Borgo colla insegna del becco,£imperciò che in quello sesto£stavano tutti i beccari e di loro mestiere,£e erano
volea per lo fratello il reame d'Arli e di Vienna;£per la qual cosa il Bavero indegnato£s'allegò col re d'Inghilterra contro al re di Francia,£col duca di Brabante suo cugino,£e col conte d'Analdo, e co·messer Gian signore di Bielmonte e zio del conte,£e col duca di
e il seguente dì,£attendendo di mandarlo via la vegnente notte,£fece il Saladin fare in una gran sala£un bellissimo e ricco letto di materassi tutti,£secondo la loro usanza tutti di velluti e di drappi a oro,£e fecevi por suso una coltre£lavorata a certi compassi di
figliuole",£e fu fatto vela allora per miglia.£Sendo poi andati più oltre verso greco levante fino alli d'agosto,£fino che il sole fu in º di maestro tramontana,£si ricongionse con noi la nave d'Isbrando viceammiraglio£e per molto tempo insieme impedendosi£facemmo vela per circa dieci miglia,£poi
andammo tuttavia navigando all'in suso per detto fiume,£senza mai perder pur un'ora di tempo;£nel qual spazio trovammo così bel paese£e terre così unite quanto possibil sia desiderare, piene,£sì come abbiamo detto, di bellissimi arbori,£cioè quercie, olmi, nogare, cedri, abeti, frassini, boies, salici£e vigne in
quel che faccino£over in che adoprino questi tali veleni,£fino al presente non si sa.£Vivono del pane chiamato sagu, e di pesci,£e qualche volta mangian de' pappagalli.£Abitano in case molto basse.£Che bisogna che io mi vada dilatando?£Tutte le cose appresso costoro sono in
famiglia,£sì per i gran freddi come per li molti disagi£che avevamo avuti,£stetti infino adì , per esser ben alloggiati,£e in una buona e bella terra£e abbondante di tutto.£Quivi assai bene ci ritrovammo del tutto ben forniti,£e anche di cavalli per il nostro cavalcare,
già molti cristiani.£Promesse questo re al capitano e a me£di mandar a Goa questo suo figliuolo al collegio di San Paulo,£e adesso questo anno che viene£lo manderà con questo capitano£ch'è molto suo amico,£e menarà seco alcuni figliuoli di uomini principali.£Il governatore dell'India li
e del santo giardino voltò le prime creature,£le quali per suo consiglio£il precetto del loro creatore miserabilemente prevaricarono,£e seguentemente loro con tutti li loro discendenti rivolse alle sue case,£e rallegrandosi d'avere per sottigliezza annullato il proponimento di Giove.£Lungamente sofferse Colui£che tutto vede questa ingiuria,
una bella scimitarra con gioie assai,£e similmente un pugnale£e alcune bellissime perle di caratti sei l'una (£ed era un filo di più di mezzo braccio di lunghezza),£e oltra questo una perla bellissima di caratti diciotto,£perché il forzo delle perle orientali si piglia in quelle bande su
era domenica, andò ad un'altra terra,£dove la mattina furono assai ben tutti i nostri serviti;£e la sera andarono ad alloggiar ad un'altra terra,£dove furono assai ben serviti medesimamente,£e n'ebbero molte pecore,£con tutto quello che fu lor di bisogno.£Tutta quella contrada è copiosa di bestiame
pieni d'ammirazione per lo suo detto,£n'andarono alla nave.£E rendute prima£degne grazie agl'iddii del buon tempo,£e pregatigli divotamente£che in meglio il dovessero prosperare,£in su quella montarono.£E su dimorativi le due parti della notte,£sentendo il vento rinfrescato£parve loro di dargli le vele.£Le
con costoro n'andrai,£e noi sempre per padre terrai,£là ove bisogno ti fosse tale paternità —.£Le cui parole come Biancifiore udì,£tutta si cambiò nel viso £e disse:— £Oimè, dolce signore, £e come m'avete voi maritata,£che io nel gran pericolo che fui,£quando ingiustamente al fuoco
e mercatanti natii e forestieri,£ma molto più dal re sono accarezzati i forestieri.£Gli abitatori sono ricchi per le mercatanzie£che soglion fare,£tenendo di molte cose fornite Ghinea, e Tombutto.£Hanno molti tempii, sacerdoti e lettori,£quali leggono nei tempii,£perché non hanno collegii:£e sono costoro i
chossa li cristiani condannare£senza obieto de peccado o verpruova.£Questo daspo£che la chossa publica chon iustissime leze l'ave ordenado,£e lo luogho oe£che sta li libri£athenes l'ave construta de meravelgiosa ovra,£el mori in campagna.£In lo tempo de questo in quella fiada inprima mente al
baldanza tutta la buona gente de la terra£usciro fuori a la battaglia£sanza niuno buono ordine di guerra o capitaneria,£e assaliro i Fiorentini molto aspramente,£e assai gli danneggiaro per lo vantaggio della scesa dal poggio.£Ma il buono popolo de' Fiorentini vigorosamente sostennero la battaglia;£e cominciato
muro e starvi quaranta giorni digiuno,£affermando£che gli bastava l'animo d'uscir sano£e di non aver per questo offesa alcuna al corpo.£Volendo adunque far questa isperienza,£fece portar pietre cotte alla foresta,£delle quali, con gesso£che in quelle parti si adopera per calcina,£si fece far una
vi si parrà il segnale parecchi dì.”£Disse allora frate Alberto: “£Ben farò oggi una cosa£che io non feci già è gran tempo più,£che io mi spoglierò per vedere se voi dite il vero.”£E dopo molto cianciare la donna se ne tornò a casa;£alla
reprender.£Et atanto nui se partiremo con la vostra licencia».£Et ella disse: «£Dio sia con vui».£Et atanto li do cavalieri se parte,£et sì va del tuto oltra lo pavion.£Et quando elli fo alutanadi ben uno cholpo d'archo dalo pavion,£alora l'Amorato,£lo qual era lo plui
sola merito di morire;£muoia dunque io, e Florio,£che niente ha meritato, viva.£O iddii, se in voi pietà alcuna è rimasa,£purghisi l'ira vostra£e quella dell'amiraglio sopra me.£Se Florio campa, io contenta piglierò la morte.£Cessi che per me, vile femina, muoia un figliuolo d'un sì
quindi alla quinta centoventi,£e quindi ad Istria città cinquecento.£Quindi a Tomea trecento;£da Tomea a Callancia altri trecento,£dove ha porto.£Quindi al porto de' Cari centoottanta,£e il paese d'intorno al porto si nomina Caria.£Dal porto de' Cari a Tretisiade centoventi;£quindi al paese disabitato de
e settimo assegnò sufficiente causa et ragione ad tutte queste cose£e disse: "£Perciò che non è inpossibile£appo Dio ogna paraula".£Et se tu vorrai trattare di legge u di dicretali,£in prima porrai la lettera£et poi lo caso,£et possa la spositione de la lettera,£et
quella fé£che tu dei agl'iddii£e per l'amore£che tu porti a me,£aprimisi la tua nobiltà,£acciò che io, di quella pigliando essemplo,£possa nobile divenire.£Io vidi già ne' miei dì£molti nobili uomini,£chi per antico sangue,£chi per infiniti tesori,£chi per be' costumi,£e
Lo re Piero d'Araona sentendosi venire adosso sì fatto esercito,£si provide di non mettersi a battaglia campale,£però che·lla sua forza era niente£apo quella del re di Francia;£ma di stare alle difese,£e guardare i passi;£e aveva fornito e afforzato il passo delle Schiuse,£onde si
mani nel principio e fine del desinare e della cena;£di quello sciugatoio£col quale una volta s'asciugava le mani non si serviva più.£Similmente era vietato metter più le vivande in quei piatti e scodelle£nelle quali erano state portate una volta,£se non si facevano di nuovo,£e
certe bestie dentro£che 'l pascessono,£e Antonio facessono smemorare;£e brievemente, una sera al tardi al prato del Renaio£vidono un muletto e due asini magri e vecchi alla pastura.£Trovorono modo£che uno di loro gli mise in uno luogo di drieto a questo orto,£là dove era
Phasi,£il quale, prima ch'entri nel mare,£non molto lontano dalla bocca fa una isola, detta Satabello,£nella quale è fama già le navi di Iasone essere state.£Di là da Phasi è Trapezus.£Dalle paludi di Tauris Chersonese,£le quali dalle bocche del Tanai in longhezza sono dette
al Sanctissimo Gregorio, scripse ad Theodolinda,£cognoscendola per excellente fama£donna de grandissima bontade et virtute,£che per timore dell'Omnipotente Re del Cielo£volesse fare conscienza al Re suo marito,£che non facesse più tanto male.£Così lei, come religiosissima Regina,£per le sancte, rasone de Gregorio, refrenò l'aspro furore
la,£et sì vederas questo£che vui trovaré,£como la Isota dela Piciola Bertagna£sì è in çogie et in feste per Tristan,£e la vostra Isota de Cornovagia£sè in dolor et in tristece per Tristan».£Alora Tristan prende la letra£che Brenchaina li dè.£Et quando elo vete
Che egli non sia tuo piacere, assai manifestamente appare;£per ciò che, se ti piacesse, tu non te ne ramarricheresti,£né ne piangeresti come tu fai.£Resta dunque a vedere se questo tuo dispiacere£è piacere o dispiacere ad altrui:£né d'altrui è ora da cercare,£se non di quella
detto anno MCCCII,£essendo fatto podestà di Firenze£Folcieri da Calvoli di Romagna, uomo feroce e crudele,£a posta de' caporali di parte nera,£i quali viveano in grande gelosia,£perché sentivano molto possente in Firenze la parte bianca e ghibellina,£e gli usciti iscriveano tutto dì,£e trattavano con
non si fosse scontrato,£li quali sgridandolo a lasciarla il costrinsero;£e essa misera e cattiva, da' pastori riconosciuta e a casa portatane,£dopo lungo studio da' medici fu guerita,£ma non sì che tutta la gola e una parte del viso£non avesse per sì fatta maniera guasta,£che,
ma mandò il Moro£a parlare a quello Cilapulapu,£e dirgli che,£volendo obbedir al re di Spagna£e riconoscere il re cristiano per suo signore£e dargli tributo,£esso gli saria amico;£se veramente non volesse farlo,£che l'aspettasse,£che gli saria ben di bisogno£aver le lancie lunghe.
a la nostra fede.£Come fue fatto e poi disfatto il borgo a San Giniegio.£Negli anni di Cristo MCCXL fue rifatto il borgo a San Giniegio£a piè di Samminiato per quegli della terra,£per lo buono sito e trapasso,£il quale era
signoria de' Romani venne ogni dì calando e diminuendo,£onde la nostra città di Firenze,£ch'era camera de' Romani e dello 'mperio,£per le sopradette guerre e aflizzioni£non potea spirare né mostrare sue forze in tutto il detto tempo,£però che i Fiesolani nemici di loro così vicini sempre
in Moscovia in quel tempo,£che la sopradetta Salomea avea partorito un figliuolo, chiamato Georgio,£ma che non volse giamai mostrarlo a niuno;£il che volendo conoscere quelli che erano stati mandati dal granduca,£Salomea gli rispose£quelli non esser degni di vedere£con li lor occhi un tal fanciullo,
che di lui dovea discendere lo edificatore di questo luogo pontificale.£Adunque sollecita queste cose;£e se ciò non farai, sanza più porgerti le mie forze£io ti lascerò nelle sue mani —.£E detto questo, si partì,£discendendo a' tenebrosi regni di Pluto;£e con lamentevole voce chiamata Aletto,
forza più che con ragione,£crescendo il contado£e sottomettendosi a la giuridizione ogni nobile di contado,£e disfaccendo le fortezze.£Come i Fiorentini furono sconfitti a Montedicroce da' conti Guidi.£Negli anni di Cristo MCXLVI,£avendo i Fiorentini guerra co' conti Guidi,£imperciò
e le donzelle;£nondimeno sempre ei piglia la sua moglie bianca.£Tiene ancora alcune schiave cristiane,£e queste sono o spagnuole o portogallese.£E tutte le donne sono sotto la guardia degli eunuchi,£che sono pure schiavi negri.£Questo re invero ha gran dominio,£ma piccola entrata,£la quale
e quando vogliono si mettono in acqua;£e le barche similmente hanno li suoi battelli.£E quando vogliono racconciar la nave,£poi che ha navigato un anno o più,£avendo bisogno di concia£li ficcano tavole a torno a torno£sopra le due prime tavole,£di modo che sono tre
— Sozza puttana,£che di' che io sono gatta,£e che io ho beùto bianco e vermiglio,£e nascondi i bagascioni tuoi in su' crocifissi;£e' convienne che tua madre il sappia.£Dice la donna: — £Di' tu a me? £Dice Mino: — £Anche dico
venuto a tanto il mondo£che tutte le cose che si fanno,£chi ben considera,£non hanno riguardo se non a' danari, a tirare a sé.£E assai cose se ne potrebbono dire,£le quali serebbono tutte parole al vento;£e però non voglio più stendermi sopra la presente materia.
pensando che il tempo è tale£che, guardandosi e gli uomini e le donne d'operar disonestamente,£ogni ragionare è conceduto.£Or non sapete voi£che, per la perversità di questa stagione,£li giudici hanno lasciati i tribunali?£le leggi, così le divine come le umane, tacciono?£e ampia licenzia per
La qual cosa vedendo essi£non essere osservata,£tagliarono le tette a tutte le donne lattanti,£accioché non potessero più notrire alcun figliuolo:£la qual cosa cagionò grand'affanno£e miseria in tutte le altre donne.£Era in questa provincia a quei tempi£una certa donna chiara per potenza e autoritade,
della venuta del detto provinciale£che si aspettava,£non sapendo noi£che fare si dovesse,£fu determinato£di mandar a chiedere a Barnagasso£che ne volesse dare qualche aiuto£per la nostra partita,£accioché noi non stessimo£a consumarci in quel luogo.£Sapendo questo,£i frati l'ebbero molto a male
cominciatore il beato Domenico nato di Spagna,£ma al suo tempo no·lla confermò,£con tutto che in avisione avvenne al detto papa£che la chiesa di Laterano gli cadea adosso,£e 'l beato Domenico la sostenea in su le sue spalle.£E per questa visione era disposto di confermarla,£ma
e sì fese grandissime çogie e gran careze.£Lo qual cavalier navradho£non se movete niguna fiadha de chà dentro£né non voleva£che nigun lo vedhese.£Mo verasiamentre io sè ben dir questo de·llui,£che faseva molto gran dolor£e spese fiadhe disseva£che Tristan de Lionis l'aveva vituperadho,
gl'iddii, la mercé loro,£ci hanno tanta di grazia fatta,£che quasi tutto il carico della nostra nave avemo spacciato,£il quale fu in maggior parte£spezieria, perle e oro, e drappi dalle indiane mani tessuti;£e intendiamo, ove piacere de' nostri iddii sia,£di cercare le sedie d'Antenore, poste
che poterono si fuggirono in su la rocca,£la quale era fortissima,£e tennersi lungo tempo apresso.£La città di sotto alla rocca£essendo presa e corsa per gli Fiorentini,£e prese le fortezze e le genti£che·ssi contendeano,£l'altro minuto popolo s'arenderono a patti£che non fossono morti né
in essilio,£disse Socrate:«£Più tosto, per mio consiglio,£fuggi questa morosità dell'animo tuo,£qual fa che dovunque tu sia abbi te non bene».£Voglionsi adunque in prima deporre queste affezioni e adempimenti d'ogni suo diletto,£qual cose son radici e capo di tante nostre ansietà e tormenti.£Deporremole consigliandoci
la faça megio in la fin dela batagia£de ciò qu'ello non l'à ancora fato infin qua,£dir posso qu'ello sè vergognado.£E questo vedé vui quiaramentre£che questo cavalier plui aspramentre et megio£se mantien inversso de si£de ciò che non fase miser Lanciloto;£et zerto se l'aventura
me conbata a vui, a mio saver».£Et oldando miser Lanciloto queste parole,£elo cusì disse:«£E como, signor, non fossi vui lo qual conbaté con mi?£perché io cognositi tuto quiaramentre le vostre arme».£Et alora miser Tristan respose in questo muodo digando:«£Signor, or sapié che de questo
mercanzie.£E quando fui in Tripoli mi ammalai in casa di messer Regulo degli Orazii,£e il detto messer Regulo di mio ordine£mandò la mia roba con una caravana picciola£che andava in Aleppo:£la caravana fu robata£e tutta la mia roba si perse,£da quattro cassoni di
Lo re si maravigliò,£e domandò la cagione di quello che domandava.£Egli lo disse:£come il tal suo mastro usciere volle£che io gli promettessi dargli il mezzo di quello£che a vostra santa corona mi donasse;£fate a lui e le venticinque a me.£E come che io
mondo quando ello sè amado£dela plui belletissima damisela del mondo.£Quando elli ave cussì bevudo lo bevere amoroso,£como io ve conto, Governal,£lo qual regardà lo vasselo d'arçento£e que·llo cognossé, devene tuto smarido.£Sì qu'ello se tirà in pocho indriedo,£et quando ello
che non gli appaririano più demonii,£come facevano al presente.£Risposero che piacevano tanto loro£queste parole che udivano,£che non sapevano che rispondergli,£e per questo si rimettevano nelle sue mani,£e che 'l capitano disponesse di loro£come de suoi fratelli e servitori.£Allora il capitano gli abbracciò,
vanno gridando ad alta voce:£e questo fanno per non scontrarsi con li Naeri£overo con li Bramini,£perché, non gridando,£e andando alcuni de' Naeri£a veder li suoi frutti£e scontrandosi con le dette generazioni,£i prefati Naeri£li possono ammazzare senza pena alcuna,£e per questo rispetto
terra essere uno potentissimo cacique,£il quale andava vestito al modo nostro.£Questa costa è tutta paludosa£e piena d'arbori,£nella quale cercando li nostri far acqua,£trovorono di quelle ostriche£nelle quali nascono le perle,£con alcune d'esse dentrovi.£Né per questo parve loro£dover dimorar lì lungo
Juccio, passando,£avea affisato e sorriso£inverso il cieco padre.£Ed essendo venuta l'ora£di tornare a casa a desinare,£prima che salisse il cieco col figliuolo la scala,£il cieco fece l'esamine,£e disse:—£ Figliuolo mio, hai tu veduto niente£di quello che io ti dissi?
disse£che gli Ubertini suoi parenti£il ne tradiro e ingannaro,£e chi disse£che lo 'nganno fu fatto al Comune.£De la quale perdita del castello£spiacque molto a' Fiorentini,£però ch'era molto forte,£e in una contrada£che tenea molto a freno gli Aretini.
assalendogli la fame,£per non potersi aiutar in luogo alcuno vicino,£cominciorono li compagni£a sollevarsi contra di lui,£dicendo£che morivano di fame£e non volevano più star£in quel luogo pasciuti di parole,£perché lui diceva loro£che aspettava il baccalario Anciso,£il quale, quando lui si partì
erano usciti.£E non pensando essere assediati,£non si providono di vittuaglia;£e poi che l'assedio vi fu,£non poterono:£e però la fame gli assalia.£Gli uficiali£che avean la guardia della vittuaglia,£saviamente la stribuivano per modo segreto.£Le femmine e uomini di poco valore,£di notte, passavano
o la bocca,£gli danno dell'acqua,£e si lava le dita,£e la tovaglia per asciugarsi.£Gli portano anco una coppa d'oro,£nella qual va sputando la foglia del betelle.£E insieme con lui£vengono suoi nepoti e governatori£e altri signori£che l'accompagnano,£e tutti portano le spade ignude
in quel modo che è detto di sopra,£e li dice con quel toccare:"£Lui ne vuol tanto";£il compratore con il toccar le dita del sensale li dice:"£Io voglio darli tanto":£e così in questo modo fanno il prezzo.£Se la mercanzia£di che si tratta fra loro
fatto qualche preda nella guerra.£Subito che cominciarono ad inviarsi,£il capitano giudicò£che nel marchiare gli nemici£non averiano ardir di assaltargli,£se gli Spagnuoli stessero per retroguarda;£ma gli nemici,£che erano nella terra del lago£e su per la riva,£assaltarono la schiera delle genti di Tascaltecal
la quale per sua grandezza e altezza£comprendeva tutto il corso del fiume d'Arno,£per modo che 'l facea ringorgare£infino assai£presso ov'è oggi la città di Firenze,£e per lo detto ringorgamento£si spandea l'acqua del fiume d'Arno, e d'Ombrone,£e di Bisenzo per lo piano sotto Signa,
ho fatta la esperienza,£e ho bene osservato£alli nove di giugno, nel mezogiorno,£il sole di gradi:£dalla quale osservazione,£per computazione d'uomini di questa cosa peritissimi,£è stato conosciuto l'altezza del polo£essere di gradi£, e il giorno più longo£d'ore e un quarto.£Avendovi descritta
con disusato allagare ti fece alcuni danni?£Ma diràe un altro calognatore,£però che noi dicemo dinanzi£che le tribulazioni ne sono amonimenti e correzzioni,£dicono, a ciò ch'io diventi migliore£sono puniti quelli,£perch'io viva quelli muoiano,£perch'io sia serbato quelli sono perduti.«£None perciò»,£dice santo Giovanni
le porte di Firenze con IIII^M armadure a cavallo,£per abattere l'orgoglio de' Fiorentini;£ed erali possibile,£ch'elli era segnore di Verona, di Padova, di Vicenza,£di Trevigi, di Brescia, di Feltro,£di Civita Belluna, di Parma, di Modona, e di Lucca;£e aveano di rendita l'anno di gabelle de
lo so cavalo in uno alboro.£E quando ello ave trato£tute le soe arme£açeto cha la soa spada,£in quella era çià tuto scuro.£E Brenchaina,£la qual de lui se prendeva gardar£et atendeva tuta fiada£qu'ello vignisse£per saver novelle delo torniamento,£alora quando ella lo
Italia, e dell'altre province assai.£Come Federigo detto re di Cicilia£venne per mare a la città di Pisa.£Federigo di Cicilia,£il qual era in mare con suo stuolo,£come fatta è menzione,£agiuntosi già co' Genovesi,£sentendo de la morte dello 'mperadore,
onde,£se vogliono aver grano£o altre cose necessarie alla lor vita,£convien che i miseri£impegnino i loro figliuoli:£il qual grano e le quali cose£sono loro portate per mare da' Siciliani,£i quali se ne tornano con questi ostaggi.£In questo mezzo eglino vanno a rubbare£discorrendo
per cagione de' corsari,£che tengono un luogo detto Hidras,£dove anche non son mercanzie.£Oltra di questo il sorger delle navi£è molto lontano da terra,£e con barchette piccole£bisogna portar a terra le robbe£che si son condotte.£Nel tempo£che io scrivea queste cose,£era signore
mondo.£Come i Saracini presono Tripoli di Soria.£Negli anni di Cristo MCCLXXXVIIII,£del mese di maggio,£il soldano di Babbillonia d'Egitto£con grandissimo esercito di Saracini£a cavallo e a piè venne in Soria,£e puosesi ad oste alla città di Tripoli,£la
legname,£acciò che trascorrere£non potesse la gente.£Messer Manetto Scali£(nel quale la Parte bianca£avea gran fidanza,£perché era potente d'amici e di séguito)£cominciò afforzare il suo palagio,£e fecevi edificii da gittar pietre.£Li Spini aveano il loro palazo£grande incontro al suo,£e eransi proveduti
mi maraviglio che,£essendo tu uomo,£fai reggimenti bestiali,£in ciò che stai sempre col capo chinato,£e guardi le scure cose della terra,£laonde se' infermato£e caduto in pericolosa malatia.£Ma se rizzassi il capo,£e guardassi il cielo,£e le dilet tevoli cose del cielo considerassi,£come
la detta Mengrelia per boschi e montagne,£la sera fummo£ov'era la persona di Bendian,£signore di Mengrelia,£il quale era con la sua corte£in uno poco di pianura£e alloggiati sotto un arbore;£gli fece sapere per il detto Nicolo£che io volevo parlare a sua signoria:£mi
guardar,£lo qual voleva andar d'una camera in l'altra.£E vegando ella Tristan,£quella se fexe avanti,£e sì lo conmençà abraçar et a basiar.£Et quando Tristan se n'acorsse de lié',£sì fo molto dolente,£et sì la voleva trar d'adosso,£mo ello non pote miga,£perqué ello non
ve inchagia,£perché, sì m'aida Dio,£tal ha prochurado lo mio male£che anchora eli se inpentirà.£E cià mai dalo mio re£non me partirè davanti£che io sia qualcossa vendegado.£E de questo che vui me prometé£io regracio a vui molto duramentre».£Quela
la ragione degli andazzi,£per forma che non potea£avere il torto;£e che di ciò facesse sì£che mai non ne sentissino alcuno richiamo.£E così promesse loro,£poiché andazzo non era,£di liberare la vigna,£e di non seguire più la sua impresa.£Per certo la legge
li dei£e far oblation per lui£acciò ch'elo scampasse delo male.£Alo quale la madre respoxe£e disse:«£O mio fiuolo,£tu ha' molto ofexo e turbato£li domenedei e li sacrificii soi,£e li domenedei recordandossi£che tu li ha' cotanto offesi£si recompensa e reputa la pena
l'isole d'Hitland e Feyeril, spirando greco.£A' avendo trovato vento prospero£facemmo vela verso greco, fino a' ;£poi avemmo il vento contrario da greco,£che ci gettò giù il trinchetto.£A' del detto spirando di nuovo vento prospero£si fece vela verso greco,£e si tolse l'altezza
così si missono in camino.£E questo piovano volle essere lo spenditore,£comprando le migliori vivande£che potea,£sì che stettono alla paperina.£Ed essendo a Petriuolo,£e bagnandosi,£come a casa tornati erano,£e la moglie dicea a Salvestro:—£ Tu sai bene quello£che 'l medico
bisognevoli doni,£promettono graziosi boti:£i quali doni ricevuti,£ciascuno s'ingegna d'adempiere£la volontaria promissione£visitandoli,£ancora che sieno lontani:£la qual cosa appo Iddio£grandissimo merito sanza fallo t'impetra.£Risuona per Roma,£com'è detto,£la gran fama£nella quale un nobilissimo giovane dimorava,£il
voi dovreste dire ‘a mio parere’,£e forse vi direste il vero;£ma voi dovreste pensare£quanto sieno più calde le fanciulle£che le donne attempate.”£La donna disse allora:£“Figliuola mia, così è il vero;£ma io non posso fare£caldo e freddo a mia posta,£come tu
le lor femmine£viddero li nostri smontare,£gli vennero all'incontro£con gli archi e freccie:£come li nostri mostrarono£di voler dar loro alcuni presenti,£subito fecero amicizia.£Li nostri stettero quindici giorni in questa isola,£per acconciar le bande della nave£che faceva acqua:£vi trovarono capre, galline, coche,
e tenevano il viso e la fronte£dipinta di varii colori.£Essi pensarono un inganno£per ammazzare i cristiani, a questo modo.£Essendo loro da' nostri£dimandata dell'acqua,£risposero che£andassero a prenderla£alquanto dentro terra,£perché alquanto scostata dal mare era,£e mostravano loro il camino£per certe picciole
Ma se pur prosuppor si volesse£che io fossi stato di quelle£e lo 'nventore e lo scrittore,£che non fui,£dico£che io non mi vergognerei£che tutte belle non fossero,£per ciò che maestro alcun non si truova,£da Dio in fuori,£che ogni cosa faccia bene£e
disse£che le tre caravelle in quel porto entrarono.£Tutti gl'Indiani£che erano venuti in quella costiera£a vedere i cristiani£o a contrattare con loro£portavano l'orecchie tagliate,£o per dir meglio frappate,£e versando sangue per lo viso.£Ma questa è cosa comune nella Nuova Spagna£e in
li loro anticessori al Comune e popolo di Firenze e parte guelfa;£che secondo giusto prezzo,£alle ragioni v'avieno i conti,£valeano più di fiorini XX^M d'oro,£con tutto fossono terre£di giuridizione d'imperio,£che male si potea vendere o comperare.£Ma come si fosse,£i detti conti e·lloro
sempre voltando verso il re,£e col sbatter delle ali£e col chinar la testa£segno d'allegrezza mostrando.£Mentre poi il re nel castello entrava,£fu tale il strepito dell'artegliarie che parve£che quanti tuoni e folgori venner mai dal cielo£fossero tutti in quel punto ivi mandati,£che fu
çorni vui consegé tuti quelli£che ha mestier,£et sì è manifesto per tuto lo mondo£che vui mantignì megio la rasion£qua tuti li altri re et baroni£che vive in questo mondo,£et inperciò io son vignuda da vui,£aciò che vui me devese meter consegio in cussì
se tu non la prendi che la dimandi.£E se pure avvenisse£che io ne dovessi alcun trovare,£conosco che quanto più la guarderò£di minor pregio sarà;£e però, anzi che ella divenga più vile,£prendila, io te ne priego.”£Mitridanes, vergognandosi forte,£disse:£“Tolga Iddio£che così
vita a questo£et domane a questo et a quello altro,£et questo et quello tormentando et confinando,£dei quali fu el mio genitore uno:£che ancora de pietate me affligo,£recordandome havere da sua memoria£inteso il tormento et passione£che hebbe de l'aspra et molta tortura,£cum li
a messer Lambertuccio:£“Messere, se voi mi volete punto di bene£e voletemi da morte campare,£farete quello£che io vi dirò.£Voi vi recherete in mano£il vostro coltello ignudo£e con un mal viso e tutto turbato£ve n'andrete giù per le scale£e andrete dicendo:£‘Io fo
se essi sanno,£e le donne d'altra parte anche sanno:£il che altro che utile esser non vi può,£per ciò che, quando alcun sa£che altri sappia,£egli non si mette troppo leggiermente£a volerlo ingannare.£Chi dubita dunque che ciò£che oggi intorno a questa materia diremo,£essendo
piccolo essergli rimasa,£delle rendite£del quale strettissimamente vivea£e oltre a questo un suo falcone de' miglior del mondo.£Per che, amando più che mai£né parendogli più potere£essere cittadino come disiderava, a Campi,£là dove il suo poderetto era,£se n'andò a stare.£Quivi, quando poteva uccellando
le lor massarizie,£e le case ancora sopra li cammelli,£le qual case sono£come una trabacca da uomo d'arme,£e sono di lana nera e trista.£Alli XI d'aprile si partì£ditta carovana da Mezaribe,£che furon trentacinquemila camelli,£e vi poteva esser£circa mila persone;£e noi
perfettamente apparecchiate e proviste,£giunse il re a Balicie,£villa del palatino di Cracovia£distante dalla città per mezo miglio,£con una innumerabil moltitudine di Francesi e di Poloni,£ove per quella notte si fermò,£e vi fu con grande allegrezza£e sua e di tutti i suoi£molto alla
d'ogni etate, d'aspecto, de costumi e de virtù dotati:£cosa laudatissima e de gloria in uno principe.£Per il che, piacendoli le maniere e costumi£de uno giovene suo alevato,£assai de gentile aspecto,£ma figliuolo de uno artifice contatino, dal Bondeno£venuto di poco ad abitare a Ferrara£(il
Con occhi d'amorosa luce sfavillanti,£alquanto sorridendo£si rivolse la bella donna a Filocolo£e dopo un lieve sospiro£così rispose:—£ Nobilissimo giovane, bella è la vostra quistione,£e certo saviamente si portò la donna,£e ciascun de' giovani£assai bene la sua parte difendea;£ma acciò che ne
fu da Filippo nella camera richiamata.£Calandrino, tornato a lavorare,£altro che soffiar non facea;£di che Bruno accortosi,£per ciò che molto gli poneva mente alle mani,£sì come quegli£che gran diletto prendeva de' fatti suoi,£disse:£“Che diavolo hai tu, sozio Calandrino?£Tu non fai altro
fatta contrada e natura e disposizione di stagione.£Adunque per grassezza e carne senza peli£appaiono l'uno all'altro simili,£io dico i maschi a maschi£e le femine a femine.£Percioché, non essendo le stagioni dissomiglianti,£né corruzioni né male disposizioni£possono avenire nel concepimento della creatura,£s'alcuna gran disaventura
indovinano molte cose£che hanno da venire£e fanno giudizii veri£sopra le natività degli uomini:£e li re e gran signori£li mandano a chiamare,£e a volergli parlare e vedergli£è necessario£che eschino de' loro palazzi£e vadino in orti e giardini,£e qui gli domandano ciò
vive.£Or messer Nicolò il cavaliere,£come uom di alto spirito,£doppo la sudetta guerra genovese di Chioggia£che diede tanto da far ai nostri maggiori,£entrò in grandissimo disiderio£di veder il mondo e peregrinare£e farsi capace di varii costumi e di lingue degli uomini,£acciò che
strenui,£e quasi del continuo guerreggiano co' Tartari£precopensi ad essi vicini,£scorrendo nelle lor provincie£e predando i bestiami loro,£che poco altro in quei luochi£trovava che predare.£È Circass distante da Kiovia£venticinque miglia poloni,£sopra la quale andando contra il corso del Boristene£per dicessette miglia
che l'altro corse.£Quello che prese per ultimo rimedio£il prese discretamente,£di che merito giustamente£gli dee seguire,£il quale merito dee essere l'amore della donna,£se dirittamente si guarda;£e voi dite il contrario —.—£ Passi della mente vostra£che il vizio,
castigato del suo orrendo vizio,£percioché quasi tutti£erano immersi nel peccato della sodomia,£in tanto che raro era quel fanciullo£che scappasse dalle loro mani.£Meramer. Meramer è una città£edificata dalli Gotti fra terra,£lontana da Azafi circa quattordici miglia,£e fa
cammina£che questo mulo gli vada drieto,£e non lo cavalcando£se ne va sopra un letto portato:£e venne fuori£vestito di una roba di broccato£ch'arrivava infino in terra,£e così il mulo era tutto coperto.£Portava il Prete la sua corona in capo£con la croce in
mandai,£per avervisi veduti segni di gran ricchezza,£sendo così prossima a questa gran città,£rassettatomi con alquanto più gente e cavalli,£vi mandai un capitano£con settanta cavalli e dugento fanti£ben armati con artiglieria,£ad effetto che riconoscessero£tutta quella provincia e suoi secreti,£e caso che fusse
Nel detto anno MCCCXXI£il detto papa Giovanni£co' suoi cardinali£ordinarono triegua per tre anni£dal re Ruberto a don Federigo di Cicilia£per potere meglio fornire£la 'mpresa di Genova,£il detto re Federigo£dimandando per suoi ambasciadori£pace o triegua di X anni,£e Reggio e altre
incomincia passata l'isola dell'Assunzione,£a riscontro dell'alte montagne£di Honguedo e delle sette isole,£e v'è di distanzia per traverso intorno o quaranta leghe.£V'è in mezzo più di dugento braccia di fondo:£la parte più sicura da navigare£è dalla banda dell'ostro.£E verso tramontana,£cioè da dette sette
anno, a dì XVII di novembre,£avendo la gente del re Ruberto£presa l'isoletta di Lipari in Cicilia£e assediato il castello di quella£e molto stretto,£il conte di Chiermonte di Cicilia£colla forza de' Missinesi£armò in Cicilia£VIII galee e VII uscieri e XL legni£con gente
e insieme andamo a' priori,£e conducemovi alcuni erano stati al detto consiglio,£e tra i priori e loro fumo mezani,£e con parole dolci£raumiliamo i Signori:£e messer Palmieri Altoviti,£che allora era de' Signori,£fortemente li riprese sanza minaccie.£Fu loro risposto,£che di quella raunata niente
vizio,£chiedere e amare la virtù.£Ma che interviene?£Proprio el contrario da quel di sopra.£Colui accolse e' minuti rimasugli,£e composene el pavimento.£Noi vero, dove io come colui e come quell'altro£volli ornare un mio picciolo e privato diversorio£tolsi da quel pubblico e nobilissimo edificio£quel
erba e senza alberi,£e quella notte surgemmo in braccia.£L'altro dì poi facemmo il nostro viaggio,£cominciando a navigare£innanzi all'apparir del dì£alla via di maestro,£e venimmo a veder£a mezzo d'uno stretto e bocca£di qualche leghe da una terra all'altra,£il quale stretto aveva nel
malizia de' loro adversari;£ma niente giovò,£perché usoron modi pacifici,£e voleano essere repenti e forti.£Niente vale l'umiltà contro alla grande malizia.£I cittadini di Parte nera£parlavano sopra mano,£dicendo:"£Noi abiamo il signore in casa;£il papa è nostro protettore;£gli adversari nostri non sono guerniti
maggior cura e diligenza£che si poté fare,£e per aventura io andava inanzi£quasi una mezza lega£accompagnato da sette cavalli,£pensando meco stesso£d'andar vedendo il paese,£accioché, si avenisse caso alcuno,£come poi intervenne,£io potesse aver tempo£di ragunare e mettere in ordinanza i soldati e
so bestiame,£in tal maniera como io ve conto,£atanto echo vui in quela parte vignir£uno valeto tuto a piè,£lo qual non portava forssi uno archo£et uno carchasio pleno de freze a gran cantitade.£E quando elo vete Tristan,£elo lo reguardà£et sì vete£qu'elo dormiva
£si drizarono tutti quelli del palagio £e parlarono, £e misono le guardanappe
disse Lancelotto, di queste lettere sapete vo' £chi- lle fece? —£ Certo, diss’ egli, no.
