Ecellenza italiana è oggi in siglaio.
Sicilia per conoscere la vicenda umana ed imprenditoriale di Tommaso Dragotto,
uomo che è stato capace di realizzare un'azienda che sta in due numeri,
uno 20.000, da una macchina messa a disposizione nel dopoguerra per i suoi coetani fino a 20.000
che oggi servono tutto il Paese con l'animo di andare anche oltre il Paese e quindi di
interpretare la globalizzazione, ma Tommaso Dragotto è molto di più, è l'amore viscerale per
la sua Sicilia, per la sua terra tante che la sua azienda si chiama Sicily by car dall'inizio e
si è chiamata così anche quando è uscita fuori dai confini regionali. Iniziamo partendo
da quel 1938, Tommaso che anno era e come partiva in qualche modo la tua vita in quel 1938.
Sono nato in un borgo meraviglioso che è il borgo dell'acqua santa, borgo di pescatori,
borgo di pescatori ma borgo della salute perché appunto si chiama acqua santa per questa ragione
perché ci sono le acquette armali, tutti le esistenti e la sabbia era importante per i
rheumatismi, non è il mio caso. Anni difficili Tommaso, il 38 siamo a cavallo con le guerra,
io ricordo mia madre che durante i bombardamenti mi portava nelle vicinanze sulle spalle e mi
portava nei ricoveri. Papà parte per la guerra in che anno? Navicava per la Tirrenia, cioè era
dipendente alla Tirrenia, era un emmanuense, cioè il capo di tutta la parte dei cammerieri,
noi è che su Fischia di Marina la chiamiamo passaforza. Ho saputo da mia madre che è stato
sicurato dagli inglesi, da un sottomarino inglese, ne sono morti tre, purtroppo guarda caso anche
mio padre, mia madre mi ha detto che è avuto un incidente che malgrado tutto, malgrado tutto
è andato a lavorare, anzi che come si usa non so fare e mettersi in malattia e forse è stato un
po' andicappato da questa situazione per cui diciamo che non è ritornato più. Quindi tu non hai
avuto un contatto visivo con Lumi? No, io ho avuto un contatto di immagine, è difficile spiegarlo,
molto difficile spiegarlo, io ho cercato con tutti i mezzi di ricordarmi la figura di mio padre
quando arrivava, mi ricordo però una cosa, che mia madre mi diceva Papà sta arrivando,
Papà sta arrivando e io all'età di tre anni e mezzo giù di lì correvo in questo balcone e
vedevo questa figura arrivare, la vedevo, ma non sono riuscito a localizzarla in termini visivi.
E invece con questa figura di tua madre, dimmi qualcosa di lei. Indefinibile, cioè definibile
sì, ma indefinibile per la grande saggezza, per la grande qualità, per la grande capacità
managgeriale di questa donna, che per me è stata madre, padre, è stata fratella, sorella,
è stato tutto per me, è stata l'anima della mia capacità futura come imprenditore, mi ha dato
una maria di spunto, una maria di consiglia, ogni giorno mi diceva un proverbio, me le diceva sempre,
il buongiorno si vede dal mattino, chi dorme non piglia, pesce, tutta una sera di cosa, una cosa
bellissima veramente. Ambiziosa, sapeva pensare in grande. Non è che era ambiziosa, mia madre era
una donna all'antica, molto bella, una bella donna, io ho cercato a mal in cuore, a mal in cuore
dicevo ma ma perché non trovi un altro uomo? Ma non dicevo veramente a mal in cuore, cioè volevo
non dirlo, però mia madre diceva sempre il marito è uno e quindi non c'è altro da fare, io
ho ammato questo uomo, mio padre che si trova in quella fotografia lì sulla piccolo desk,
cioè guardare a me è guardare a mio padre la stessa cosa, guarda caso era altunne 81, io sono
altun da 81, stessa labbra, stessa occhi, stesso temperamento, però mi diceva che era un buono,
