Uno dei maggiori problemi che le donne incontrano nel love, come anche in altri paesi
di sviluppo è che nel momento del bisogno o nel momento dell'inizio del travaglio del parto
se il travaglio incomincia a livello di villaggi lontani e remoti non c'è più la possibilità
di trasportare la donna vicino ad un ospedale o nell'ospedale in caso di necessità.
Se il parto è normale, regolare, va tutto bene, la donna appartorisce
ma spesso anche per la madre.
A quel momento è impossibile trasportarle d'emergenza in un ospedale dove si possono affrontare questi problemi e quindi c'è una altissima mortalità materna che avviene a livello dei villaggi che non viene ne puver registrata, in genere non viene riportata e viene ignorata, perché in termini reali si traduce in due o tre donne che muoiono ogni giorno.
All'altra colazione è totale di 6 milioni. Si prevedono circa 250 mila parti all'anno, in la ospedale, una mortalità del 660 per 100 mila, da più o meno con le cifre, 1500 morti annuali.
Ci sono dei villaggi che sono a distanza di 8 a 10 giorni di cammino attraverso piccole sentieri nella foresta e nelle montagne e ovviamente queste donne non sono raggiungibili anche nel caso di un'emergenza, non si possono mandare delle squadre di medici nell'ospedale, non si possono mandare delle ambulanze a prendere le donne, non si possono nemmeno sviluppare i servizi medici a livello di ogni piccolo villaggio disseminati in un'area vastissima.
All'altra, le montagne senza strade e senza luce, per cui l'unica alternativa, perché le donne perturbiscono con delle cure mediche almeno di base, è quella di portarle ai servizi medici prima del fatto.
In queste case della SEDA?
Le case della SEDA che sono a case che le accolgono, dove viene dato l'oro del cibo, il cibo viene distribuito dal programma mondiale del cibo, World Food Program. Noi approfittiamo del periodo dell'attesa prima del parto per poter dare l'oro, prima di tutto un'educazione sanitaria, affinché allattino immediatamente il neonato, poco dopo la nascita,
perché spesso il colostro, il primo latte, viene gettato via pensando che questo sia latte cattivo, latte acido, quindi nell'attesa della montata latte molto spesso le donne nutrono il neonato con del riso premasticato, lo mettono nella bocca del neonato e lasciano che ingurgiti questo riso che certamente non è adatto ad una nutrizione nel periodo neonale.
Viene impartita appunto questa educazione sanitaria, sopra i soggetti e soprattutto vengono motivate a intraprendere una piccola income generated in attivi di un'attività economica, perché l'ostacolo primo, perché le donne si recchino ai servizi medici, è la mancanza di soldi per pagare il trasporto, se il parto è normale, di nuovo si risolve tutto felicemente e la donna torna al villaggio.
Nel caso di complicazioni di media gravità a livello dell'ospedale di distretto c'è la possibilità di rendere approvedimenti e se ci fossero complicazioni maggiori dal distretto le donne possono essere trasportate nell'ospedale provinciale dove si può anche avere un cesare o di interventi di una certa gravità.
In alcuni casi le difficoltà impreviste sono supervabili, ma in altri casi sono assolutamente delle emergenze mediche molto grave, per cui se la donna in quel momento non è vicina ad un'ospedale nella mancanza di casa.
In genere, su una popolazione normale, dal 13 al 15% dei parti presenta delle complicazioni, il 2-3% necessita di tallici sane o di interventi chirurgici più grandi.
Quindi noi vogliamo particolarmente indirizzarci a questo 15% di complicazioni che possono presentarsi durante il parto e possibilmente di identificare in tempo il 2-3% di donne che hanno bisogno di interventi chirurgici più grandi.
Abbiamo avuto ad esempio alcuni casi di donne, di distretti molto lontani che sono arrivate nella casa della seta in anticipo e in tempo perché lo staff medico potesse prevedere complicazioni gravi e procedere subito ad un cesare.