me »; £ed e le disse £che si fara elli e volenteri di
di Dio. disse monsignor Yvano, tu ne di' si buone insegne £che
grande gioia di lor dama £ch' elli credieno aver perduta a tutto giorno
la maggior pressa, £si torna in quelle parti £e si fiede intra
si possa isvegliare £davanti che no voremo. £Si l corichiamo dentro
albergare. £Oil, diss’ elli, volentieri, £se ccio non e il deslial cavaliere
volevano. £si pungono per atare a lloro compagnoni;’ £e monsignor Galvano se
chi sono?- £Oil ben, diss’ ella, vo' siete della magione di monsignor
combatte, £ma vincere no llo pote, £si si ritorno in su' camera. £Allora
non fu tal maraviglia veduta; ne unque que' di la entro non
mi dona santa ». “ £Allor son egli piu lieti che davanti, £si Dnno mettere
li neacciano £e lli pigliano tutti a llor volonta. £E quando Lancelotto
ella; £poscia dice a Lion: Bel dolze amico, £qual consiglio mi donerete
la riscoteste! ». £Si gli corre suso £quanto ch' elli puote, la lancia islungata, £e
m’ aiuti lddio, diss’ elli, non faro s. £Si se ne va tanto ed entra
£e manuca della venigione £che buona li pare. lzol £Quando elli
non sofferei inulla maniera £che l’ uomo vo facessi onta ne danaggio di
disse: £Tenete, damigella, £e sappiate £che non a al mondo dama ne
la saluta £ed ele disse: £eHal, cavaliere, male andate a quel castello,
me piacera, £ch’ elli m’ e bene aviso £ch’ io ho ben mia chesta a
à della morte del siniscalco non si vuole fare cognoscere, £anzi le
di Mare £dond’ i' v’ o contato. £E quando il cavaliere £a cui
di dentro. £Si- ll’ acconcia tale £che l sangue gli salta perme' naso
£quando vo' v’ avete fallito, io non so £a cui mi possa ricoverare.
trovato. —£ Hal, damigella, diss' elli, £se voi il credete trovare anzi di me,
£ch’ elli donassono a Lancelotto coverture bianche, a llui e a su' cavallo,
lo romito l’ ode, £si gli disse: Bel sire, troppo avete mal
il vidono, £si l conobono bene, £si sono si isbigottiti £che non
colui £ch’ avea stato morto seppono il danaggio £che n loro avea fatto,
riposo; £ma poscia che voi ne l’ avete gittato, egli e ben diritto
popolo, £com’ elli avea fedito Gioseppo £e come la spada era rotta. £E
£e dicono £che ben sia elli venuto: si l fanno discendere per
gli degnasse rispondere: £si entro immantanente in sua magione £e domando sue
talento di prendere nullo, che unque non avea amato per amore, ne
quantita di genti, £si sente £ch’ elli el prendono per le braccia £e
maggior gioia £che unque mai fosse, £che vo' m’ avete vendicato dell’ uomo al mondo
cio £ch’ egli a fatto, che ben si pensa £ch’ egli a male operato,
fedito £com’ egli era, £insin qua dove vo mi trovaste. £E quando
avenne elli bene £che non agiugne cavaliere a colpo £che non gli
a llui e a Lion, £si pensa in qual maniera tutta la
meglio £ch’ egli puote; oema quello lo studia troppo duramente, £si si dispezano
bene £e' farebbe uno giorno per lei: £ed e' disse £che farebbe
il cavallo degli sproni, £si fiede nell' acqua isnellamente. El cavallo fu
£Sl oQuand' e fu montato nel poggio, £si isguarda davanti lui. ma
l’ uomo?, disse monsignor Yvano. —£ Chi abattesse lo scudo £che vo vedeste
a in se piu prodeze £che non a inn- uom mortale, £e di
tutto giorno a giornata £ch’ egli none incontra huomo ne femina £che novelle
£che molto sembiava gentile huomo, £si menava in sua compagnia molti cavalieri;
quelli li dicono £ch’elli dimori ancora, £ché troppo à poco dimorato con
lascia corere el cavallo £per lui fedire per me' corpo della lancia,
che voi non sarete £in luogo ove voi possiate oggimai venires. £E
dama o damigella, £si'l piglia alle due braccia £“e que se n’avede
loro. £quand’e' viene presso di loro £si dicono le damigelle a monsignor
tratto. —£ Non sarà, damigella, dicono elli, £tanto come noi possiamo. —£et A
non l’avieno veduto, £e tanto il ridotano per le maraviglie £ch’elli fa
e facciamo con esso noi portare infino al castello della Caretta, erceiò
ciò è un de magior cavalieri £ch’io unque vedesse, el me' fedente
suo elmo £e prende una lancia, la più forte £che può trovare,
mostravano, £si venne in questo paese a molto gran gente £e
e-lle disse £che voi eravate il miglior cavaliere del mondo. £E io
si duramente il primaio £ch’elli incontra £ch’elli il porta lui e l
se moriste, disse Lion, per tale aventura, £che credete voi £ch’ella ne
per di dietro, £si v’arete grande ontab. £Atanto si risente monsignor Galvano,
ed e' mi disse £che ciò era per Lancelotto de Lac £che
tosto che li fali. £Astor l’agiugne basso, £che molto v’ebbe messo suo
né capelli in testa. £PMa elli si sente alquanto alleggiato di suo
si difendono duramesnte, £si aiuta l’uno a l’altro a suo podere.
disse Lancelotto. —£ Sire, diss’elli, £ciò fu' io £che menare ne la
già non uscirà, £e non piglia una di noi tre. —£ Per
voi lealmente, disse colui, £che vo' ne farete vostra possanza? —£ Oil,
degli altri come vollono. £E' cinque fratelli, £che bene ebono veduto Gariet
in ciò £ch’io me ne venia per davanti una loggia gallesca, £si
l’otava della Madalena: £si à mandati tutti suoi messaggi a' baroni di
Pelles, £ché nel luogo potrà elli questa spada averes. £Allor gli comanda £che voi non potrete mica tanto di ben fare in vostra vita
gitta sopra sua testa, £e trae la spada. £Poscia si torna
davanti; £e disse a-ssé medesimo £ch’egli vorebbe meglio essere arso £ch’egli
il cavaliere, non è, £ch’elli venne iersera qui tutto tardi, £e si
i serpentelli corsono sopra el gran serpente; £e durerà la battaglia
comanderò a Dio £e me n’andrò, £ch’elli mi conviene a-ffare, £ch’i' mi
dice £che bene sia ella venuta. £A nome di Dio, diss'ella, £vo
si gli disse: «£Ail, per Dio, franco cavaliere, £no m’uccidete mica, £ma-ttenete
ad voi: alor £si l’arò, £si non ve ne saprà mia amica
ritornate £tanto come vo n’avete il lecere, £e io per l’amore di
che-ssuo seudo fusse abattuto, £ch’egli era tanto ridottato £che nullo no gliel’osava
Astore le domanda £com’ella à nome. £reSire, diss' ella, £i' ò nome
trovò una damigella, figliuola d’un giogante, £che s’era apiattata in una grotta £esi
ebbe la notte giaciuto £ch’ell’à la damigella inviata alla corte del re
ella il vede venire, £si comincia a piagnere troppo £duramente;e li domanda
a cavallo tanto come sia a piè discenduto, £e corre suso a
giorno per una foresta £che qui presso est £tanto ch’egli incontrò per
palafreni ambianti, £sinne portano Galeotto fuori della religione, £ma molto ne sono
in tutte maniere m’à ella stata si leale e sì verdicente £che
lascia corere, la lancia islungata, £e monsignore Yvano a-llui; £si si tradonano
vi truova né ponte né guado né passaggio nullo. £Ed elli isguarda
di Dio, disse la terza dama £ch’avea nome Sibilla, ancora il dovere
avea detto £e elli ne diviene tutto isbigottito, £ché ben conosce la
consiglio est tutto preso: elli convien £che voi facciate la volontà di
è nullo £che dell’essere di là entro possa sapere; £anzi, è £e ne portò il pregio d’una parte e d’altra; £'e per ciò
per donde quelli venivano £che m’aportavano da mangiare. —£ E come poteva
giorno sanza bere e sanza mangiare, £e la sera venne a casa £ch’elli accivirà questa aventura, £se mortal prodeza vi può avere mestieri. —£
i’ vo apporto novelle di Lancelotto £ch’è sano e atatos. La reina
terrena cavalleria, ben vegna il miglior cavaliere del mondols. £Insi gridavano tutti,
elli mica bello di ciò £che-lla vede crucciata; £e ella asciuga suoi
settimane. £Allor si senti sano e atato e disiderante di portare arme,
fa ritornare più di tre arcate. £meTanto fa per la sua prodeza
mort’era. £“E quand’i vidi £ch’i non vi potrei nulla fare di mia
diritto alla porta del castello £Pe quando elli crede entrare di dentro, £si
fare di femina £che suo fratello uccide. £Ed ella disse £ch’ella il
gli avene £si che non trovò là £entro huomo né femina. £E
crede buon consiglio £e abiate pietà di vo' medesimo e ritornate! £Non
ch’uguanno vo ne partiste? £-Per fé, diss’elli, £una gran cagione mi ci
baciate, diss’ella, £una fiata, £si vo chiamerò cheto». £Ed e' la riguarda,
notte £che unque non dormi £e niun si riposò. Lo domane,
peza e dicono £che per niente non sono elli venuti in quelle
suoi più privati amici, £si mne fu elli l’uno e l’altro dussi,
e ferro e fusto, £e que' cade a terra tutto isteso £che
delle finestre £e comincia a pensare duramente. £Allor vide venire d’una camera
dice £che si farà elli volentieri. £Ma i'vo richegio, sire,
none parlerete di ciò £ch’io vo ho detto, £né nol farete sapere
uno stretto sentiere £che l mena diritto in una foresta, £ov’egli truova
ee d’un produomo £che ben me ne vendicasse, £s’elli fosse vivuto infino
quella tomba avea tombe insino qua a dodici £che non ardieno mica,
Ail, sir cavaliere, disse l’una, £non dite niente! £Giamai per podere £che
egli fare £che gli altri? —£Qual, dama?, diss’egli. £I' no voi arei
Artù, £ch’elli cavalca lieto e gioiente per le novelle £ch’elli aveva inviate
risponde: £'Certo, damigella, il cavaliere £che porta lo scudo bianco non ne
ma di Lancellotto no v’ebbe niuno £che novelle n’aportasse, £si ne furono
elli volentieri, £ma e'non è mica ancor tempo. £Per la fé, diss’ella,
compagno della Tavola Ritonda. £Vere, diss’ella, £che vo'siate el trasbenvenuto £poscia
passa oltre £e trae la spad £e fiede Galiganyn lo scudo bianco,
più grande £ch’egli avesse unque ma' veduto, £si non à huomo nel
croce nel miluogo del suo viso, £poscia imbraccia lo scudo e broca
scudo co denti e coll’unghie, £si gliele arappa di mano si roddamente
si si trae presso di lui, £ma in ciò £che-lla volea baciare,
meglio ch’egli puote; £oema quello lo studia troppo duramente, £si si dispezano
vi salvi, sire cavaliere». £WEd Astore gli rende suo saluto a gran
del paese del disleale £che insi li à oniti. £Quand’egli è armato,
che quella davanti, £ché nullo non puote ma sedere a l’alte feste,
di buono acciaio temperata. £Quando il giogante est si bene armato £che
insì il farà elli. £Poscia domanda come sua dama il fa. £Per
mi' vedere sono tutti a llei: £insi son io del tutto a
d’un cavaliere £che domane vuole essere al torniamento di due re. —£E
che avete voi £che tal duolo menate? —£Damigella, diss’egli, £i' non dovrei
fosse £giorno» £VEd e' vi s’acorda bene, £si mette la lettiera sopra due
diss’elli, £che quando me ne sarò andato, £che vo ritegniate i tre
tutto il buccio di suso lui li è caduto, £e l’unghie de
corerà su, el re Artù tuo zio, a uno cavaliere £che molto
il sopprende all’entrata d'una foresta, £e elli riguarda intorno sé £per sapere
Forana £che l mandò al duca in mesaggio. £olnsi cavalcarono insin qua
morte, £com’ella morebbe appresso lui: ercciò era la cosa £per ch’egli era
nosa delle finestre ascolta monsignor Galvano, £si udi el maggior pianto del
non ne vide una si bella. £Ella riguarda suoi occhi chiari
morete tutti; £perciò vo varebbe elli meglio £che voi il lasciaste atanto
miluogo della maggior pressa £e'l fa si bene al primaio pugnere
le disse: £Damigella, mal fuggite, £ché vo non avete guardia. £Ma diteme
montare nel cavallo di Lion, £o ella volesse o no. £Esi si
se potesse. £eE dimentre, fece tanto una damigella £ch’era sua serocchia £ch’ella
pulcella non vo guarentisce, £né ella non vo puote guarire £s’ella, del
entrato, £e' vi truova la sirochia di Meliagante, £quella el trasse della
e ben credé £che ciò fosse boce di diavolo. £Immantanente vide
vassellaggio. £eE monsignor Galvano à tanto soferto £ch’egli à sua alena
—- Oil vere, disse Astore. £Io medesimo l’uccisi di mia mano. —£
terra cheta, £se non v’à altro alresto £che voi m’abiate detto. —£
di queste camere, £ché qui non potete vo' mica rimanere lungamente», £ed
re era quello giorno andato a cacciare £e-lla reina era ritornata dal
lol eElli fu vero £ch’elli m’amò molto, £quando era pulcella, £e
tre; £ma per ciò che non volea £ch’elli il conoscessono, £si fec’elli
e si si corica £e dorme immantanente. £Appresso ciò, non dimora guari
vedere. £Allor comincia el serpente andare a monte e a valle per
di genti, £e l’uccise in vendicanza di suo fratello. £Ma di me,
cavaliere, per Dio e per dibonarità, £che voi mi gittiate di qui
un poco mangiare per la testa £ch’elli aveva vota. £Poscia si dorme,
l re avesse avuto il piggiore, £si com’egli à ora. £Allor monta
al di suso de' suoi animici. £E elli à ciò ben mostrato,
castello intra lui e sue genti £si fece uccidere tutti quelli £ch’elli
non fu unque né mentitore né bugiardo; £ma voi non siete mica
essere vostro cavaliere e vostro amico: £ciò io sarò volentieri, £ché s’i
- Per ciò, disse Lancellotto, £che vo' non avete diritto in lei
gittato sopra sua testa, £e monsignor Galvano si dirizza £e difende al
nullo interrà in questo cimitero £ch’a onta non se ne parta, infino
dDio £e l priega molto dolcemente £che ritornasse per lo luogo a
Si m’è aviso £che, per lo profitto £che nascerà di mia morte,
sue mani, £si gli disse tutta impiagnendo: £eEst e' vero £ch’e' mi
E-lLancelotto s’aresta, £e que se ne va a grande andatura insino
tomba giace £che no ne sia portato fuori di qua entro; £sì
che non sa né £che dire né che fare, £ché ben sa
tempo £che non sia malatto sol in prigione. £Allor compiange sua
è il meglio £ch’io ne vega a vostro huopo, £ché se voi
mai. £Si crede colui trovare tutto presto di sé difendere, £si vede
in pezi, £ma non cadde l’uno né l’altro, £anzi se ne passano
l cavaliere malato vide £che l’uomo ne la porte, £si n’è molto
so bene £ch’io son fedito a morte; £si vo priego, per
è si avenuto £ch’elli non gli è rimaso buccio sopr’a llui, né
sonar una campana, £e s’adiriza in quelle parti £e truova una badia
truova le tavole messe, £ch’elli voleano £ch’elli mangiasse anzi £che si partisse,
si si parte atanto di lui. £Ed e' se ne va tutto
ardDio £e se ne va sua via intra lui f e sua
est la fontana invelenata £donde questo gentile huomo est morto ». £Allor comincia
getta suo scudo di dietro suo dosso, £si se ne va in
del castello, £e la £ov’ egli vide Boordo £si- llo isgrida: « Danzi cavaliere, lasciate
nome di Dio, diss’ ella, £si fia, £che ben sapiate £che colui est
£ov' egli ebbe conquiso Marigart il Rosso £e elli ebbe la damigella diliverata
molto per amore di monsignor Galvano lor fratello. £MPoscia comanda a quelli
nel luogo. Sire, dicono elli, noi guardiamo il corpo £che in questa
voi, sire?, disse quelli. —£ Uno cavaliere sono io, disse Lancellotto, £che
riparare. £Ed e' dice che £si fara elli s’ elli potra, si si rimette
£E I cavaliere salta in su' cavallo £e- lla damigella il priega di
lungo e una di lato, £e la chiamavano £que del paese Trique.
bella cera £e l disarmo elli medesimo; £poscia va a cogliere dell’ erba
el figliuolo del re Orinis, £ed e' se ne soride. £aInsi se
£che ben sia elli venuto. £E come, diss’ ella, il fa Lancelotto? —£ Dama, diss
domando £chi m’ avea donato £e io gliel volli celare, £quand’ ella mi disse
compagnia di genti. £veOve potro io, diss’ elli, trovare mia dama la reina?
re, £e l’ uom li dice £ch’ egli £e andato al bosco a gran
amendare tutto a vostra volonta. —£ ire, diss’ ella, da Dio abbiate voi
£e gli asberghi a dismagliare e dirompere. £Si si misono nella carne
passo el comiato, £anzi me n’ andro la £dond’ io vegno; £vma se voi
li ebbe comandato. £Allor prende Lancelotto l’ anello £e' l riguarda, £e conosce
£che mangiare ». £Allora salgono in istante tutti quelli di la entro £e
produomo, £e egli li rende saluto £e- lli domanda £chi elli e, ed
soffera di parlar al llui' nsin apresso messa. £asOuando i frati l’ ebono cantata
le damigelle a Dio. £e elle non gli dicono nullo motto, £anzi
per quanto £che pote ragunare: £esi entro tutto per notte in questo
molto gli tarda £ch’ egli abbia la dama dilivera; £e quando e- lione el vide
£s’ elli si mette di dentro; £e d’ altra parte e vede colei
il fanno meglio: £si vidono tre cavalieri per diverso il re di
£si difende al meglio £ch’ egli puote come colui £ch’ assai avea prodeza e
morte, £si vo ne- ssa tal guiderdone come di render vita. £Ma se
presto £ch’ io la difenda inverso voi. —£ Vere, disse quelli, per mio
£e gli asberghi a dismagliare e dirompere. £Si si misono nella carne
il conto £qui indiritto per divisare una aventura £che loro avenne nel
scudieri £e domanda £a cui est quello arnese: Sire, dicon elli,
£E elli li dice £che non a mica gran mestier di
e' non ci a £che sei leghe inghilesche: £se vo' vi levate domane
corere per me l’ aringo £quanto che l cavallo puote andare, £si fiede
terre era. £MSi vi trovarono il cavaliere £che malato giacea, £e cio
quella £per cui era la entro rimaso, £e li disse £che buon
£Quando Giuseppo udi cio £che Metagranz diceva, £sissi inginocchio in terra e
— Sire, disse la damigella, ancora il vo conviene a soferire insino
mattino vo' vi sarete inanzi prima. —£ E ove la potro io, disse,
disse £che di tutto quel brieve non poteva elli nulla sapere ne
l’ uomo ti dee ben credere: £si mmi potre ben ritenere £quando
del campo, £si n’ e molto dolente, che cio e un degli uomini
usire d’ una camera una lancia £donde l ferro era tutto infiamato, £e
avete vendicato dell’ uomo al mondo £che noi odiamo piu. £E venite
coloro £che contro a lloro sono. £Si si fossono fugiti del
£Si o tanto apparato in questo giorno d’ oggi £ch’ i' non credo £ch’ elli abbia
rimuovere, £si gli disse: £aHal, sire cavaliere, fallito avete a questa aventura.