troppo buono. L'insegnamento più grande fra le tante cose, perché ce l'hai descritta come
una figura anche complessa, capace di essere tante cose, ma l'insegnamento più grande che ti ha
lasciato tua madre, quale pensi essere? Tutto? Cioè un vero manuale per la tua vita. Per
capire il carattere di mia madre vi posso raccontare solo una cosa, studiavo, però non
ero lo studioso appassionato, modello, assolutamente no e quindi chiaramente durante il periodo degli
esami di riparazioni che nuovamente sono a settembre, sono sempre a settembre, e mia madre mi diceva
la mattina alle sei, alzati tombaso, alzati, ma io non mi alzavo, dormivo. Un giorno mi fa in Siciliano,
in Siciliano perché tutto quello che era una volontà assoluta di mia madre lo diceva solo
in Siciliano. Me lo dici in Siciliano. Figlio mio, io non ho piso e la forza per affarti alzare,
ma una cosa posso fare. Io quando ho detto questo, avevo un sonno da Matti perché mi
ritiravo sempre tardi, all'una di notte, ma io credo che scherzasse, invece è preso,
un secchio d'acqua e sempre come voltato me lo buttò a dossa sul materasso lenzuola tutto quanto.
Te lo ricordi ancora? No, me lo ricordo come un atto di estremo coraggio, di estremo, anche
spirito ironico della vita. Io all'inizio chiaramente diventò nervosissimo chiaramente,
però disse mia madre è intoccabile totalmente, ma non che si dova toccare materialmente,
ma si poteva toccare con le parole. E io ho detto mamma, va bene, mi è bagnato,
non ti devi preoccuparmi da fare la doccia e sono a posto. Il secondo giorno mi fatto,
ma so, ti vuoi alzare? Sì o no? Mamma subito mi sto alzando.
Un giorno mi fa un te pozzo catacogliere chiù, traduzibile, non ti posso raccogliere più
una metafora per dirti non ti posso educare più, non sono più in grado di farlo chiaramente,
si ti mettono in un collegio a militare. Questo è stato veramente determinante per il resto
da mia vita, ma rifletteva in maniera più adeguata e più intelligente, cioè io dicevo
se mia madre ha fatto questo sacrificio staccandosi dal suo unico figlio maschio bisogna compensare
questa situazione. Studiavo, studiavo, studiavo moltissimo, veramente e poi tanto moltissimo,
no no, io ero una persona capace intelligente quindi non ci volavo poi tanto, c'è, c'è
una più applicazione allo studio e ho fatto delle operazioni brillanti a scuola che ero
sempre il primo e dopo mia madre io ho detto, io voglio fare la carrera di mio padre in
Marina e quindi sono andato all'Istituto Nautico. Istituto Nautico, quindi comunque questo
cercare in qualche modo di incrociare la storia di tuo padre, in questo c'è il tuo rapporto
con il mare che vedremo dopo, continuerà e continuo ancora oggi, cosa c'è nel mare
che...
Nel mare c'è che io... il mare mi piaceva, mi piaceva e sapevo anche notare, un giorno
mi vede l'ex allenatore della canottiera in Napoli della nazionale italiana che si
chiama Gaiardi, mi ha ricordo benissimo un napoletano, mi ha visto notare e mi ha detto
Vaglione, tu sai, notare bene perché non ti allena palla nuota e cominciate ad allinarmi
a palla nuota, all'età di addirittura 16 anni entra in prima squadra, è stata una
attività fino all'età di circa 19 anni, 20 anni, forse giù di lì, una squadra fortissima
che crede benotto a Coasanta, era chiamata una macchina di gol, una macchina fortissima
dei palla notisti veramente grandiosi, io ero facevo il portiere e nell'ambito di pochi
anni, pochissimi anni, forse un anno e mezzo, sono riuscito non solo a entrare, ma loro
dicono, ero il miglior portiere, forse esistente in Italia, era un fenomeno.
In questo lo sport, ecco, che cosa ti ha instillato?
