Per me la cooperativa al ponte è vita, è nuova opportunità, è fiducia nella mia professione,
crescita una famiglia per il rispetto e l'umanità, mettermi la prova, competenza e una garanzia di
successo in ambito lavorativo per soddisfare bisogni ai altri. La cooperativa nasce nel 1991,
quindi 25 anni fa. L'idea è partita dal Don Angelo Ronchi all'ora parroco di pescate.
Ricordo che voleva creare un qualche cosa per dare dei servizi di tipo sociale, culturale,
ricreativo. Sicuramente un poco adiovato dal signor Maurino Nava il quale è un personaggio
il paese di pescate, un uomo che conosceva un po' la realtà del paese, che ha dato la sua vita
al sociale. Ovviamente io dieti la mia disponibilità all'epoca ero studente universitario, stavo per
laurearmi in economia e commercio e ricordo appunto che poi andiamo dal nottaio Carlisli di
Casatenovo a costituire la cooperativa nell'aprile del 1991. Mi ricordo che si parlava come dare
il nome a questa cooperativa, non si sapeva cosa prendere, allora il riferimento in quel momento
stavano progettando e costruendo il ponte Manzoni, il terzo ponte li è pescate e abbiamo preso
lo spunto lì e l'abbia chiamata cooperativa il ponte. Io mi ricordo che fin da subito mi
occupai della parte amministrativa e contabile della cooperativa. Però devo dire che la cooperativa
in senno non è mai partita, è sempre stata un po' in stallo, non avendo un lavoro, un ruolo
specifico si viveva, era lì, c'era però non ha mai lavorato, non è fatto niente di particolare.
Fino che un bel giorno, un paio d'anni dopo questo stallo, sono arrivati a pescate delle ragazze
che si sono staccate dalla cooperativa. Villa Serena di Galbiate per motivi organizzativi
di dovettero dividere la cooperativa che gestiva questo servizio per cui il personale di quella
cooperativa confluì nella cooperativa il ponte e da lì è inizio l'attività vera e propria
della cooperativa. La sottoscritta insieme alla presidente di allora signora Colombo Adriana si
sono trovate nel 1993 a valutare un'offerta che è stata proposta dalla cooperativa solidarietà,
una cooperativa sociale onus che si occupa di inserimento lavorativo con ragazzi svantaggiati,
di prenderci in capo un servizio che era punto di questa cooperativa per poterlo portare avanti
nel nome di un'altra cooperativa per cui siamo arrivati a conoscere il consiglio di amministrazione
cooperativa sociale al ponte. C'è stato detto, praticamente potete iniziare a lavorare per noi,
noi siamo fiduciosi nel vostro operato e da lì abbiamo iniziato questo percorso di rendere la
cooperativa al ponte che allora era una cooperativa costituita e operava solo a livello
di volontariato a renderla un'impresa sociale. E quindi nel corso del tempo è riuscita a
consolidare la sua posizione, a crescere, a svilupparsi fino ad arrivare alla dimensione,
la situazione attuale che molti di voi conoscono se si considera che ad oggi conta quasi 160
lavoratori dipendenti. Era nato un nuovo consiglio, l'Adriana Colombo ha fatto la presidenza,
vicepresidenza la Maria Grazia Fusi e lì diciamo che sono partiti e devo dire che quel piccolo
ricello che era la cooperativa al ponte è diventato un fiume in piena. Questo grazie alla loro
professionalità e a tutto la staff di lavoro che c'erano. Nelle 2014 la cooperativa al ponte ha
iniziato una partner sheet con l'Associazione Italiana Corea di Huntington per sviluppare
sul territorio lecchese un progetto di sostegno e di appoggio e supporto psicologico alle famiglie
che hanno un familiare colpito della Corea di Huntington. Abbiamo poi iniziato a presentarci
sul territorio di lecco come cooperativa, gli scopi, la professionalità che volevamo mettere
in campo, legata all'umanizzazione delle cure e da lì c'è stato un po' le scalatio.
Siamo alla Casa del Cicco di Ciivati che accoglie 95 ospiti, dicumì una vintina, non vedenti.
