Torniamo a parlare di cyberbullismo. Tanto ne abbiamo parlato negli ultimi anni, ma spesso sono argomenti che appaiono lontani da noi.
Oggi parliamo di una storia vera. Intanto ho scaturita da una denuncia e questo è proprio il primo passo fondamentale per risolvere questo tipo di problemi.
Parliamo con una mamma che ha affrontato una situazione davvero critica che ha vissuto la figlia tra l'altro minore, quindi noi la tuteliamo in tutti i modi.
Allora intanto ci spieghi, quando ha cominciato tutto questo e che cosa è accaduto?
Praticamente il tutto è iniziato neanche un anno fa ed è tutto partito perché mia figlia praticamente ha cambiato il nome su Facebook, ha preso un nomignolo e ha messo il suo nome più questo nome.
Da lì sono cominciate le minacce, si avvocali su Facebook, su Whatsapp dove siamo arrivati al punto che aveva paura uscire di casa per andare a scuola, sapevano dove andava a scuola.
Cioè praticamente una miria di insulti gratuiti, pesanti e dove comunque poi mia figlia ha cominciato non stare bene.
È andata bene che avendo un buon rapporto ne ha parlato subito con me e grazie al grandioso lavoro che ha fatto la polizia postale di Biella dove li ringrazio tantissimo abbiamo riusciti a risolvere questo problema.
Allora intanto dalla denuncia chiaramente è una intervenuta la polizia postale quali provvedimenti sono stati?
Sì, hanno messo subito i telefoni sotto controllo, penso che era tutto segnato nel loro computer all'interno dei loro uffici, hanno fatto un bellissimo lavoro, ci sono stati vicino tantissimo e ringrazio tantissimo l'ispettore Capo Andrea Otti.
Da lì siamo entrati lì e avevamo anche timore perché non è che siamo abituati invece ci hanno accolto proprio, ci sembrava di essere un po' a casa diciamo, sono stati gentilissimi.
Consiglio a tutti che se c'è un problema tale in casa che possa essere un figlio minore o anche già maggiorenne comunque sia di affidarsi a loro perché sono loro che comunque procedono in queste cose qua non ti puoi fare a giustizia da solo.
Allora questa sera su Lei Uno andrà in onda proprio anche un vostro intervento, secondo lei come mai tra tanti casi hanno scelto di raccontare Biella?
Perché Biella è una città piuttosto chiusa anche riguardo sulle persone io dico, perché ci sono tantissimi casi a Biella di cui non ne parlano, ma i diretti interessati non ne parlano.
Ma ce n'è tantissimi, cioè dalla violenza psicologica, da questi filmini che si fanno con il cellulare, che poi dal cellulare va a finire sul web, magari tu non lo sai neanche, cioè Biella nel suo piccolo purtroppo abbiamo, a mio avviso, una macchia ad olio che si sta espandendo.