vasello avea portato per davanti le tavole, £e davanti leiveniva due ceri
tutti molto dolenti e molto crucciati. lio £E monsignor Galvano disse £che
viene a Lyon £e li disse: £Or vo ne potrete andare
e' ss’ asederono. “ £E quando elli ebono mangiato e tutto per lecere, £si i
voi giacerete stanotte, £che mio esto. £Atanto sono venuti al castello, £e
gli s’ £e nel costato, £si trae immantanente la spada £e s’ aparecchia d’ asalire
diss’ ella, £che per me, £che in mia morte perdera il mondo il
oltrato, £e quelli est si isvenuto £che non gli puo rispondere: si
£che dicieno: Al ventequatresimo anno apresso il coronamento del re Artu, a
dimoro guari £che mi' padre mori e mia madre altresi, £si che
vo' ben vedere per queste immagini £che vo' chiamate lddio, £in cui
o s’ egli £e vivo, £e percio vo loderei io in diritto consiglio
se potesse. £eE dimentre, fece tanto una damigella £ch’ era sua serocchia £ch’ ella
l porto d’ altra parte della riva a qualche pena,' £ma inanzi
£qui venire ». £E Lion sguarda lungi per me l bosco £e
non puo rispondere motto, £anzi si parte della capella tutto crucciato £e
£Quando seppi £che fu morto, £si mi volea di qua entro andare
fuincoronato, mi caccio di sua terra £e mi disireto interamente. £Ma per
cavalieri erano mossi £per chiedere Lancellotto, £e che giamai non finirebbono d’ andare
morto. « Sire, disse ella, egli a nome Badelon, £e l’ acqua per dove
del re non fosse, £si rimovesse davanti £che- lle tavole fossono levate. cLa
al castello £e riguarda il cavaliere £ch’ £e nell’ entrata, £ch’ £e fratello della madre
ne doveva essere il maritare domenica a otto giorni. £a certo che
disse monsignor Yvano. —£ Sire, diss’ ella, £oil, i' non v’ adomando piu s. £E
l’ uomo nol facesse soppellire nella Gioisosla Guardia £inanzi ch’ e' vi fosse venuto,
spalla, £ch’ ella non puo stancare, £e cio l mise alquanto al disotto,
cavaliere trovato, £e ben sapiate, bella cugina, £che cio £e il piu
di bocc a: £si a elli in tale maniera oniti molti produomini
disse: £Per santa croce, sire cavaliere, vo non mi scamperete mica insib.
capo d’ una marina. αSire, disse la damigella, vedete la el castello £ove
certo cio sarebbe troppa aperta follia. £Dunque non vedete voi £che questo
ad aparechiare a mangiare a Lancelotto £e divisa £che, si vi misse
trovereste oggimai si buono stare presso del torniamento. £E sappiate £che vo
e carne di cavriuolo. “ £eElli el saluta, £e elli si dirizano incontro a
dDio £e l priega molto dolcemente £che ritornasse per lo luogo a
£Certo, ladro, mal me venisti a fare onta £e mal vo
dice £che li vede bene. £eSe vo', diss’ ella, mi volete donare
parlato insieme, £e tanto che Boordo disse a monsignor Yvano: eSire, i' vo
pulcella non vo guarentisce, ne ella non vo puote guarire £s’ ella, del
vidi.- £Certo, bel dolze sire, disse il re, i' vo ho molto
siete mica saggio £se vo' l credete. —£ Che? Non ne farete
tanto £ch’ elli venne al castello di Matamas. £E quando quelli di dentro
andata £che' l giorno est aterminato a oggi, £si non a ancor
Astor ricovera su' colpo, £si l fiede sicche gli trinca la testa
elli ebbe trovato la vecchia £e- lli divisa cio £che- lla, vechia li ebbe
fiera battaglia del mondo, che l serpente crede tuttavia venire al di
£e' voi converra a llui giostrare: £si so bene £ch’ elli vo mettera
£Il vo diro, dis’ ella, £se vo' mi donate uno dono £ch’ asa? poco
disse Astore. —£ Per fe, diss’ ella, £e' non ne truova nullo £che
Ese monsignor Galvano avea stato batuto ne difollato, ancor fu elli peggio.
voi £ch’ io vi vada? ». £eEd egli dice £ch’ andare li conviene. £aA nome
volare a terra, £e que' cade morto, £dond’ egli £e gran damaggio, che
Lancelotto disse alla damigella £ch’ elli avea al matino infcontrata: Damigella, o i'
perche l domandate voi? —£ Sire, diss’ elli, per cio £ch’ i' sono giovane
prima. £Ed e' riguarda nel prato di fuori la villa, £si vi
£che nullo vi dicesse motto. £i questa aventura si maraviglia molto monsignor
li ebbe insegnato, £si a tanto andato che venne al poggio. £PAllor
£Allora incontra una damigella montata sopr’ un palafreno: la damigella faceva maraviglioso duolo.
di la entro £ch’ elli loro facciano tanto d’ onore £come possono, « £ch’ i' vo
£e truova due damigelle ed uno scudieri £che mangiavano alla fontana cacciagione
che questo brieve il difende. —£ E te n’ andra' tu, disse Lancelotto,
£ch’ a cavallo non andasse elli mica dallato £si santo santuare come Nostro
e di pali rasati £e fu tutta incortinata incontra lui per onor
£che vo' avete insi abattuto: £si tosto come n’ udira le novelle, uscira
tragono loro elmi £e si trabaciano £e piangono al dipartire; £si entra
£che dicieno: Al ventequatresimo anno apresso il coronamento del re Artu, a
alla uscita della foresta. £Si loro avenne si bella aventura £che tutti
malata se per vo' non: £insi la potete vo guarentire £e vo'
£che questo male non sia maggiore. £Si avete fatto peccato mortale £quando voi
£si si disviluppa da llui £e l piglia co- lle due braccia e
bisogna di questa dama ov’ i' son mosso: £e percio convera elli £che voi
cavaliere £di cui la rinomea est si grande per tutte le terre,
del vostro mi soffero io or bene, £inanzi ch’ io facesse cosa £ch’ lal
piagne: eVenite avanti, disse monsignor Yvano, tutto sicuramente, damigella; £e se
terra, £e que' getta uno grido troppo maraviglioso; £e Astor rimette
dite £che non lasci i' nulla maniera £che non ci vegnas. £eEd e'
disse: £Per santa croce, sire cavaliere, vo non mi scamperete mica insib.
cio fatto, £si ebbono gran paura £che no- lli uccidesse, £si gli
il sopprende all’ entrata d' una foresta, £e elli riguarda intorno se per sapere
£che buona aventura gli doni lddio. Dama, disse Lancellotto, mi sapreste vo'
£Come l’ avete vo poscia fatto £ch’ i' non vo vidi?- Sire, diss’ ella, ben, Dio
quella tomba avea tombe insino qua a dodici £che non ardieno mica,
damigella: « Dama, diss elli, mia dama la damigella di Unguelforte, vostra cugina,
la foresta, là £ov' elli la vidono piu spessa. £E Lancellotto no
£e piu pensoso £ch’ elli avesse unque mai stato. £eMa atanto lascia ora
dell’ altra. —£ Come, diss’ elli, potrebbe cio essere £che vo' di carnale asembiamento
sanza aventura trovare £che faccia a mentovare. £Si venne uno sabato sera
salutai, diss’ elli, £si non mi degno rispondere: £si mi pesera molto duramente
la porta, £e que si fa. £E elli entrano dentro e
s’ asiede: £e elli ebbe avuto caldo £e fu vermiglio a dismisura, e
brisciato. IIj £Si si trapercuotono di corpi e di visaggi si
sapere £se per prighieri elli il potesse vincere, £ma cio no gli
nullo nol conobbe; £e va tanto a giornate £ch’ elli viene
£ché questi guiglioni m' avessono già morta, £se vo' non foste. —£ Damigella,
sangue £che molto n’ era afiebollito, £si discende davanti il mastro palagio e
iscritto, £ch' ella il vuole insi, per cio £ch' ella sa bene £che n
non el guarentisce £che per lui se ne muore. £eE dall’ altra
camera uscire infino a dodici damigelle £che fanno el maggior duolo del
ricordava elli passo niente della spadas. —£ Or mi dite, dice monsignor
l piglia per me la gola £e l fa volare per di
£si n’ andaro tutti fuor del palagio £e si dipartirono tutti l’ uno qua
pensa £ch’ elli se n’ andra, £che con esso coloro £che tal duolo fanno
foresta. Elli li corsono suso, £e elli erano di gran prodeza, £si
croce nel miluogo del suo viso, £poscia imbraccia lo scudo £e broca
ad Astore: £ePer mi capo, vedete qui la piu maravigliosa aventura £ch’ i'
viene a- llui, £si' l dislega. £E quand' egli e dilivero. £si gli
£che se ne vada: « £Al, sire cavaliere, atendeteme! l’ son quelli £che voi
£che non v’ a mai nullo tanto si ardito £ch’ a colpo l’ osi attendere; xi
di mezodi £che vegono davanti loro, in uno poggio, uno castello molto
li a tratti nella bocca, £e l sangue ne salta, £si che
vendicare, andate apresso lui £e voi n’ udirete buone novelle per vostro seudo
entro del torneamento £che l giorno davanti aveva stato, £si ne cominciarono
£che l cavaliere non dimorebbe passo a venire ». o! ee- £Or mi
£che voi arete di mia morte, £quando vo' saprete il martidio £che
su' piacere £ch’ i' non posso nulla far di me, ne piu che
tre pini, l’ uno apresso l’ altro, £ch’ erano si grandi e si alti £che
risguardare una delle damigelle £ch’ era serocchia del cavaliere:' £ed era ancora buona pulcella,
s’ antra in un petito sentieri a destra; £e Lancelotto e la vecchia
cio, £si isgrida a Lancellotto: £Al, bel sire, io son morto se
£che vo' vegnie ma oggi ad albergare con meco, £e io voi
cavalcano appresso £tanto ch’ egli a no bene andato meta di due leghe inghilesche.
cio essere £ch’ io falsero d’ amore inverso mia dama? —£ eMa come potra
fece si ricca sepoltura?- ire, dicono elli, alto huomo fu elli
contravalle la riviera £per sapere £se potrebbe trovare né ponte né guado,
£aMa e' v’ amenavano, disse monsignor Yvano, un' altra costuma, £ch’ e assai piu invisiosa
Lancelotto £ch’ elli mangiasse un poco per andare piu sicuramente, £ma elli lor
suo cavallo £e monta suso, £e si fiede nel padiglione si £ch’ egli
lui e l cavaliere; £allor parlarono insieme £e si tracomandarono al domandare
noi non ci troveremo di leggeri insieme ». £E Aglovalle liel consente. £Allor
sentita insin qua alle carni. £E Lancellotto, £ch' unque non si rimuove, lor
in loro di corpo e di cavallo e di braccia, £si n' à
spade £e- ssi tradonano gran colpi la £ov' egli si possono agiugnere, £si si
parlato insieme, £e tanto che Boordo disse a monsignor Yvano: eSire, i' vo
lor merce, cio li sembia. £E ella li disse: ll re
un pratello £ch’ era di sotto la torre £e con esso lui erano
£che gli disse: aFugite, damigella! £Nol rimutate £che, per mi capo,
ora est si avenuto £che' l giogante sara diliverato per lo scudo
questa montagna, £e vivevano altresi come bestie, £e uccidevano tutti coloro ch’ aventura
il camino £ch’ elli se n’ era andato. “ £eSi a tanto cavalcato che viene a
mio padre el re Bando sa veracemente £che voi abiate ucciso Meleagante,
nol vuole richiedere a cavallo, per cio £ch’ elli era a pie: £si
occhi £e si pensa di fare la piu bella cera £ch’ ella puote.
lui chiedere in tutte terre infin £qua tredici cavalieri £che giamai non
della Tavola Ritonda, £e avea nome Yvano, il figliuolo del re Orien
maraviglie £che suo amico ne fece £quand' e' seppe £ch' ella l' amava, £e come
£che vo siate lieta e gioiosa £e £che vo tegniate altresi gran
lieto di cio £che Lancellotto gli dee uno guiderdone. £E Lancellotto accoglie
della santa croce sopra la piaga di Maternanz £ed e' fu tantosto
£si cadde ispasimato £e giacque gran peza a terra sanza motto dire.
a terra, £e que' torna in fuga £che magagnato si sente. £E
tanto £che non passerebbe oggi per davanti lui cavaliere ne damigella £dond’ elli
piagnere £e a duol fare. £Quand’ i vidi cio, £si ne fu' tutta isbigottita,
poggio, £e quand’ egli £e presso, £si lo sgrida £ch’ egli £e morto. £E
£che- ll' ànno agiunta di tradigione £dond' io l' apellai, £ed ella se n' oferea difendere, £ma
mondo me ne trarra. £Ma la cagione perch’ io ci sono messa
fine menata, £poscia ch’ i' n’ o verace novelle udite. —£- Gia non potrete voi, disse
£quando monsignor Galvano si fu partito da Astore di Mare £che si
avete stato oggi compianto e disiderato d’ essere tenuto da molte belle pulcelle!
vo' nol vedeste.- £Come, diss’ ella, non e elli mica sano e atato?- Dama,
guardare, £i' so bene ch’ elli il verebbe a gran forfatto £e diserterebbe
£e se ne va tutti gli serosci £che truova, £tanto ch’ elli agiugne
di me “ tradir £qui est elli niente, £poscia che vo' ci avete
va? —£ Al nome di Dio, diss' ella, il voi insegnerei bene, £s' i' volesse.
notte £che unque non dormi £e niun si riposo. Lo domane,
vo' vedete il falcone, £si lui cogliete, gia per lui non lasciate.
vero £che vo' tanto l avete fatto per me £che bene debbo
me' la spalla no gli passi d’ oltre in oltre, £ed e’ si spasima.
tutto non sia stordito e discassato. £Ma il cavaliere pare si
avenne, ben a passato X. anni, £ch’ io era picola, £che mi' padre
loro podere facieno di lui uccidere, £si ne fiede si l’ uno £che
mangiare domanda Lancelotto al produomo £come la foresta avea nome. Sire, diss’ egli,
dite, disse Lancellotto, non e £quelli molto alto principe £a cui l' uomo
indiritto non parla piu il conto, £ché qua avanti vo diviserà £com' ella
vecchia battendo di spine £per me li ochi, £ed e' va gridando:
fontana £che surgea per un canone d’ argento £e cadea in un pretone
la damigella discenduta davanti suo mastro palagio, £si se ne vuole andare
disse Boordo, £perché?- Il vo diro, diss' ella, bene, £ma' che vo' m' abiate
mondo £e tutti i ricchi della Gran Brettagna e dell’ altre terre. —£
Lancelotto disceso, £si l feciono mettere in una molto bella camera, forte
del re non fosse, £si rimovesse davanti £che- lle tavole fossono levate. cLa
£E Lancelotto riviene al padiglione £e si corica £e si dorme insino
d’ oltre in oltre, £poscia gli trinca tanto nell’ unghie £come tenea nello scudo.
damigella. £e Tenete, diss’ elli, damigella; son io cheto ancora ad voi?
monta £e accoglie sua via con esso la damigella, £si vanno ben
£vMa unque non fu si vinto £che non pensasse piu alla reina
cugino, £che est cio £che vo' mi dite? Credete voi dunque che
esso la damigella £per cui elli era di corte partito. £E monsignor
intra lui £e la damigella e poscia s' armo. £Allor gli disse la
unque non misavenne tanto a uno solo huomo £come m’ e misavenuto di
comandato £che non £si rimutasono. A lo ndomane, intorno mezodi, £si comincia
grida si duramente £che non v' à colui £che tutta piatà non abbia.
£Si o tanto apparato in questo giorno d’ oggi £ch’ i' non credo £ch’ elli abbia
huom puo divisare, £e l palagio di tutti buoni odori.. £Quando
veduto si bene ispronare intra cavalieri £che poscia £che cavalleria laol See
diss’ egli, n’ a nno il piggiore?- £Per fe, diss’ ella, il re Bando di Maguzo
£ed e' mi disse £che cio era per Lancelotto de Lac £che
ben sappiate £che, s’ i' ne posso venire in punto, vo non faceste
vo ne volete andare, £i' vo comandero a Geso Cristo £che vo
dunque si a voi £ch’ egli mi conviene £ch’ i' faccia amia, voglia o
entrano nel primaio padiglione £e trovarono in su un letto un emo
la lancia in pugno e l’ elmo lacciato in capo. E T cavalier £che
vedere. —£ ePer fe, disse il re, si a l’ uomo molto piu andato
volevano andare di la entro, £e monsignor Galvano apelrenda £o elli morra. £Giamai
spada, £ed entra nel cimitero £e va a gran passo imnverso la
disse a Lancelotto: « Sire, mia dama la reina sofera gran duol per
avea vestite. £Quand' e fu da l' altra parte dell' acqua, £si non discende
attenduto £quand’ e’ ne vede insi la damigella menare. vNe e' non vuole isvegliare
£e vanno vo' chegendo, £si come dicono: £si parlerebbono volentieri a voi,
uno vento si dolce e si soave £che cio era maraviglia; £immantanente
el trovate in nullo luogo, £si gli potete dire £che s’ elli vuole
Lancelotto £ch’ elli mangiasse un poco per andare piu sicuramente, £ma elli lor
egli volentieri. £Si montarono isnellamente, £e quand’ e sono fuori del castello,
piacente £ch’ un' altra vita non mi sarebbe. £E nonperquanto, questo pensieri me
n’ ara l’ onore. £E i' vo priego £che vo' rimagniate oggimai qua entro
la parola. £Si a nno tanto cavalcato £ch’ elli vengono in una prateria grande
sproni £e si fiede nello spesso della foresta £e va tanto £ch' elli
si travidono, £si nne furono molto lieti e molto ebbono grande
accio £ch’ egli era disarmato, si duramente £che gli fende la testa in
merce e lla vostra. —£ E quale aventura, diss’ elli, vo a qua
brocca in quelle parti £e vide la concache bene era la meta
no- lla puo rimuovere per podere £ch’ elli abbia. £eSi vi si provo elli
biltà, niente fu della biltà inverso la riccheza £dond' ella era piena e
mi combatterei gia volentieri, £e nonperquanto inanzi mi combattero io £che andarmene.
scudi; £si spezo monsignor Galvano sua lancia, £e l cavaliere el
£ch’ elle dichino, forse £ch’ alla risposta cantavano: Gloria e santita e onor
sofferire a maraviglia travaglio, £si com’ i' credo. —£ Essapete vo', diss’ elli, £chi
lui servire e guardare, £e ella si facea. £E la damigella
vero £ch’ io passai oraindiritto per davanti uno padiglione £ch’ e qua avanti all’ entrata
di suo capo, sicche tuttavia lo nchinava. monsignor Galvano, £e riguarda el
d' uno muro battagliato tutto intorno alla ritonda. eElli riguarda gran peza il
Lac il Miscedente ». £Quando la damigella intende £che cio e Lancelotto,
la entro un valetto £che disse alla dama: « Dama, monsignor est venuto.
se ridrizare inulla maniera, £anzi giace in terra altresi come morto. l
del cadere, £e elli risalgono in pie £e mettono le mani alle
£Si dormi molto malvagiamente tutta la notte, £ch’ unque non fino di pensare
£si avea in su ciascuna una spada, dirizate le punte contro a
ldio, disse il re, gia per me non udira huomo novelle ». sGran
£si- ll’ acomanda a dDio molto dolcemente £e dice £ch’ egli £e suo cavaliere in
molto disiderava a vedere a monsignor Galvano, £si parla a llui £e
£Per fe, disse Lion, i' v’ andasse volentieri, £ma i' vo veggio qui
£ov' elli est entrato nella foresta di Sapernic, £si come il conto à
aparechiato e a udito messa, £e tre cavalieri a nno mandato a chiedere
viene a- ssuo cavallo £ed e' monta anzi £che quegli fosse ritornato. PE
di Matamas, £che tenea Sagramors in pregione, £e elli avea si gran
monsignor Galvano si diparte da suo compagnoni, £si accoglie suo camino tutto
cavaliere e mio amico: per questa parola son io tutta asoaggiata,
monsignor Galvano non si travaglia incacciargli, £anzi monta in su' cavallo e
£Si m' e aviso £che, per lo profitto £che nascerà di mia morte,
£ch’ egli e e honorato per tutto la £ov’ egli e conosciuto ». £ssQuando l’ oste intende
elli entrano dentro £e vengono tutto a cavallo nella sala £che per
re di Norgales ne parla a sue compagne £che nel luogo erano,
usire d’ una camera una lancia £donde l ferro era tutto infiamato, £e
avenuto £che questo cavaliere vo n’ a vendicato, £ch’ e' gli a la testa
al piu bello £che vo' potete vo vo confortate. £E se
ne mia disaventura non comincia mica pur ora primieramente, £ma dal giorno
la gente del re il vidono, £si si cominciarono a sgridare: « £Or
sarebbe ora meglio impiegato in me £che in voi, £ch’ i' sono I
elli s’ adiriza in quelle parti £e entra dentro tutto armato forse di
£ed egli era uno de piu bellihuomini del mondo £e che
conduca in qualche luogo £che vo' andiate ». “ £E si parte immantanente con
meglio avenuto £che vo' non credete, £ch’ i' vo li o qua entro
chiedete! ». £E' l giogante non lo ntende mica, che troppo era islungato, si
sanza fallo. £E Astor nol riguarda piu, £anzi se ne va tutto
elli' l fanno. £sOuand’ e' furono aseduti al mangiare alla tavola, £si vene
la entro £inanzi che potesse agiatamente cavalcare. £Si si tace ora
ronzino caricato, £e reca in sua mano une fiale £che quella li
a uomo non cred’ i' passo £ch’ elli abbia si sapiente nel mondo. nome
sapete bene qual pena i' soffero. —£ Certo, damigella, diss’ elli, i' non
me »; £ed e le disse £che si fara elli e volenteri di
£E- lLancelotto s’ aresta, £e que se ne va a grande andatura insino
i come parlavano insi, £si vidono della fontana uscire due coulevres grandi
lo scudo £e per me l’ asbergo gli mette la lancia nel sinestro
per passare il ponte a- fforza; £ed egli e di piu grande prodeza
fa mettere in pregione con esso li altri tavalieri: £e quand' egli se l
della piaza cadere a' pie di Giuseppo £e dissono ad alte boci:
non aro gioia né pace in questo secolo. —£ Parlate a me!, disse ella »,
pien d’ ira, sicche ne piagne degli occhi. £E vengono a llor cavalli,
sembia a essere bello £ch' ella non pregia unque biltà d' uomo inverso costui:
vengono insin qua all’ altare, £si- lla trovarono guasta e diserta, £e vidono per
disse monsignor Yvano. —£ Sire, diss’ ella, £oil, i' non v’ adomando piu s. £E
£si vide la damigella £che già era menata al fuoco per liverarla
—£ A. sire, disse monsignor Galvano, non farete, £ma io v’ enterro e
poco di cio £che l nan gli disse. £Si va tanto £che
eaE della corte, disse Lancelotto, sapete vo nulle novelle? —£- Sire, disse
morte, Dio merce. £Or si voglio £che vo' mi tegniate mie convenente ».
vermiglio £si torna immjantanente diverso loro per loro atare. £E quando
£quelle parti in sul cavallo, per cio £che gente vi crede trovare,
£Si erano gia asembiati, £che d’ una parte e £che d’ altra, piu di
vi truova infino a ventiquattro di £que de la magion del re
del mondo £che piu gli a fatto d’ onore: £si n’ e molto dolente
al giorno £per contradire questo matrimonio in questo castello, £e faceste tanto
£che vo' vegnie ma oggi ad albergare con meco, £e io voi
tutti molto dolenti e molto crucciati. lio £E monsignor Galvano disse £che
disarmarono £e gli aportarono uno mantello di sciamito per afibiare, per lo
queste parti, £e quand’ £e n’ a alcuno conquiso, £si' l fa dispogliare tutto
cio £ch’ andare se ne vuole, £e l’ uomo gliel porta. £E quand’ e
e medesimamente davanti il vedente di £che atutti conoscere, £ma piu erranti
della piu ricca terra del mondo, £ch’ i non mi potrei considerare di
queste parti, £e quand’ £e n’ a alcuno conquiso, £si' l fa dispogliare tutto
vo' crediate meglio £che cio sia vero, vo rech’ io suoi capelli in
veracemente £come tu risucitasti da morte, £insi facci tu miracolo di questa
e ferro e fusto, £e que' cade a terra tutto isteso £che
egli e, che di fusto non era egli mica, ne d’ oro, ne
disse a Lyon £ch’ ora a elli troppo soferto: £si discende de crinali
£que di fuori asembieranno a que di dentro, £e con esso lui
£ch’ io non sappia ove rimangono tutti. —£ eOr vo n’ aiuti lddio, disse il
—£ Oil, bel sire, diss’ ella. —£ Or vol comando, diss’ elli, a dDios.
vasello: £si gli piace molto, £ma e' non puo sapere di £che
piace i' vivero, £e se non le piace i' non vivero. —£
vi sgomentiate di cosa £che l’ uomo vo dica, £che ben sappiate £ch’ i'
padiglione £e lfa stendere sopra lui per lo caldo £che mal non
Astore £e gli portarono a vestire una roba di zendado legera per
di loro scudi; £e sono si lassi e si travagliati £che non
battere, ne unque poscia non si tenono i cinque fratelli, £anzi li
la terra del re Artu. —£ Per fe, disse monsignor Yvano, o
si spasima della grande angoscia £che- lli sera a su' cuore, £e giacque
ebbono guari andato £quando elli incontrarono uno cavaliere a une armi nere
per lei voi aresti tanto £com’ i vi sia. —£ vSire, diss’ ella, gran
ed £e non le fa motto, £anzi £si lancia oltre £si che- lle
gridava molto duramente: « Santa Maria, £chi mi gittera di qui? ». Monsignor Galvano
£se ll’ uomo li donasse la miglior citta £che l re Artu avesse.
crede buon consiglio £e abiate pieta di vo' medesimo £e ritornate! Non
la monta davanti a sé sopra il corpo di suo cavallo, £si
£che quelli fretisce a terra d' amendune le palme £e di tutta sua
molto gran paura £ch’ i' non vi possa venire a tempo, medesimamente per
est elli vero £che voi l’ abbiate morto? —£ Chi e quelli £che
£e maraviglioso, £si- ll’ invidia molto il cavalcare, £e elli trae suo elmo che
£come el libro l' à trattato qua adietro, £tanto che conosce bene £che
£che s’ e messo in sua via. Pelrl questa partita dice el conto
anunziando a tutti i cavalieri produomini £ch’ i' posso conoscere £che vi vadano,
fratello era della damigella, £e quand’ £e la vide con esso Lancelotto, £si
ebbe comandato a recare.! £E quand’ egli e ritornato, £si vide Lancelotto
£o elli metta il pugno avanti, £o elli li colpera la testa.
e mangiato con Lancelotto e giaciuto in un letto. —£ ire, diss’ ella, i'
mio padre el re Bando sa veracemente £che voi abiate ucciso Meleagante,
aventura una damigella, la piu bella £ch’ io unque vedessi, salva la bilta
ritorna la damigella £e monsignor Yvano le domanda: Damigella, sapete voi
avete stato oggi compianto e disiderato d’ essere tenuto da molte belle pulcelle!
dissi ora a monsignor Galvano £ch’ elli m’ avea di morte riscosso non mi
trovasse domane £chi ne la difendesse, dunque non sarebbe ella cheta del
meglio £che quegli di la entro poterono, £si gli amenarono suo destrieri,
dell’ altra. —£ Come, diss’ elli, potrebbe cio essere £che vo' di carnale asembiamento
amico era cavalcamo oggi mattinetto per me questo ricetto, £e quando il
una partita ne li cela; £e tutvorebbe essere per sé difendere verso d' uno
giaceste voi stanotte? ». £E monsignor Galvano est si crucciato £che non puo
£che sua dama li mandava, £e elli si disarma immantanente; altresi feciono
£e gli trasse el troncone £ch’ elli avea dallato nel costato £e lo
de' leoni? —£ eire, diss’ ella, £si potea, che v’ avea una altra entrata
della grande servitudine £ove noi erava nol ». ln tal gioia e in tal
colui £che sposata l’ avea vide cio, £si s’ avanti per lei difendere £e- ssi
levato, la pulcella venne a- llui, £e quand’ e’ la vide, £si le disse:
abattuto. £Es’ egli non avesse aiuto, egli fosse stato anegato, accio £che
l’ a elli gittato di sotto lui alla terra. £eE li disse:
Lac. —£ ePer fe, diss’ elli, di lui non vi posso assenare, che
davanti el letto tutto stenduto, £e l cavaliere alquanto presso di lui.
