Oggi, cari amici, andiamo fuori d'Italia, andiamo in un muoto lontano, andiamo nella
Svizzera italiana e da Bellinzona è venuto a trovarci Matteo Cheda. Il Matteo Cheda è
un brillante giornalista, ma innanzitutto più che giornalista è diventato editore.
Editore di ben tre giornali dedicati ai consumatori e che vantano 30.000 abbonati.
Una bella avventura Matteo Cheda sei giovalissimo, quando li hai fondati?
Li ho fondati nel 1996, nel 2009, nel 2002, quindi sono già passati alcuni anni. Prima
lavoravo all'eco di Locarno, poi alla Regione, che è un quotidiano che esiste ancora oggi,
e dopo di che sono andato a lavorare per l'associazione delle consumatrici della Svizzera italiana,
come responsabile del loro giornale, poi mi sono messo in proprio, ho creato Spendere Melio,
il primo giornale. Poi sono arrivati l'Inchiesta e scelgo io.
Che rispetto al giornale che ti aveva assunto sono più grintosi, insomma, queste due testate
per i consumatori, no? Cerchiamo di rendere un servizio al lettore, quindi di andare a
vedere un po' quali sono quelle informazioni utili al nostro bursellino e che magari altri
media finanziati dalla pubblicità non pubblicano, perché i tre giornali sono finanziati solo
dagli abbonamenti. Pensate un po', non ha una pagina di pubblicità, ha un numero consistente
di abbonati e riesce a fare seriamente l'editore. È una cosa che ribadisco e sottolineo perché
in Italia invece le situazioni sono un pochino più dure e un pochino diverse.
Bisogna dire che i tre giornali escono sei volte all'anno, quindi sono tre bimestrali
e hanno un costo, il primo anno siamo sui 40 euro e dopo di che c'è uno scontofedeltà,
comunque se uno guarda quanto paga per una singola copia, insomma siamo sui 5-6 euro,
quindi una somma più elevata rispetto a un quotidiano, guardiamo lo spessore del giornale,
32 pagini informato a 4, i due più grandi, c'è il guidio invece un po' più piccolo,
è tanto per un numero, però dal momento che il giornale esce ogni due mesi e dal momento
che queste informazioni su altri media spesso non si trovano, c'è l'importante che sono
i contenuti perché non ha tanto il numero delle pagine, ma quello che c'è nelle pagine
che non si trova al trove, perché è un supermercato, se toglie la pubblicità a un quotidiano
il quotidiano deve licenziare 4-5 persone, non critica la catena di supermercati, lo
facciamo noi e a questo punto il lettore è interessato a sapere perché è un certo
prodotto e magari non è di buona qualità. Certo, e avete conquistato una credibilità
notevole perché avete una grande fideltà di lettori, mentre dicevo che tu poi all'interno
di questi tuoi giornali hai creato una realtà che mi sembra molto all'avanguardia o geniale
o dalla parte di chi aspira a diventare veramente un giornalista, perché all'interno di questi
giornali lui fa una scuola di giornalismo che però funziona in riveniera diversa da
quello che accade in Italia, me lo vuoi raccontare? Sì, la frequenza della scuola
è gratuita e la scuola si finanzia con quello che pagano i datori di lavoro se assumono
degli allievi, quindi la scuola ha un interesse a formare gli allievi e ad aiutarli a trovare
un posto di lavoro in una redazione, quindi lo scopo della scuola è quello, ti formiamo
come giornalista e ti aiutiamo a trovare un lavoro, più della metà degli allievi
trovano un lavoro grazie alla scuola e con quello che ci pagano i datori di lavoro pagano
praticamente lo stipendio del giornalista fino alla scadenza dei 12 mesi di scuola,
finanziamo lo stipendio e gli altri allievi perché ogni allievo fin dal primo giorno
riceve un piccolo stipendio, pari a circa il 10% dello stipendio normale di un giornalista.
Cioè che sono... La svizzera sono 460 euro al mese perché stiamo parlando di stipendi
più alti rispetto all'italia e poi c'è un sistema di tassazione anche diverso, le imposte
ne vengono dedotte dal salario. Comunque c'è un piccolo stipendio, uno stipendio da stagista
che viene dato l'allievo, indipendentemente se va a scuola o se durante quei 12 mesi trova
un lavoro. Cioè insomma la cosa più interessante, una
delle cose interessante è che di fatto Matteo Keda e il suo team di collaboratori che sono
gli insegnanti, diciamo, si è del due, va bene, il team è di due persone, è sempre
un team, però diventano di fatto gli agenti di quelli che possono essere i potenziali
giornalisti. Diciamo che l'allievo per 12 mesi prende
lo stesso stipendio, indipendentemente se lavora o se va a scuola, quindi se il lavoro
non è tanto interessante, l'allievo conviene dire di no. Se invece il lavoro, diciamo,
interessa, conviene dire di sì, a questo punto l'allievo frequenta la scuola a solo
tempo parziale oppure non la frequenta più del tutto e si inserisce
continuo a ricevere questo piccolo stipendio mentre la scuola riceve il contro valore della
prestazione giornalistica, quindi magari c'è 3.000 euro, la 400 e la 500 e con la differenza si paga lo stipendio o tutti gli allievi e più lo stipendio maestri.