Nel 1931 è stata fondata dal Monsignore Eduardo Gilardi, un sacerdote lecchese che al
ritorno dalla guerra ha costituito prima la Casa di Cecchi di Guerra a Milano e poi si è reso conto
che c'erano anche i cechi civili a pensato di costruire questa casa per loro, per i cechi civili.
Questa casa ha cominciato ad entrare persone che avevano perso la vista d'anziane ed è molto
differente la capacità di adattamento e sono le attenzioni che ha dovuto mettere in atto anche
il personale della cooperativa Il Ponte quando è iniziato nel 1994 la sua attività qui dentro.
Per me la cooperativa Il Ponte è un'ottima cooperativa anche nei momenti critici di questa casa è fatto
il modo ottimo dalla Presidente, dell'Infermiere, Fisioterapisti, Animatrici e tutto il personale
sia della lavanderia potrei citare tutti i nomi però sono talmente tanti.
Sono Roberto De Capitani, direttore della Casa del Cicco di Ciivati, potrei dire che la cooperativa Il
Ponte è cresciuta un po' assieme a noi in questi 22 anni di servizio. Le case di riposo
sono state sempre più sanitarizzate dalla Regione Lombardia per entrare delle professionalità
nuove, mettere in campo delle nuove competenze attraverso formazione, attraverso l'attenzione
anche a quello che veniva richiesto dalle norme. Io sono Maria Piera Gostoni, Presidente della Casa
del Cicco di Ciivati, da circa vent'anni. Mi piace collaborare, passare parola, sentire il loro parere
e fino ad ora il rapporto è stato ottimo sotto tutti i punti di vista. C'è un questionario che
viene dato tutti gli anni agli ospiti ma anche ai lavoratori. La prima quella degli ospiti, sono
otto anni che vince, la prima in classifica, cosa che ha un miglior risultato. Questa domanda
percepisce cortesia, disponibilità ed umanità da parte del personale nei suoi confronti e questo
ha un punteggio medio di 3,89, calcolando che il massimo è quattro, possiamo dire che è un punteggio
di tutto riguardo. Mi chiamo Bosnia Vieva. Sono Gelen, mi chiamo Jose Osognius. Mi chiamo Vanessa.
Io sono Laura. Sono Gianluca. Vigano Simuna. Lavoro dal 98 in lavanderia della Casa del Cicco.
È vent'anni che sono a Casa del Cicco. È lavoro come ASA. Lavoro per la Cooperativa del Ponte
da circa 14 anni. Sono una dependente della Cooperativa del Ponte. Faccio il fisioterapista. Sono il
dottor Carlo Bonacina e sono il medico responsabile della Casa del Cicco di Ciivati. La Cooperativa
del Ponte ha sempre messo a disposizione delle case di riposo dove ha lavorato personale competente,
giovanile, gioioso e che ha sempre affrontato il lavoro con serietà ma anche con quello spirito
gioioso che ha permesso di creare un ambiente favorevole alla vita quotidiana perché non dobbiamo
dimenticare che la Casa di Riposo che ora chiamiamo Residenza Sanitaria Assistenziale in
fondo è l'ultima, in molti casi l'ultima casa in cui l'anziano dimora. Qui mi trovo benissimo
perché ho la possibilità di unire il lavoro e la vita familiare in base agli orari e le esigenze
personali. Come lavoro è un lavoro che hai da fare con da una parte, parte umana perché ci sono
ospiti, le persone anziane che sono le persone anche debole però vogliono anche affetto e c'è un po'
anche pazienza. Ho cominciato a lavorare qui a Casa del Cicco 1999 fino alla Fressente e in quasi
dei 6-7 anni e mi trova abbastanza bene. Faccio l'animatrice del lavoro che mi piace perché
è fondato su da relazione con l'ospite. All'inizio non è stata facile perché non è un lavoro che
si fa da noi. Allora fare questo lavoro era difficile per me ma con tempo mi sono abientata.