Da moltissimo, la voglia del sacrificio per ottenere qualcosa, la voglia di arrivare
era successo per ottenere qualcosa, ma io ero un piccolissimo fenomeno, io ero, facevo
il salto in lungo ed ero bravo, facevo il salto in atto, facevo tutto il sport, perché
mi piaceva vincere, una delle cose più belle, veramente più belle, quando giocava a palla
nuota, che era il sabato, la domenica, la domenica, a mare, che ancora non c'erano le piscine,
io avevo 2.000 a 3.000 aspettatori, incredibile, tutte le barche attorno a me, tutti che mi
arcamavano, sì signora, tutti e tutti, era già un veniamino, diciamo, no, io mi sentivo
un dio, mi sentivo un idolo, perché lo ero veramente, è un ragazzino, parliamo di 15-16
anni ragazzi.
Qui iniziamo l'acqua salta, allora, questa è una villa dell'Ottocento ed era prospicente
le acqua termale che sono giù, io sono il secondo piano di qui, no, questo è il primo
e il secondo piano, di questo palazzo, prospicente diciamo questo giallinetto, d'accordo, e
qui c'era un gelataio, che quando gli arrivavo il gelataio questo mi diceva, è arrivato
massino, massino è arrivato, arrivato, mi decalava sempre il gelato, il cono l'ha
fatto, quindi ora hanno fatto il porto, io giocavo a parlare all'Anoto di dove c'è
il porto, io giocavo a parlare all'Anoto di cui.
Abbiamo visto una vita molto piena, non ti sei fatto mancare niente all'Ilelo di esperienza
tra quelle che in qualche modo ha instillato in te o ha determinato tua madre, quelle che
tu stesso ti sei scelto e ancora non abbiamo iniziato a parlare di lavoro, però tu poco
fai detto io essendo ribelle in qualche modo provavo già a mettermi in gioco e a guadagnarmi
qualcosa inventandomi anche del lavoro, ecco mi ricordi i tuoi primi lavori?
Quando mi sono diplomato mi sono scritto all'università, però stranamente ho ricevuto
subito due possibilità di lavoro, una è i cantieri navali e una la golf oil con serie
del Genova e io vado al Genova dopo l'intervista, ritorno via aereo tramite Roma, una cosa
stranissima, stranissima, sento un messaggio della l'Italia, il signor Dragotto è pregato
di venire al Desk all'Italia, bla bla bla, io arrivo lì al Desk all'Italia e mi dice
chiami questo numero ed è il numero della golf oil, dici a lei se la senti subito di
andare a D'Amburgo a prendere la nave, oh Dio, e che succede? Ho detto che significa,
eh assunto, assunto, ma io sono arrivato stamattina, mi chiamo adesso sì, dice l'unedì, forse
era un mercodiccio verito, unedì vado a D'Amburgo e vado alla nave che si chiama Metaison,
un 30 mila tonnellato, un bestione enorme, una cazzina a 19 anni, entro in questa nave,
presenta il comandante, il direttore di macchina, c'è l'altro comandante della sala macchine,
e dentro in questo dei motori vedo una cosa bestiale, mamma mia ho detto, ero scoraggiatissimo,
molto scoraggiato, ho detto ma nessuno mi può vincere assolutamente, andiamo, entriamo
dentro, vado nella sala cabina, strannamente nella mia cabina, era la cabina forse più
bella, è ancora una cosa stranissima, molto bella, guarda caso, io mi sono portato tutti
libri caramente, e il motore era un Boonmeister Vine di 7 mila cavali tedesco che io avevo
studiato proprio quell'anno, conoscevo, il motore nel senso sotto l'aspetto cartaccio
c'era, e dopo dal cartaccio passi alla realtà, insomma l'altezza del motore era quasi 20
centri, turbine, centri elettronici da capoggino, ero detto ma nessuno mi può vincere, nessuno
