Sono stato per la prima volta in Africa nel 2007 e in Tanzania ho conosciuto Cintia e
Katia.
Ora al gruppo che sono aggiunti Lele e Alessandro.
Tutti insieme abbiamo deciso di fare un nuovo viaggio e quindi eccoci qui!
Siamo arrivati a Dar es Salaam, la prima parte del nostro viaggio parte qua.
Siamo nella vecchia capitale della Tanzania, quasi tre milioni d'abitanti, la seconda
città più popolosa dell'Africa dopo Nairobi.
Dar es Salaam è stata la capitale della Tanzania fino al 1996 ed ancora oggi la città più
importante del Paese.
È il cuore economico e politico del Paese, qui a Dar ci sono le più importanti ambasciate
e le rappresentanze dei più grandi e inti mondiali come Fao, Honu e Unicef.
Ci vivono persone di ogni razza, provenienza e anche religione, convivono senza troppi
problemi cristiani, musulmani, una folta comunità indiana ed un buon numero di recenti
immigrati cinesi.
Da Dar ci sposteremo subito a Zanzibar, raggiungere il porto è abbastanza semplice, basta prendere
una qualsiasi linea di Dala Dala che passe per posta, scendere, andare a piedi verso la
cattedrala di San Giuseppe e attraversare la strada per entrare nel porto.
Con 35 dollari americane a testa si può prendere uno dei veloci battelli che in meno di due
ore vi porterà sull'isola delle spezie.
Questo è il porto di Dar-Sala, siamo riusciti ad arrivare qua dopo qualche giro di Dala
Dala e molte molte domande, adesso ci stiamo spostando verso Zanzibar e come potete vedere
questa minottima compagnia.
Dopo un'ora e mezza di traghetto da Dar-Sala siamo quasi giunti a Zanzibar, la famosa metà
turistica e isola famosissima per le spezie, un'isola che vive della contaminazione tra
la cultura araba e la cultura indiana.
L'isola è stata fino al 1903 sotto il contolo della Gran Vretagna, ma nella sua storia si
sono succeduti vari conquistatori dai portoghesi agli arabi passando per tedeschi e infine i
britannici.
Ora, come sulla costa, anche sull'isola vive una nutrita comunità indiana impiegata
per lo più nel commercio e nel turismo.
L'influenza arabe sono le più vistose e la più grande realità che gli arabi dell'Oman
hanno lasciato sull'isola è l'erigione islamica, professata dalla maggior parte
di l'isola, la parte più turistica dell'isola è quella nord e quindi noi dritti verso
sud.
Dalla parte opposta dell'isola rispetto a Stone Town, percorrendo la strada principale
si trova dopo un paio d'odori di macchina il paese di Giambiani.
Passeremo la notte da Muba, il bed and breakfast creato dall'Associazione Wai, che grazie
ai proventi derivanti dal turismo può realizzare progetti di educazione nelle scuole statali
della zona.
Quello del cosiddetto turismo sostenibile è anche un ottimo modo per portare il turista
a contatto con le realtà locali e interagire con la popolazione.
Tutto il gruppo Onapersottempo ha fatto subito amicizia con i nostri vicini di casa e la
spiaggia, proprio davanti a Muba, è stata per qualche giorno un vero e proprio parco
dei divertimenti.
A pochi chilometri da Giambiani, dove assiede la soluzione Wai, amma conduci la stessa
associazione a aiutare e ristrutturare uno degli asili più importanti della zona.
Ciao, io sono Nicolò Maraolo, lavoro per l'Associazione Wai dall'inizio, dal 2003,
e sono qui in qualità di coordinatore dei progetti dell'Associazione.
L'Associazione Wai è un'associazione fondamentalmente di volontariato, i primi progetti sono stati
in Eritrea e poi dopo abbiamo seguito con India e poi qui in Zanzibar.
Come associazione crediamo prima di tutto nella condivisione di esperienze, di dare
la possibilità a persone, in questo caso italiane soprattutto, di poter spendere anche un pezzo
della propria vita personale di famiglia, per esempio nel mio caso, anche con persone
diverse.
Quindi in situazioni culturali, ambientali, religiose, anche lontane dalla nostra d'origine.
Il campo di azione e d'intervento di Wai qui in Zanzibar è principalmente l'educazione
in tutti i suoi aspetti, da educazione sanitaria, educazione scolastica, educazione che diventa
formazione, educazione che diventa prevenzione, che diventa aggiornamento, che diventa insegnamento.
Il rapporto con le comunità locali sempre è stato ottimale, nel senso che si in da
subito ci hanno accolto come se davvero fossimo persone di casa.
Il fatto di venire nel mio caso, con una famiglia, con dei bambini, ha permesso di entrare veramente
in sintonia poi con le altre famiglie e genitori della zona, perché alla fine parlavamo di
educazione, di scuole, alle quali poi sarebbero andati anche i miei, quindi erano veramente
anche bisogni condivisi proprio dal principio.
Allora, diciamo che tutti quelli che fanno un'esperienza di vita in Africa, vengono
colpiti dalle relazioni sociali, quindi è questo che poi ti rimane dentro, questo
senso di appartenenza, diciamo, a una comunità di cui sei, non sei solo un membro, un numero,
a una comunità di cui sei, è una persona attiva e il famoso mal d'Africa credo che
nasca un po' da questo.
Nel prossimo episodio lasceremo l'isoa di Zanzbar, per incazzando le amici di Y e ci
ricaricheremo sul continente, più precisamente a Mweni, 40 km a nord di Dar es Salaam.
Lì incontreremo un nostro vecchio amico Giuseppe, che ha fondato l'associazione ed insieme
a lui vedremo cosa si può fare per aiutare i suoi piccoli scalzi.
Il viaggio continua perché la lunga strada è ancora tutta la percorna.
Ciao ciao ciao ed asp Stellas, e insieme a reconsiderarenapöri.
Sottotitoli e revisione a cura di QTSS