Prima di lavorare in questa struttura ho sempre lavorato in studi fisioterapici dove
da ipoca importanza il rapporto personale non esiste. Hai un obiettivo fisioterapico da
raggiungere e basta. Quasi non guardi in faccia la persona poi mi sono stancato o deciso di cambiar
vita a 360 gradi anche a livello lavorativo o deciso di andare a lavorare in strutture dove ci
fosse un'importanza riguardo al rapporto personale. Ho puntato su questo e per questo che sono venuto
a lavorare con questa cooperativa in questo tipo di struttura. Posso dire di avere visto crescere
tantissimo la cooperativa perché eravamo proprio appena partiti e siamo arrivati dove sappiamo
tutti a livelli molto importanti nella nostra regione, nella nostra circondaria. Diciamo che
quando sono arrivati qui dall'ospedale era un po' preoccupata perché comunque l'ambiente
era decisamente diverso. Sono rimasta qua tutti questi anni perché comunque mi piace, mi trovo
bene, l'ambiente è bello. Poi la cooperativa ha mai ottato anche lavorando insieme con i miei pareti,
cioè i miei fratelli, ma hanno ottato di venire qua in Italia a lavorare tramite la cooperativa.
Adesso anche la mia cognata che lavoro anche qua, cioè sono impreso dalla cooperativa. Siamo una
famiglia, anzi c'è anche la mia cugina che è qui, siamo una famiglia qua adesso della cooperativa.
A volte si riescono a creare dei rapporti di fiducia ed empatia molto forti nel tempo,
altre volte invece più difficile perché i caratteri o le condizioni non lo permettono.
Il compito dell'educatore è spesso sottovalutato perché sia la convinzione che ciascuno possa
farlo. Ma permesso di poter fare ciò che non potevo magari estendo a casa mia non potevo
fare perché lavorando posso realizzarmi, mandare i miei figli a scuola, ma ha dato una grande
opportunità alla cooperativa a Conteggi a dire la verità. La fisoterapia in questa struttura
consta di un aspetto sia di mantenimento delle capacità articolari o psicofisiche e sia di una
vera e propria riabilitazione nel caso si debba far tornare una persona a camminare. Per quanto
mi riguarda la cosa più importante è l'aspetto umano che vai a creare con il paziente e con
l'ospite. C'è anche però un punto di debolezza che noi cerchiamo di far diventare un punto di forza.
Come va l'uta in percentuale la quantità di tempo che riesce a dedicare alla relazione con
l'ospite e questa è una delle voci che ha sempre il punteggio inferiore, cioè l'operatore vorrebbe
stare di più con l'ospite. Purtroppo però il fatto di doversi dedicare i suoi bisogni porta via anche
questa possibilità. Si può si parlare mentre si opera ma non è così semplice instaurare un bel
rapporto. Quando uno entra in RSA è spiazzato perché comunque lascia un pezzo di casa, un pezzo di
ricordi diciamo a casa e quindi a questa nostalgia e andare in un posto nuovo sinceramente lo destabilizza.
Quindi il nostro compito è molto quello di saperlo accogliere, di sapere trovare l'approccio
giusto per quell'ospite che è diverso dall'altro. Nel riparto dove lavoro c'è questo
ospite che si chiama Mara che è una persona non bilinte, è ancora abbastanza un po' di 60 anni,
65 anni, che dalla mattina aiutiamo un po' di fare le sue cose, di lavarsi, di aiutarci a mangiare
delle ore del pomeriggio. Questi ospiti li mettiamo un salutino, si cantano insieme, la mara che sono
nella pianola è bello vi dirlo perché sentire a cantare. Qui hai persone che spesso non bisogno di
parlare, hanno bisogno di sfogarsi, persone che devi far ridere, che devi tenere su di morale,
forse questa è la parte quasi più importante del nostro lavoro in queste strutture. Sono a contatto
con ospiti che magari prima conoscevo meno, uno di questi è il signor Santini che è un ospite
cieco e che ha sempre gli è sempre piaciuto scrivere le poesie per cui ogni tanto quando mi
soffermò a parlare con lui soprattutto quando beve il tè e mi racconta magari qualcuna delle
poesie che aveva scritto in precedenza. Tra un mondo rosso il sole è ormai stanco a scompare
dietro i monti, ma tua umanità non è sarettoristi perché l'alba di domani che verrà sarà al nuovo
giorno che scegna. Noi non valutiamo esclusivamente il prezzo, ma valutiamo un insieme di cose,
prima di tutto che la cooperativa faccia un prezzo che è sul mercato, cioè che non sia ne troppo
basso e andrebbe un po' contro gli interessi del personale perché prenderebbero un po' per
il collo dal punto di vista delle retribuzioni ma nemmeno un costo troppo eccessivo altrimenti
questo peserebbe sulle tasche degli ospiti. Noi ci teniamo anche che la casa del cieco sia diciamo
magari dire la prima, la migliore, può sembrare troppo orgoglio, però ci puntiamo ecco. Qui ci
troviamo nell'istituto delle sore osso linee che è situato in Piazza Sant'Ambroni. È una struttura
meravigliosa dove c'è un chiostro bramantesco. Sono tre comunità, c'è la comunità delle
novizie che è la Betania, c'è Casa Madre dove ci sono le sue aree ancora autosufficenti e poi c'è
l'Infermeria San Michele dove ci sono le sue orianziane di cui noi ci prendiamo cura. Mi chiamo
Silvana, sono NASA, lavoro per la cooperativa Il Ponte. Sono Gabriella, sono un'infermiera
professionale che lavora con la cooperativa Il Ponte dal luglio del 2008. Mi occupo un po' di
tante cose in generale da invocare le sue ore a pranzo, a colazione, un po' di tutto insomma.
