Il muro non mette la cazzoca tutta, non mette un solo protagonista della sforza, ma l'occasione è, direi, la grande metafora.
Era necessario il superamento di Magatra, dentro la quale si muoveva il rinnovamento nella continuità del partito comunista, prospettando un diverso orito di riorganizzazione della sinistra europea.
C'è una forte sottolineatura che voglio ricordare, voi potete ricordare la sforza, vedi che è la sforza, il nome, no? Cambiamento è il nome del vicino.
Io nel libro dico chiaramente che il mudamento di nome non era il costruzione, rispetto all'esigenza di una nuova sanitaria. Ricorderete che si parlò della uova, si fece grande ironia della cosa, anche perché i basmini, anche in genere, sono fatti da gente che ha studiato poche.
Non sanno la famosa frase di Fio occidentale che nomina su un conseguenze erume, quindi con la cosa io intendevo dire, prima viene la cosa che vogliamo fare, e poi sulla base di quello che facciamo, viene il nome, ma perché la tragedia fu incentrata anche da parte dei giornali, solo escusivamente.
Attraverso la questione del nome, tanto è vero che quando io presentavo il nuovo simbolo, forse non me lo ricordate più, la falsa martina, la presentare con lungo documento di intenti, quel documento non fu mai dentro, almeno della direzione cui lo presentai, perché tutto il problema era diventato il nome.
Ma mentre io sostenevo l'esigenza di una nuova formazione politica, e qui, attraverso una costituente, riunisse tutte le forze della sedizia. Qui stava la differenza tra la mia proposta e quella di Krakse.
Krakse, invece, chiedeva l'unità socialista, cioè che i comunisti, da sponfitti e passando le maniere, passassero sotto le forche caudine del potere di Krakse. Se in due visioni venne diverse, una che prospettava un avvenire conclusivo della sinistra,
un'altra che era un'ipotesi di morte, e se, come alcuni dirigenti di allora, mi consigliavano fosse andato dietro a Krakse, forse saremmo arrivati tutti a Mametta, su quella strada.