mi può vincere, mi sono messo a studiare tutto nuovamente, lavoravo anche dopo il mio
servizio di guarda che era 4-8 di mattina, si dice sempre di notte stranamente a me di
mattina, e 4-8 di pomeriggio, dopo l'8 di pomeriggio io andavo in saletto ufficiali,
dopo mezz'ora mangiavo qualcosa, ritornavo giù, andavo a lavorare giù, e lavoravo con
gli operai, gli operai mi dicevano, gli ufficiali si chiamavano signore, nel nome e nel cognome,
si chiamavano signore, signore, signore, e questi mi dicevano sempre signore ma che
fa lei qua? Eh io ho detto voglio imparare, ma signore lei ufficiali, ero un'apoletane
simpaticissima, molto carina, molto carina, ma io dovevo imparare ho detto, allora si
accomode, e ho controllato tutto quello che c'era da controllare, dopo due mesi mi hanno
dato l'autorizzazione a fare la guardia da solo, la guardia da solo, la guardia ai
motori al funzionamento, a tutto il sistema, quindi il cuore della nave era nella mia
mano, ragazzino, ragazzino, ah, essendo un notatore dopo io ho fatto costruire una piscina a
bordo, ma io ero un ribello veramente, tra due boccaporti dove il comandante c'era
questo spazio enorme, chiamai il mio comandante, io ho detto comandante, signore guardi, che
facciamo? Dicevano, ma sei pazzo, mi ha detto, allora chiamai il mio direttore, il mio vero
capo, che se è felice signore possiamo fare questa operazione, e perché no? E' vero?
E si mi è costruita la piscina, la cosa bella che mi chiamavano napoleone, perché quando
scendeva le quattro io lavorando fino a mezzanotte, è chiaro che il sonno mio era atroce e io
dicevo ai miei ragazzi, non vuoi essere esturbato, non vuoi essere esturbato, e camminavo come
una podra, tu-tu-tu-tu-tu, dai corridoi, però con gli occhi guardavo gli strumenti, guardavo
tutto, che era tutto apposto. Dove chi porta questa nave? Ah, mi è portata, Danburgo, mi
è andata subito, andammo, no, andammo, andammo direttamente al New Orleans, nel sur e nella
luiziana, e dopo di che si andava spesso in Olanda, Rotterdam, Manamesterdam, perché
si faceva ogni messe, si faceva un viaggio per l'Europa.
Insomma, tu a 19 anni prendi il cuore in mano, il coraggio in mano, ancora una volta,
non ti fai vincere da una sfida che ti viene proposta in un giorno, in poche ore, l'accetti
totalmente e parti per il mondo, ci stai descrivendo un viaggio anche lungo, importante.
Assolutamente, l'esperienza è bellissime, esperienza è che ogni persona, e parlo dei
giovani, dovrebbero fare.
Di questa tutta monta è bell'agrino, il mare c'è dal sinistro, vedi? E questa è l'altra
punta della città di Palermo, all'Aspera.
E ora, Tommaso Dragotto ci porta a conoscere una storia straordinaria, è una rosa senza
spine di quelle che puoi scegliere di cogliere senza farti male.
Santa Rosalia, la santa dei Palermitani, la ragazzina che visse a Palermo tra il 1130
e il 1170 e che a pochi giorni dal suo matrimonio, scorgendo il riflesso di Gesù allo specchio,
decise di cambiare totalmente la sua vita.
A 14 anni scappa da un matrimonio combinato, abbandona gli agi di una famiglia benestante
e si rifugia in una grotta per passare il resto dei suoi giorni. La leggenda narra che
nel 1624, mentre Palermo moriva a causa della peste, i resti mortali di Santa Rosalia vennero
trasportati per le vie della città, bloccando l'epidemia e riuscendo a debellare il morbo.
Ribelle, impulsiva, coraggiosa, il suo culto diventa parte integrante della cultura e dell'anima
di una terra ricca di contraddizioni miserie e meraviglie indecifrabili.