Ho fatto 27 anni in una struttura pubblica in un ospedale milanese e sono arrivata
Il Ponte tramite una conoscenza di amici e una mia ex collega caposala che mi ha indirizzato
alla cooperativa in quanto avevano bisogno di un'infermiera professionale. Era una ragazza e
quindi per guadagnarmi qualcosa sono andata a lavorare dalle sue rossoline. Nel frattempo andavo
ancora a scuola, allora lavoravo in cucina da una mano come aiuto cuoca. Sono stata qui ancora
diversi anni e poi è subentrata la cooperativa Il Ponte. All'inizio era un po' tidubante perché
non avevo mai sentito parlare delle cooperative e quindi di colascio un posto sicuro per andare
nell'incertezza. Invece loro mi hanno rassicurato e infatti mammano che li conoscevo capito che
aveva che fare comunque con un'azienda serie e ci sono trovati bene insomma. Sono arrivata qui e ho
trovato una diversità notevole tra quello che era il mio ruolo di caposale in ospedale e qui dove
comunque ho trovato una realtà di sue ore, anziane, quasi tutte con Alzheimer con patologie
gravi, molto pesanti e devo dire che ho avuto un po' di difficoltà all'inizio a iniziare questo
nuovo lavoro perché io ho quasi sempre lavorato in pediatria. Anche si dicono che quando si diventa
anziani si torna bambini, mi sono comunque adattata a questo ruolo, ho trovato una responsabile
della cooperativa molto disponibile a insegnarmi anche come trattare queste sue anziane cosa a fare
come gestirle. E comunque se siamo serene, sorridente, riusciamo a trasmettere questa calma,
questa serenità e al loro volto lo sono anche loro. Cerchiamo di tenere anche un po' sul morale
delle sue ore raccontando magari degli anedo, di quando eravamo bambine, di qualcosa di allegro che
succede in giro per farle star serene. Arrivando qui ho trovato quest'ambiente familiare molto più
tranquillo pur avendo comunque un ruolo anche di responsabilità anche per quanto riguarda
l'assistenza infermieristica che eroghiamo alle sue ore. Prima di tutto mi piace il lavoro
puffaccio. Se arrivi già la mattina con il sorriso ogni tanto cantichiamo anche nel corridoio per cui
loro sentono questa serenità. Ed è importante perché altrimenti non starebbero bene, né loro
né noi. Sono malati e quindi sta a noi capirle. E se fossero state in una struttura pubblica forse
avrebbero avuto più difficoltà dal punto di vista umano perché sarebbero non state più considerate
persone ma sarebbero state considerate dei numeri. Questo lavoro mi dà molte soddisfazione perché
mi occupo delle persone e non delle cose perché mi danno più soddisfazione. Le nostre sue ore sono
anche serene tranquille perché noi cerchiamo sempre comunque di rispettare e di accettare i loro
comportamenti e soprattutto di mantenere la loro dignità come persone nella loro interezza di tutto
quello che può essere una patologia grave come l'Alzheimer. L'operativa Il Ponte per me è un'organizzazione
umanitaria. La vedo un po' come i medici senza frontiere che vieni in aiuto le persone che hanno
bisogno. Non per niente si chiama il ponte che è quel ponte che dalle persone non più auto
sufficienti si dà una mano come per dare una mano a un bambino che deve attraversare la strada
che non riesce così anche per gli anziani che non sono più auto sufficienti noi diamo una mano a
andare avanti nella vita. È una struttura molto bel messa molto curata nel suo interno la struttura
è composta da fuore che hanno un'età che parte da 75 anni. Abbiamo avuto qua fuore anche di 104-105
nel primo piano secondo piano siamo noi che lavoriamo con le sue le malate invece la piano
superiore sono le sue di servizio. Chi non può muoversi in carrozina e chi invece è auto
sufficiente si muove nella struttura liberamente sono insomma riva Rosanna. Io sono mimosa Begu
lavoro qui dalle sue da 27 anni lavoro dalle sue quasi da 12 anni e in questa casa di riposo