paura £ch’ ella lascia suo brachetto cadere £e torna in fuga tanto £come
trarre di prigione £e li fanno mettere in una camera conta e
sua terra perdere.- £Eil, Dio, diss’ ella, £chi gli donera?- £Per
Dio, diss’ elli, incontro a- llui no mi combattere io gia, £se Dio piace,
ne la fece menare a imbolio, £e giacque co- llei e ngenero quell’ Astor
a tempo al torniamento: £ch’ i' so bene che monsignor Lancelotto vi sara,
la gente del re il vidono, £si si cominciarono a sgridare: « £Or
cavalieri il vidono venire, £si l domandano £che vuol fare. £to
£e che piu amo poveri cavalieri del mondo, v’ ebe mandato molto gran
Maguzo contr’ al re di Norgale. £Ma elli n’ a gia stato una
lli gitta il braccio a collo, £e gli disse £che ben sia
cavalieri £qua entro £e- llor fate tanto d’ onore £ch’ i' ve ne sappia grado,
£che l cuore no gli porta. £Si rimase la entro quella
stanco di sanguinare;' £e di quella piaga dimoro monsignor Yvano xV. giorni
vide cio, £si venne al su' cavallo £e gli trae el
ngenero ». £E- lli conta come: li disse tutto cio £che su oste
amenato? —£ ire, diss’ ella, i' vegno per uno torniamento £che domane sara
cavaliere £che apellato l' à di tradigione nella corte del re Artu. £Seln
parte atanto; £quando egli a un poco andato, £si ode a dextra
£Si grida ad Astor: « Danzi cavaliere, i' vo difendo la fontana. £Per
secolo, £e per la grande prodeza £che in lui era l’ amav' io piu
£Quella notte feciono quelli di la entro molto gran festa £e furono
elli nome?, disse Astore. —£ Sire, diss’ ella, cio e monsignor Lancellotto de
£Per fé, dissono suo' cavalieri, £e' se ne va oraindiritto tutto armato
£che voi abiate lo scudo abattuto », £e gliel mostra. £E quelli pugne,
di tradigione nella corte del re Artu per Melegant, si me ne
lavarono lor mani £e s' asederono al mangiare intra l cavaliere £e Lancellotto
i' nol vo diro, gia che voi il saprete in prima £che
cio fossono i capelli d’ alcun corpo sancto. utto il giorno dimora la
qual questa acqua est, £allor lo saprete ». £PAllor mise monsignor Galvano una
e maraviglioso, £si- ll’ invidia molto il cavalcare, £e elli trae suo elmo che
vo saprebbe dire, £si' l basciano e abracciano; £mma e' sono molto ispaventati
pregiare la dama £che di questo cavaliere arebbe la segnoria, £e piacesse
guari £che vide l’ uscio della camera aprire, £si entro la entro una
come l' avete voi poscia fatto £ch' io non vo vidi? ». £Ed e' le
£che tanto l’ amava come cuore d’ uomo puote mai amare femina. £eE
armi a gran bisogno, £e scudieri liel portano isnellamente;' £e quelli £che
no- lle falserebbe ienulla maniera. £E quella, £che vorebbe £ch’ ella li avesse aconsentito
tal pena £che tutto siete guarito e rivenuto, Dio merce. £Olr si
£si come passava per me' la villa: « Ben vegna il fiore della
corpo a colui £ch' elli avea morto, £si lascia il cavallo andare e
pie davanti. £Poscia ricovera £e l fiede per me la testa a
fo rse £che tanto gli disse per lui riconfortare: £Ha!, sire, per Dio,
£e riguarda colui per cu' amore ella non puo durare, £ch’ ella l’ ama,
perche. £Si se ne va il diritto camino della foresta tanto £che- lla
fo rse £che tanto gli disse per lui riconfortare: £Ha!, sire, per Dio,
quelli li dicono £ch’ elli dimori ancora, che troppo a poco dimorato con
disse Mategranz, io veggio bene £ch’ egli a assa' piu possanza £ch’ io non
£E quella si parte immantenente, £ed e' cavalca in quelle parti £ov’ ella
i’ non dico mica £ch’ elli non sia produomo e valentre, £ma elli
amare si povera damigella £com’ i' sonos. Iral £Insi dice la damigella e
al mondo £che vo piu amate, £che vo' ma oggi vegniate ad
nella speranza £che tal bene m’ aveva fatto ». “ £lnsi si disputa la damigella
l prendono afforza £e- lli tolgono l’ elmo della testa, £e- lli dicono £che- ll’ ucidranno
ovi' sono! £Si m’ arete tratta della maggior pena £ov’ unche damigella fosse » s. £Mantanente gitta
fe £che vo dovete alla cosa del mondo £che vo' piu amate,
incontro a tutti coloro £che nulla le domanderanno. PSire, diss’ ella, £dunque andro
esso meco, £i' so bene £che tutti gli altri fossono disconfitti. £eE £i’
un castel ben fatto e ben sedente £donde e muri erano forti
aventura e vo a l’ uomo fatto intendere mengna. —£ Al nome
Astore, non faro, ne gia non sara altrimenti £ch’ i' vo dica ». “ £eAllora
e medesimamente davanti il vedente di £che atutti conoscere, £ma piu erranti
£si come noi sapiamo bene, Lancellotto di Lac di pregione per uccidere
di questo secolo. Apresso sua morte, non visse mio padre
troppo!- £Come, bello amico?, disse Astore. —£ Gia piu, disse l
ricordava elli passo niente della spadas. —£ Or mi dite, dice monsignor
damigella £che facea el magior duolo del mondo. Monsignor Yvano la saluta
forte, anegati fossono amenduni, £ché l cavaliere era pesante per l' arme £ch' elli
a servaggio altresi £com’ egli a fatto altra volta. —£ Che fara dunque
andiamo, dison elli. chegendo monsignor Lancelotto de Lacs. £E quando que l’ intende, £si
Astore £e gli portarono a vestire una roba di zendado legera per
non vedea nulla. £E Lancellotto gli arappa l' elmo della testa si fellonessamente
gitta sopra sua testa, £e trae la spada. £Poscia si torna
bello. £Allora agiungono due scudieri £che uscivano d' uno boschello £e aportavano
damigella avea tre fratelli compagnoni della Tavola Ritonda £che non atesono mica
£per me' la Tavola Ritonda £per sapere £se nullo vi fusse posto
contavano £a cui ell’ erano avenute, erano tanto tosto aparechiati £e andavano guardando
voi per nullo si valentre huomo £ch’ io avesse. £E sappiate £che tutto
vo priego, per Dio, £che vo' vi mettiate pena in lui riscuotere ».
apica su' cavallo. £E viene davanti il giogante, £ch’ ancora no ne sapeva nulla
£si risguarda £e vide el cavaliere venire tutto aparecchiato £per lui fedire:
vide unque mai: £si rasembiava in su' venire folgore £che discendesse del cielo.
rivenono. £E percio so i' bene £che sono tutti morti; percio
gran peza intracacciati, £si rientrarono nella fontana l’ una apresso l’ altra., £Hail, sire,
£si gli disse: £Ail, sire, per Dio, lasciate lo scudo e
la reina £che molt’ era pensosa per Lancelotto, £dond’ ella non sapea nulla via
£e ben crede £che cio fosse boce di diavolo. £Immantanente vide
a battere £e l mena grande andatura per me le rughe della
£e udi gridare una femina assai presso di lui, cio gli sembia; £Ped
ad agio. A lo ndomane, £quando elli ebbe udito messa, £si prese
a questo ne a questo altro, ne non mena con esso lui
luogo uno scudieri e una damigella £ch’ era amica del cavalieri £e faceva
capo voi ne morete come traditore e dislealeb. £oAllor trae el cavaliere
£se non si tiene per oltrato. Elli a si grande angoscia £che
li ebbe comandato. £Allor prende Lancelotto l’ anello £e' l riguarda, £e conosce
grande gioia di lor dama £ch' elli credieno aver perduta a tutto giorno
arete bisogno di lei, ella voi fallerebbe ». £Ede' dice £che si conforterà,
nimici son gia a noi venutil ». £esE' sei fratelli son venuti a Lancelotto
voi ne sapete. —£ Al, sire, disse Matamas, per Dio merce, £certo,
andare. —£ eAdio. diss’ elli. —£ Sire, diss’ ella, guardate £ch’ i' vo veggia, che
vennono al castello della Caretta; £e egli era insi chiamato per
£quand’ e' vo piacera, £ch’ i' ho molto ben fatto cio £che vo mi
la entro, £que de la magion del re Artu il conoscono, £si
combatte al gigante tutto disarmato: £ma e' l’ uccise e' due scudieri. £E quand’ egli
dice £che si fara elli volentieri. £Ma i' vo richegio, sire,
apresso la vechia. £Quand’ egli ebbe cavalcato insin qu’ apresso mezodi, £si agiugne una
dunque? ». EAstore ne le conta tutte le novelle £insi come la reina
per di la quel ponte, per diverso quel castello? —£ Oil, damigella,
gli va cavalcando per di suso il corpo £tanto che di tutto
padiglione £e lfa stendere sopra lui per lo caldo £che mal non
maravigliano di sua prodeza, £si si isforza tanto a qualche pena £che
veduto le maraviglie £che v’ a?- £Qua' maraviglie? No, disse Mordaret. —£
£che s’ ella ebbe alquanto stata malata, £or non e ella piu:
£eSi abbiamo, diss’ elli, giurato £che giamai non finiremo d’ andare £tanto che
balia. £Esi ce n’ a elli onite piu di sessanta, £donde noi
tre de suoi cavalieri con esso lui £per farli compagnia £e £per
mangiato, si manuca dolente e crucciato. £E- lla damigella si parte £quand’ egli a
£o ch’ i' vo celi £o ch’ i vo insegni. —£ E lor domandate
vendicare, £che disse a Boordo £che ssi guardi da- llui, £ch' elli il
mi disarmasse £e vo donasse mio cavallo e mie armi? —£ Certo,
per podere ehe voi abbiate non mendirete la decima partita del damaggio
in pezi £che di gran virtu fu impinta. £E monsignore Yvano,
avea uno cavallo si magro e si cativo £che valea a pena
potremo, £ch’ elli no disse £che voi eravate molto amici ». £Allor si maravigliano
£Quand’ e' vide quella scritta, £si se ne maraviglia troppo piu £che
fedito, sopra suo elmo e sopra suo scudo, si gran colpi £che
cio diceva elli vero, che molto l’ avea atato la damigella, la figliuola
£e quando Giuseppo si parti del castello, £si ritenono la entro la
e mangiato con Lancelotto e giaciuto in un letto. —£ ire, diss’ ella, i'
egli e, che di fusto non era egli mica, ne d’ oro, ne
ne facesse tutto mio podere, £e io dissi £che si farei io,
menarono a udir messa a una cappella £che la entro era. PUn
a lo ncontro per cio £che malato lor sembia. £eSi l disarmano
mangiato, si manuca dolente e crucciato. £E- lla damigella si parte £quand’ egli a
chiuso, £si come io v’ o detto. £Allora lascia corere l’ uno a l’ altro,
£e se ne va tutto diritto in una camera. £E mmantanente
molto per amore di monsignor Galvano lor fratello. £MPoscia comanda a quelli
quello de miei castelli £che meglio vo para s. £quella ne li cade
non si rende; £e que parla a gran pena, £che molto era
per li capelli, £e elli ebbe gran barba, “ i l va la
va e l cavaliere £che ne porta lo scudo £ch’ egli avea abattuto,
insieme della piata £ch’ egli a nno di cio £che non si credono mai
lei e del re £e ritorna a Lancelotto de Lac. £Olr dice
de' fratelli di monsignor Galvano. £Or dice il conto £che tanto
gli dona per me la testa della spada £si ch’ egli il fende
era venuto. £Quando la pulcella se ne vide insi menare mal
gli feci, £ch' a poco che l cuore non mi £si sface nel
venuto. £Ed elli entra di dentro el chiuso, £ov' era lo nta.
ma £e' non porta mica tale scudo come colui £ch' io cheggio. —£ eBella
£Si dormi molto malvagiamente tutta la notte, £ch’ unque non fino di pensare
£e' ccio era coloro a £cui vo vedesti fare ll gran duolo. £eMa
disse quelli. Siete voi £qui venuto per lei difendere?- Cio vedrete
fratelli venono alla battaglia a tutta gran quantita di gente. MuSi tosto
£E quand’ e' vide £che ffare li conviene, £si mette sua
o dimorato in tal dolore piu di dojdilci anni £che unque non
discende, che richiedere nol vorebbe elli mica a cavallo. £Si atacca suo
castello £ch' e sei fratelli tenevano, £e l duca lor padre gueregiavano, quegli
diverso voi. —£ Bel dolce sire, diss’ elli il re Bando di Maguzo,
tutto freddo £o e vedra piu che non a ancora veduto, £ma
getta suo scudo di dietro suo dosso, £si se ne va in
voi lo' ndomane? —£ Oil, diss’ elli, £s’ i' posso. —£ Dunque vo vore
ben mistieri d’ albergare ». £E l valletto li disse £che- ll’ atenda tanto £che l’ abbia
diro io, disse la reina, £che no' faremo: noi lo sveglieremo £e
sopra il mi' cavallo £e menassi a corte, £e menassi alla Tavola
minor di lui, a pena cognoscesse l’ uomo l’ un dell’ altro. £E quando
porta del cavallo a terra. £Poscia trae la spada £e l
£che si giucava con sua coda £e gittava di sua bocca e
£che già avieno passato l' acqua per un ponte di legno, £Pe Lancellotto
di gran forza, £si l porta del cavallo a terra. “ £Poscia ritrae
£che non l’ uccida passo, ache vo' non vi guadsagnjereste nulla, sire cavaliere,
£e quand’ e’ puo parlare, £si dice ad Astor £che non l’ uccida passo, £che
non fo la volonta d’ una damigella, £si le dite £che se le
ne fosse lieta tutti i giorni di mia vita: cio e cio
insino a nona £ch’ egli entra in una foresta vecchia e antica: elli
discendere £e molto l’ onoro £e congioi, £e la richiese d’ amore £come colui
Lancelotto intende queste parole, £si non sa £che rispondere, £che ragione e
no ne volle nulla fare, £anzi mi disse £che, s’ io ne l’ angosciasse
£e fu si solo £che non menava con esso lui scudieri ne
ne la men' io a diritto. £Ese vo credete £ch’ i' vo ne faccia
e a distruzione. £Allora li corono susso, le spade tratte, £e egli
£che vo' farete, disse el cavaliere conquiso. Voi verete oggimai ad albergare
du Plasiez. £Si si parte atanto £per andare la £ov’ egli il manda, £e
nel fondo della valle, £si vide uno castello molto bello £e ben
aventura, £e' non m' £e oggi passo avenuta men bellab. i- lle conto tutto
disfida, £ed e' dice £che disfida lui. PAllora trae la lancia del
Lancelotto £che giacea malato, £e quando e' la vide venire, £si gli
anunziando a tutti i cavalieri produomini £ch’ i' posso conoscere £che vi vadano,
levato, la pulcella venne a- llui, £e quand’ e’ la vide, £si le disse:
Croce, £e Dio l’ a mandato intra voi per cio £che voi siate
mica.? £Atanto vide uscire una damigella del castello £ch' era tutta ignuda in
Elli viene al cavaliere, £ch’ avea nome Carmadan, £e l merceda molto di
ne direi piu. £Ver fu £che voi vedeste nella camera el serpente
lungi o tre; £ee tutti i cavalieri erranti £ch’ e torniamenti seguivano
molto perche ella l risguarda insi, £si- lle disse: Damigella, £che vo sembia?
£si- lla vede £ch’ ell’ e maggiore d’ altra damigella. £Si avisa monsignor Galvano si fermamente
egli gli occhi aprire, £e vide all’ entrate dell’ uscio une lettere £che dicieno: SeGia
gli trinca il braccio intra la spalla e lo seudo, £e gli
fece asedere dallato a- llui £e gli domanda £chi egli e, £ed e'
viene a- llui, £si' l dislega. £E quand' egli e dilivero. £si gli
vegna avanti. £Quando Astore ode cio, £si prende immantanente el corno e
fallito, ne di mio essere non saprete voi or piu ». £Ed e' se
£Ma molto fu ismagato delle parole £ch’ e' gli a dette e
la entro: aBella sirocchia, £i' vo meno monsignor Lancelotto di Lac, miglior
mano di suso un sasso, £e quegli il fiede £e gli tronca
tutto di maltalento £e le disse: £PChe est cio, damigella? £Chi £e
Galvano. —£ Se m’ aiuti Idio, disse l’ oste, per natura doverebbe elli essere
era fiero £che vincere norllo potea per asalto che gli facesse, altresi
quelle parti, £si saluta i cavalieri, £e dicono £che ben sia elli
voi dunque leale? £Che Dio odii ora tutti i cavalieri del mondo
me n’ e grande honore avenuto £quando vo tanto avete dimorato in mio
cavaliere, £e' l piu disiderato uasaandare c. leghe di terra per lui
maravigliano di sua prodeza, £si si isforza tanto a qualche pena £che
£e mangiavano £e bevevano. Ella dice £ch’ ella vuole andare a vedere cu'
voi avea messo per sua grande tradigione ». £Insi dimentava la damigella molto
trovarono dallato la foresta uno camino forcato £ov' elli avea una croce di
fosse insi avenuto. £VE gia, se Dio piace, questa novella non sara
d’ essere lieto e gioiente; “ £ma sopra tutti gli altri e altre est
£e altresi fa ciascuno. £Si si trabaciano tutti al dipartire, £e piangono
davanti £ch' egli abbia stato nel mestieri, £ché non v' entro tre giorni avea.
la bella damigella, quella £ch’ elli avea si volentieri isguardajta £che l ricco
miglior cavaliere £che viva, £ch’ io rendesse sano e atato £s’ i vivesse lungamente.
me' la spalla no gli passi d’ oltre in oltre, £ed e’ si spasima.
£e a fare el piu forte tempo del mondo, e sanza cio
del re di Norgales. —£ Bel sir, diss’ ella, £qual maggior maraviglia poteva
sua dama la reina, £ch’ e fontana di vilta, lasciasse per una di
sedente £che l’ uomo chiamava il castello del Trapasso. “ £Quando elli venne
£si gli disse: « £Ail, per Dio, franco cavaliere, no m’ uccidete mica, £ma- ttenete
grosso come un tinello. £E lla damigella disse a su' fratello:
chiedere Lancellotto; £allor gli conta le novelle £che- lla reina gli avea dette.
scudieri £e domanda £a cui est quello arnese: Sire, dicon elli,
£che questo maritaggio fosse disfatto, £i vo gittere stanotte di questa prigione
cantare. £si £si leva £e vesti, £e piglio sue armi £e monta
£ch’ avea una, lancia ricoverata. £si tosto come si travidono, £si mosse l’ uno
dice £che- ccio non puote essere, £ch’ egli a troppo a ffare; £e quand’ egli
loro £e lo domandano £dond’ egli £e, £ed egli dice £ch’ egli £e del
santa croce nel miluogo di suo viso. £Poscia si mette nella
ne direi piu. £Ver fu £che voi vedeste nella camera el serpente
tutti i disconfitti sono ricoverati per la prodeza di lui, £e que'
fuoco, £si à paura della damigella £che già era menata al fuoco
£che quelli lor insegna, £ch’ elli il eredono ben trovare alle nsegne £ch’ e'
trovasse domane £chi ne la difendesse, £dunque non sarebbe ella cheta del
sopra il mi' cavallo £e menassi a corte, £e menassi alla Tavola
era e di qual fazione. £eePer fe, dicon elli, cio e
£E elli conviene, diss’ egli, £che vo' vegniate con esso meco insino
vidono la dama, £si fanno la magior gioia del mondo £e ad
tre; £ma per cio che non volea £ch’ elli il conoscessono, £si fec’ elli
fatto suo torno, £si discende, £ché onta gli sarebbe di richiedere colui
dilettabole. Monsignor Galvano viene in quelle parti, £si vide la fontana. £si
per vero £che ceio sel monsignor Lancelotto di Lac. —£ Lancelotto?, disse quelli.
ne va immantanente, faccendo maggior duolo del mondo, £e maladice l’ ora £che
gli dice £che gli colperà il capo £se non si tiene per
£che si fara elli a suo podere, £se puote. £Allor lascia corere
non incontro huomo né femina insino a vespero.? £Ma allora sanza fallo,
avenne £che suo cavallo el meno per davanti Matamas £ch’ era a sua
£che fare ne che dire: che veramente est elli il piu maraguroso
£che bene era di largo iiii. passini. “ £Ed e' viene infin qua
cammera £ov’ egli gli lascio per ire nella gran camera, cio e l sala.
mote, £e tutte l’ ordure del mondo £ch’ elli trovavano; £esi- llo accompagnorono fuori della
in lei riguardare £che ad altro non intende. £Esi com’ ella passava per
Dio, disse monsignor Galvano, delle aventure £ch’ io vidi £or mi dite la
£che nullo vi dicesse motto. i questa aventura si maraviglia molto monsignor
£e a fare el piu forte tempo del mondo, £e sanza cio
£ed e' li disse £ch’ egli lascio alla Bassa Fontana. £Or ti part' io,
£che- nne fanno el fuoco salire; £e gli occhi loro stancelliscono
£insi com’ io il dico il faro io da oggimai ». £lnsi lasciano quel
ella mica. £Hal, dama, fe elli, i' vo priego, per Dio,
£e mette la mano a la spada £e que’ rifa altretal, £che
grande e si forte £che ne portava avanti lui tutta la giuncura
volle a forza prendere, £ché m' avea lungamente amato; simmi prese al freno
prodeza, il pigliano e fanno menare in lor castello. £Si non fu
suoi piu privati amici, £si mne fu elli l’ uno e l’ altro dussi,
£com' ella s’ aprossimo, conincio a soridere molto dolcemente; £se monsignor Yvano, £che- lla vide
sono i costumi di questo castello, £si conviene £che vo' ci metiate
£ch’ i' tanto ami £com’ i fo voi, £e non amero giamai a mio
£Perché?, disse Lancellotto. —£ Per cio, diss' elli, £che s' e cavalieri di questo
£Certo, disse Lancellotto, £si faro io, £purché voi non mi troviate combattendo ».
essere a forza? ». £Ed e' domandarono perch' ella el diceva.'' l dico, diss' ella,
£aMa e' v’ amenavano, disse monsignor Yvano, un' altra costuma, £ch’ e assai piu invisiosa
alta, chiusa di paliccio e di fosato; elle due damigelle discendono £e
ignudo e' n brache, £e l fece tanto battere a suoi sergenti
re Artu, e Mordretto, il fratelo di monsignor Galvano, avieno tutto vinto.
lo scudo e per me l’ asbergo gli mette la lancia nel sinestro
dice £che li vede bene. £eSe vo', diss’ ella, mi volete donare
disse £che di tutto quel brieve non poteva elli nulla sapere ne
dica la verita di lui e d’ Astore, sche ll’ uomo m’ a fatto intendere £ch’ egli
£si- llo domanda ond’ elli veniva, £ma elli non ne li vuole nulla dire,
£ch’ ella non crede mica £che n paradiso avesse nullo piu bello agnelo.
Elli viene al cavaliere, £ch’ avea nome Carmadan, £e l merceda molto di
porta. £E Lancelotto a tanto cavalcato £quand’ e' fu partito intrallui e
mettere, che- ccio dond’ io son crucciata son centomiglia altre crucciate: ne cio nonn- e
nascere della Vergine Pulcella, £e che fosti messo nella Santa Croce e
£si gli di' £che monsignor Yvano, il figliuolo del re Orien, li
Lancelotto non vi sogiorna piu con esso lei. £Ed egli cavalca tutto
eh’ egli erano poco di gente £e li altri n’ avieno molta. £eSi
lo ben fare. £Si avieno gia tanto fatto £che lla gente del
£che non a el cavaliere abatuto, quelli n’ e cento cotanti piu dolente
£donde e viene £e dove e' va, £e quale aventura il mena
elli cavalca dolente e crucciato £infino a tanto ch’ egli anotta. £Si
venuto », £e ella va incontro a llui £e l prende per la
giamai vedeste: abbiate merce diquelli di questo paese, £che tutti saranno tornati
ella s’ aresta £e li disse: aBel sire, atendete voi un pocor, £ed
ella non trovo unque £chi per lei prendesse scudo, £e cio
volonta sia. £E ensegnate voi £quale legge noi dobiamo tenere e
sano imprendere, £e si arebbe egli ben podere di menarle a capo;
Croce, £e Dio l’ a mandato intra voi per cio £che voi siate
£ch’ egli e crucciato d’ alcuna cosa, £si ne lascia la parola atanto stare,
montare nel cavallo di Lion, £o ella volesse o no. £Esi si
abiamo per miscredenza fallato qua in adietro noi siamo presti dello amendare
qui sanza voi. Molto mi sembiasse questa morte dibuonaria, £s’ i' morisse
£PQuando monsignor Galvano vide cio, £si laccia immantanente suo elmo in suo
ee d’ un produomo £che ben me ne vendicasse, £s’ elli fosse vivuto infino
m’ aiuti lddio, diss’ elli, non faro s. £Si se ne va tanto £ed entra
allato a llei sedere; ve cominciarono a parlare d’ una e d’ altra, £e
sanno giostrare; £ma i' voglio, diss’ egli, £che voi andiate inanzi, e
era £e di qual fazione. £eePer fe, dicon elli, cio £e
lavarono lor mani £e s' asederono al mangiare intra l cavaliere e Lancellotto
credea passo £che mi' senno li avesse mistieri. £Ma poscia ch’ i' veggio
al vostro credere £che- lle dispiacesse?- Non vere, diss’ elli, i' vorei meglio
voglio, diss' elli, avere il corpo £che là entro est inserrato. —£ Per
fine menata, £poscia ch’ i' n’ o verace novelle udite. —£- Gia non potrete voi, disse
Astore, non faro, ne gia non sara altrimenti £ch’ i' vo dica ». “ £eAllora
£si corre alla damigella al collo, £si le fa si gran gioia
£che mangiare ». £Allora salgono in istante tutti quelli di la entro £e
£si che n’ abatte giuso un gran casnjtello; £e- lla spada discende giuso sopra
vo saprebbe dire, £si' l basciano £e abracciano; £mma e' sono molto ispaventati
potesse andare alla cava, £se non per me' loro. “ £Quando Astor vide che
fu aseduto, £si udi uno grido, el piu oribile £ch’ elli unque udisse,
vennono al castello della Caretta; £e egli era insi chiamato per
le strane terre £e cercare le strane aventure con esso lui. £eEs’ elli
messa a salvamento. —£ Come, disse elli, avete vo' dunque guardia?-
£che- ssuo seudo fusse abattuto, £ch’ egli era tanto ridottato £che nullo no gliel’ osava
unque stato, £si va chegendo el cavaliere £che a- llui s’ era combatuto, £ma
l’ udira dire, £poscia ch’ ella vo ama tanto i' so veracemente £ch’ ella ne
udito di voi dire, sanza cio £che non voi avia unque veduto,
£o ella voglia o no. i n’ e molto crucciata e maladisce l’ ora
meglio avenuto £che vo' non credete, £ch’ i' vo li o qua entro
suoi piu privati amici, £si mne fu elli l’ uno e l’ altro dussi,
ne sapevano. tanto si traamavano elle ssil £ch’ elle cavalcavano tutto di insieme,
imbraccio lo seudo £e slunga la lancia, £e se ne va gualoppansdo
Astore le domanda £com’ ella a nome. reSire, diss' ella, i' o nome
al cavallo lel per fare el letto del cavaliere. £ilnsi rimase Boordo
in sue sorte, £si come ella medesima mi disse poscia, £che £si
Monsignor Galvano intende £e ode le boci £che sono si dolci e
A nome di Dio, diss’ ella, benedicte sieno le mani £che- llo uccisono, £e
spada ignuda nella mano: £esi fiede £e si abatte davanti lui £quanto
trovare £chi novelle mi dicesse di monsignor Lancellotto.- £Come?, diss’ ella. £Ov’ e
sua camicia solamente, £si- lla menavano iiii. rubaldi molto villanamente £e tenieno ciascuno
vi truova infino a ventiquattro di £que de la magion del re
£e lascia quella nel padiglione £che fa troppo gran duolo per suo
£que di fuori asembieranno a £que di dentro, £e con esso lui
ve diro, diss’ elli. eVo soviene elli di colui £che davanti voi ne
se ne torna con tutta la damigella il ll gran camino £ch’ egli
faro compagnia £tanto che noi troviamo £chi armi vo doni ». £Allora accolgono lor
venire, £i' voi vi faro honorare sopra tutti huomini; £e io el
i luoghi £ov’ i' vero mi richiamero da parte di voi, £e- ccome da
cavaliere altresi £dond’ io ne ho contato. —£- Vo' verete, diss’ elli, con esso
gran colpi, £e pugne a monte £e pugne a valle, ne non
cavallo; £ma qua entro giacerete voi ad agio e arete assai a
capo, £e pende il capo a l’ arcione di sua sella £e lega
£e monta in su destrieri, e Lyon altresi, £si se n’ uscirono per
£che gli facciano, £ch' atanto est dolente che nullo piu. £Si lor lascia
£quand’ e' vide che vo' me ne menavate. Si m’ e molto bene avenuto
andanti, £si si trasgiunsono tosto e snellamente. seg cavalieri furono di gran
lieti della venuta di Lancelotto. £E molto era la dama ingrande
fa tendere un altro padiglione di sotto e secamori; £e quando i
£e in tale festa ne menarono Boordo £insin qua il mastro palagio
salgono avanti £per fare suo comandamento. £eE tantosto com' egli à suo elmo
entro £e si rimise in suo camino, £altresi come el giorno davanti.