La gioventù non è una virtù, è una qualità assolutamente, è un dato na grafico. Se i
giovani non sanno valutare quello che gli aspetta, quello che è il reale e quello
che gli aspetta, non hanno un minimo di lungimiranza, non hanno dove andare. E dopo c'è una cosa
importante che io dico sempre, chi non sognano una futuro, i giovani devono sognare. Sognare
non significa sognare e rimanere così inaria e contemplare, sognare significa progettare,
anche se dopo sbagliano, ma la necessità è progettare.
Torni quindi in Sicilia, intanto hai fatto un po' di soldi.
E mia madre mi accoglie caramente come se fosse il Dio personificato, dopo Dio forse
ce l'ho io. Non l'avetevi da quanto?
Io ho lavorato 13 mesi fuori, lavorando tutti i giorni anche con la febbre, perché l'ufficiale
non poteva ammalarsi.
Vi torno quindi in Sicilia?
Io ho guadagnato questo minore 400 mila e disse a mia madre che mi guardò con grande
stupore e arrabbiatissima, perché ho detto mamma io non voglio più continuare a lavorare,
non voglio più essere ufficiale sulle navi, assolutamente, non mi ha piaciuto, e che
vuoi fare?
L'autonoleggio, tu sei un pazzo, io non ti ho insegnato niente nella vita, rimprovede
da tutta.
Mamma ho detto sono deciso.
Chiaramente la parola autonoleggio in quel momento c'era?
No, ma mia mamma non conosceva nemmeno cosa fosse l'autonoleggio.
Appunto.
Ma tu hai una carriera, tu hai questo, tu hai guadagnato solde, tu di qua hai il mondo
davanti a te, iniziai a prendere un ufficio in via Spinuza e disegnai io, disegnai il
mio primo bancone, andere al Falegname che mi costò ai tempi, tradotta adesso forse
20 euro, 30 euro di adesso o 10 euro, disegnai, tutto era questo bancone e ce l'ho chiaramente
disegnato proprio da me con i cassetti, tutto quanto, l'ho seguito, e apri in via Spinuza
numero 7, comprei la prima macchina che è una 113 Amaranto che tutt'ora abbiamo, me
l'ha fatta ritrovare mia moglie dopo tantissimi anni, una 113 Amaranto targata a 94, 582,
Palermo 94, 582, e dopo chiaramente presso una 1100 Azurra, 117, 511 La Targa e altre
due Mac, ne stiamo con 4 Mac.
Chi erano i primi clienti?
I padermitani, però io ho detto con i padermitani non si può, perché il concetto è tempo
ad autoreggere quello di sfasciamarchene, ma beh faccio quello che voglio tanto, sperimento,
sperimento.
Allora cominciai a frequentare, no, a contattare i portini dal bergo per avere soprattutto
i turisti, e cominciai da villeggea, me lo ricordo, tra le palme villeggea, e cominciai
da avere sempre più successo, comprando altre macchine, ricordo che quando ho raggiunto
la 17th ma macchina, capotto proprio per la 17th ma macchina, io ho detto, dobbiamo fare
il salto da gigante, per andare a 25-28, comunque nel larco di pochi anni ho raggiunto circa
500-600 macchine in Sicilia, ho aperto subito a Siracusa, ho venduto Siracusa, ho aperto
a Catania.
Esisterano già i competiti ora quei tempi?
Un maggiore edercio, non due, basta, non c'erano altre, assolutamente.
E come riuscivi a superarli, pur essendo una start-up si direbbe oggi?
Ma si supera con l'intelligenza certe volte, ora no, non è più così, ce vuole sempre
molta intelligenza.
Però è più complicato.
Anzi è più complesso adesso, anche perché sono tanti, sono una discina di cui tre a
livello quattro, a livello nazionale, noi siamo i primi, e dopo ce ne sono sei a livello
mondiale, tipo Aves, Hertz, Europe Car, dopo ci sono le sottomarche di loro.
