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Il libro nero della Polizia. Piccoli omicidi di Stato tra amici 2001-2011

Marsili, Marco

Ci sono alcune zone «grigie» della burocrazia statale che spesso sfuggono al controllo degli apparati istituzionali preposti alla loro vigilanza. Le forze di polizia hanno il monopolio della coercizione legittima all’interno del territorio statale, pur avendo l’obbligo di sottostare alla legge. Il problema è cosa succede quando organi di polizia si arrogano l’autorità di trasgredire le leggi alle quali dovrebbero sottostare. Quelle leggi che dovrebbero far rispettare per garantire la sicurezza dei cittadini, compito primario dello Stato. Si tratta di un confine sottile, spesso superato in nome della «sicurezza» di quegli stessi cittadini, i cui diritti vengono calpestati, talvolta fino alla morte di coloro che andrebbero difesi.

Nell’attesa che tra le forze dell’ordine si faccia strada la cultura della trasparenza e della legalità, legata a quello di responsabilità, e coniugata con un corretto rapporto con i cittadini,  attraverso i media, sarebbe compito del Governo squarciare il velo di omertà sui casi di violenze perpetrate da appartenenti a questi «corpi franchi». Invece, assistiamo ad episodi di connivenza tra istituzioni, anche al massimo livello di Governo. Questo atteggiamento mina profondamente alla base in rapporto di fiducia tra i cittadini e i loro rappresentanti elettivi, collocando le forze dell’ordine tra le istituzioni protette dal Governo, ed autorizzate implicitamente da questo a prevaricare i diritti dei cittadini che dovrebbero tutelare.

Nell’analizzare le storie prese in considerazione per questo volume (dal G8 di Genova nel 2001 agli omicidi di Sandro Sandri e Stefano Cucchi) sono emerse due tendenze comunicative. La prima, riguarda quella delle forze dell’ordine, orientata a far finta di niente, a non ricercare responsabilità, a coprire, anche mentendo. La seconda è l’unico strumento a disposizione dei familiari delle vittime: la Rete. Solo dopo l’apertura di un blog da parte di Patrizia Moretti, i media e la magistratura si sono interessati al caso di Federico Aldrovandi, così come solo dopo che Ilaria Cucchi ha pubblicato su Indymedia le foto del corpo martoriato del fratello Stefano, il Parlamento, il Ministero della Giustizia e la magistratura, spinti dall’indignazione dell’opinione pubblica, si sono mossi alla ricerca della verità. Così, anche Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti, ha affidato ad un blog il suo urlo di dolore per l’improvvisa morte del figlio, avvenuta in circostanze misteriose dopo uno strano arresto. Grazie alla blogosfera Patrizia, Ornella e Ilaria sono riuscite a trovare una cassa di risonanza per le loro storie, e a sensibilizzare i media. Anche l’aggessione e l’arresto di Stefano Gugliotta sarebbero passati sotto silenzio, se un videocellulare non avesse incastrato i poliziotti colpevoli dell’abuso ai danni del giovane romano. Ognuno di noi è un media, e come tale può contribuire a fare informazione, denunciando abusi, nella speranza che, un giorno, anche le forze dell’ordine comincino a comunicare correttamente, ristabilendo il rapporto fiduciario con i media ed i cittadini che li pagano.

Prefazione di Luigi Manconi
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