Quando si dice che Michelangelo è un genio, non si esprima un apprezzamento sulla sua
arte, ma si esprima un giudizio storico. Genio nel pensiero del 500 è una forma ecstra
naturale che agisce
sull'animo umano e ciò che in epoca romantica si chiamerà ispirazione. Leonardo è un formidabile ingenio, ma non è un genio, perché tutta la sua opera insiste sull'area dell'esperienza e della conoscenza. Michelangelo è un genio perché la sua opera è ispirata, animata da una forza soprannaturale e che la far nasce dal profondo e tendere al sublime, alla trascendenza pura.
Non ho amici e non è voglio, scriva il fratello, e non ha collaboratori e discepoli, affrontata solo in prese gigantesche, un solo grande affetto, per Vittoria Colonna un rapporto puramente spirituale, perché l'angelo dell'arte è il primo caso di artista isolato, quasi avverso al mondo quello circonda e da cui si sente stranio, ostile, Giulio Carlo Argan.
La costruzione della basilica risale al V secolo e fu terminata nel 440 da Eodoxia, moglie dell'imperatore Valentiano III, fu costruita su un precedente luogo di culto cristiano, dell'epoca di Costantino, in onore di una reliquia di San Pietro. Le catene che lo tennero legato a Gerusalemme e nella prigione Mamertina, sul colle Capitolino, le catene furono portate a Roma da Elena, la madre di Costantino e poi fuse.
San Pietro in vincoli, anche se ha avuto vari interventi architettonici durante il papato di VI e II e sfortunatamente l'1875, è una chiesa importante, perché nonostante tutto è una delle meno alterate tra l'ichese dell'epoca dell'imperatore Costantino.
La tomba burale di Giulio II fu completata secondo il disegno del 1547 di Michelangelo, 34 anni dopo la morte di Giulio II, rappresenta una serie di compromesse dei difficili negoziati tra l'idea di Michelangelo e quella della famiglia della Rovere, che afflisse l'artista in tutto questo lungo arco di tempo.
Il tema della Stato del Mosè di Michelangelo, deriva dall'episodio biblico dell'Esodo. Nell'antico testamento l'Esodo racconta la storia di Mosè, che ricevette ad io la missione di condurre gli israeliti fuori dall'Egito Politeista, in cui viveva un eschiavitù per guidare verso una terra che era destinata allora come dono divino.
In questa terra ha promesso a Mosè avrebbe dovuto fondare una nazione basata sul culto di un solo Dio. Come raccontato nell'Esodo, Mosè e il suo piccolo gruppo di seguaci iniziarono un lungo e pericoloso viaggio dall'Egito verso l'Ovest attraverso il diretto del Sinai.
Durante una pausa, il gruppo si accampò alle pendice del Monte Sinai e Mosè saliva verso la cima, mentre i suoi si riposavano. Dopo l'apparizione di Dio Mosè ridicesse dal monte con i mani o le tavole della legge, con i 10 commandamenti, il fondamento della morale cristiana.
Quando tornò al suo accampamento si accorse con orrore che gli israeliti erano tornati al culto pagando dell'idiolatria politeista. Se indignò allo spettacolo della sua gente che ballava intorno al vitello d'oro, un idolo pagano, l'antidesi del monoteismo, buomo irascibile qual era, Mosè persa il controllo e ruppe le tavole della legge.
Un atto che nel secolo viene interpretato e reinterpretato in molti modi. In rinascimento, quando ci forna rinascita l'interesse verso le tradizioni culturale ebraiche ed arabe, lo studio di Mosè fu approfondito agli studiosi cristiani. Teologicamente Mosè fu visto come una figura assimilabile a Gesù e paralleli tra la figura di Mosè e quella di Gesù ne vennero un soggetto prediletto nelle rappresentazioni artistiche.
Nel 1504 Michelangelo lascia finenza in Roma, chiamato da Papa Giulio II, che gli affidò allo studio alla progettazione per la sua tomba. Questo grandioso progetto che pensò di iniziare a portare a termine fu poi ostacolato allo stesso Papa che gli commissione agli affreschi della Sistina, tenendo l'occupato per quattro anni.