Senti, hai detto con l'intelligenza, voglio farlo arrivare anche questo ai ragazzi, mi
fai un esempio, in che modo riuscivi a battere, e voglio dire, aziende già consolidate?
Allora, anche Banare dava una percentuale superare agli altri, quindi la gente è molto
attratta dal denaro, e dopo si lavorava sul servizio, se tu dai un buon servizio, perché
non ti debbano chiamare? Un buon servizio, non solo, è la consegna della macchina a
domicilio, cosa che gli altri non facevano.
Noi, se un cliente chiamava da villeggeo, noi portavamo la macchina direttamente a
villeggea, e la prendevamo quando il cliente rilasciava l'autovettura, riprendevamo a
villeggeo, oppure all'autodeprame, oppure non so dove, però questa era un servizio che
i portini del bergo apprezzavano.
A quei tempi il tuo orizzonte comunque, a quanto meno iniziale, era esclusivamente la Sicilia,
non pensare all'Italia?
No, io sempre ho pensato addirittura pure all'Europa.
Ah, sì, dall'inizio?
Sì, sì, sì, sì, perché quando noi abbiamo fatto l'operazione Sicilia, già eravamo tutti
lo dicevano i primi in Sicilia, io ho detto, ma qui si muore, quindi ho capito nel 1980,
un po' prima, chiaramente, che era il momento di affrontare tutto il nord.
Ho iniziato a Roma con un ufficio in via Sistina, cosa bellissima, è stata un'occasione,
dopo siamo stati a Milano, e credetemi veramente con grande, diciamo, tristezza, certe volte
affrontavo questa attività di aprire uffici, però con grande forza enorme che avevo, che
doveva assolutamente riuscirci.
Un esempio trodo subito per tristezza, intendo dire, quando io arrivavo a Milano con la nebbia
e affrontavi una città che non conoscevi, c'era una tristezza, però io dicevo sempre
io sono più forte, io sono più forte, ce levo riuscire e a poco a poco ci siamo riusciti.
Hai conquistato in qualche modo un po' tutto il Paese oltre 50 sedi, 52 ormai, 52, uffici
compreso con le città al centro, come Milano, Roma, Evia Vittor Pisani, Roma, anche la
stazione, abbiamo uffici in estazione, diciamo, 53 uffici, 20.000 macchine, 500 persone che
lavorano per noi, sparsi in tutta l'Italia.
Un risultato incredibile, una crescita che è continuata anche in questi anni di crisi,
ma a proposito di crisi oggi ancora una volta, Tomaso, e questo voglio chiedertelo, c'è
un rivolgimento, una sorta di nuova rivoluzione industriale, si parla di economia 4.0, globalizzazione,
digitalizzazione, ecco ti chiedo come sta cambiando anche il tuo mondo e come stai
reagendo a questo?
La capacità è quella di seguire il mondo quando cambia, perché se non lo segui sei
finito, no, è chiaro quando è nato il sistema internet, io dicevo in alcuni training il
futuro è internet, internet significa tutto, e commerce significa tutto il mondo è passata
verso internet, allora la risposta è, sei capace di seguire gli aggiornamenti perché
se non sei capace rimane indietro, e solo puoi chiudere, puoi solo fallire, se invece
sei capace ti adegui, e dove non sei capace ci possono essere gli altri che ti possono
dare aiuto, fallo, perché la logica è questa, o si segue il mercato, o si muore, il mercato
è velocissimo.
Cosa pensi di questi nuovi modelli, penso a blablacar piuttosto che altri format, in
qualche modo stanno incidendo sul tuo business?
No, non più di tanto, cioè non mi tolgo, anzi mi danno business, mi posso rodare business.
Ah, però no spazi nuovi?
Sì, spazi nuovi, spazi nuovi, questo è la logica.
Cosa cerca oggi il cliente tipo nel noleggio di un'automobile?