dalle sue d'oretrici è un lavoro che ho scelto facevo prima tutt'altro per quanto mi potevo
trovare bene però non era il mio lavoro e questo lavoro per me è un lavoro di cuore perché è un
lavoro che ho scelto. La nostra giornata comincia così arriviamo al mattino facciamo ligeni alle
suole le prepariamo le vestiamo fanno la loro colazione e poi si preparano per la giornata
con le varie preghiere la messa di solito è sempre alle 9 e mezza poi c'è il pranzo e suore che
hanno l'esigenza di riposare li mettiamo a letto e poi cominciano con le loro preghiere c'è la
cena la messa a letto la giornata è conclusa così mi ero una sposata e abbiamo fatto la scelta di
di trasferirci è stata un'esperienza pocoli che mi riguarda questo paese è fantastica e ci hanno
colto non come persone che venivano da fuori ma come davvero due ragazzi come dei d'olio fini la
mia esperienza lavorativa in questa struttura è sicuramente positiva perché dura da 28 anni e
lo è anche grazie alle suole che ho incontrato e con le quali ho collaborato in tutti questi anni
che mi hanno scelto comunque un ricordo positivo perché comunque giornalmente ti senti arricchita da
un sorriso che magari il giorno prima la malata non faceva da un grazie detta con fattica magari
perché non sempre stanno bene ecco è l'esperienza qui dentro ti porta ad avere un'emozione a volte
oltre il lavoro perché comunque vivi quotidianamente con queste persone che dipendono da te in tutto e
per tutto quindi a volte oltre alla professionalità c'è anche proprio l'affetto che ti porta ad
abbracciare piuttosto che accarezzare piuttosto che di non ciao ad una persona malata in questo caso
suore come se fosse i nostri parenti o i nostri figli anche perché l'età e la condizione della
loro vita ce lo possono permettere di avere queste azioni indipendentemente dalla professionalità
cioè ho dato tanto a loro ma anche dalle suole ho ricevuto tantissimo dobbiamo tener conto di
tutto queste che proprio qualcuno possono essere piccolezze ma per una persona che ha allettata è
molto ma molto importante un nostro sorriso una nostra battuta li allieva la giornata dare tutto
il possibile per far sentire loro amate rispettate volute bene ma volute bene con tutto il cuore per
esempio ricordo molto volentieri ne ricordo tante però ricordo molto volentieri la sua
adele perché lei tutte le mattine quando noi entravamo nella stanza per aiutarla a lavarsi e a vestirsi
lei ci raccontava le poesie io tuttora li ricordo e ogni tanto anche li dico per esempio mi ricordo
quella che mi diceva del partiva così diceva lo scolare un po' educato è il dover di cortesia
non appena scuola è entrato il buongiorno presto da scende il passo per la via alla
donna e dal vecchietto e saluta col rispetto composto se ne va mi ricordo appena appena arrivata di
una sfora che si chiamava purtroppo non c'è più palmira che in quel momento era una persona
allettata chiamandomi mimosa la collega e ha detto non c'è palmira questa ragazza è nuova
sa come si chiama un nome di un fiore che si chiama che comincia con la m giustamente avrei pensato
che mi chiamasse margherita o un altro nome e mi ha detto ma si chiama mughetto la casa dei padri
missionari del pime di lecco è ospita i padri missionari del pime anziani in malattia in
fase di rehabilitazione persone che hanno fatto 60 anni di missione 50 anni il ambiente qui è molto
gradevole ci confrontiamo ci aiutiamo vicenda sono antonio col angelo mi chiamo castrano
tonnello io sono valentina mi chiamo cogliati simone io sono gialluca 47 anni sono in cooperativa
dal 2014 e da settembre del 2015 lavoro per la cooperativa il ponte come infermiera sono
un operatore social sanitario lavoro in questa cooperativa dal luglio 2014 sono operatore
social sanitario ho 24 anni e sono un associa e un infermiera dell'operativa al ponte da due anni