Se quelle donne fossero state nel villaggio, essero continuato a stare nel villaggio, sarebbero decisamente morti e possiamo contarne alcuni casi. Durante questo periodo ci sono già le prime cure, queste comprendono ad esempio l'eliminazione dei parassiti intestinali, delle terapie col ferro per ridurre l'anemia che in genere è abbastanza grave in molte delle donne sia per problemi di nutrizione, di carenza, di ferro,
di carenza di vitamine, per presenza di parassiti intestinali e per malaria, quindi l'anemia è già generalmente abbastanza grave in molte delle donne, molte delle donne inoltre incominciano la gravidanza giovannissime prima del completo sviluppo fisico e quindi sono già svantaggiate a quel livello.
Se uno aggiunge tutti i problemi della nutrizione, i problemi dell'isolamento, i problemi della mancanza di servizi genici e di acqua potabile, tutti gli altri che sono connesi ad una vita di povertà, ecco che la gravidanza è già pregiudicata già prima ancora della nascita del bambino.
Quindi impartiamo quanta più educazione sanitaria possibile per l'alimentazione immediata, per la cura del diaree, per il cibo di svezzamento da usare durante lo svezzamento, motiviamo le donne a distanziare la gravidanza successiva in modo che ci sia uno spazio abbastanza grande tra una gravidanza e l'altra che recuperino la loro capacità fisica.
E riducono soprattutto il numero totale delle gravidanze che spesso raggiungono 10, 15, anche 20 gravidanze, spesso alcune terminano in aborti spontanei e di nuovo un aborto a livello del villaggio può essere facilmente mortale per problemi di omologia.
Quando è partito questo progetto?
Il progetto è partito nel giugno del 2006 e è finito nell'ottobre del 2008, è un progetto dei due anni fondato dal Ministero degli Esteri Italiano, dall'Odderama per la cooperazione del sviluppo, siamo riusciti a completare il progetto, a fare corsi di formazione per il personale sanitario, per i motivatori delle comunità, community motivator, per dare delle prestazioni di qualità migliore
durante il fatto.
Quello che ancora rimane un po' da fare è un miglioramento della qualità dei prodotti artigianali, anche quelli attualmente prodotti, non sono adeguati per un mercato estero.
Ad ecco qui che arriviamo al perché si chiama il castello?
Esatto, si chiamano case della seta perché in queste case abbiamo dei telai e le donne che vengono da villaggi l'antane possono essere esposte alle attività della tessitura, della seta o del cotone o alla produzione di altri piccoli oggetti che possono essere affistati dal progetto e il rivenduto.
Con il piccolo profitto del progetto profano paga di nuovo il trasporto per altro donne il cibo durante la permanenza nelle case della seta e sostiene queste attività in modo che abbiano una indipendenza economica, che non dipenda da una carità esterna.
Quasi tutti i villaggi nell'Aus sono in grado di produrre dei piccoli cestini, dei piccoli oggetti fatti con il bambù intrecciato o con dell'elliane o con degli altri prodotti della foresta di facile riferimento, fanno parte della vita di sussistenza, di autosufficienza tra i villaggi arti.
Quindi quasi tutti sono in grado anche di produrre alcuni il cotone e di produrre ed essere la seta.
In realtà la seta era di comune produzione prima della guerra del Viennà, poi con i bombardamenti a tappeto che soprattutto il sud dell'Aus ha sofferto durante i 9 anni di guerra del Viennà,
la produzione della seta c'è sopra che la popolazione dovete privilegiare la produzione di cibo con l'avendo più cibo, quindi la coltivazione del genso e la produzione della seta con i bacchi da seta e tutto quello che mi sempre fu interrotta per un aumento della polarità e dei disagi e della guerra dei bombardamenti.
Quindi la tradizione della produzione della seta venne persa durante questo periodo e noi con il progetto delle case della seta cerchiamo di reintroduire una tradizione persa,
una tradizione però per la quale la vecchia generazione ricorda ancora molte delle fasi della produzione e delle fasi della tessitura, andando in giro nei villaggi si trovano ancora dei vecchi telai o dei vecchi strumenti per filare la seta
e quindi si vorrebbe proporre di nuovo la popolazione e la produzione della seta che può essere un'ottima attività per migliorare le loro condizioni economiche.