Eh, servizio e prezzo, se non c'è servizio e prezzo, forse, guarda, ci sono in azuto
diversi cliente, non si può, diciamo, normalizzare tutto in un cliente, cioè il cliente guarda
solo il prezzo, e ci sono gli esempi dove vanno in alcuni autonologi in cui hanno dei
servizi investiali, però il prezzo li attira, magari dopo ricevono il servizio e dicono
me ne sono pentito, bla bla bla, ci sono le persone che invece, le medie persone che
cercano prima il servizio, chiaramente, la possibilità di essere riconosciuti, di dire
buongiorno, dottore, come va quando si arrivano, quando arriva il cliente, cosa che accade
spesse volentieri nel nostro ufficio, e dopo se il prezzo è adeguato nei confronti delle
grandi potenze mondiale e all'automobile, eccola scelta, non solo è adeguata.
Allora, se si dà questo, i clienti aumentano, se non si dà questo, i clienti scendono,
l'abilità è saper lavorare, capire cosa il cliente desidera.
Veniamo al presente e al futuro, ho letto di questo tuo interesse per le macchine elettriche
e di questo progetto anche per la tua Sicilia che vuoi far diventare primatista in che
cosa.
In pochissime parole io sono un uomo totalmente appassionato dell'arte della cultura e la
Sicilia offre quello che al mondo non c'è nulla che possa paragonarsi a quest'isola.
Il mondo è qui, forse noi non lo sappiamo approfittare di questo mondo, io sì, ma
gli altri probabilmente non.
Il 10% mi pare dei beni culturali di tutto il mondo stanno in Sicilia.
Mancare di più.
Forse anche di più.
Siamo intorno al 28-30%.
Pazzesco.
Abitiamo in un paradiso, ma non ci corriamo di saperlo, è questa la più semplice tra
le verità.
Attraverso la fondazione Tommaso Dragotto, divulgare culture e fare attività sociali
diventano il pretesto per raccontare la Sicilia e mostrare le bellezze nascoste.
Valorizzazione dell'ambiente, dell'arte, della cultura, non solo manageriale.
La fondazione Dragotto nel 2013 ha dato alle stampe Sizzily My Life, un libro fotografico
dove poesie di immagini si intrecciano per creare un racconto suggestivo e carico di bellezze
inaspettate.
Al libro premiato presso l'Università di Verona, come miglior progetto di produzione
comunicativa sotto legida della Presidenza della Repubblica, si affianca il documentario
Terra Madre, un racconto in cui si percorrono i tinerali inediti di gusto ed identità
storico-culturale.
Tra gli ultimi progetti della fondazione, Sicilia è il Grand Tour, un volume all'insegna
della scoperta dei luoghi iconici, dell'isola e della sua storia, rappresentati da 300
di pinti inediti di un prestigioso artista francese.
Pochi mesi fa, la National Italian American Foundation, la più grande comunità di itol
americani degli Stati Uniti, con oltre un milione di associati, ha conferito alla fondazione
il prestigioso riconoscimento Regione d'Onore 2017.
Tomaso, stiamo vivendo un momento, parlo di paese, addirittura di globo, che si capisce
di una crisi forte, dall'alto anche della tua esperienza di vita, dall'osservazione che ha avuto dal dopo-guerra
questo concetto che dovrebbe essere tutti quanti.
Senti, quando parli dei ragazzi, un aneddoto che racconti per parlargli della capacità anche di
parlare, ti dici, io sono ok.
Io sarei il produttore insieme.
che si possa fare, si possa superare e se se così ottimista su te stesso lo puoi fare
e quindi cosa cosa qual è il gesto puoi dare per incentivare il tuo fisico e la tua mente
più che il fisico io sono ok? Che cos'è per te l'imprenditore?