e mezzo la cooperativa mi ha dato la possibilità di lavorare e svolgere la professione per la
quale ho studiato è mio primo primissimo posto di lavoro appena laureata ero molto agitata
comunque impaurita di entrare nel mondo del lavoro costavuto in questa professione molto
delicata quindi dopo circa 6 7 mesi di volontariato puro ho deciso di fare il corso di operatore
social sanitario a milano perché comunque dal punto di vista umano da veramente tanto e ti rende
soddisfatto a fine giornata diciamo sono andato in un ufficio una mattina e mi sono trovato la
scrivania a toneta nel contemporaneo nata la mia bambina sono andato in depressione con tutto
quello che ne consegui ho preso la decisione durante questo periodo di frequentare il corso da
operatore social sanitario perché ho pensato che potesse essere un lavoro che era nelle mie corde
e sì e questa si è rivelata una una scelta zecchata l'interagire con le persone era molto
difficile cosa chi adesso entrando in questa cooperativa e facendo questo lavoro in questo
contesto esattamente contrario quando noi andiamo a soddisfare un bisogno di un paziente
andiamo a risolvere un problema oggi stiamo vicini loro molte volte sono molto grati
verso di noi hanno anche bisogno di una semplice carezza un modo di starli vicini un modo di sentire
le nostre attenzioni il mio carattere il mio modo di pormi con i padri mi ha portato ad essere
soprenominato praticamente da tutti il casciaballo però penso che questo è un rapporto di cui loro
hanno bisogno perché comunque noi 3 virgoletti qua siamo la loro famiglia non hanno nessuno
ci vedono quotidianamente quindi trovo che anche farli divertire farli sentire bene sia una cosa
importante magari questo può essere visto come poco professionale ma io sono così quindi questo
è quanto quando si può si dà una mano di altri alle persone più bisognose ora tocca
a me in un futuro tocca a qualcun altro ci sono alcuni padri che per esempio un padre che con
Alzheimer che dipinge lui è in fazza avanzata di questa malattia ma con la pittura con i
quadri colori lui si ritrova si ritrova fa dei quadri molto particolari astrati ma un po
loro rilassero tranquilla da questo mondo per mai non comprende più mi sono aperto di più
lavorando con le persone parlando con loro sentendo le loro esperienze faccio molta
meno fatica rispetto ai anni precedenti so che questo è un lavoro che non mi permetterà
delle grandissime carriere però è un lavoro che mi permetterà di fare carriere come persona
insomma di crescere come persona è di migliorare perché il rapporto con le persone si svolto
nella media raccorretta ti può solo migliorare come persona quello che mi ha fatto specie è la
tempra di questi padri perché comunque fisicamente hanno quasi tutti in età molto avanzata la
media è circa 85-90 anni e la loro vita passata comunque è abbastanza importante una volta mi
è capitato che un paziente con Alzheimer quindi in fase avanzata entra in infermeria mentre io
stavo provando la pressione un altro padre entra mi dà mano mi guarda in faccia e mi dice grazie per
quello che fai per noi e tu perché grazie perché sei qui tutti i giorni aiutarci e quello sembra
la banalità ma tante volte è fortificante lavoro presso la sacra famiglia di Cuomo
assistiamo più che altro alle nostre suorie anziane io mi chiamo Fevronia Veronica anche
nella vita Guntkin che vengo da Ex-Univers sovetica Moldova io sono Guadalupe Scovar e sono nata al
Salvador bisogna il nostro lavoro dare gioia gioire insieme e farli non stare male ecco con darli
tutta quello energia positiva per tenerli in buona forma per sentirse a loro agio non prendendolo
come questo lavoro pesante da fare di andare a curare malati o come tante volte si pensa ma
farlo volentieri metterci anche il cuore e umanità qua è sempre gioia di pregare che questa ci
manca a tutti noi di stare con noi in pace ci dà questa energia positiva di stare in pace con