gran colpo per me el muso £che gli trinca tutto el musello;
porta. £sE Lancellotto l' acompagna gran peza della notte piagnendo £e facendo duolo
cavalier del castello a si gran caldo £ch’ a poco che non muore
fe £che vo dovete alla cosa del mondo £che vo' piu amate,
vo' già, £se Dio piace, £ma ditelme per convento che, s' i vo
giogante domanda sue armi, £e disse £che andare el conviene apresso colui
venne a due petroni £ch’ erano nel miluogo del camino, £si v’ avea lettere
Sire, £no' £no mettiamo del tutto in vostro consiglio; £ue noi
dice £che, poscia ch’ egli £e minacciato, £e' non si movera ma oggi
a servaggio £altresi com’ egli a fatto altra volta. —£ Che fara dunque
porta. £sE Lancellotto l' acompagna gran peza della notte piagnendo £e facendo duolo
£e ne furono compagnoni, £e vi i’ asederono sanza piaghe, per cio £che
ritornate £tanto come vo n’ avete il lecere, £e io per l’ amore di
£aPer fe, disse la reina, £or vi potra essere X. anni £che
il fece ad invidia, £ché nonn- era mica ancor tempo d' albergare. £Insi
£E quand’ e' se ne crede oltre passare, quelli risalta suso in piede
£eE elli dice £che cio li piace molto. £Atanto si
sono venute all’ uscio della camera £ove el colombo era entrato la sera
non dich’ io mica, che non v’ a niente tale periglios. £Quand’ elli ebbono
mort’ era. “ £E quand’ i vidi £ch’ i non vi potrei nulla fare di mia
vidono venire uno scudieri £che là entro venia, £si s' aginocchia davanti la
£e medesimamente davanti il vedente di £che atutti conoscere, £ma piu erranti
l’ avea e due scudieri. £eE quando il giogante la vide, £si lo
£donde l’ una era Morgana la fata £e l’ altra avea nome Sibilla la
£che voi arete di mia morte, £quando vo' saprete il martidio £che
attenduto £quand’ e’ ne vede insi la damigella menare. vNe e' non vuole isvegliare
bene. £E n cio ch’ io passava oltre, elli sali avanti e mi
£e' lor disse in tal luogo £ov' egli aveva si ben fatto sua
£come l' avete voi poscia fatto £ch' io non vo vidi? ». £Ed e' le
mondo £e I piu traditore ». A queste parole vidono uscire un cavaliere
£e' si fa molto volentieri. £Or vo diro io, diss' ella, un' altra cosa
un castel ben fatto e ben sedente £donde e muri erano forti
di novellos. £E quando elli udirono queste insegne, £si sono piu disviati
£per donarlile £si tosto com’ elli il vedrebono, £e li disse cio £ch’ ella
Lac. —£ ePer fe, diss’ elli, di lui non vi posso assenare, che
leva due coltrici punte £che sopra lui erano e due coperta di
£eE elli riguarda tutto intorno lui, £che non vorebbe £che nullo
ne femina. £Per fe, io sono infantasimato, io non so £che dir
minor di lui, a pena cognoscesse l’ uomo l’ un dell’ altro. £E quando
fa ritornare piu di tre arcate. £meTanto fa per la sua prodeza
la mano e liel baglia, £e disse: Tenete, damigella, £si la menate
cavaliere e mio amico: £per questa parola son io tutta asoaggiata,
bello cavaliere di sua giovaneza. £Allora incontro elli, tutto el gran camino,
per passare il ponte a- fforza; £ed egli e di piu grande prodeza
nol puo loro motto rispondere: elli il fanno disarmare £e l mettono
sua terra perdere.- £Eil, Dio, diss’ ella, £chi gli donera?- £Per
ee d’ un produomo £che ben me ne vendicasse, £s’ elli fosse vivuto infino
sedere: Cio vo diro i’ ben, diss’ egli. £sOuando il re Uterpadragone
credeva, £e s’ £e' facesse tanto £che mio fratello fosse risucitato, £sicch’ elli parlasse
quelli a llui. £Si dura la battaglia si lungamente £che non
£si tiene per oltrato. In cio £che diceva quella parola, elli sollieva
dire in quale parti uno cavaliere a une armi vermiglie £se ne
elli dice £ch’ altresi era elli venuto £per vederlo. £Vere, diss’ ella, sire, v’ andrete
la seconda messa avuta, £ed e' vidono uno cavaliere armato d' un' arme vermiglie
£che vo' movereste oraindiritto, £ché l' uomo sarebbe bene islungato. leghe inanzi £che
monsignor Yvano: « Traditore! Ladro! Perche avete voi questi di questo paese diservito
mica in questa foresta, che- ttu no ne potrai scampare sanza morte e
gli uomini di questo paese la chiamano la foresta Perduta, che non
ignuda le lance trincanti £e si trapercuotono di corpi e di visaggi,
suo cavallo, £e ancor m' à elli piu misfatto, disse Lancellotto, £ché quelli
padre; il re silla marito in questo paese, £ma ella non
del mondo. £lmmantanente furono tutti si amutoliti £che non v’ ebbe niuno £che
caldo £che mal non le facesse, £e valletti erano a cavallo.' Ella
cugino, £che est cio £che vo' mi dite? Credete voi dunque £che
teneramente piagnendo. £esAllor viene Lancellotto pugnendo in quelle parti £ove la vide,
cose intra Lancellotto e la damigella, £e molto feciono lquelli del castello!
baroni poterono, £que che l re avea lasciati. Al matino, £quando il
insieme della piata £ch’ egli a nno di cio £che non si credono mai
cantare. £si si leva £e vesti, £e piglio sue armi e monta
potremo, £ch’ elli no disse £che voi eravate molto amici ». £Allor si maravigliano
quelli li dicono £ch’ elli dimori ancora, che troppo a poco dimorato con
discende, che richiedere nol vorebbe elli mica a cavallo. £Si atacca suo
piata di me, £si che si presono a llui £e li feciono
per cio non rimarrà £ch' io nol seguiti ». £Allor va fuori del padiglione
£com’ egli era. £E quand’ elli el vide, £si- lli fece molto gran gioia e
maggior duolo del mondo. £e gridano: eLasse e cattive, tanto abiamo
le piaghe £donde elli giace;' £ma elli si difende si bene
fu levato, £si sveglio monsignor Galvano, £si si trovo in una caretta,
di cio £che vo' m’ avete detto, £si vo ne dono in guiderdone
maniera come sogliono sedere ». £E monsignor Yvano li conta £come li vide
n’ avesti ben diservita la vita a perdere. £Si vo difendo £che giamai
uno cavaliere £per lei difendere, £si se n' e poscia procacciata in piu
gitta sopra sua testa, £e trae la spada. £Poscia si torna
so io nulla. —£ A nome di Dio, dis' ella, cio pesa a mes.
fa mettere in pregione con esso li altri tavalieri: £e quand' egli se l
asembiamento £donde conviene £che verginita sia corotta. £eMa di nostro amore non
bello £ch’ ella non crede passo in un anno essere satollata di lui
andate voi insi: —£ Hal, diss' elli, lasciateme mio dolor finire, £ché giamai
£che vo' vo mettiate in sua merce £ed io in dritto me
£e tanto come nullo huomo puo piu amare altro. £sSi vo dico
in pezi, £ma non cadde l’ uno ne l’ altro, £anzi se ne passano
vo dico, bel sire, £e vo f priego £che vo non v’ entriate,
cruccio £ch’ a questo tornasse. £Allor li disse Trinquanz: Sire cavaliere, i'
di la entro £ch’ elli aparechiasono a mangiare, £ch’ elli n’ £e ben tempo, £e
£se non giura sopra i santi £ch’ egli a conquisi cavalieri nella settimana
ho veduto, £si n’ o gran piata £ch’ i non mi posso tenere di
esso loro, £ma elli dice £che non dimorebbe i' nulla maniera, £si si
qual questa acqua est, £allor lo saprete ». £PAllor mise monsignor Galvano una
vo' a altra donaste vostro amore; £ma se voi a pulcella il donaste,
sua lancia a- llui, £che ancora non era guari brisciato, £poscia getta la
£Allora incontra una damigella montata sopr’ un palafreno: la damigella faceva maraviglioso duolo.
corere si gran colpi £che tutti gli fa ischencire davanti lui. £Allora
fa orandiritto matta cera £e poscia est lieta, £si si lieva errisiede,
£Ese monsignor Galvano avea stato batuto ne difollato, £ancor fu elli peggio.
£ch’ egli uccide quanto ch’ eli agiugne. £E la ov’ egli incontro per aventura
£poscia none inconterra huomo £che non uccida. £Anzi tremeranno oggimai quelli di
a questo ne a questo altro, ne non mena con esso lui
sua sirochia, £si tosto come Lancelotto se ne fu andato, £e cavalca
vide chel colpo, £si no l’ osa piu attendere, £anzi si torna in
venite a ridire, che tali potrebono elli essere £ch’ i' parlerei volentieri alloro,
capo d’ una marina. αSire, disse la damigella, vedete la el castello £ove
della camera e del palagio. “ Di questa aventura si maraviglio molto monsignor Galvano,
l’ udisse: £quand’ e vide £che non a la entro £che lor tre, £si
£si ne bee molto volentieri. E n cio £che £si posava nel
rimanete oggimai qua entro £poscia ch’ egli e presso di notte; cio
cavalieri £che presi erano, quelli ch’ erano armati tutti d’ una maniera. eE elli
peza meno il giogante tale dolore per questa terra, £si si fossono
in sulle descora; £poscia s’ asederono li uni e li altri sanza cio
in queste parti, che unque damigella non fece si gran gioia a
secolo, £e per la grande prodeza £che in lui era l’ amav' io piu
capo d’ una marina. αSire, disse la damigella, vedete la el castello £ove
se morisse inanzi di me, elli non me ne trarebono altrimenti: £esi
£e fu si solo £che non menava con esso lui scudieri ne
volea menare la reina, £e vo' giostrassi a- llui £e l’ abateste? —£- £Oil,
damigella novelle di Boordo £e cio ch' ella n' avea veduto davanti Unguelforte, £ed
il cavaliere vide cio, £si n’ ebbe molto gran duolo £e disse £che
a llui. £E quand’ e’ mi vide, £si mi prego, per Dio, £ch’ io il montassi
l terzo est Galigandino, mi nepote, quelli £che porta quello scudo bianco:
legge le lettere £che dicieno: £O tu, cavaliere erante £che vai cheggendo
un gran petrone di marmo. £E elli riguarda in sul petrone £e vide
avea elli si volto el cervello del tronare £ch’ elli avea udito £che
molto era produomo e valentre e buon cavaliere, £e fu' dijselritato di
monte e a valle, £ma del cavaliere non possono elli unque trovare.
per lei voi aresti £tanto com’ i vi sia. —£ vSire, diss’ ella, gran
£si come noi sapiamo bene, Lancellotto di Lac di pregione per uccidere
de luogo, £anzi attendera £per apere £s’ elli troverra £chi gli contradicesse nulla.
£poscia se ne va oltre per fornire suo tro, £ma e' non
troppo di vo servire e di fare voi tutto l’ onore £che no'
mistieri, £si si sedea a una finestra per diverso le logge: ella
di' £ch’ egli vegna a me, £si vedra qual oste io gli o
questa aventura a nno elli fallito. £E Astor n’ a si gran duolo £che
conquiso Trinquano della foresta Disviabole tutti i cavalieri £donde i nomi son
ne la fece menare a imbolio, £e giacque co- llei e ngenero quell’ Astor
portava in suo becco uno incensier d’ oro troppo ricco. £Esi tosto come
del pugno nel miluogo de denti, £si ch’ a poco che no ne
£altresi come gli altri; £si si sofera in se medesimo di mangiare
bossolo £ove suoi capelli erano, £si gliel dona £e dice £che si
la dama, £chi siete voi? —£ Dama, diss’ elli, un cavaliere son io,
questo paese, per cio £che vi sieno. £E i' medesimo il vo
si risembiava bene crudele huomo e fellone e sanza merce. £E la
quello luogo sarà vostro corpo sotterrato ». £E quand' e' l' ode, si n' e molto
re Bando la vide, £si gli piacque tanto per suo bilta £che
£e si crucciata di voi £e vo disse £che voi andate a
si duramente £che non a possanza di se rilevare di la £ove
troppo perche l’ uomo le v’ a poste; “ £poscia riguarda le scudora £e vide
a cavallo tanto £come sia a pie discenduto, £e corre suso a
si colse il duca in su' venire, £che l’ uom li ebbe ben
l’ asbergo li mette la lancia sanza piu mal fare, £ma de li
reina, e questa damigella: “ £donde l’ uomo potra ben dire, apresso vostra morte,
£E elli conviene, diss’ egli, £che vo' vegniate con esso meco insino
maraviglia £se voi ne siete crucciata! £E i' vo priego £che vo
vo saprebbe dire, £si' l basciano £e abracciano; £mma £e' sono molto ispaventati
Lac il Miscedente ». £Quando la damigella intende £che cio e Lancelotto,
mi sapessono in tal punto comi sono oras. £eiE quelli se ne
di dentro tutto armato a cavallo. £Poscia discende, e il romito
a una parola entra Lyon eclla reina £e se ne ragionaro assai,
di spada, £si pugne a monte e a valle ne non rifiuta
£ch’ ella avea pianto. Elli la saluta, £quand’ £e l’ apresima, £e ella lui altresi:
portano in tale maniera £e cavalcano £si che anzi che notte fosse
aparechiato £e a udito messa, £e tre cavalieri a nno mandato a chiedere
monsignor Galvano; £e quand’ e fu si anotato £che l’ uomo vi vedesse
due meta, £e que cade morto. £Poscia corre suso agli altri che
insi, venono alll’ uscio del padiglione due cavalieri e una damigella con esso
venite a ridire, che tali potrebono elli essere £ch’ i' parlerei volentieri alloro,
morete £se voi di questo paese non vo fuggite ». “ £Ed e'
forza, ne render no la mi volea per plrjeghieri ne per donare
su' piacere £ch’ i' non posso nulla far di me, ne piu che
un gran petrone di marmo. £E elli riguarda in sul petrone £e vide
cavallo sin terral tutto in un monte, £si fiede del troncone un
che ora aro io £quanto ch’ i disiderai in mia vita, ne da
medesima £ove elli ebbe bevuto, £e mette con esso utriaca. £Poscia apre
tutti gli altri, £si venne nel palagio se decimo di cavalieri; £e
e, che quando egli e sano e atato egli dovrebbe andare per
vilania, £si ne chiedete vostro diritto. —£ Se m’ aiuti ldio, diss’ elli, £si
tanto di bene: usi- lla mercedasse molto monsignor Galvano di questa bonta, £se
d' aiuto £che vo' le falliate tanto £come vo soverrà di me, £ché
disse quelli. —£ Non vere, disse Astore. —£ Or sappiate, disse quelli,
£se n’ ando al castello dell' Arpa £ove suoi huomini l’ atendieno: £ee quand’ e
£che voi non potrete mica tanto di ben fare in vostra vita
qual dono i’ vo domando? —£ Non, disse monsignore Yvano, davanti £ch’ io
diritto camino della foresta £tanto che cio venne apresso nona. £Allor vide
la testa colpire: £ee quando elli vide venire la spada, £si a
api cio si maraviglia molto Lancellotto, £si diriza isnellamente £e va in
falsere io mia dama d’ amore £ch’ i' l’ o promesso. £E percio non
£Quand’ e' vide quella scritta, £si se ne maraviglia troppo piu £che
s’ antra in un petito sentieri a destra; £e Lancelotto e la vecchia
mangiare. £E quand’ egli ebbe su' elmo tratto, £si lava sue mani e
potesse morire per travaglio, io fosse peza ha morta; £ma a Domenedio
per me no- llo saprete ora, £se vo' non mi giurate a fare
nome Mordret, il fratello di monsignor Galvano, a quel vermiglio scudo, £e
di bocc a: £si a elli in tale maniera oniti molti produomini
vo dico per vero £che noi lasciamo il re ebaroni molto crucciati
compagno, £ch’ e di questa fazione medesima, percio conosch’ i? bene £che vostro padre
£che Boordo li avea fatte. £Quando elli fu alquanto sano e
cio essere, disse Lion, £che vo facciate cosa £dond’ ella muoia, £che no- ll’ a
minor di lui, a pena cognoscesse l’ uomo l’ un dell’ altro. £E quando
Ritonda per morire. £tE. s’ i' muoio nel huogo, diss' egli, mia anima ne
di Lancelotto dinanzi e un palafreno di dietro: £e si ne' l
ebbono guari andato £quando elli incontrarono uno cavaliere a une armi nere
v’ a colui £che non abbia perduta sua forza e suo podere: £si
va intra lui e- lla vecchia; £e andarono tanto £che fu alquanto aserito.
i denti dirugginare e serare insieme £e li ochi volgere e crollare
del tutto. £Si trae suo elmo di sua testa tutto in prima
non dormia mica, £e quand’ e vide il re Bando di Fias. Maguzo
£come voi el m’ avete detto, £e che voi andrete in pregione la
gioia £e elli disse: « Sire, i' sono venuto a voi, £che voi
ben £che possono. £MSi li tenero molto onorabilmente per amor di Lancelotto
£PCerto, si vo' foste cavaliere, vo' non mentisti mica di vostra fe
a l' arme nere, nel primaio luogo £ov' io vo trovero armato per £ch' io
£se ciascuna vedesse davanti £se suo padre morto. £Ed e' ne li pesa
di dentro les prone, £ed e' gli corrono suso, £ch' a terra il
l' uomo m' arà per voi giudicata. £etMa cio mi riconforta molto, bel dolze
questa brisciatura, £ch’ io credeva bene £che voi non vi fallaste; £Pe poscia
trafegono delle lance £sicché le fanno volare in pezzi. £WPoscia si
voi ne doverebbe biasimare ». £eE elli dice £che cio non potrebbe
se ne va insin qua al mastro palagio. £E' valletti salgono incontro a
£si riguarda intorno se £per sapere £s’ egli trovasse; £ve quand’ e vede £che non
avete vo udito questa damigella £ch’ unque mai non vo vide, £e si
con esso lei. avere trovato ». £Si gli conta tutta sua aventura si
A nome di Dio, disse Lyon, ho oggi caramente acattato la morte
dello onore £che loro avea fatto. £Quando e' sono usciti della chiesa,
non morra l », £Allor comincia uno troppo grande duolo a fare, sicche Astore
lo gran colpo £ch’ egli a nno veduto e per la spada £ch’ egli a nno
£si' l preghero £che per l’ amore di mi' padre Galeotto, £ch’ elli tanto
trarre di prigione £e li fanno mettere in una camera conta e
vo' crede', £ch’ egli a si isfracelati e fenduti £che sono tutti arsi. —£ Certo,
ne fugono tosto per cio £che disarmati erano. £E la damigella, £che
la damigella fu una fiata andata per davanti le descora, £si si
gli anoiava molto il giorno £che tanto penava a venire. lsAl mattino,
£come voi el m’ avete detto, £e che voi andrete in pregione la
£se m’ aiuti Idio, £se l re vostro padre non si fugge, elli
unque cavaliere ta' maraviglie non fece in un giorno £come questi a
a paura £si si lascia cadere a tterra; £ee que', che
guarito. £Poscia trae fuori di sua carne la spada £e l’ apicca:
e l cavaliere rimette la spada nel fodero £e ffa la damigella
in un bossolo per portallele ios. ella notte furono molto ben serviti,
e falsano. Il cavaliere del ponte rompe suo lancia appresso il
l piu codardo £che unque fosse. £E- sse voi veniste tutto armato
£che quelli fretisce a terra d’ amendune le palme e di tutta sua
tutto lo seudo. £Ed e ricovera un altro colpo £e- lli fa testa
meno?- No, dicon egli. —£ Vo meno, diss’ egli, a vedere maraviglie, £ch’ i' vo
dalle spalle le pendevano a valle, £si avea el piu bello capo
Angale di Raguidel, che insi a nome questo castello ove voi siete.
del re. ll £Quand' e' si sono tornati di quella parte £ove
llo asbergo no- llo guerentisce £che non gli metta per me' il corpo
£si risembiava bene crudele huomo e fellone e sanza merce. £E la
cavallo: al cadere fedi il jeru de l’ elmo in terra, sicche a
se medesimo, £si- llo abatte a terra. £Allor salgono molto adiratamente tutti gli
miglior roba £e loro venieno allo' ncontro per loro fare gioia. £Si ballavano
uomo ne a femina. Elli e vero £ch’ io amo in tal
gli disse: “ £aA, bel dolze amico, fateli avanti vennire, £che cio sono i
ne doveva essere il maritare domenica £a otto giorni. £a certo che
£che voi farete per me, £ch’ i' vego bene £che di me basciare
entro privatamente. £Qluando Lion fu discenduto, £si domanda ovegli potrebbe trovare il
presto di farne £quanto che dovra. £Or venite dunque, dissono eli, apresso
£qui scritti. £Ed elli comincia a leggere i nomi e- lli
£di cui io vo o parlato est lddio possente sopra tuti gli
£e quand’ £e’ puo parlare, £si dice ad Astor £che non l’ uccida passo, £che
£e l volea basciare nella bocca, £quand’ e si storse £ed ella il
ebono udita messa, £si rimisono in lor camino £ed entrarono a ora
i' son molto malato, £si mmi sembia £ch’ i non fo se mpeggiorar
che mal fu elli unque si bello ». £Allor comincia a ffare
volle a forza prendere, che m’ avea lungamente amato; £simmi prese al freno
lui era; £si fece tutto altrettal saramento £come gli altri avieno fatto.
bello, disse quella d’ Unguelforte, £che vo' vegniate, da £che vo piace ». £lnsi
£chi sono?- £Oil ben, diss’ ella, vo' siete della magione di monsignor
una coppa d’ argento £che davanti li era, £si l’ empie della fontana, si
li dice £che giamai giorno £ch’ elli viva non sara di nulla incontro
la lancia £e si torna divers lui, £si' l fiede si
a nostro huopo: £che non e nullo de' mesi dell’ anno £che non
£Per fe, dis’ egli, e' v’ e un cavaliere a un’ arme bianche, uno diavolo,
e avere a mia volonta, £e percio m’ e elli bene aviso £che
lo re Artu e di sua corte, £e avete nome monsignor Yvano,
venne a due petroni £ch’ erano nel miluogo del camino, £si v’ avea lettere
£E cavalieri il corsono a rilevare, £si si maravigliarono molto tutti £chi
apresso; £e disse £che n vendicamento di suo fratello non uscirei giamai
fosse rimutato di tra noi, percio si l guardia n noi, £insi come
£e Lancelotto fu uscito del mistieri, la damigella venne apresso lui e- lli
preso o malato non sono, tanto £ch’ io l’ avro trovato. £E quand’ i' l’ avro,
£si discende, £e all’ entrata vide di dentro due ceri ardenti e un
del mondo £e era un poco brunettos. £Si ne le disse tanto
gran serpente significa, £e si o fatto vostra volonta del dire; altresi
penso £che, se lo scudo fosse abattuto per cavaliere, £e elli potrebbe
maraviglia monsignor Galvano £chi el cavaliere puo essere £che per sua luxuria
l nano venne presso d’ Astor, £si gli disse: « Sire cavaliere, vo' andate
e l terzo quan, e' l quarto semplice cavaliere, molto era produomo.
l’ uomo ti dee ben credere: £si mmi potre ben ritenere £quando
in queste parti vo meno, che vo m’ avete nel cuor messo la
no- lle falserebbe ienulla maniera. £E quella, £che vorebbe £ch’ ella li avesse aconsentito
non vide £se none un padiglione £ch’ era in una valle, alquanto lungi
per mattino, prese Boordo comiato da Lancelotto, £ch’ elli non puo piu dimorare,
sara huom £ch’ abbia tal piata delle povere damigelle £com’ elli avea. £Si ne
vendicare, andate apresso lui e voi £n’ udirete buone novelle per vostro seudo
voglio, diss’ elli, avere il corpo £che la entro est inserrato. —£ Per
re Artu venne a l’ entrata d’ una foresta £che qui presso est, £si
dice £che cio fara elli bene, £si che gia no ne dovra
el conto di lor tutti £e parla d’ Aglovalle primieramente. giuso, che piu
£che- lli mette per me la spalla manca tutto il ferro e l
meno la reina Ginevra nel reame di Gora, £insi come il conto
si rodamente £ch’ elli ricacciarono adietro la masnada del re insino a llor
cavaliere molto pro': £si s’ adriza l’ uno incontro all’ altro £tanto come loro cavalli
disse £ch’ egli a nome Boordo e l’ altro Lionel, e son fratelli.
n’ ara l’ onore. £E i' vo priego £che vo' rimagniate oggimai £qua entro
dispezano li scudi £e n’ abattono gran cantelli di sotto e di sopra:
mi sento si sano, Dio merce, £ch’ i potro per tempo cavalcare, al
ove voi vegniate, ne direte a huomo £che voi abiate qua entro
non m’ aiuti ldio se meglio non amassi d’ essere in prigione xX. anni
del re di Norgales. —£ Bel sir, diss’ ella, £qual maggior maraviglia poteva
' l fa sedere £e lli disse: « Sire, riposate voi, che, se m’ aiuti
di la entro: Be' signori, £e quando se ne parti elli?- £Per fe,
voi della malattia £ov’ egli e il potete mettere fuori, eli vo promette
chiese arte e ingegno £com’ elli potrebbe trovare cagione d’ uscire fuori, £e fece
£che vogliono £ch’ elli faccia del cavaliere £ch’ il voleva uccidere, £e elle dicono
foresta vecchia e antica, alta e spessa di grandi alberi. £Si
corpo alle spade trilnleanti. £Si dura tanto la battaglia £che non v’ a
£ch’ ella sia piu certana di questa cosa £che presentemente m’ e avenuta, le
camera uscire infino a dodici damigelle £che fanno el maggior duolo del
bello. £Allora agiungono due scudieri £che uscivano d’ uno boschello £e aportavano
— ll A nome di Dio, diss’ ella, £dunque il vo diro io.
non fo la volonta d’ una damigella, £si le dite £che se le
£si l dovere io ben fare per ragione, che sanza fallo ella
di colui £ch’ ella non ama niente men di se. usElla entra in
vorete ». JlME Lancelotto prende la damigella e lla monta dinanzi se. £Quando
£poscia che non a nno nulla udito, £ch’ or si possono elli bene dipartire
la ha uno cavaliere, el migliore £che l’ uomo vedesse unque mai, £ch’ egli
£che vo non mi facciate conoscere a uomo £che di me v’ adomandi,
potrete vedere e avere. £E per cio che l’ uom se n’ aveggia ancor meno,
ella dice £ch’ ella il troverra per tempo e bene fara questo mesaggio,
di vo' medesimo, £che voi non siate ne folle ne stolto, £che
non potrebbe meglio fare.. £Quella notte fu Lancelotto servito e onorato di quanto
o in forteza, e n tal luogo £ov’ io non conosco ne uomo
£anzi sarete tutto giorno in prigione » s. £Quando egli ebbe udito cio, £ch’ ella
lo scudo e per me l’ asbergo gli mette la lancia nel sinestro
dame e damigelle, £e non a piu di merce £ch’ elli avesse di
diro io, disse la reina, £che no' faremo: noi lo sveglieremo e
andato £ch’ elli venero all’ entrata d’ un boschello, £si trovarono una magione forte e
seccomoro, una fontana bella e chiara £ov’ egli aveva un cavaliere e due
£e altresi fa ciascuno. £Si si trabaciano tutti al dipartire, £e piangono
menava con esso lei piu di lx. cavalieri armati, £si portavano iiii.
£e se ne va tutto diritto in una camera. £E mmantanente
corte, £ch’ i' non mi dotto passo £che l re non mi doni
£come i compagnoni di monsignor lo re sono mossi in chesta per
non a nel secolo stormento £che a ceio si potesse prendere, e
gli dirai £ch’ i' ho qua entro monsignor Lancelotto de Lac £che li
si parte del luogo. Egli era gia notte scura, £si cavalca tutto
nullo nol conobbe; £e va tanto a giornate £ch’ elli viene
corere si gran colpi £che tutti gli fa ischencire davanti lui. £Allora
ebbe cio fatto, £si prese la dama £e ne la porta in
che, per lo mi capo. vo' la potrete bene comperare ». £E
£perch’ io ho oggi tanto pianto ». £pQuando Lancelotto intende £che- lla reina est si
lo panno della cotta £e l’ aresta. £Che est cio?, diss’ ella. £Ove
del mondo, £e biasimavano il duca a maraviglia. £E Lancelotto crede ben
£e' gli dicono £che l corno gli conviene sonare, £se vuole cavaliere
nol vuole richiedere a cavallo, per cio ch’ elli era a pie: £si
insieme della piata £ch’ egli a nno di cio £che non si credono mai
per lo freno, £ch’ ella converebbe venire con esso lui. £E quando
voi, sire?, disse quelli. —£ Uno cavaliere sono io, disse Lancellotto, £che
la verita. —£ Bel dolze sire, disse monsignor Galvano, almen mi
alberghero tutto a vostra volonta ». £Ed e' dice £che si facesse
mena la damigella in una camera £che molto era minutamente giuncata per
cavaliere l’ avea sua serocchia renduta, £e l’ avea detto £che- lla notte dinanzi avea
di Dio, disse £que del ponte, dunque so io bene £che ceio
molto bene e volentieri. £E quand’ e fu detto, el produomo
lui. £E elli il salutano £quand’ egli il vidono, £e elli a molto gran
spada ignuda nella mano: £esi fiede £e si abatte davanti lui £quanto
£che lor dama viene, £si aluminano i torchi, £ch’ altrimenti non andassono elli
nullo £ch’ elli possa agiugnere, £si l fa £si bene in tutte maniere
prigione; £ma poscia ch’ egli e morto, non usciremo giamai, che troppo
portava in suo becco uno incensier d’ oro troppo ricco. £Esi tosto come
gli dite £che- lla porti da parte di me, £che molto est buona ». £Ed
vi giuro lialmente £che gia non vi discopero, ne qui ne altrove.