L'imprenditore si comincia a essere un ribelle cioè una una persona che normalmente è uno
studioso non sarà mai un imprenditore l'imprenditore è quello di quale ogni giorno vuole fare
qualcosa vuole inventare qualcosa. Il nostro progetto prova a dare sostanza
ad un termine che spesso è stato anche banalizzato l'eccellenza italiana ecco che cos'è per
te l'eccellenza italiana e come si riconosce? Ma beh riconosce è facile da quello che
fai da quello che hai mostrato nella vita quello che hai saputo fare con il successo
soprattutto con la con quello che per me è la cosa più importante della vita assumere
persone dare lavoro alle persone delle persone delle famiglie è bellissimo quando tu assumi
una persona magari c'è un marito disoccupato c'è due figli tu sei felice perché hai dato
un qualcosa della tua vita del tuo sapere della tua attività aziendale a terzi proporzionalmente
con lo stipendio adeguato che quello che sta avvicinando una azione di lavoro ma anche
quello che si può dare di più secondo le bravure che possono dimostrare durante il percorso
del lavoro le persone. Thomas hai festeggiato qualche tempo fa i tuoi 50 anni di azienda
e hai però trovato il tempo il modo e la voglia di celebrarli con una frase particolare
che è ulteriormente rilanciato ce la ricordi? 50 anni è solo l'inizio chiaramente perché
io ho fatto un contratto con Gesù Cristo dico sempre per altri 50 anni e dopo dico sempre
però quando arriva il momento dei 50 anni ci possiamo mettere d'accordo per un contratto
a tempo indeterminato l'unice sanbana. Questo è molto bello. No magari io ci scherzo
sopra ma qualche volta ci credo giuro su di io ci credo perché dico ma non si sa mai
nella vita cosa inventa la medicina non si sa mai no? Questo è un altro bellissimo
approccio e vorrei dirti ecco un sogno nel cassetto chissà quanti ne hai ancora. Il sogno nel
cassetto è sempre quello di inventare qualcosa che può dare al mondo intero uno mostrare
sempre la tua capacità che sei sempre in grado di dare qualcosa al mondo e dopo fare un qualcosa
è bellissimo cioè non è un problema di profitti credetemi per esempio il fatto che
adesso noi vogliamo fare perché ci riuscirò e lo farò e ve lo dimostrerò che si può
fare. Il Giro di Sicilia con la macchina elettrica che è un caso unico nella storia in Europa
non esiste un Giro di Sicilia macchina elettrica regionale soprattutto in una regione ampia
come la nostra con un semiglione di persone no? E allora è una lotta tra me dopo diventa
una lotta vero lo sai fare o lo sai fare o lo sai fare io lo so fare. È una promessa
che stai facendo che pensi di realizzare entro quanto tempo. Io sono convinto che almeno
una gran parte della Sicilia la possiamo chiamiamo elettrificare no elettrificare con
le colonie elettriche entro settembre ottobre. Una bella sfila. Banto meno la Sicilia orientale
sicuramente sì ma non è detto che non non ci riusciamo anche l'anno prossimo anche
perché io vorrei fare un filmato dopo su questo su questo progetto per portarlo alla
NIAF che è una fondazione americana famosa nel mondo per dire guardate un po' che la
Sicilia può fare anche questo e magari dopo una sicurità va al pareggio forse ci perde
qualche soldo direttamente ma la bellezza di poter fare qualcosa che gli altri non sanno
fare no che non vogliono fare che non hanno saputo fare fino a quando non lo faccio pure
io dico intendo dire se lo faccio gli altri non lo fanno sono più orgoglioso se lo fanno
anche gli altri sono felici perché significa una progredire il sistema italiano della
sua elettrificazione o quanto meno sulla mobilità sostenibile diffusa questa è una cosa bellissima
se lo fanno con gli altri perché no se lo faccio io sono più contento in tutta in tutta
sincerità finisce
intervista con tomaso drago che ho fatto fatica devo dire contenere tanto erano intensi sui racconti
che cos'è per noi l'identità il valore di dare senso alla terra il territorio quella che tomaso drago
grazie per te grazie per voi tutti
per battles
Sottotitoli e revisione a cura di QTSS