Quando l'artista pensò di iniziarlo, il pontefice morì. Il progetto iniziale della tomba che avrebbe visto nella Basilica Vaticana, la presenza di circa 40 statue, si ridusse dopo la morte del Papa e questo per imbiglia il bramante a solo sette statue, delle quali la prima che fu realizzata fu proprio Mosè, appartenente agli anni in cui, dunque, era ancora via Giulio II.
Sappiamo di un incontro tra i due uomini, in cui Giulio II, in un momento di collera, colpi ripetutamente Michelangelo sulla schiena con il suo bastone. Per tutta risposta Michelangelo si deliguao dal Valtano, se ne torna a finanza, lasciando il Papa con la sua collera.
Con le parecchia di promazia per giungere ad una riconcigliazione, ma Michelangelo era consapevole che doveva applicarsi alla fine alla volontà del pontefice.
La sesta ideazione della tomba fu terminata col consenso della famiglia del Papa e della Rovere, per la Basilica di San Pietro in Vincoli, comprende sette statue, quelle che tutto oggi si vedono.
Le azioni più comuni di Mosè lo dipingono adirato, con le tavole innazzate sopra la testa, pronta a romperle, scagliandole per terra. La Stata di Mosè del Michelangelo è completamente differenta e questa differenza era quello che affascinava Freud. Negli anni ci sono state varie controversi sulle protuberanze, a forma di corno, sulla testa del Mosè.
Generalmente viene sostenuto che questa stranezza derivi da una traduzione erata del termine Breiko Keran nel latino. Il termine Breiko Keran doveva essere tradotto come radiosità, invece che come corna.
In realtà la Bibbia nell'originale ebraico testimonia che dal volto di Mosè si emanasse una luce. In effetti in molte opere del primo rinascimento Mosè viene rappresentato con dei raggi che scaturiscono dalla sua fronte. Durante il tardo rinascimento, periodo in cui la Chiesa Cattolica cercava di distociarsi completamente dall'origine ebraica e della fede combatteva contro il protestantesimo di Lutero, questa traduzione erata fu incoraggiata.
Mosè fu mostrato non come un precursore di Gesù e un uomo illuminato, ma come un impostore, il leader di una tribù sbandata, appunto come un diavolo con le corne.
Freud notò nella statua del Mosè di Michelangelo che nella sua mano destra tiene le tavole della legge, con l'indice della stessa mano gioca con la barba e le tavole sembrano sfuggirgli in mano. La posizione delle gambe è tale da dare l'impressione che gli stia per alzarsi e muoversi in avanti se lo facesse e le tavole cadribbero sicuramente a terra.
Freud visitò la statua del Mosè di Michelangelo molte volte, fece addirittura seguire da un'artista degli schizzi che incluse nel manuscritto del 1917.
Infatti in quell'anno Freud scrisse il Mosè di Michelangelo in un momento particolare però della sua vita professionale e di conflitto interiore, giungendo ad una conclusione psicodunamica su ciò che era stato rappresentato da Michelangelo.
Nel 1914 infatti Freud fu informato del fatto che Jung era stato mandato via da Burgosli per i suoi rapporti sessuali con una lieva. Freud scrisse dunque il Mosè di Michelangelo proprio nel momento in cui si rese conto che aveva commesso un grave errore mettendo Jung in una posizione di rilevo all'interno del movimento psicoanalitico,
proprio perché aveva dato lui stesso a Jung, un ruolo di spicco all'interno del nascente mondo della psicoanalisi.
Nel suo ragionamento il Mosè di Michelangelo si rivela come una figura complessa, si vede chiaramente l'ira degli occhi e i muscoli tesi del gigante e la tensione è tutta nel suo sguardo, uno sguardo terribile ma con lo sale e fero.
Uno sguardo terribile dunque, quello del Mosè di Michelangelo visto da Freud che più tardi diventerà lo sguardo di Michelangelo di Michelangelo Antonioni.