Boordo £com' egli avea nome, £ed e' le risponde £ch’ egli a nome Boordo
£si tracontano insieme. £E dimentre £ch’ elli parlavano insi, £si guarda monsignor Galvano
£si n’ andaro tutti fuor del palagio £e si dipartirono tutti l’ uno qua
£che se ldio ne lor donasse a scampare sanza morte, £che ritornerebbono
loro: £e fiede si' l primaio £ch’ elli agiugne £ch’ elli il ruga morto,
sedente £che l’ uomo chiamava il castello del Trapasso. “ £Quando elli venne
de luogo, £anzi attendera per apere £s’ elli troverra £chi gli contradicesse nulla.
vide insi diliverato di due cavalieri £ch’ asalito l’ avieno, £si n’ e molto lieto,
d’ una foresta, £si vi vidi di dentro uno cavaliere e sua amica
femina potrebbe sofferire, ne non usciro £davanti che l miglior cavaliere del
lavarono lor mani £e s’ asederono al mangiare intra l cavaliere e Lancellotto
troppo di vo servire £e di fare voi tutto l’ onore £che no'
£com’ io fo, vo nol direste gia ». cio £ch’ elle parlavano insi, £si uscirono
di questo castello £ch’ e di qua di sotto in prigione, in una
s’ asiede davanti lui £e li domanda com’ elli si sente: £Per fe, diss’ elli,
voi avete immantenente passato ». £Allora glicosmlanda Lancelotto a Dio, £si se ne
cani. e £Esi vatutta la notte, £si non fina d’ atoire quegli
dissi ora a monsignor Galvano £ch’ elli m’ avea di morte riscosso non mi
monsignore lo re Artu, tutto primieri. Veracemente dice lo conto, in questa
andanti, £si si trasgiunsono tosto e snellamente. seg cavalieri furono di gran
fratello era della damigella, £e quand’ e la vide con esso Lancelotto, £si
Lac il Miscedente ». £Quando la damigella intende £che cio e Lancelotto,
e mangiato con Lancelotto e giaciuto in un letto. —£ ire, diss’ ella, i'
£e disse a colui £che dallato lui sedeva: Mangiate, bel sire, e
nome Galifore, £si era sopr’ una piccola riviera £e si era molto adagiato
veggendo tutti £que di la entro, ella mise sopra il collo di
coloro £che intorno lui sono £se ne gli conviene piu fare, £ed
piena, sicche l’ acqua dava alla damigella £insin qua presso al petto, £e
trovereste oggimai si buono stare presso del torniamento. £E sappiate £che vo
contato; £e quando il re l’ ode, £si n’ £e a maraviglia lieto, e
misura, per cio £ch’ elli crede ben fare, £si che, inanzi £ch’ elli partisse
venuto. £Ed elli entra di dentro el chiuso, £ov' era lo nta.
lle reine e l’ altre dame andavano a vedere il torniamento duo giornate
e di drappi di seta £ed era minutamente giuncata d’ erba verde e
si produomo £che non gli misavegna alcuna fiata » s. —£ Certo, bel sire,
voi ismagate, damigella, disse la figliuola del re Bando di Maguzzo, che
cio £ch’ egli a fatto, che ben si pensa £ch’ egli a male operato,
lealmente guardata. “ £Si posso ben dire veramente £ch’ i o nome Lancelotto de
invelenato e per quale acagione, £e com’ egli fu si infiato £ch’ elli crede
e possente. £Ma diteme £come vo' l’ avete poscia fatta £ch’ i non vo
cammera £ov’ egli gli lascio per ire nella gran camera, cio e l sala.
vo' dite?, disse Astore. —£ Il signor di questo castello, diss’ ella. —£
salva di morte e vo' d’ altra parte, £o altrimenti voi siete mortiaminduni.
fa la piu bella cera £ch’ elli puote £e le disse: eMia damigella,
santa croce nel miluogo di suo viso. £Poscia si mette nella
questo paese se gioganti non £che conversavano in questa foresta e in
£e gabarono tutta la notte. szl A lo ndomane torno il
questa damigella, £o vo' siete morto. —£ al, ldio, diss’ elli, come potra
£Vero, diss’ ella, £se vo ne piagnete voi, benedetto sia lddio £che l
£ov’ egli li puote agiugnere. £E tanto si sforza £ch’ e' gli a piu
£e schencisse il cavallo del cavaliere. £eE Lyon il viene al corso
—£ E v’ a nno elle si lungamente state?, disse Lancelotto. —£ S’ oil, sire,
lui chiedere in tutte terre infin qua tredici cavalieri £che giamai non
quelle parti una vecchia con tutta una ferza, £si comincio el cavallo
ben mistieri d’ albergare ». £E l valletto li disse £che- ll’ atenda tanto £che l’ abbia
il cavallo sopra il cavaliere £che si fu lasciato cadere. £viPoscia viene
ebbe messa la mano alla spada: egli era intalentato di far d’ arme,
vo' a altra donaste vostro amore; £ma se voi a pulcella il donaste,
dicono a Lancelotto £ch’ elli discenda, £ma e' lor dice £che non fara,
l prendono afforza £e- lli tolgono l’ elmo della testa, £e- lli dicono £che- ll’ ucidranno
l’ a perduto per sua malvagita. lmEGaligandyn, £che Lancelotto ebbe abattuto, fu rimontato
credea passo £che mi' senno li avesse mistieri. £Ma poscia ch’ i' veggio
si spasima della grande angoscia £che- lli sera a su' cuore, £e giacque
£ch’ elli avea il visaggio tutto enfiato. £E la damigella fa un letto recare
sella dell’ opera d’ Inghilterra e a molto ricco freno, uno capelletto foderato di
nome, che molto el disidero a sapere ». £Ed e' dice £ch’ egli a
inanzi £ch’ i' morissi, £s’ io a- ccio fosse venuta. £eMa gia, se Dio piace,
domandato. £Allor viene assu' signor £e- lli domanda £s’ elli potra un cavaliere
debbo ben fare, che voi m’ avete di morte riscossos. £Ed e'
del cavallo si felonosamente £ch’ a poco che non a il collo rotto.
fallito, ne di mio essere non saprete voi or piu ». £Ed e' se
gli domanda Lancelotto novelle di sua dama. ire, diss’ elli, ella vo manda
l’ uno a l’ altro di suo essere, £si inchiede il cavaliere a Lancellotto
vi veggio insi andare ». £E Lancellotto gli conta £com’ egli era albergato
la entro. £Quando fu un poco islungato, Lancelotto domand’ alla damigella £che portava
disarmato £che gli disse bene sia elli venuto, £ed e' gli rende
cavaliere trovato, £e ben sapiate, bella cugina, £che cio £e il piu
il fece ad invidia, che nonn- era mica ancor tempo d’ albergare. £Insi
l cavallo, sicche- lli colpa il collo dinanzi le spalle e abatte in
in una camera di la entro presso d’ un verzieri. £Si' l fa
diss’ ella, i' no' llo conoscea mica di niente, che, poscia ch’ elli ebbe due
£E come vo sentite voi?, disse Lion. —£ Per fe, diss’ elli. i'
vois. £Allor li conta la vita £ch’ ella mena £e come ella n’ £e
£Or sapiate veracemente £che gia di questo castello non uscirete sanza onta
gli uccise tutt’ e tre. £PMa egli ricevette tante di piaghe £che non
£e danzavano £e si si jdelducieno sdi tutti i giuochi £ch’ elli sapieno:
poggio della Fontana. £i lascia ora il conto apparlare di lui e
colui £che ssi rilevava, £si l fiede si duramente £ch’ elli el rabatte
che se rimane la entro £e' non puo essere £ch’ ella non lo
Dolorosa Guardia; £nel luogo il farai guardare tanto £ch’ io vi vegna, e
la entro £inanzi che potesse agiatamente cavalcare. £Si si tace ora
non dich’ io mica, che non v’ a niente tale periglios. £Quand’ elli ebbono
£si £si riveste e corica in sul letto assa piu crucciato £che
nuovo: £e elli si misse in su camino, £si acolse sua via
si salvatica £che vo potrete molto tosto disviare; £ed egli e bene
£qual dono i’ vo domando? —£ Non, disse monsignore Yvano, £davanti ch’ io
voi £e voi direi £ch’ io sono.- £E donque nol direste altrimenti?,
£eAllor sente la lancia arappare, £ma e' non sa chill sinsegna molto
dame, vo' potete ben dire £ch’ unque mai no ne vedeste uno si
rifeciono omaggio per essere assicuri. £E quand’ e fu al di susso
tutti ne furono serviti £e vo ne foste dimenticato. —£ per
andate, £si vide monsignor Galvano un gran cavaliere, armato di tutte armi,
pendevano pe lle guigge insino a quaranta scudi e quaranta elmora e
dite, disse Lancellotto, non e quelli molto alto principe £a cui l’ uomo
un’ altra lancia £e lli disse: « Tenete, sire, mostrate ancora £come voi sapete
di gran forza era; £si si tracorrono suso alle spade dirizate incontro
molto alto legnaggio, £ma egli non avea di sopra a- llui ne piaga
£sicch’ e muri n’ erano fessi e crepati, £altresi come tutti fracidi; elli
a perduto si alto onore £come acvire l’ aventure del Santo Graal, £si
fazione: £e- sso bene £ch’ elli mi disse vero, che non a mica
andatura, £ch’ elli non vuole essere arestato da nullo. Assa' fu chiesto e domandato,
piu dolente. £Si fu in tal dolore £e' n tale angoscia tutto giorno
nella camera, £si parlo quella delle tre £che reina era eslli disse:
ella li ebbe fatto un molto maraviglioso lattovare £ch’ ella il fece usare: Pne
£e maraviglioso, £si- ll’ invidia molto il cavalcare, £e elli trae suo elmo £che
e gli altri due minori. £eAllora usci del padiglione uno cavaliere tutto
atiate a disconfiggere il grande orgoglio del re di Norgales ». £Ed e
paese sapessono £che l’ uomo ne l dovesse portare, elli farebono guardare intra’
£e dice £che gli trinchera el capo £se non si tiene per
tuo corpo, £che tu in quella a sinestra non ti metti, £che
fuggendo. £mE elli il viene ategnendo per di dietro e ebbe alzata
£che non disse motto d’ una gran peza; £e quand’ e' puo parlare, £si
l £MAllor comanda £que di la entro £ch’ elli il disarmassono, e' valletti
morte! £Se fosse vivo ancora, avessimo noi isperanza d’ essere diliveri da questa
pie davanti. £Poscia ricovera e l fiede per me la testa a
ne direi piu. £Ver fu £che voi vedeste nella camera el serpente
potete asicurare mia dama la reina. —£ A nome di Dio, disse
£si l vollono uccidere, £ma el re loro disse £che lli distruggerebbe
Yvano li manda, £si e tanto dolente £ch’ egli crede bene il senno
il vidono, £e gridavano tutti a una boce e a uno grido:
gentile cavaliere, tanto voi avea disiderato di vedere £inanzi ch’ io morisse! £Ma
l serpente £che s ancor si combattieno. Gran peza duro la
duramente, £e si chiama cattiva £e disse: eLassa, lassa, perche riguard’ io
£si pensa un poco £e poscia le disse: « £Certo, damigella, elli £e
ebono alquanto mangiato, £si disse l’ una delle damigelle a monsignor Yvano: Bel
gli asberghi le lance trincanti, £ma e' non v’ a colui £che guari sia
ella dice £che non si ntramettano gia di lei, £ma i' vo
£Qui sono i nomi di quelli £che qua entro sono in pregione,
pulcella e lei come dama, £si potrete guardare l’ onore de l’ una £e
mi sapessono in tal punto comi sono oras. £eiE quelli se ne
£Ed e' dice £che gia no ne portera altro, £se ne dovesse
paura £ch’ ella lascia suo brachetto cadere £e torna in fuga £tanto come
£Certo, disse Lancellotto, £si faro io, purche voi non mi troviate combattendo ».
in pezi £che di gran virtu fu impinta. £E monsignore Yvano,
sue mani el piu ricco vasello £che per huomo tereno fosse veduto,
mica in questa foresta, che- ttu no ne potrai scampare sanza morte e
per cio £che queste lettere el mi difendono, £e voi enterete nell’ altra.
£che davanti lor venne nel padiglione; £e la ove vide uno scudieri
apoggiatoi di dame e di damigelle. £sE elli era allor costumata £che
venne nella foresta £che l’ uomo apellava Terique, erccio fu in diritto nona.
maraviglia se voi ne siete crucciata! £E i' vo priego £che vo
mia spada! £Si mi rendo per oltrato di questa battaglia £e mi metto
non e tanto peccatore, £s’ elli £s’ acorda con lui, £ch’ elli nol faccia venire
£e quegli il feciono tostamente £si com' elle avieno comandato. £Si ebbono tosto fatto
andare alla corte del re Artu per essere cavaliere novello, £si noi
Gia sonn- io ancor si malato £che nullo piu e l termine est
brisciato, £si grida merce e disse: £eAl, franco cavaliere, non mi uccidere
£Si gli mostra iii. padiglioni tenduti in un piano £ed e' le
monsignor Yvano tutto l camino £ch’ ella era venuta, £tanto ch’ elli viene a
genti il re di Norgales per diverso lui £che l re Bando
fuga £quanto che l cavallo puote andare. £eAllor comincia il grido troppo
£insi com’ io il dico il faro io da oggimai ». £lnsi lasciano quel
podere, £e egli fara piu tosto quanto £che no voremo. —£ ePer
m’ a salva la vita £e piu a fatto per me £ch’ unque damigella
voi £perch’ io m’ inginocchio davanti lei? Per cio £ch’ io so bene £ch’ ella est
possono andare. onsignor Galvano abatte el cavaliere si fellonosamente £ch’ al cadere quelli
me tanto £ch’ i sia guarito, per convento £ch’ i' sia vostro cavaliere a
porterete i capegli di mia testa £ch’ i o fatti mettere a studio
ne mia disaventura non comincia mica pur ora primieramente, £ma dal giorno
—£ A. sire, disse monsignor Galvano, non farete, £ma io v’ enterro e
giudicamento £che l’ uomo l’ a fatto?- Sire, disse ella, i' non sO.
£che per lo scudo ne per lo asbergo non rimane £che per
il possono agiugnere. £Ed elli ebbe impugnata la spada ignuda, £si lor dona
rimaso dormento apresso cio £che Lyon se ne fu andato, non dimora
di la entro £davanti ch’ uno cavaliere me ne gitterebbe per sua prodeza.
rivenono. £E percio so i' bene che sono tutti morti; percio
non porti nell’ acqua e lui e l cavallo; £e percio vo loderei io
diritto £se voi il volete tenere. —£ Or vo comando a dDio,
molto honoratamente e molto fanno grande gioia di lei. £Allor sono
de' colpi £ch’ egli ebbe donati e ricevuti: £si gli fa recare acqua
nullo grado. —£ Per fe, disse monsignor Yvano, del suo grado e
sue armi e l’ uomo liellaporta; £e quand’ egli fu armato bene e bello,
di spada, £si pugne a monte e a valle ne non rifiuta
£e molto si maraviglia chio puo essere el principe £che di dentro
di Sorestan, la dama di questo castello £ove vo' siete, m’ a tenuta
Sire cavaliere £ch’ a onta noi avete messo £e a poverta, a
piace, perche vo' ridete, £se voi el potete dire o dovete. —£
Astore altresi, £e l menano al mestier £per rendere gratie a dDio
rimarebbe elli gia. £Quando monsignor Yvano vide £che non trovera £chi
£che voi arete di mia morte, £quando vo' saprete il martidio £che
be- llo avisa, fiede colui £che di suso era si duramente £ch’ elli el
a in se piu prodeze £che non a inn- uom mortale, £e di
pro, £si' l vo dire' io. —£ Damaggio, disse Lancellotto, non ci arete
£e mette la mano a la spada £e que’ rifa altretal, £che
di me “ tradir £qui est elli niente, £poscia che vo' ci avete
in un de' segni della Tavola Ritonda. £eE quando i parenti di
lungo e una di lato, £e la chiamavano que del paese Trique.
di Queprovente, e mi studia' molto di venire £per essere di giorno alla
ll’ altro li domanda £che capellatura elli a. £Per fe, disse, e' non
£quando elli il conobono, £si ebono si grande gioia £che nullo nol
della piu ricca terra del mondo, £ch’ i non mi potrei considerare di
fedito, sopra suo elmo e sopra suo scudo, si gran colpi £che
podere di se rilevare di la £ove giace. £Ed e’ li arappa
una pertica la £ov’ egli era, £e l dislega £e l prende per
vince el vermiglio cavaliere, quelli £che porta lo seudo vermiglio al bianco
i denti dirugginare e serare insieme £e li ochi volgere e crollare
per me' la spalla del cavaliere, sicche la spalla con tutto il
inverso Kamalot lieta e gioiosa, £si venne lo ndomane ora di vespero.
contavano £a cui ell’ erano avenute, erano tanto tosto aparechiati £e andavano guardando
nel letto, £si so bene ch’ ella morra, £se vo' no- lla soccorrete di
Yvano domando al romito: eaSire, io ho veduto, £qua di sotto
inverso de' lioni £che facieno la magior braiata I del mondo, £ch’ elli
noi n’ udiremo veraci novelle o di sua morte o di sua vita.
io temo £che non voi faccia uccidere per lo gran duolo £ch’ elli
che questo brieve il difende. —£ E te n’ andra' tu, disse Lancelotto,
disse el produomo, cio fu el Santo Gradale, el vasello pretioso £ove
la entro, £que de la magion del re Artu il conoscono, £si
nome di Dio, diss’ ella, io il trovai ogi mattino all’ entrata d’ una foresta,
debbo essere biasimato; £ma io vorei pregare, per Dio, £che vo' mi
vo' mi fate tutto maravigliare. —£ eE egli avene, disse il cavaliere, £che quando
abiamo per miscredenza fallato £qua in adietro noi siamo presti dello amendare
quantita di genti, £si sente £ch’ elli el prendono per le braccia e
e due incensieri; £e quand’ ella est infino qua nel miluogo del
il re li chiama £e- llor disse: Signor, sapete voi £ov’ i vo
molto gran paura £ch’ i' non vi possa venire a tempo, medesimamente per
oraindiritto vi mettete in questa foresta, elli vi convera giacere di sotto
e carne di cavriuolo. “ eElli el saluta, £e elli si dirizano incontro a
e l braccio, sicche gli trinca il pugno £e lo scudo cade
gravati £ch’ elli lui; £si gli sofera molto lungamente £che non a di
per vero £che ceio sel monsignor Lancelotto di Lac. —£ Lancelotto?, disse quelli.
vostra. —£ Or vo priego dunque, diss’ elli, per vostro pro e per
ne non vuole £che nullo gli faccia compagnia. £quand’ egli e un poco
grandi e piccoli, incontro a Lancelotto, £e elli avea molto grande onta
li ugne le tempie £e- lle braccia £e elli £si dorme immantanente, £si
insi la entro monsignor Yvano £tanto ch’ elli fu alquanto guarito delle piaghe
sembia ad essere di fine oro; ve di persona si, £come dice
nois, £ed e' si fa, insi armato £com' egli era. £eEd egli el menano
la entro un valetto £che disse alla dama: « Dama, monsignor est venuto.
ntaglio £che tanto est ricco £che non crede passo £che nullo re
nella speranza £che tal bene m’ aveva fatto ». “ £lnsi si disputa la damigella
la foresta, la £ov' elli la vidono piu spessa. £E Lancellotto no
dico, diss’ elli, £ch’ elli sono molto produomini e d’ alto lignaggio e buon cavalieri;
di Dio, unque mai non vo vidi si lenta d’ atare a nullo
£si si parte atanto l’ uno da l’ altro. Lancellotto ritorna alla badia, £si
un pratello £ch’ era di sotto la torre e con esso lui erano
potremo, £ch’ elli no disse £che voi eravate molto amici ». £Allor si maravigliano
quale damaggio e quale perdita del produomo del mondo £ch’ e morto per
dico £che nullo non dee aver dottanza £davanti che l’ uomo vega il
mise ciascheduno i pie a terra £e trassono le selle a- llor cavalli
al luogo £che Grifon gli avea detto. £Si vi trovo Aglovalle
viene a- ssuo cavallo £ed e' monta anzi che quegli fosse ritornato. £PE
al mondo che un produomo. £Ma quelli ch’ i' dico o i' oggi
voi dunque leale? £Che Dio odii ora tutti i cavalieri del mondo
e l torsa davanti lui e ne el porta, e ne l
non facciate tale oltraggio, che ben sappiate £ch’ i' vo ne sarei anemico
£Poscia dispegne i ceri per la chiarita £che mal no gli facesse,
morire. £E Lancelotto se ne passa oltre, £che piu nol riguarda,
damigella. e Tenete, diss’ elli, damigella; son io cheto ancora ad voi?
feciono la notte molto gran festa all’ uno e all’ altro. Al matino li
battezati, £e altrimenti non potete voi scampare la perdurabile morte di ninfernos.
di Brocce, £e quel conte avea quello torniamento preso incontro alle genti
man giare, £e vostro cavallo altresi fieno £e avena, e l valletto
I' credea veracemente £ch’ elli fosse morto, £ma poscia £ch’ egli e vivo, e
voi ritornero £per voi fare compagnia tanto £che voi siate fuori della
ben siate levata. £Certo di vostra venuta aveva io molto gran mistieri,
facesse?- I' so ben, diss’ elli, £ch’ ella ne morebbe, £ch’ ella non ama
£Allora va alla dama, £e quand’ ella el vide venire £si dice £che
la £donde elle erano venute. ll £esQuando le damigelle se ne furono
£ed egli era bene armato di tutte altre armadure. £eE mmantanente salta
unque stato, £si va chegendo el cavaliere £che a- llui s’ era combatuto, £ma
alle armi vermiglie, £ch’ elli vora sapere £chi egli e. £E quand’ e v’ e
contato. £Si lo sgrida di lungi, per cio £che non vuole mica
molto gli tarda £ch’ egli abbia la dama dilivera; £e quando e- lione el vide
volonta farai di cio £ch’ io ti diro ». £E quelli lel giura. £E
pena a trarneli o vo sareste ispergiuro ». £Ed e' dice £che- nne fara
a l’ elmo, £si l traina infino £qua al fuoco e' l vi
segnare, che di tale aventura non avieno elli unque mai udito parlare.
di bianche monache. Elli discende £e domanda l’ ostello, £e' sergenti li salgono
l’ avea e due scudieri. £eE quando il giogante la vide, £si lo
seritte molte maravigliose lettere £che dicevano: £O tu, cavaliere errante £che n
per Dio, £se vo' sapete £che cio fu, £si l mi dite. —£ Certo,
rimanete oggimai £qua entro poscia £ch’ egli e presso di notte; cio
se ne maraviglio molto di sua convenenza, che molto venia riccamente, e
£che gli facciano, £ch’ atanto est dolente £che nullo piu. £Si lor lascia
quel cavallo est, £si fa tutti suoi cavalieri ristare £e mena con
unque per preghieri non volle soferire £che nullo di noi andasse con
dolente, £e piu ancora di cio £che non si puo levare, £che
diavoli cacciando. £E monsignor Yvano, £che nol perdera mica £s’ elli puote, viene assuo
ella est a meza lega presso di qui ». £Ed ella fa immantanente
Croce, £e Dio l’ a mandato intra voi per cio £che voi siate
e' troppo £chi elli puo essere, £si domandarono di qual coraggio? elli
fare, che unque mai, a su' sciente, a dama ne a pulcella
£che nullo cavaliere strano non c’ entra £se non ci giura in prima
amico era cavalcamo oggi mattinetto per me questo ricetto, £e quando il
di no' tre £che meglio vo para; £ee se voi nol volete
lui £e l cavaliere; £allor parlarono insieme £e si tracomandarono al domandare
il fanno meglio: £si vidono tre cavalieri per diverso il re di
maniera £come sogliono sedere ». £E monsignor Yvano li conta £come li vide
vo diro £come elli m’ e, ne unque mai nol dissi ne a
morte. £E queli vola giuso di suoi arcioni, £si crede ben
nascere della Vergine Pulcella, £e che fosti messo nella Santa Croce e
ebbe unque lealta in voi, £si voi achetate inverso mes. £E'
£ch’ e' gli fa tutti risortire piu d’ una arcata; ene nullo nol
produomo il riguarda £e conosce £che cio est lo scudo del giogante,
luogo bene arivato. £Si viene la notte a tre ricetti di tre cavalieri,
inverso quello bosco. —£ Or tosto, diss’ ella, montate £e andate apresso lui,
che pezza ha non avea niente fatto; £si comincia a fedire gran
suoi compagnoni sono rimasi con esso lui. £Allor viene all’ esembiata uno fratello
vo tegno molto a produomo, £ch’ unque mai non trovai cavaliere £che li
ella mica. £Hal, dama, fe elli, i' vo priego, per Dio,
loro elmi i tre compagnoni £e montarono in lor cavalli £e presono
corsono ad acciaie £ed a spade, £donde la entro n’ avea grande quantita.
piu di centomilia salute, £e vo manda £che se voi unque l’ amaste,
a tempo al torniamento: £ch’ i' so bene £che monsignor Lancelotto vi sara,
per quanto £che pote ragunare: £esi entro tutto per notte in questo
non fara. £Si farete, disse Lancellotto, £ch’ io conoscero bene l’ armi di colui
avea guardia de aguez d’ ucelli: £si n’ era la fontana troppo piu
attenduto £quand’ e’ ne vede insi la damigella menare. vNe e' non vuole isvegliare
damigella un poco mangiare, £si riguarda molto volentieri, che tanto li sembia
fe, dicono elli, vo' non l’ arete passo per niente: noi ci moremo
santa cosa £e che per lei fieno acivite l’ aventure del Santo Gradale,
lo scudo davanti lui, £e que getta l’ unghie per prendere la spada;
grande gioia di lor dama £ch’ elli credieno aver perduta a tutto giorno
a nullo capello, £ch’ egli a stato trugiolato di novello. —£ A nome
mica ancora? —£ Se m’ aiuti Iddio, diss’ ella, non. £Si e elli recato
£Poscia il lieva contramonte £e l torcia sopra su' collo, £si ne
mondo £ch’ i ho oraindiritto veduto menare troppo villanamente a un de' piu
la parola. £Si a nno tanto cavalcato £ch’ elli vengono in una prateria grande
passo si bellamente £che non facesse maggiore infranta £che diece altri cavalieri,
la bocca e lui el mette entro un poco, £e elli il
il ponte levato; elli chiama tanto £ch’ un valletto viene a- llui, £che- lli domanda
ne gli conta la verita: £allor n’ e il re molto lieto, che
gli falsano in piu luogora, £ma e' non gli e a nulla
— pamigella, diss’ egli, tanto m’ avete scongiurato £ch’ i' vo diro: sappiate £ch’ i sono
fedito £com’ egli era, £insin qua dove vo mi trovaste. £E quando
fratelli venono alla battaglia a tutta gran quantita di gente. £MuSi tosto
loro £e lo domandano £dond’ egli £e, £ed egli dice £ch’ egli £e del
alla uscita della foresta. £Si loro avenne si bella aventura £che tutti
nel secolo tante maniere di colori £che l’ uomo non potesse in lui
sembiavano a essere d’ oro fine; £e avea in lui tanto di bilta
avesse. £i la lascia' atanto, £che piu non osai di dire, £e
volea menare la reina, £e vo' giostrassi a- llui £e l’ abateste? —£- £Oil,
riguardo. Al terzo giorno l’ ando a vedere la dama del castello
cugino carnale. £Ma l’ uomo me n’ a poscia tanto contato nella pregione medesima
caldo £che grande era, £si se ne vanno nel grande padiglione intra
eh’egli erano poco di gente £e li altri n’avieno molta. £eSi
molto piace a tutti quelli £che vo corse suso £si tosto come
che poté cavalcare, £si si parti di là entro £e comanda le
colpi per me' l’elmo della spada e per me lo scudo, £e
che molto sembiava gentile huomo, £si menava in sua compagnia molti cavalieri;
Hal, bel sire lddio. £quando usciremo noi di questo travaglio?». £eE quand’elle
à nome Yvano, il figliuolo del re Arien £A nome di Dio, disse
per guarentire mia dama di morte? —£ Non vere, disse Lancelotto. —£ eE
le mani monsignor Galvano £e la piglia per me' fianchi, £ma unque
ne sarà vostra e dannagio mio. —£ wVa' tosto, disse monsignor Yvano,
il dovete ben fare, £ché se voi oraindiritto vo moveste, vo' non
par là £ov’elli andava £e ov’elli veniva, domandava novelle di Lancellotto, £ma
piagnere. —£ Or mi dite, damigella, £disse Astor, £s’io in quelle parti
che vo' mi conduceste a salvamento in uno mio castello £ch’è qui
amore. £Allor disse a Lion, tutto impiagnendo: «£Bel dolze amico. £che mi
giorno. —£ E perché, disse Lancellotto, £avete voi paura £che non ne
che dicieno: £Al ventequatresimo anno apresso il coronamento del re Artù, £à
vo puote elli fare andare. £- Or non voi ismagate, diss’elli, £ché
tre de suoi cavalieri con esso lui £per farli compagnia £e per
aPer fé, disse la reina, £or vi potrà essere X. anni £che
m’avea detto veritàs. £vDi questa cosa fu Lancelotto molto gioioso £più che
esso lui erano, £che volete voi fare? —£ l' mi voglio, diss’elli,
in un pratello £ove le tavole erano messe. £E quand’egli ebbono
di lui: £e elli torna in quelle parti, £altresi come se diavolo
ciò £che Lancelotto il passò in caretta quel giorno £che Meleagante ne
fu messo. £Quand’egli à molto isguardato £si domanda e cavalieri £che fanno
di gran forza, £si l porta del cavallo a terra. £“Poscia ritrae
gli dice £che gli colperà il capo £se non si tiene per
che giamai non farete onta né disinore a cavaliere £poscia che vo
era isbigottito, l’acompagna degli occhi £tanto come poté, £e quand’e non
se non giura sopra i sant £ch’egli à conquisi cavalieri nella settimana
una foresta, £si ebbe tratto suo elmo per lo caldo £che già
l truova assa' malato, £ed e' li domanda £come li è: veaPer
disarmarono £e gli aportarono uno mantello di sciamito £per afibiare, per lo
del mondo £né che monsignor Galvano potesse vedere o credere in damigella;
e alti e minutamente £merlati £Quand’e' venono nel castello, £si era già grande
e dice £che diavoli l’ànno apportato nel luogo. £Appresso ciò non dimora
si dormi immantanente £e non si svegliò insin qua al mattino £ch’elli
che non à el cavaliere abatuto, £quelli n’è cento cotanti più dolente
ricovera uno altro colpo, £sicch’elli il fa percadere, £si l piglia immantanente
e frati di là entro dolenti e crucciati dell’uomo £che ne l
so si mia ragione leale e diritta £che non à al mondo
agiugne huomo, tanto sia pro', £che non porti atterra o morto o
che mangiare». £Allora salgono in istante tutti quelli di là entro £e
e l dolzore del vento; £e Lyon veghiò, £che non avea
pro' di lui. £E per cio £che sente in lui si gran
ch’egli agiugne, £si fa tanto in poca d’ora £che nullo non l’osaattendere,
che vo' foste morto per la dislealtà di Meleagant £che n pregione
dicon elli, di nostra gente non fu elli passo, £ma elli noi
paura di conoscenza, £si risponde bassetto £che Dio li £benedica £PBel sire, diss’ella
monsignor Galvano; £e quand’e f £si anotato £che l’uomo vi vedesse
re del bosco, £e quando la reina il vide, £si gli andò
com’ella il fa, £e quella, £che tanto est spresa d’amore £che nulla
disaventura £ond’egli avea troppo sovente assai, £si comincia a-ffare troppo maraviglioso duolo.
