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Recensione a H. Bergson, Lezioni di metafisica. Spazio, tempo, materia e teorie dell'anima a cura di S. Guidi, prefazione di R. Ronchi (Mimesis 2018)

Giulio Piatti

Fa un certo effetto rileggere oggi, per la prima volta in italiano, le lezioni che Bergson tenne al liceo Henri IV di Parigi tra il 1893 e il 1894: innanzitutto perché, abituati ormai alla raffinatissima prosa del pensatore della durée, che gli valse – circostanza assai rara per un filosofo – un premio Nobel, incontriamo qui, al contrario, uno stile asciutto, densamente filosofico e impegnato in un serrato corpo a corpo con i maggiori pensatori della storia; si possono allora comprendere, perlomeno da un punto di vista squisitamente estetico, i motivi che hanno spinto Bergson a interdirne la pubblicazione. Tuttavia – e veniamo dunque a una seconda ragione del nostro stupore – queste lezioni, situate in uno snodo chiave del percorso filosofico bergsoniano (tra il Saggio sui dati immediati della coscienza e Materia e memoria), rappresentano un’occasione unica per seguirne le linee di sviluppo, le influenze, le esigenze teoriche: d’altra parte, come nota Rocco Ronchi nella prefazione, molti dei problemi qui affrontati – dalla realtà dello spazio al ripensamento del dualismo corpo-anima, sino alla messa in campo di un confronto con la fisica tardo ottocentesca intorno alla natura ultima della materia – paiono in effetti, quasi sorprendentemente, «dettare l’agenda dei nostri problemi metafisici» (p. 7). 

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