Per te la possibilità invece di dire io vengo pagato per andare a scuola e ho una probabilità superiore al 50% di trovare un lavoro grazie alla scuola, la maggioranza dei giovani scelere della seconda possibilità.
Certo. Interesantissimo, secondo me è molto interessante. Matteo che da realizza questi giornali che sono dalla parte dei consumatori per cui abbiamo la garanzia che
c'è la garanzia di un osservatore molto attento e molto critico. Ho visto qui c'è un servizio sulle valigie, c'è un altro servizio anche interessante sulle scuole, su che cosa si studia di più nelle varie scuole eccetera.
Insomma va a fare le pulci dalla parte del consumatore.
All'inizio facciamo il confronto di prezzi, delle prestazioni, delle tabelle e sfruttiamo anche il mezzo cartaccio perché oggi nell'era di internet, nell'era dell'audiovisivo eccetera, alcune cose con una intervista di questo genere conviene farla a video mentre una tabella per esempio mostrarla adesso a video sarebbe un po' complesso.
Quindi la pubblichiamo sulla carta. Funziona ancora la carta. Certo, funziona ancora. Io sto sostenendo, c'è chi dice che sono arrivati in Libuc e allora il libro è morto. No, Libuc sono una cosa, sono un'altra faccia del libro dietro di noi, c'è un po' di carta, non solo dietro di noi, ma da molte altre parti in questo ambiente.
Quindi volevo dire, durante però questa attività giornalistica, dalla parte dei consumatori, naturalmente ci sarà qualcuno che sia irritato, avrei avuto dei problemi.
Intanto diciamo delle lettere, non tanto gentili, da parte di produttori e supermercati che minacciano le cause, ma fino a adesso in vent'anni di uno le cause sono state poco più di trenta, quindi ne ho persa una fino ad esso. È un errore che abbiamo fatto.
E qual è stata l'inchiesta che ti ha dato più soddisfazione, diciamo, tra queste tre pubblicazioni? Ne ricordo alcune, quella sul primo numero, abbiamo fatto finta di, lui ha mandato una nostra collaboratrice che ancora oggi lavora per l'inchiesta, è andata come elegante,
viste con i gioielli nelle banche ticinesi dicendo io sono benestante, abito in Italia, vorrei portare di nascosto i soldi al nero in Svizzera, potete aiutarmi e ci sono stati alcune banche che hanno detto no, noi non possiamo, altrimenti prima devo aprire un conto e altre dove il consulente,
guardi, ci penso io, trasporto io i soldi da Milano alla Svizzera, mi prendo il 2% di commissione e lei chima non ha paura che poi magari la Dugana la fermano, la controllano, perché se ho dei clienti di Milano che prelevano dal loro conto in Svizzera, io cosa faccio?
Vado dal cliente di Milano che vuole depositare, prendo i soldi, poi porto questi soldi, allora erano le lire, li porto al cliente che invece vuole prelevare, poi vado in Svizzera e sposto i soldi da un conto all'altro, quindi i soldi non passano dalla Dugana e questi soldi venivano, magari venivano tuttora, nascosti nelle banche Svizzera per non pagare le tasse,
perché di questo uno dei motivi per cui le tasse aumentano, perché chi ha tanti soldi poi nasconde i soldi, lì nasconde, gli altri devono pagare di più, ecco questa inchiesta, era successo che è dato che è pubblicato questo articolo, due impiegati delle banche,
con le certe licenziati, pure una per Creedy Swiss che era una delle più grandi banche del mondo, perché lui aveva fatto questa operazione all'insaputa della direzione, così ha detto la direzione, quel 2% se lo prendeva lui, però tutto il mondo del Paese mi sembra di aver sentito un antinino un po' di aria italiana in questa ultima partuta, senti Matteo, mi piace questa area Svizzera, vorrei respirarla ancora,
per ora ci salutiamo e poi ci ritroviamo per approfondire, un po' di aria Svizzera ci fa bene, va bene, arrivederci, arrivederci.