a maraviglia, sillo domandano £chi egli è, £ed e' non lor può
che voi non l’osereste attendere» £Ed e' prende lo scudo £ch’egli
ad agio. A lo ndomane, £quando elli ebbe udito messa, £si prese
vo' chegendo?», diss’egli. £Ed e' li dice £ch’egli chiede un suo cugino
Gariet, £si gli dona tal colpo della spada per me' l’elmo £ch’elli
maggiore £che se noi fossimo partiti l’uno qua e l’altro là, £ché
incontro a colui £che apellato l’à. £IOr si è tanto la cosa
che tutti dicono £ch’elli ne dee avere el lodo e l pregio.
che vo' potre. —£ Chi est elli?, disse il cavaliere £che guarda
con lui; £'ed io m’arestai, £si udi £che-lla damigella gli domandò come
meglio la morte di mia dama £che sua vita, £e si vo
mangiare fu presto, £tale come il produomo l’avea, £sì s’asede monsignor Yvano
venire, £i' voi vi farò honorare sopra tutti huomini; £e io el
fé, dicon ellono, £vo ne dite il meglios. £Allora comandarono a
n’è tanto lieto sanza misura, £si si pensa £ch’egli l’andrà a vedere
pade. Elli riguarda li elmi e le spade, £si si maraviglia
disse a Tridano: £Ove lasciasti tu colui £che tanto m’à misfatto?»;
non rimarrà elli mica i'nulla maniera. £E quand’egli è montato, £si comanda
da Dio siate benedetto». £Immantanente ritorna la pulcella £e ne mena
lo scudo davanti su petto; £e quando el cavaliere viene apressando, Astor
quand’e' vide che vo' me ne menavate. £Si m’è molto bene avenuto
discende, £ché richiedere nol vorebbe elli mica a cavallo. £Si atacca suo
certanamentes, né più non loro ne vuole dire. £Quel giorno feciono i
balia. £Esi ce n’à elli onite più di sessanta, £donde noi
no-lle donasse el cavallo; £ed ella li disse £che ciò volea ella
sorridere, si propensa £che per niente non soride ella passo, sille disse:
davanti el letto tutto stenduto, £e l cavaliere alquanto presso di lui.
chi è. diss'elli, £quel disleal cavaliere? —£Ciò è, diss’ella, £Trinquano, il su
il dislealel». £Allor prende sue armi effa armare un suo figliuolo giovane
si che tutti £que di Norgales furono vinti. —£ l A nome
ne-lle dica di ciò £ch’elli chiede. £E Lancelotto ebbe cavalcato tutto
la reina di si grande amore £e' non si tenesse passo £che
bene uscire fuori di là entro sanza ispergiurarse: £e s’alcuno ne portasse
fate bella ceral —£A nome di Dio, sire cavaliere, disse quelli, £bella
si solo, £ed e' gli conta una partita di suo essere £e
ch’e' m’uccise l’altrieri uno mio scudiere, £si non so perché; aperciò l’avessi
un castel ben fatto e ben sedente £donde e muri erano forti
andato £ch’elli vengono in una valata £e vidono nel fondo della valle
davanti £me £'ché per aventuraaltresi gran talento avea io di mangiare £come voi
la cosa £che vo più amate, £che vo' a uomo £che di
vespero. £Allora est uscito della foresta £che del mattino li ebbe durata
venite a ridire, £ché tali potrebono elli essere £ch’i' parlerei volentieri alloro,
puote in avanti andare, £anzi cade immantanente giuso di sucavallo tutto ispasimato,
gli £facesse £'E cavaliere domanda a sua serocchia £s’ella crede £che l cavaliere
di Mare £dond’i' v’ò contato. £E quando il cavaliere a cui
monsignor Galvano avesse mai veduto £poscia £ch’elli usci di suo paese, £si
susso lo sciamito atutto guarito a mio scientes. £'Allor salta avanti il
ch’ella avea pianto. £Elli la saluta, £quand’e l’apresima, £e ella lui altresi:
si parte di là entro £e li comanda a Dio, £e la
luogo £che vo me ne richiederete. —£?Se vo' mi giurate, disse la
più, £ma ritornate £e mi mostrate quelli £che vostro uccello à; £ed
andassi, £a quale insegne conoscere io il cavaliere £che vo' dite? £-?De £ché a piè non me ne andrei io mica. —£ E
Bel sire, vo richieggio £che voi facciate ciò £che voi dirò». £E
tutto est lasso, elli isguarda le lettere £che dicieno £che per lui
di là entro £ch’elli loro facciano tanto d’onore £come possono, «£ch’i' vo
come questa farà». £Ed e' dice £che no ne gli cale,
facea l’uomo, per tutto là £ove il torneamento dovea essere, le logge
si fegono lor palme insieme £e rompono lor capelli £e ffanno il
usire d’una camera una lancia £donde l ferro era tutto infiamato, £e
va, £che-ll’uccidranno, £ed e' dice £che già per loro tutti non si
quand’e s’avede £ch’egli è disarmato nelle mani di suo animico, £si à
spada £e ricorre a l’altro £che no l’osa attendere, £anzi si torna
vendichi, £anzi se ne venga a combattere a me, £s’egli osa, £e
che si giucava con sua coda £e gittava di sua bocca £e
ovi'sono! £Si m’arete tratta della maggior pena £ov’unche damigella fosse»s. £Mantanente gitta
giorno lasso e travagliato di ciò £ch’elli ebbe il giorno fatto in
li ncacciano, £si pigliano Gueriet e Agravanz £che non si volevano fuggire
e ben seppe £ch’ella vuol dire, £ma unque non fece sembianti £che
à tutto solo isconfitte le genti del re £ch’oraindiritto erano si
altri tornano in fuga £quand’e' vidono loro compagnoni si atornati. £E
i giorni di tutte le damigelle del mondo. £esSi so bene £che
che l’avea molto lungamente servito elli domandò la damigella in guiderdone di
fellonosamente £che a poco che non si ruppe il collo, £e Boordo £Allor s’asegono sopra l’erba verde £donde il palagio fu tutto giuncato,
cavaliere, £e'l più disiderato uasaandare c. leghe di terra per lui
e sua lancia £e lascia Lancelotto dormendo, £e se ne torna apresso
né non ebbe nullo di lor £che l vedesse a quella fiata:
si si maravigliò £perché ciò est, £si mbraccia lo scudo £e slunga
bel cavaliere e l miglior £ch’io unque vedessi, £si è ancora giovane
perché l domandate voi? —£ Sire, diss’elli, £per ciò ch’i' sono giovane
fa a-lluiconoscere. £eE quand’egli il conobbe, £si gli fece molto grande
se ll’uomo li donasse la miglior città £che l re Artù avesse.
di novellos. £E quando elli udirono queste insegne, £si sono più disviati
di vostro peccato, £e si fece elli: ciò vedeste vo' bene £quando
a vostro comiato. —£ Sire, diss’ella, £vo' sapete bene le convenenze
quelli il dicono £ch’elli il faranno tutt’a sua volontã. £αAncor vo priegh’io,
di Dio. £disse monsignor Yvano, £tu ne di' si buone insegne £che
poscia che voi avete el signor conquiso; £e sapiate £che quando quelli
fa apportare sue armi, £e quand’egli è armato bene e bello, £si
dolore £ch’elli avesse unque £mai non fu nulla inverso quello dolore £quand’e
— cePer fé, disse el cavaliere, £poscia che vo nol volete fare
la spada per fedirlo, £e quando que' vide venire il colpo, £si
destrieri a uno albero, £poscia trae la Spada £e corre suso a
il più ad agio £che l produomo puote. £Al mattino, £quand’e 
di vedere Lancelotto £ch’unque mai non disiderai nulla tanto a vedere in
duramente in suo venire £ch’elli el porta del cavallo a terra, £e
che quelli lor insegna, £ch’elli il eredono ben trovare alle nsegne £ch’e'
trae suo elmo di sua testa £e l mise dallato a llui.
ch’i' ò gran dotta £che Argondras non vo faccia invidia o tradigione.
e tutto il buon consiglio £ch’i potrei. —£-Al, certo, sire, disse ella,
elli cavalca dolente e crucciato £infino a tanto £ch’egli anotta. £Si
del mondo; £e sapete voi perché elli venne tutto disarmato? £E' vo
cade immantanente a' piedi, £si ne l merceda molto; £e Lancellotto £si
ebbe donato nel miluogo de denti. £Allo'ndomane, £quando l’ugioletti cominciarono a
n’avesse el peggiore, £né qual meglio n’avesse. £E quando il serpente
battaglia delle due bestie £che monsignor Galvano non lsapleva el £quale se
si lieta £che non à huomo al mondo £che contare il potesse:
monsignor Yvano si fu partito da suo' compagnoni, £si come el conto
vuol egli bene. £Allor li dona il cavaliere una lancia £ed
che voi gli portaste questa spada £che fu di monsignor Galeotto, £e
il cavaliere quanto che l cavallo puote andare: £esi l’agiugne all’avlalllar d’un
la reina £che molt’era pensosa per Lancelotto, £dond’ella non sapea nulla via
il risomiglia meglio che nullo huomo, £e se non fosse un poco
sia tratto? —£ Sire, dicono elli, £per ciò che uno de frati
sapere £se per prighieri elli il potesse vincere, £ma ciò no gli
.Per fé, disse Gariet, £ciò non può essere, £ché di vo'
Tavagnino di quale partita elli £si vorrà tornare, £ed e' dice £ch’elli
fare mi' chiamore di £ciò che l cavaliere m’avea misfatto sanza ragione.
se n’andò al castello dell'Arpa £ove suoi huomini l’atendieno: £ee quand’e
lo scudo d’Ugloval £e lo scudo di Sagramor il Desree, £e quel
ché non si può mantenere £contro alla quantità de colpi £che sopra
gran letto coperto d’uno sciamito. £vE egli viene al letto, £ma e'non
non l’avea mica conosciuto, £per ciò ch’egli avea stato tosato novellamente. 
mortale». £E elli li giura £quant’e puote, £ch’elli il convenia cosi
ché s’io fosse conosciuto, £tosto me ne verebbe cruccio. —£ Se m’aiuti
l’uscio, £si chiama £e l romito gli apre l’uscelletto, £si-llo riceve a
e vedete la loro armadura  £Elli cominciò a leggere £e truova lettere
lance sono rotte; £“ed e' si trapercuotono di corpi e di visaggi
unche non andò tanto £ch’elli trovasse £chi la verità ne li potesse
Astor non si ismaga mica, £anzi islunga immantanente sua lancia £e mette
Il re nonn-era mica nella sala a quel punto, £anz'era in
Allor viene là entro la damigella, £quella che di lui prendea guardia:
mica sotterare d’uomini morti in due arpens di £terra £Non andate mica in
comperare, ciò sarà, ciò dic’elli, £fine ricredentigia; £ma-sse voi l’onta ne volete
nella chesta sono andati. £E l re le dice £ch’ell’à ben detto,
lor fate si gran gioia £come l’uom dee fare a due produominis.
fu levato, £si svegliò monsignor Galvano £si si trovò in una caretta,
e vo donere buon cavallo e buone armi. —£ Al nome
dolorosa prigione £dov’egli era stato messo. £E que' il riguarda e avisa
non può rispondere motto, £anzi si parte della capella tutto crucciato £e
e le facce coprire del più ricco palio di là entro. £E
e' voi converrà a llui giostrare £si so bene £ch’elli vo metterà
ngenerò». £E-lli conta come: li disse £tutto ciò che su oste
e fiede si il primaio £ch’elli agiugne £che gli mette la lancia
la vide mai, £si riguarda davanti lui sopra la tavola £ov'elli sedeva,
per albergare £e quand’e' vi viene, £si truova alla porta quatro de'
non piace ancora, £ché non s’è mica ancor ben vesnldicato del gran
quelli £ch’ebbe l’armi bianche il giorno £che l castello fu conquiso». £»E
festa grande nel castello £e se Lancelotto fu ben servito, ciò non
mondo, fu elli el più produomo £ch’unque fosse a suo tempo —£Ha!, Iddio,
non sare' io mica creduto £s’io il giurassi sopra i santi, £ch’egli
in quelle parti. £E'l cavaliere salta fuori del padiglione tantosto
per donarlile £si tosto com’elli il vedrebono, £e li disse ciò £ch’ella
e li dice £ch’egli è un cavaliere errante. £NaE che andate
fatto suo torno, £si discende, £ché onta gli sarebbe di richiedere colui
apresso di lui, £e-ll’abbraccia £e comincia a T baciare, £ch’elli crede veramente
si gran colpo £che gli fa l’elmo volare nella piaza; £e quando
se ne va si grande andatura £ch’elli sembia bene £ch’elli vada i
testa. £eE que s’isvertudia a grande pena, £si grida mercé £e dice
damigella avea tre fratelli compagnoni della Tavola Ritonda £che non atesono mica
a venti padiglioni, £e più ricchi £che Lancelotto avesse unque mai veduti £si si travengono £si tosto come i cavalli possono andare, £e si
e gli trasse el troncone £ch’elli avea dallato nel costato £e lo
sua sella mettere £e disse £ch’ella andrà incontro a llei, £si monta
eSire cavaliere, £e vo ne conviene andare a piè, £ché mia
due dita, £ma nol brisciò mica nelle carni. £MtE Lancelotto, £che no-llo
e £quand’e se n’ebbe alquanto giucato £si volge quello di sotto di
voi siate benedetto sopra tutti huomini; £ee benedetto sia Domenedio £che
se non piglia altro consiglio di £sé;ve-cciò sarà molto gran pregiato? £s’elli
si non dimorrà elli mica neente di tempo £che vo' ne saprete
che llo rimenasse assalvamento. £E Lancelotto se ne va alla foresta
Lancelotto, £ch’ebbe avuto caldo al cavalcare, riguarda la fontana £e la vide
anzi voglio £che vo mi tegniate mi convenente £insi com’i vo dirô:
quando voi il m’avete detto, £ché giamai non sarò ad agio davanti
malata, £si n’é molto mal sal agio; £e s’elli potesse ritornare
va? —£Al nome di Dio, diss’ella, £il voi insegnerei bene, £s’i' volesse.
“Elli discende £e trae sue arm £e-ss’asiede con esso loro, £e elle
e tanto che l’un di lor disse: £Per mi' capo, vedetel
loro armi al castello £ove l’avieno lasciate. £vE l re Bando di
queste vecchie prendere. £E quelle si partirono dolenti e crucciate
disse Lancelotto, £di queste lettere sapete vo' £chi-lle fece? —£Certo, diss’egli, £no.
vo amo si duramente £ch’i' non ne posso mi' cuor trarre, £anzi
che mi diceva, £si fu si crucciato £che-llo ucise. £oE quando Margarz
gioliolsa £che nulla più, £e domanda al valletto £ov'ella est. «£Dama, diss’elli,
per niente il fanno, £ch’i' non arò a già marito £né a
ciò venn’io qua, £che vo facciate a llui la più onorabil pace
faccia, £si sanguina del naso e della fronte molto duramente. £E Lancellotto
e quegli era molto grande e molto forte; £e Lancellotto, £che viene
rientrato in suo camino, £si cavalca tutto el giorno infin £qua a
il cavaliere £che vo' chiedete, £che l’uomo chiama Aramonte il Grosso, £si
sarà più ad agio a tutti i giorni mai”. £Ciò fecio
il vo insegnerò». £Ed e' lel giura immantanente, £donde si penté poscia
a-ssoridere per ciò £ch’io sapea bene £che voi el potreste fare menzogneri,
quand’ella vide tal duolo menare, £sì n’è troppo dolente. £Ail, sir, diss’ella,
boce: £eSire, ben vegna il fior della cavalleria £che noi à diliveri
avenne £che suo cavallo el menò per davanti Matamas £ch’era a sua
acompagnato, £sì se ne tornò, £ma inanzi difende elli al cavaliere £che
Ed e' dice £che non ne-lli parlerà giamai, £poscia che suo cuore
che vo' farete, £disse el cavaliere conquiso. £Voi verete oggimai ad albergare
bello cavaliere di sua giovaneza. £Allora incontrò elli, tutto el gran camino,
trovarono dallato la foresta uno camino forcato £ov'elli avea una croce di
sappiate £che a più produomo di lui non poteste vo' fare onore.
— Ditelme, disse Lancellotto, £per convento £che sia vostro cavaliere nel primaio
levato, la pulcella venne a-llui, £e quand’e’ la vide, £si le disse:
oraindiritto mi coricai a dormire di sotto un'ombra d’un pome £in una
à mistieri di dimorare, £e tuttavia il priegano elle £tanto ch’e discende
si tace ora el conto a parlare d’Astore £e ritorna a monsignor
colui a cui lo scudo est £che vo' voi sareste fuggito £e
entro Lion con esso la reina; £e quando venne davanti a lo
che a poco che non gli à el naso tutto ischiacciato, £e
voi? —£Dama, diss’elli, di che?- £Certo diss’ella, i' ò tal talento
fuori di prigione £e correrà come folgore per questo paese, £né già
svegliò, £si udi, ciò li era aviso, grande infranta di cavalli, £si
sarà virginità mal messa, £anzi la guarderò in tal maniera £com’i' vo
io ancora stanotte riscossa a mal grado di tutti miei animici, £ma
ma' vedesse!l £Or conviene £che meglio cadente di tutti. £Allor fa maraviglioso
A nome di Dio, disse Lancelotto, £damigella, dunque non è elli mica
grosso come un tinello. £E lla damigella disse a su' fratello:
se m’aiuti Iddio. £i' non v’andrei già altrimenti». £E elli disse £che
sul cavallo, £si dolea si duramente, £che del pugnere £ch’elli avea il
qual male n’averà a que di questo paese £e a voi medesimo,
diritto camino della foresta £tanto che ciò venne apresso nona. £Allor vide
esso la damigella £per cui elli era di corte partito. £E monsignor
prendete vostro ucello, £se vo qua entro el potete vedere: £si ne
molto fellonessamente; £e quand’e vide £che non gli risponderanno nulla, £si
meco, £perch’io credo, per alcuna strana aventuTa, trovare colui £che-lla risaldasse. £Medesimamente
disse Lancellotto, £chi fu elli? —£ Sire, dicono elli, £se vo' conoscete
di scudi £che non v’à ursolo £che tutto non sia istornato. £Ma
tegna a mia dama né a mia amica mi disconforta molto, £si
ebbono guari andato £quando elli incontrarono uno cavaliere a une armi nere
qui a meza lega! £osCerto, all’aiuto di Dio e al vostro sarei
a huomo né a feminas, £ed e' gliel giura sopra i santi.
cavallo £e-lli mette la sella e l freno, £e rilaccia suo elmo
ed e' corre in quelle parti, £si prende lo scudieri per le
amendare. —£ Vere, diss’ella, £si avete ciò detto. £Per mi' capo, mal
per coloro £che-lle facieno cotale onta e tal ladiura, £ch’elli la menavano
elli domandarono immantenente £chi l cavaliere est £per cui elli ànno stati
inverso terra epprende Lion per le spalle, £tutto insi com'egli era armato,
la miglior dama e-lla più sancta del mondo, £si mi fece conoscere
che or si tiene elli troppo malvagio, £’elli altresi non muore per
ché cavaliere li adagiò di tutto su podere. £A lo ndomane,
si fanno £e ella vi corica Lancelotto £e'l cuopre leggermente per
Grifon gli fa aportare da mangiare, £poscia comandò £che l’uomo gli facesse
cavaliere, diss’ella, £da Dio siate vo' benedetto £quando vo m’avete di morte
a lui £per vedere £ch’elli farà, £e già si rilevavano tre di
ch’egli è crucciato d’alcuna cosa, £si ne lascia la parola atanto stare,
mica men me £ch’i' fo lei. —£punque vi mostr’io, disse Lion, £per
d’une armi vermiglie, £ed ebbe in su' collo uno scudo vermiglio £e
chi elli sono £e poscia che vo l sapete, £si mi l
né per misaventura £ch’avegna no ne partirò mi cuore; £“s’i' ben ne
molto, £e s’elli il potesse amendare, £elli il facesse: £si si ripente
voi; £e vedete qui mia spada £ch’i' m’arendo a voi e mi
che l re Artù abia, come di ciò £che vo' siete £guarito:si
ne veggio mio pro e mio honore; £ma ditemi qual vostro piacere
Aglovalle il consente; £poscia domanda Aglovalle al cavaliere £ch’elli avea riscosso £dond’egli
colpi tutto intorno lui, £e abatte cavalieri e cavalli, £e uccide £quanto
entro £e si rimise in suo camino, £altresi come el giorno davanti.
corpo a colui £ch’elli avea morto, £si lascia il cavallo andare e
cavaliere del mondo £e che li dovesse far gioia e festa, £or
tutto a vostro volere. —£ Bel sire, disse Lancellotto, £e io rimarrò
voi chiedete. £Si vi priego £che voi mi lasciate con voi
Maria, ove son io? £Per fé, ciò è incantamento £ch’i' veggio, £ché
le strane terre £e cercare le strane aventure con esso lui. £eEs’elli
corere per me l’aringo £quanto che l cavallo puote andare, £si fiede
sire, vedete voi ciò £ch’io vego £- E che vedete vo'?, diss’ellis. £eE
atterra per di suso la groppa de cavalli £e sono tutti discassati
Per fé, disse Lion, £i' v’andasse volentieri, £ma i' vo veggio £qui
tempo d’albergare, ciò vedete voi bene: £perciò vo lodo in buona fé
in quella torre è mia serocchia, £se voi vi volete andare, £e
d’essere lieto e gioiente; £“ma sopra tutti gli altri e altre est
non faccia votare gli arcioni. £Si studia si suoi animici £che
fosse insi avenuto. £VE già, £se Dio piace, £questa novella non sarà
i' vo ne trarrò £se vo' volete per me fare ciò £ch’i'
ciò ch’io non voglio £che nullo sappia di me novelle, voglio £che
ne fosse lieta tutti i giorni di mia vita: ciò è ciò
l’ebono disarmato, £si gli aportarono una roba di zendado vermiglio tutta fresca,
amare. £Ella riguarda Lancelotto tutto adesso £tanto com’egli mangia, £e vide
me n’è aviso £che molto ne fa lddio a biasimare, £quando elli
sedente e veste sua camiscia, £e s’aparecchia al meglio £ch’ella puote; £poscia
ch’à nome Lyon. £E come avete vo nome?, disse il romito. —£
fu aviso, £acciò £ch’elli avea avuto gran caldo. £Si ne beve oltre
stancò di sanguinare; £'e di quella piaga dimorò monsignor Yvano xV. giorni
sanza onta. MLo scudiere legge le lettere £e si disse a
voi insì nol faceste, ben sapiate £che nel primaio affare £che voi
spade in mano, £altresi aprestati d’asalire £come se l’uomo gli dovesse manomettere.
vMa unque non fu si vinto £che non pensasse più alla reina
cavaliere £ch’è venuto per lui avere £se fosse ancor più pro' £che
l mette a sua bocca, £si lsuona si altamente £che bene l’udisse
e l freno, £e lloro lasciarono pascere de l’erba per me' l
aportarono arme buone e ricche, £e quando egli è tutto armato, £il
gliel'abia donato £ch’elli el m’abbia insi tolto, £e perciò vò io tal
sentita insin qua alle carni. £E Lancellotto, £ch’unque non si rimuove, lor
rinomia; £esi l domandasse volentieri al romito, £ma e' non ne l’osa
se ne torna in suo castello dolente e crucciata, £e conta a
ch’elli giunse in una gran vallata; £ed elli isguarda di sotto lui
es llor dice £che loro amenderà ciò £che loro à misfatto.
che non à potere di svegliare sé, £tanto com'elle vogliono; £e feciono
caretta, £ché troppo v’è stato. £Ed e' ne salta immantanente
vegno in queste parti £per questa damigella difendere. —£Per fé, disse quelli,
per prodeza d’armes. £Alssai parlarono £quella notte della corte £tanto che monsignor
si riguarda a destra £e vide uno intagliamento d’argento troppo riccamente fatto
suo elmo in su' capo. £sE l cavaliere à tanto andato £ch’egli
disse Lancelotto, £ontoso no ne son io mica, £anzi ne sono lieto
domandò £chi m’avea donato £e io gliel volli celare, £quand’ella mi disse
morto. «£Sire, disse ella, £egli à nome Badelon, £e l’acqua per dove
passo talento di dormire; £e non dimora guari £che vide venire tutto
discupirà già a nullo huomo. £eE elli viene a' cinque fratelli £e-llor
amenda di giorno in giorno, £si riviene in sua gran biltà, £si
si discendono; £e-valetto vene avanti £che disse alla damigella: £ibaDama, monsignore est
sono troppo adirato, £ch’i' non arò giamai £chi mi faccia diritto del
siamo ontosi e dolenti, £sicché noi voremo meglio morire che vivere. £eCiò
non incontrò huomo né femina insino a vespero. £?Ma allora sanza fallo,
andare, £si vo domando comiato. —£ Sire, diss’elli, il ve l consento
l’andar, diss’ella, non voi intramettete vo' già per mi' lodo, £ch’elli voi
dite £che non lasci i'nulla maniera £che non ci vegnas. £eEd e'
ò mangiato se poco, £né altra cosa che pane e acqua. £Si
fu fuori uscito della capella £e avea dette sue orationi: £si riceve
leopardo al di sotto, £insi se ne ritornerà il re Artù in
passo come colui £che molto est misaggiato, £ché tanto avea perduto del
la vecchia il vide si distretto, £si comincia a gridare: «Santa Maria,
vale, £quand’e non m’è di meglio? £Si, diss’ella, mi vale £che l
riposare, £ch’e non è né lasso né travagliato. £eElla comanda a £que'
fine uccise el gran serpente i serpentelli e i serpentelli uccisono lui.