noi stesse quelle che le abbiamo vicini i nostri pazienti sono tutti suorie anziane le nostre
nonine sono di 80 anni e poi abbiamo poi una suora che ne ha 96 che praticamente lei è la più
anziana di questa comunità di suore sono molto molto contenta che questa cooperativa ci ha aperti
porte anche all'estero un'africa che fanno volontariato vedendo il la nostra cooperativa il
modo come opera sono soddisfatta c'è hanno imparato a conoscerti hanno le proprie preferenze non si
dovrebbe avere però oggi sono magari quella c'è quella che dice no guarda oggi non farò
il bagno dice una perché non sto bene invece dopo che sa come mai il giorno dopo che arriva
quella che lei piace dice mi fai la doccia perché ho aspettato te per farla allora questi
assore mi hanno dato e la pace e la gioia e anche tanto amore con affetto mi hanno preso
tutti con loro ho passato tutti i miei problemi tutti i gioia ho fatto un mutuo hanno pregato per
mutuo perché cosa pregiamo veronica vi dico dopo hanno pregato tutta comunità per mutuo poi sono
venuti tutta comunità a mia noce poi quando è morta la mama tutta comunità si è stretto
intorno a me per confrontarmi nel nel dolore è una cosa bella poi c'è anche magari la suora che
che è un po più gioiosa che è stata una suora di oratorio che ha vituata a giocare a prendere
la vita così come arriva a essere bambini anche l'ora che nella loro vecchia è così perché
quando poi magari fai la notte te la ritrovi a parlare che fa il catechismo ai bambini allora
bambini fatti bravi ascoltate guarda te ti faccio chiamare la mama perché fai il monnello metti
nell'angolo tu fai il bravo poi ci sono magari quel bambino che lei nel sogno li parla tu fai
troppo il monnello due rosari per te è tutto una vita vissuta in quella maniera e anche nella
vecchia sono in questo modo è bello è bello perché si vede questo amore per i bambini
questo amore per il prossimo perché c'è scuna c'ha il suo carattere diverso il suo
parte diverso ma da tutti puoi sottrare quel buono dandole anche tu quella gioia di avere
anche loro la opportunità di divenderti sempre gioiosa non c'è questo trattamento speciale
per una o per l'altra si cerca di fare per tutti uguali di fare bene per tutti non perché c'è
la struttura dove c'è la magari la signora che viene la figlia a trovarla tutti i giorni infatti
quella signora viene trattata bene magari c'è quella vecchieta un po più dimenticata questa
persona invece viene trattata in modo in modo diverso ci sono anche queste queste strutture
dove ci sono queste cose tante volte sia paura a dire a parlare vanno trattati tutti bene e vanno
curati tutti come si devono curare non soltanto è un'opportunità del lavoro e imposta sui
soddisfare bisogno dei altri di quel più debole di quel che hanno bisogno di essere noi pronti con
una soddisfaccia di soddisfarli di veramente di dare la gioia di non abbassarsi il livello di
saluti da tirarli su questo è importanti che io vedo nella cooperativa che operiamo in questo
contesto poi un guadagno si mi sta bene anche noi stiamo bene con quello che guadagniamo però
la forza di questa cooperativa dei falder beni a prossimo a quelle più besognoso
la cooperativa il ponte è un contenitore è un contenitore di vita di esperienze dove c'è
sempre spazio per tutti c'è sempre un angolo per qualsiasi persona abbia una necessità un
bisogno e dalla possibilità di uscire dalla scatola ma di poterci rientrare sono stati 25
anni di fatica strada in salita per corsi difficili e sicuramente il tutto posso definire con
un'esperienza di vita bellissima di cui ringrazio tutti coloro che hanno partecipato
un'esperienza di vita bellissima di cui ringrazio tutti coloro che hanno partecipato
un'esperienza di vita bellissima di cui ringrazio tutti coloro che hanno partecipato
un'esperienza di vita bellissima di cui ringrazio tutti coloro che hanno partecipato
