Eppure non si moriva più, nessuna traccia di ranto li essa e te, hysterica di lagna patriotica,
la gioia si pacchetti di sigarette, ci si abito a vivere, ma morire, mica lo può raccontare chi va in forza,
per un capriccio della falce, quanti becchini senza beccare ossa.
Dicono ok in un paese d'Europa la morte smise di vivere, dicono ok in un paese d'Europa la morte smise di vivere,
accantonandosi per mesi, temi incredili ed eccesi, di domande a cui non rispondere.
Malati, terminali, eterni, lecchi, sovraffollavano, corsie degli ospedali, il disastro per le pompe funerali,
costrette a funerali, sì, ma per gli animali, la chiesa si preoccupa prudente, giustificando la sua contraddizione,
parla di disegni impersonutabili, ma senza morte non c'è resurrezione. Dicono ok in un paese d'Europa la morte improvvisa,
sparì a dimostrazione di cosa sarebbe stato vedere per sempre senza epiloghi, per sempre senza cimiteri.
In sette mesi di clandestinità insegno il clima della disillusione,
curioso che per ritornare a mietere scelse per l'annuncio, la televisione, con il preavviso in una busta viola,
trinciando cuori per una settimana, di lasciare scritti testamenti e prendere commiato dalla commedia umana.
Ma dicono che proprio una lettera, in pertinenza mi tante torno, non abituata in resa un'ideata più che offesa la signora,
l'archivio Spirciò, che è un concerto sfidi, letternità, non può certo negarlo un musicista,
che segando il proprio violoncello scorse in mezzo al pubblico la donna più vista, solitari e bellezza intraducibile,
qualsi acula con piume di pietà, si ritrovò nel letto della preda, drociando la sua lettera allungando direttà.
E dicono che in un paese d'Europa la morte da un uccidizia stenne, tra le braccia un suonatore,
inebriata al primo amore, lasciò viversi senza uscirne in denne e di nuovo sciopero del sonno perenne.
La lettera viola, quanto una cascata di paura traccimata in tip-tap di lacrime,
se la vita è acqua che il deserto beve, ti sei mai chiesto se la morte sia un fio di perona incendi alla neve.
La lettera viola, quanto una cascata di paura traccimata in tip-tap di lacrime,
se la vita è acqua che il deserto beve se la vita è acqua che il deserto beve,