ché vo' vi sarete già anegato. —£ Come, damigella?, disse Astore. —£
e lieto per Astore £ch’egli crede trovare. £“E caldo fu levato grande
parte dell’acqua, £si gli comincia a gridare: £Hal, gentile huomo, soccorete
non facesse sua volontà alla pulcella. £sMa e l’ama si lealmente £che
mica, £ma lasciame vivere £Esr tanto £ch’io abbia Mio Salvatore ricevuto, £ch’io
di ciò servivano £ch’io v’ò detto, £si l trovarono intra'cavalieri un cavaliere,
maglie dello sbergo li parevano nel collo. £E ella li disse:
le lettere lette, £si disse Astore a monsignor Galvano: £Sire, i
che l’uomo dee essere montato; £né nullo no n’è si ben
la saluta £ed ele disse: £eHal, cavaliere, male andate a quel castello,
una vallata. £Allor gli mostra, un poco in su del camino, a
che a-ssé, £ch’elli sapea bene £che, già si tosto non saprebbe sua
l’uno d’una parte e l’altro da un'altra. £Si s’erano tanto combatuti £che-lla
E la damigella viene tantosto là entro £e disse a' cavalieri £che
altri due vidono ciò £si tornarono inverso per fuggire a guarigione, £e
si prende comiato a tutti £que' di là entro; £'e poscia monta
andare a sbattere un poco in quello boschetto, £si ritornerò oraindiritto». £E
vi truova né huomo né femina, £né nel padiglione altresi: £e quand’e
que' ne porta insi mio fratello, £ché l’uccidrà £se nonn-è soccorsol £Si
ardimento, £e-ssi cuopre di suo scudo £e lor dona gran colpi là
una lancia in suo pugno; £ce là ove e' vide Astore, £si
giovan uomo e pro' di corpo e ardito, £e si era di
vorei micas. £Si si parte atanto l’uno d’altro. £Quando sono un
ella el vide a discoperto il suo viso e l suo mento,
diverso monsignor Galvano sono si isbigotiti £ch’a poco che non si fugono
di questo nano. —£eE io, i' farei per voi ciò £ch’iopotessi, disse
piaza era tutta giuncata delle maglie di loro asbergo e de pezi
comincia la battaglia molto dolorosa, £dond’egli ànno molti cavalieri morti e versati
al mattino, £ma molto si sente brisciato del colpo £che que' li
a una bianca abadia: £nel luogo lasciò sue armi e presene un’altre.
lieti della venuta di Lancelotto. £E molto era la dama ingrande
piacente £ch’un'altra vita non mi sarebbe £E nonperquanto, questo pensieri me
conoscea mica, £e di tanto com’i ne feci ne grid’io mercé. —£Che
non à forfatto a Maldotto il Giogante. —£ E come li forfarebbe
guardare bene, £ch’elli li vorrà mandare alla reina, £per ciò ch’ella creda
mi capo, mal v’abeverasti vostro cavallo: £voi avete ciò fatto £che nullo
al cavaliere £che già s’era rilevato in suo sedente, si stordito £che
malattia £ch’ella ha non è se per lu' non. £Si disse alla
di lui £“i l ricevono arssi gran festa £come possono più: £e quando
l’avea dette a corte; £e si tosto com'ella lo ntese, £si spasimò
davanti che noi ne sapiamo la verità.—£ Certo, diss’ella, £di lui non
e trae suo elmo ellava sue mani, £e s’asiede sopra l’erba verde
lascerebbe ienulla maniera £che non andasse a vedere £come que di fuori
presso di qui, £si l’à impreso mi padre il re Bando di
e andarono £tanto che venono a uno giorno divisato alla Bianca Croce
rimane £che non abbia la tomba levata in alti. £Ma nullo
ch’iso bene £che già non uscirete. —£ Il Or mi dite,
cavaliere del mondo e fratello d’Astore vostro figliuolo: £or li fate tal
gli feci, £ch’a poco che l cuore non mi £si sface nel
amate, diteme £chi vo siete £e come voi avete nome, £e i'
giace. £E monsignor Yvano si drizza con tutto el troncone £che mbatuto
elli nome?, disse Astore. —£ Sire, diss’ella, £ciò è monsignor Lancellotto de
bene avenuto £che lla ragione per £che voi ne potete uscire sarà
torniamento s’aresta intorno lui per vedere le maraviglie £ch’elli fa, £ch’elli non
ch’io amenderei di lui e di sua compagnia. —£Certo, sire, disse il
suo podere di trarneli. —£ Per fé, disse Astor, £se malvagi costumi
sofferire a maraviglia travaglio, £si com’i' credo. —£ Essapete vo', diss’elli, £chi
la spada o l’elmo, £o elli abatesse lo scudo, £insi sarebbe elli
il ponte £ch’era di sopra un gran fossato. £eAllora s’abandona inverso
nol sapessono, forse me e voi. —£- £ePer fé, diss’elli, £voi insegnerò
stato». £que' gliel giura, £che molto est lieto di questa diliveranza. £E
lieto di ciò £che Lancellotto gli dee uno guiderdone. £E Lancellotto accoglie
avenuta. i cavalcaron no £in tal maniera per lo camino sanza motto
e' nol può trovare. £Allora ascolta, £si ode inverso lui venire gran
a £llui £E quand’e’mi vide, £si mi pregò, per Dio, £ch’io il montassi
solea tenere sue corti alle gran feste, £si come a Natale, £e
vo' mi mandaste £che vo' saresti a tutti i giorni mi 
questa aventura ânno elli fallito. £E Astor n’à si gran duolo £che
va e l cavaliere £che ne porta lo scudo £ch’egli avea abattuto,
Lancelotto £che giacea malato, £e quando e' la vide venire, £si gli
in suo cavallo, £che tutto era presso, £e prende suo scudo e
padiglioni. £Quando Lion discende £e fu disarmato, £si venne a Lancelotto £e
tali com’ella crede £che bisogno le sieno a veleno trarre. £Poscia
sopra £e comincia si a storcere e a fremire e a fare
garzone; £si cominciò a sguardare el torniamento £e vide le genti del
se non fossono si pochi, £si soferirono una pezza quelli £che di
unque cosa £donde vo' tanto vo ripenteste £come vo' farete di questa.
e unsal spada molto ricca. £eEst ciò ciò £che vo' dite?,
tutte le finestre del palagio, £si diventa la sala si oscura £che
non mi posso atare. £i vo priego £che vo mettiate pena in
fa passo a domandare: £si coricarono ad agio e a molto grande
egli volentieri. £Si montarono isnellamente £e quand’e sono fuori del castello,
incontrato. —£Per fé, disse Aglovalle, £voi areste fatto troppo grande crudeltà, £ché
poté, £e voi fece mettere in pregione insi come voi veniste, £e
peza fu il re là entro £e tanto ch’elli ebbono mangiato al
avisa £que' de' quatro £che più gli faceva male a suo aviso,
il signore del castello, £ché ciò è il più fiero cavaliere del
ch’i' vo disfidos. £Allor gli corre suso, la spada tratta, lo scudo
e monta in su cavallo, £e comanda molto el romito a doio
ch’ella non crede mica £che n paradiso avesse nullo più bello agnelo.
battendo tutto contravalle la £riviera.E quando la damigella vide lo cavaliere dall’altra
che tutto el palagio debba £fondere £Allora entrò là entro uno vento £si
in pace £che per guerra. —£ Per fé, disse monsignore Yvano, £s’i'
E quando Giuseppo vide el morto risucitato, £si pianse di pietà £e
è sano e atato, né non à passo. v. giorni £ch’io il
disse: £eeHal, bel sire, £certo veramente vo è elli avenuto misaventura, £ché
diss’elli, £un giuoco, per lo messaggi £che ttu m’ai fatto; i’non t’ucciderò
quelli £che n terra avieno giaciuto. £E Lancellotto lor lascia correre
compagnoni £ch’avere tutto il bene del secolo con esso lui. £Allora il
egli è insi £che già sanza il consentimento di mia dama no
chessi fu partito dalle damigelle £che-ll’ebono ritenuto £per mangiare con esso loro,
e l sole e la luna e quatro alimenti, £e che degnasti
a-ssalvamento, £ché bene vo' siete acheto di ciò £che vo' m’avete promesso.
voi el vedeste £e si lnoll cognosceste. £- Hal, disse monsignor Galvano,
mangiare domanda Lancelotto al produomo £come la foresta avea nome. £Sire, diss’egli,
produomo, £e egli li rende saluto £e-lli domanda £chi elli è, £ed
piace, quale cagione vo menò in queste parti». £E que' gli conta
gran pugni nel miluogo della faccia £e nel miluogo del petto, £e
a tutti huomini £ch’il vo vorrà £contradire £'e se l falcon non v’è,
lettere, sapere il potete per tempo, £ché suo nome est scritto nel
ch’i' di nulla di vo' tre facessi mia amica, £ché tanto mi
E quando quella lo ntende, £si salta suso si lieta e si
molto pensoso dell’aventura della spada £ov’elli avea fallito; £si va tutto giorno
X. incensieri £che non finivano d’incensare. £Allora cominciarono tutte le boci a
che voi veniste con esso noi £tanto che noi l’avessimo trovato, £o
Dio, tanto mi dite £se que' della Tavola Ritonda segono per tal
ed e' la vide laida e viza £che nulla più, £si si
e llo scudiere con esso lui, £e Lancelotto li domanda £a cui
sano e atato, £ancora farà elli molti be' colpi di lancia £e
nonperquanto molto gli sanguina forte. £Allor gli disse £ch’elli si renda od
festa di Sancto Giovanni; £si ebono ne luogo trovato, disotto l’ombra d’un
vo saprebbe dire, £si'l bascian £e abracciano; £mma e'sono molto ispaventati
fuori di questo castello, £ma e' no disse £che ritornerebbe tantosto, né
damigella £che-llo sgrida: £Hal, cavaliere, tu morrai già, £se tu vi
più, £si dice £ch’ella muore: £Si me ne pesa più per altro,
dirittura il sermona a ffare la volontà della damigella; £si ridotta molto
né di pietre preziose non mi guarentirà, £e si l puote l’uomo
que sarà venuto £che di qui mi gitterà; £e sua venuta est
abiate, £si vo difendo £che vo' più non vi mettiate la mano,
due privatamente. —£ Dite, diss’ella, £e io il farò a vostro lodo.
di questo paese messi a distruzionel». £eSi gli corono suso tutti insieme
vecchia £e l dislega, £e poscia gli dice £che vada fuori della
re non dee essere sergente a si povero cavaliere £com’i' sono, £ma
come el libro l’à trattato qua adietro, £tanto che conosce bene £che
qua, gentil cavaliere, aiuta a quelli £che maggior mestier n’ànnols. £Ed
dama avete dilivera di morte e riscossa delle mani di suoi animicib.
e que', £ch’era scaldato e pien di rabbia, trasse immantanente la spada
ella si riguarda £e vide venire un cavaliere armato di lungi si
molto si maraviglia £chi I cavaliere può essere £che tanta fia d’alta
si vide dilivera, £si mette a ginocchia davanti Boordo: £Hal, gentile
re Artù, £si gli difende bene £che non si facesse conoscere a
quanto puote £e si cuopre di su scudo come colui £che bene
e medesimamente davanti il vedente di £che atutti conoscere, £ma più erranti
Ese monsignor Galvano avea stato batuto né difollato, £ancor fu elli peggio.
di Lion, damigella, diss’elli, £or mi dite novelle £se voi ne sapete.
ema e' non vide cosa £donde potesse mangiare, £anzi fu la tavola
api ciò si maraviglia molto Lancellotto £si diriza isnellamente £e va in
ebbe comandato a recare.! £E quand’egli è ritornato, £si vide Lancelotto
dibuonarimente, voi el farete per forza: £si voi guardate oggimai di me,
la lancia in pugno e l’elmo lacciato in capo.E T cavalier £che
si presso £che non ci à passo più d’un mese. £Si ò
non so perché. £Quand’ella l’ebbe dilivero £si l tenne con esso lei
di ciò £che l’à si rifiutate, £e minacciano molto e-lli dicono £che
mi degnò prendere a femina. £anzi fece chiedere due giovani lioni £e
guardare, £i' so bene £ch’elli il verebbe a gran forfatto £e diserterebbe
del conte di Brocce, £si menò con esso lui bene trecento cavalieri;
del combattere £ch’elli avea fatto il giorno. Al mattino, £quand’e' si
ch’elli li ucise aminduni, £e poscia mi menò a qualche pena, insi
castello, £donde la fazion gli piace molto al riguardare, £poscia ritorna tutto
ronzino caricato, £e reca in sua mano une fiale £che quella li
Si dormi molto malvagiamente tutta la notte, £ch’unque non finò di pensare
di là entro ne sapranno la verità, elli voi n’ameranno meglio £che
volle dirizare per andare a vedere £che ciò era, £si vide d’una
dite maraviglie, £ch’elli non à ancora guari £ch’una damigella venne qua entro
buna aventura, £ma io vorei meglio £che voi me l poteste rendere
avenne elli bene £che non agiugne cavaliere a colpo £che non gli
volete £ch’ella abbia el mio, £dunque mi conviene elli avere el vostro,
ch’a pena voi abasereste per amare una si povera damigella £com’i' son,
una acciaia in sua mano. £Ed ella grida £quanto £ch’ella può gridare
il potesse fare fare, £e vide dallato il cavaliere una tomba, la
ch’era ieri molto malata £quand’i' fu' a corte, per la perdita
no, £o ch’i'rimarrò in prigione? £-Oil, diss' ella. —£ Vere, diss’egli, già
ch’elli donassono a Lancelotto coverture bianche, £a llui e a su' cavallo,
brieve dice? £- Per queste lettere, disse Lancelotto, £né più né meno,
re tiene tale costume d’allora in quas. £foE monsignor Yvano li disse
Allora vi fece Mategranz guardare, £si trovarono la spada, £e quand’e vidono
non sofferei inulla maniera £che l’uomo vo facessi onta né danaggio di
rispondere, £alnlzi gli vengono le lagrime agli occhi. £Allor s’avede el produomo
inanzi colui £che Lancelotto si fa chiamare, £ché s’i' non gli fo
incontro a gente. £Si ànno oggi stati asembiati in una prateria
cavalieri il vidono venire, £si l domandano £che vuol fare. £to
ma unque non v’ebe colui £che l volesse albergare, £anzi li dicea
la dama si Illevò incontro a-llui, £altresi fece Lancelotto, £e l signor
e l fiede si che per me' lo scudo e per me
davanti £Si cavalca, la testa inchinata verso la terra, £si è più dolente
voi renderò, £s’i' ò santá». £E ella dice £ch’ella ridotta molto
l truova si insanguinato £ch’elli crede bene £ch’elli sia morto. £eAllor si
avete voi vostri passi perduti, £ché voi nonne lo porterete nell’una mano
in prima tutti £che voi ne l portiate! —£Al morire ne siete
damigella novelle di Boordo £e ciò ch’ella n’avea veduto davanti Unguelforte, £ed
voi avea messo per sua grande tradigione». £Insi dimentava la damigella molto
mi dite, diss’egli, £se vo' conoscete un giovane cavaliere £ch’è compagno della
gran colpi, £e pugne a monte £e pugne a valle, né non
corpo £e l’abatte lui e l cavallo a-tterra. £ePoscia trae la
cose intra Lancellotto e la damigella, £e molto feciono lquelli del castello!
ch’avea una, lancia ricoverata. £si tosto come si travidono, £si mosse l’uno
s’asiede: £e elli ebbe avuto cald £e fu vermiglio a dismisura, £e
robe £ch’ella avea ne-luogo, £si ch’un ronzino ne fosse tutto caricato del
che voi incontro a vostra volontà m’amiate. £Si vo dirò £che vo'
mica. £?Atanto vide uscire una damigella del castello £ch’era tutta ignuda in
s’umilia molto inverso lui £e li disse £ch’egli è suo sergente £e
fu ella agiunta, £poscia ch’ella no poté trovare £chi-lla difendesse; £ma i'
disse la reina al re: «Sire, £e' mi pesa molto di monsignor
chesta del loro cavaliere. £Ma or lascia il conto atanto a parlare
monsignor Galvano. £E quand’e sono venuti nella asembiata, £si lfanno si bene
notrica il suo. £E elli crebbe £ed enbarni £tanto che fu
m’osiate vietare vostro amore, £s’io il vo richeggio: £e si vo richiederò
che m’avete si male atornato £e sanza forfatto! Dio mi doni ancora
apica su' cavallo £E viene davanti il giogante, £ch’ancora no ne sapeva nulla
fu discenduto, £si l domandarono suoi huomini £ov’egli aveva tanto dimorato, £ed
che vo' mi crediate meglio, vo dich’io £ch’elli portò armi bianche e
e lascia quella nel padiglione £che fa troppo gran duolo per suo
medico, £ché molto avea perduto del sangue. £Si si riposa intra-llui £e
pezi £Elli si trapercuotono di corpi e di scudi £si che si portano
l''l vo dirò, disse la damigella, £ché piatà mi prende di
ed elli n’è ben tempo. £VE quand’e viene là, £si truova
leE quella £ch’era amica di Tavagnino disse alla nipote della reina: £Damigella,
E ll’uom prende un valetto, £si gli disse: «£Vattene diritto al
di spada». £lnsi dimorano davanti Lancelotto insin £qu’apresso a vrespo, £e
vasello: £si gli piace molto, £ma e' non può sapere di £che
che vo', per vo' vo diliverare di morte e lei altresi, £facciate
si buona speranza £che dello sperare solamente fussi ricca, £s’io non credessi
ora a Dio £ch’elli m’amasse altretanto £come cavaliere amò unque più dama.
un elmo e una spada £che voi mosterò, £e abattere uno scudo
che vo' ci rimaneste. —£ Del combattere, disse monsignor Galvano, £io no
non vorei £che vo metteste, £ché, da due anni in qua,
giurare, disse Lancellotto, £che tu il corpo di monsignosr Galeotto conducerai alla
volse nella mano. £eE'l colpo fu grande e di forza
v’è mica, £si è tanto dolente £che non sa £che debbia dire,
tutti fuggiti in istrane terre, £se non fosse una aventura £che gli
apicca suo destrieri a uno albero £e suo scudo pende a uno
cheti £che già non si moveranno, né già £se non si sapranno
e' le disse £che ciò £ch’egli avesse fatto qua in adietro elli
si gli di' £che monsignor Yvano, il figliuolo del re Orien, li
dice £che, poscia ch’egli è minacciato, £e' non si moverà ma oggi
mangiavano. £Monsignor Galvano non avea mangiato in tutto el giorno, £si
crucciata: £veSire, mal vidi vostra vilta £per £ch’io languisco £si ch’i' no
e una damigella £che molto fu bella e avenante e fresca, £si
tenduti presso della riviera, £si n’era l’uno molto grande e molto bello,
matino, £si tosto come il giorno apari, £si levò e vesti sue
che sia morto £e noi siamo mossi insin qua a xiii. cavalieri per
tutti molto dolenti e molto crucciati. lio £E monsignor Galvano disse £che
volontà sia. £E ensegnate voi £quale legge noi dobiamo tenere £e
suo servigio: £ee l re liel donò e tutto questo paese, £e
davanti, £si s’aginocchiano £e fanno loro preghiere e loro orationi, £e tuttavia
baciò nel collo e la faccia e l mento, £poscia che altra
vo' vedete il falcone, £si lui cogliete, già per lui non lasciate.
per me' loro el convenia passare, £si mbraccia lo scudo e l
n’è si atornato. l £Si ànno tanto andato £ch’elli vengono in una
atanto il conto di lui £e parla di Mordret, el più giovane
padiglione £e lfa stendere sopra lui per lo caldo £che mal non
prima. £Ed e' riguarda nel prato di fuori la villa, £si vi
amico £che fedito est, £sicch’ella crede bene £ch’elli muoia. £vE monsignor è
oltre tutti afficcati. £E se monsignor Galvano est dolente di ciò
o ella voglia o no. ì n’è molto crucciata e maladisce l’ora
per questo corpo £che vo' guardate, £si sapete bene £che ne sarà
brocca in quelle parti £e vide la concache bene era la metà
questa montagna, £e vivevano altresi come bestie, £e uccidevano tutti coloro ch’aventura
E monsignor Yvano £si mette nel sentieri del poggio, £si va
damigella £che gli aportò mangiare a gran quantità; £ed e' la saluta
camera, £e lli fanno riguardare sue piaghe a una delle dame di
ché non à podere di sue membra, £si gli è fallito tutta
no m’aiuti ldio se molto non fanno a pregiare £que' tre cavalieri
il più maraguroso cavaliere e l più disaventuroso £che unque portasse arme;
fosse degna di voi amare, £e pler ciò non vo dich’io mica
la spada nel fodero, £e prende colui nell’elmo £e gliele arappa della
che ben mena con lui xxX. cavalieri. —£ Vattene, diss’ella, £si gli
—tPoscia ch’egli è insi, disse Dodinello, £io vo giuro lealmente £che giamai
luogo morire, £si si fece coricare a gran bisogno: £si non
Galvano isbigotito di sua biltã: £si non avesse creduto una si bella
testa, £e gli dice £che gli trincherà el capo, £se non si
per uno scudiere volavate uccidere uno cavaliere. £E per questo oltraggio voglio
giorni di mia vita £Apresso il fece gittare in sua prigione, £si com'io
dormendo e in veghiando, mi pensieri v’è notte e giorno, mi' spirito
dirò io, diss’elli al cavaliere, £che-ttu farai: tu te n’andrai la diritta
ciò che li aveva fatto. £Sire, se m’aiuti ldio, disse il cavaliere,
insino a nona £ch’egli entra in una foresta vecchia e antica: elli
eSi abbiamo, diss’elli, £giurato £che giamai non finiremo d’andare £tanto che
spade £e-ssi tradonano gran colpi là £ov'egli si possono agiugnere, £si si
apiccare quello scudo a quello abbero £che vo vedeste e apportare suo
Allor se ne va per me la prateria £e coglie erbe
sanza aventura trovare £che faccia a mentovare. £Si venne uno sabato sera
si tosto com’ella vide monsignor Galvano, £si gli disse: £Hal, gentil
e truova due damigelle ed uno scudieri £che mangiavano alla fontana cacciagione
Tale est una delle costumi di qua entro, £e ciò è a'
di ricevere. £Tanto ànno donato colpi e ricevuti, £e tanto si
ella li disse £ch’ella non l’amerebbe già £tanto come fosse si crudele,
si atende ancora per vedere £che ciò sarà. vGran peza apresso la
liel fa sentire infin qua alla testa, £ma no-ll’à mica fedito a
tutti i disconfitti sono ricoverati per la prodeza di lui, £e que'
Immantanente la fiede d’amore si tendamente £ch’ella trasalta tutta; £e'l cavaliere,
tutti e tre £e domandarono quali armi il cavaliere ne portò £quand’e'
ciò non sono mica cose terrene £ch’egli ha udite, £perché no lle
i’ non dico mica £ch’elli non sia produomo e valentre, £ma elli
messa, £e va la più diritta via £ch’elli sa inverso el reame
e uno scudiere viene avanti £che gli disse: «£Per fé, vostre armi
mi dica tuo nome», £e que li dice £ch’egli à nome Triadans
la catena e per lo scudo £che nelle branche gli era. £E
mistieri non vo sarà; £ma tanto vo dich’io bene £che vo' ne
no proferemo tutte al su' servigio, £e quella ch’e' vorà ritenere si
meses. £PeE que' domandarono £chi elli sono. «£Per fé, diss’ella, £il nome
fé, diss’ella, £ciò vo dirò i'bene. £Eli è £insi ch’i' vo amo
meno graVato el cavaliere £che monsignor Galvano, £si riviene tosto della stordigione
mena». £Si-lle conta £come uno cavaliere a une armi vermiglie l’avea apellato
il miglior cavaliere del mondo, £non voi cheterò io mica si leggermente,
si misono. xii. damigelle £per difendere a' cavalieri erranti £che nol tocassono,
Lancelotto £ch’avant’ieri no furono aportate per la damigella. —£ ePer Dio, diss’elli,
si tosto come il giorno aparve, £si leva Lancellotto £e udi messa
ch’egli agiugne. £E quando elli fu alquanto presso del giorno, £si si
ad Astor la crudeltà del cavaliere. £E n ciò £ch’elli parlavano
Trapasso, £si l voi guiderdonerò al mio podere, £ch’al produomo non poss’io
bene £e'farebbe uno giorno per lei £ed e' disse £che farebbe
e gioiente £quand’egli è mio fratello. £E Dio ne sia adorato
anunziando a tutti i cavalieri produomini £ch’i' posso conoscere £che vi vadano,
d’oro £e l priega £ch’elli il porti a suo collo per amore
prodeza, il pigliano e fanno menare in lor castello. £Si non fu
perché vo' piagnete? £- Sire, diss’ella, £per un de buon cavalieri del
dall’altra parte era lo sgrida £che-ssi guardi da llui, £ed e' dice
molto disiderava a vedere a monsignor Galvano, £si parla a llui £e
esso meco ma oggi ad albergare, £e vo' vi sarete più adagiato
avete vendicato dell’uomo al mondo £che noi odiamo più. £E venite
la riceve; £poscia el domanda £perch’elli voleva el cavaliere uccidere. £Per ciò
poco che non à stato morto: £e sanza fallo si foss’elli, £se
più ricca £ch’unque fosse veduta per huomo, £ch’ell’era tutto d’oro fine a
me piacerà, £ch’elli m’è bene aviso £ch’io ho ben mia chesta a
fatto all’atra asembiata; £e una damigella, £ch’allato a llei si sedea,
ne va immantanente, faccendo maggior duolo del mondo, £e maladice l’ora £che
visse miga lungo tempo, £ch’ella mori di dentro in due anni £ch’ella
a-llei £e poscia la dona a suoi garzoni a tenere in sua
potreste vo nulla guadagnare. —£ Damigella, disse Astore, £ciò vedrete voi per
altresi come gli altri; £si si sofera in sé medesimo di mangiare
atacca suo cavallo a uno albero £poscia prende sua spada £e corre
me la porta. £E Lancelotto non riguarda unque fôrse là £ove vide
elli non vide nullo di quelli £ch’elli chiedea, £ché s’erano già messi
bene fermati. £E quand’e' vide ciò, £si s’andò apoggiare a una
ch’elli abbiano mangiato. £Ed e dice £che non farà, £che non
elli essere vostro cugino?, disse Astore. —£ Per fé, diss’ella, il vo
menatos. £Allor domanda monsignor Galvano alla damigella £perch’elli mena cavaliere £che va
e molti miracoli n’ô io veduti £poscia ch’io la portai primieramente. —£
notte, slla dama apella quello £che-lla porta guardava elli disse £ch'ell apra
riconfortare: £Al, sire, vo' non ismagate mica insi, £ché non è mica
ch’io stanotte vo trarò di qua entro». £Insi asicura l’uno a l’altro.
scritte £che dicieno: Già nullo non andrà £avanti di qui se non
chilla difendesse, £ch’elli farebono giustitia di lei £si grande come l’uomo dee
mano di suso un sasso, £e quegli il fiede £e gli tronca
sanza magagna, £si cofmincia un troppo piatoso duolo, £si grida mercé. £Ma
ne pigliate un altro. £ché se voi di qua entro ne l
mia ventura, £si vo vorre' da oggimai, £se vostro piacere fosse, pregare
si possa isvegliare davanti £che no voremo. £Si l corichiamo dentro
che no mi fece unque cosa £che mi dispiacesse». £E quando sua
a molto gran dispetto, £si-lle risponde tutto crucciato: £eDama, son io
e se ne va tutti gli serosci £che truova, £tanto ch’elli agiugne
in suo camino £e va tutto giorno insin qua a vespero. £Allora
grande andatura £come può del cavallo trarre, £e viene tutto diritto inverso
zendado in sua testa per lo caldo. £E'saluta la damigella £ed ella
fia pro' e fiero, £ma vincere no-llo potrà, £e sinne
e l’altro là, £sicché monsignor Galvano non seppe £che si fossono divenuti.
e mena con lei v. cavalieri, £e quatro cavalieri d’agio lascia in
E elli discende e-lla vecchia altresi. £Quand’egli ebbono e mangiato e bevuto,
la gioia £ch’elli poterono fare a-llui e a suoi fratelli. £E
ella; £poscia dice a Lion: £Bel dolze amico, £qual consiglio mi donerete
el sangue di Nostro Signor fu spanduto e ricolto. £E quando vo'
vo'mi dite, £che non s’à peza acontato di voi, £ché in ciò
che giamai a cavalieri non farò onta davanti £ch’i' la voi abbia
avenne, ben à passato X. anni, £ch’io era picola, £che mi' padre
vide il viso grosso e'nfiato, £e l naso iscorticato e sanguinoso
domanda a Lancelotto £com’egli è £e elli dice £che ben, Dio
che vo farete, £poscia ch’egli è insi £che vo' non ritorneresti mica:
grado suo, £si comincia a gridare: «£Santa Maria, aiutab», £e fa
