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Recensione di G. Agamben, Il Regno e il Giardino

Luca Di Viesto


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  "publisher": "Zenodo", 
  "DOI": "10.5281/zenodo.3721997", 
  "container_title": "Lo Sguardo", 
  "language": "ita", 
  "title": "Recensione di G. Agamben, Il Regno e il Giardino", 
  "issued": {
    "date-parts": [
      [
        2020, 
        3, 
        20
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  "abstract": "<p>In uno studio ormai classico, <em>I fanatici dell&rsquo;apocalisse</em>, Norman Cohn ha scritto che &laquo;l&rsquo;eresia del Libero Spirito ha [&hellip;] diritto a un posto in ogni rassegna dell&rsquo;escatologia rivoluzionaria; e ci&ograve; rimane vero anche se i suoi adepti non furono rivoluzionari sociali&raquo; (Milano 1965, p. 179). Un&rsquo;affermazione a prima vista incongruente, ma che aiuta in realt&agrave; a varcare la soglia dell&rsquo;ultimo libro di Giorgio Agamben proprio in forza della tensione che la descrive. <em>Il Regno e il Giardino</em>, infatti, non solo si apre con un riferimento programmatico ai fratelli del Libero Spirito &ndash; per i quali &laquo;la perfezione spirituale coincideva con l&rsquo;avvento del Regno e con la restaurazione dell&rsquo;innocenza edenica di cui l&rsquo;uomo aveva goduto nel paradiso terrestre&raquo; (p. 9) &ndash; ma intende in primo luogo, bench&eacute; implicitamente, ribadire possibilit&agrave; e aspirazioni di quello che, in fondo, &egrave; stato l&rsquo;obiettivo teorico ultimo del ventennale progetto <em>Homo sacer </em>(obiettivo non lontano dalle correnti spirituali che spesso hanno agitato il cristianesimo), vale a dire una <em>rivoluzione</em> <em>inoperosa</em> in cui l&rsquo;escatologia possa completamente riassorbirsi in un messianesimo, per cos&igrave; dire, differenziale. &Egrave; in tale prospettiva che Agamben, attraverso il consueto metodo ereditato da Walter Benjamin &ndash; di cui dice: gli devo &laquo;la capacit&agrave; di estrarre a forza dal suo contesto storico ci&ograve; che mi interessa per restituirgli vita e farlo agire nel presente&raquo; (<em>Autoritratto nello studio</em>, nottetempo, Milano 2017, p. 103) &shy;&ndash; costruisce pezzo dopo pezzo un&rsquo;efficace macchina ossidionale, con cui delineare genealogia e potenzialit&agrave; politiche di un paradigma teologico &laquo;tenacemente rimosso ai margini della tradizione del pensiero dell&rsquo;Occidente&raquo; (p. 10). Questo paradigma &egrave; il Giardino piantato in Eden, luogo di giustizia e felicit&agrave; originaria, quel <em>paradisus </em>terrestre che etimologicamente denota proprio un &laquo;ampio giardino recintato&raquo; (p. 11).</p>", 
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  "type": "article-journal", 
  "issue": "29", 
  "id": "3721997"
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