Journal article Open Access

Discussione - Per una scienza del filosofico. Sulla Storia dell'idea di tempo di Henri Bergson

Daniele Poccia


MARC21 XML Export

<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?>
<record xmlns="http://www.loc.gov/MARC21/slim">
  <leader>00000nam##2200000uu#4500</leader>
  <controlfield tag="005">20200320202038.0</controlfield>
  <controlfield tag="001">3722129</controlfield>
  <datafield tag="856" ind1="4" ind2=" ">
    <subfield code="s">326036</subfield>
    <subfield code="z">md5:38dd9c2613e4dbfa9c6bbcd05b20662e</subfield>
    <subfield code="u">https://zenodo.org/record/3722129/files/2018-28-Copertina.pdf</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="542" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="l">open</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="260" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="c">2020-03-20</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="909" ind1="C" ind2="O">
    <subfield code="p">openaire</subfield>
    <subfield code="o">oai:zenodo.org:3722129</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="909" ind1="C" ind2="4">
    <subfield code="p">Lo Sguardo</subfield>
    <subfield code="n">29</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="100" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="a">Daniele Poccia</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="245" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="a">Discussione - Per una scienza del filosofico. Sulla Storia dell'idea di tempo  di Henri Bergson</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="540" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="u">http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode</subfield>
    <subfield code="a">Creative Commons Attribution 4.0 International</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="650" ind1="1" ind2="7">
    <subfield code="a">cc-by</subfield>
    <subfield code="2">opendefinition.org</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="520" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="a">&lt;p&gt;La necessit&amp;agrave; con la quale il pensiero filosofico ha tentato di derivare il tempo dell&amp;rsquo;eterno &amp;egrave; la stessa grazie a cui il tempo si &amp;egrave; imposto come tema principale e forse definitivo del filosofare. Come vi fosse una segreta relazione di simmetrica esclusione ma anche di reciproca implicazione, nella storia della filosofia occidentale, tra il pensiero del tempo e quello della necessit&amp;agrave;, sino al punto in cui la negazione del tempo stesso si identifica, rovesciandovisi, nel suo &lt;em&gt;inevitabile&lt;/em&gt; riconoscimento. Nella &lt;em&gt;Storia dell&amp;rsquo;idea di tempo. Corso al Coll&amp;egrave;ge de France 1902-1903&lt;/em&gt;, Bergson non lo dice apertamente, ma lo lascia in qualche modo intuire al suo lettore (all&amp;rsquo;ascoltatore dell&amp;rsquo;epoca). Il tempo della filosofia &amp;egrave; il tempo di una necessit&amp;agrave; &amp;ndash; la necessit&amp;agrave; di pensare il tempo come durata. Ora, c&amp;rsquo;&amp;egrave; un modo semplice e diretto per spiegare che cosa Bergson intendesse con il termine concettuale &amp;laquo;durata&amp;raquo; ed &amp;egrave; la parola &amp;ldquo;ritmo&amp;rdquo;. Un ritmo &amp;egrave; qualcosa di pi&amp;ugrave; di una semplice scansione numerica del divenire. Il ritmo designa sempre il modo in cui il tempo passa, qualcosa come &lt;em&gt;il tempo stesso impiegato dal tempo a passare&lt;/em&gt;. Quale &amp;egrave; allora il ritmo proprio del tempo (im)pensato dal filosofo? Come spesso &amp;ndash; se non sempre &amp;ndash; accade, l&amp;rsquo;allievo vede nel pensiero del maestro quel che il maestro non riusciva a vedervi. E vedendolo rivela il suo segreto a tutti. Se &amp;egrave; vero dunque, come sosteneva lo stesso Bergson, che ogni filosofo parla sempre di una sola cosa &amp;ndash; una sola cosa che non riesce mai del tutto a esprimere &amp;ndash;, &amp;egrave; altrettanto vero che spetta all&amp;rsquo;allievo enunciare quel che il suo predecessore stentava a formulare. Ovviamente, lo far&amp;agrave; sul fondamento di un nuovo inesprimibile, anch&amp;rsquo;esso destinato, nella sua opera, a rimanere sottaciuto. Quasi che, per cos&amp;igrave; dire, ogni verit&amp;agrave; non sia mai del tutto da sola. Quasi che la &amp;lsquo;verit&amp;agrave; del vero&amp;rsquo; sia, da ultimo, di essere un &lt;em&gt;plurale tantum&lt;/em&gt;. Alfred. N. Whitehead &amp;ndash; per molti versi un continuatore del pensiero di Bergson &amp;ndash; definisce allora cos&amp;igrave; il ritmo: &amp;laquo;la fusione della permanenza (&lt;em&gt;sameness&lt;/em&gt;) e della novit&amp;agrave;&amp;raquo;. Dunque, la durata &amp;egrave; tale fusione: coniuga il permanere e l&amp;rsquo;innovare, la ripetizione e il cambiamento: l&amp;rsquo;essere e il divenire. Si potrebbe dire, bergsonianamente, che il tempo vero, il durare autentico, non stia solamente dalla parte della memoria, ma sia piuttosto il sinolo di materia e memoria, il passaggio continuo dell&amp;rsquo;una nell&amp;rsquo;altra, finch&amp;eacute; tutta la materia si fa memoria e tutta la memoria diventa materia, come accade esemplarmente nel sogno. Che sia questa la determinazione ultima di quella pratica che prende il nome di filo-sofia, di amore per il sapere, e che trova addirittura nel pensiero &lt;em&gt;della&lt;/em&gt; durata stesso (genitivo oggettivo e soggettivo) la sua unica determinazione? Il sogno come cifra della filosofia? Ma che cosa sogna, nello specifico, un filosofo?&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="773" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="n">doi</subfield>
    <subfield code="i">isVersionOf</subfield>
    <subfield code="a">10.5281/zenodo.3722128</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="024" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="a">10.5281/zenodo.3722129</subfield>
    <subfield code="2">doi</subfield>
  </datafield>
  <datafield tag="980" ind1=" " ind2=" ">
    <subfield code="a">publication</subfield>
    <subfield code="b">article</subfield>
  </datafield>
</record>
11
2
views
downloads
All versions This version
Views 1111
Downloads 22
Data volume 652.1 kB652.1 kB
Unique views 88
Unique downloads 22

Share

Cite as