Non riesco a trovare le parole, come nelle melodie che aspettano di essere composte
perché manca a loro una nota, questo dolore che qui dentro è solo silenzio, come faccio
a farlo parlare.
Sono dei tuoi sospiri, assomiglia lo sbuffo del vento che scivola sulle colline e poi
si accascia scendendo lungo un fianco morbido che conduce ad un sentiero pianeggiante.
Dove sei? Queste strade e dritte piene di pioggia e persone sono così vuote.
Queste notte, messe una fianco all'altra, sembrano stonate e cattive, quando arriverai.
Non riesco a capire perché tu ci metta tanto, non riesco a capire perché continui a riempirmi
il petto di odori assordanti che portano con loro frasi e gesti inaccessibili.
Mi continuano a parlare di un amore che non esiste, mi continuano a sputare in faccia
un destino incompiuto, questo filo di spine che mi lega a te, mi stringe il petto senza
pietà, mi ingabbia ad un presente senza uscita, mi rigiro nelle mani il rosario monotono
dei miei giorni, come quella vecchia in fondo alla strada che ogni due ave Maria si guarda
intorno e aspetta il suo miracolo, mentre presta un fedeleo secchio ad un Dio che non
ha mai visto neanche per sbaglio.
I tuoi cesi occhi hanno neri cigli che incastonano quelle pietre intoccabili, circondate come
dai gambi di pece e del verde capellvenere, mentre la luna sottile come il sopracilio
di una bambina divide il tuo sorriso in una smorfia conbessa, le mie mani si aggrappano
quel momento e poi scivolano, scivolo lungo i bordi di questa tristezza seria e inanimata.
Non ti vedo mai, ti vedo sempre, ti vedo sempre, ti vedo sempre, sempre, sempre e poi pronuncio
il tuo nome, solo nel mio cuore, poco prima che la lingua possa muoversi e sbattere
contro il paloto, eppure si distende fino a toccarlo per intero, verso le alveoli arranca
e poi indietreggia, in un sussulto a metà strada tra la colpa e il desiderio, e mentre
le labbra si schiudono appena in un cerchio, gli incisivi morto nelle labbra, e mortono,
mortono, quasi a imitare cure la vabbia. Niente, impedisce
la lingua di scontrarsi con gli incisivi per spingere e sfondare il muro del silenzio, delle
labbra che non lasciano uscire il suono, il suono delle parole che vorrei dirti, il tuo
nome, tutto d'un fiato, direi così, direi il tuo nome nella danza della lingua con le
le labbra, e gli incisivi, e la mancanza, e la disjunzione, senza silenzio, senza labbra, ommorsio, desideri che
non lasciano uscire il tuo nome nella danza della lingua.