Ogni case della seta come composta?
Il progetto ha reclutato per ogni casa della seta un superrisore che è generalmente una figura politica a livello un po' più alto nell'ambito del distretto, un infermiero ostentrico, un community motivato e un addetto alle pulizie che però è anche addetto alla coltivazione di un piccolo orto per il quale sono coinvolti anche i mariti,
delle donne che in genere accompagnano la madre e la casa della seta. In questo piccolo orto si coltivano gli ortaggi più comuni che poi le donne delle case della seta possono utilizzare durante la loro comunezza.
Questa è anche un'attività edutativa nei consulanti dei mariti, delle donne che vengono esposti a prodotti di facile produzione, di ortaggi, di foglie, verdi, contenenti, anche in un altro tasso di ferro e che possono essere utili a punto alla distruzione.
Quanti sono queste case della seta? Sono 17, ce n'è una nel recinto di ognuno dei 17 ospedali di distretto presenti in Tre Province, copriamo tutta la popolazione di Tre Province del sud del Laos che sono Second, Saravan e Atapur, al confine tra la Cambodia, Biennale e Laos.
Quindi il costo annuale di ogni casa della seta non è eccessivo? No, è decisamente limitato. In genere noi consideriamo più o meno 600 donali al mese per ogni casa della seta, questo comprende gli stipendi, comprende una piccola contribuzione per la donna per pagare il cibo addizionale di cui può avere bisogno,
in più rispetto al riso che viene dato dal programma mondiale per la nutrizione e per pagare l'espeso del parto e per pagare il trasporto.
Siccome alcune donne stanno pochi giorni nelle case della seta, non si può forzare la donna a venire due o tre settimane in anticipo, rimanere una settimana dopo il parto, perché molte vengono pochi giorni prima del parto, dopo il parto vogliamo tornare a casa per i anni di loro compito.
Quali sono le altre difficoltà per usare queste case della seta?
Soprattutto l'informazione, l'informazione che deve essere data in tutti i villaggi e che deve comprendere il concetto che il parto può essere pericoloso, dell'immediato preparato il parto stesso e nell'immediato postparto.
La persona che dovrebbe fare la comunicazione in tutti i villaggi sia la persona chiave, certamente è una delle persone chiave.
Altre persone chiave possono essere presentate dalla Law Women Union, dall'Unione delle donne, che è presente in tutti i villaggi e che è stata anche molto funzionale nel sostenere le attività e nel motivare le donne in cinta a fare uso delle case della seta.
Uno dei problemi maggiori però è il fatto che le donne non sanno quando è la data presunta del parto, perché non tengono conto dei giorni, delle menstruazioni, etc.
Quindi quando l'addome è relativamente disteso, pensano che magari quello sia il periodo per andare nelle case della seta, qualche volta sono collette nella valutazione, qualche volta vengono con troppo anticipi, quindi stanno più di un meso nelle case della seta e si fanno anche un periodo di vacanza, e allora non dispiace nemmeno.
E altre volte invece vengono proprio uno o due giorni prima del travaglio o addirittura quando il travaglio è già iniziato.
E quindi in questi casi, ovviamente, si prendono quando vengono, si cerca di farle stare un po' più di tempo dopo il parto per l'educazione sanitaria, ma molte hanno altre funzioni da svolgere a casa, magari altri bambini, altri famigliari che hanno lasciato nel villaggio e devono tornare.
E ovvio che non si possono imporre delle scelte, è una scelta libera che loro fanno.
Ma incominciamo pian piano da apprezzare le funzioni della case della seta e la fluenza incomincia da aumentare.
Queste case della seta dovrebbero autofinanziarci?
Possibilmente, sì.
Se non ci riuscissero sarebbe comunque un progetto da portare avanti?
Accentamente. Però tu mi dicevi prima che ormai il progetto venato è finito, il stanziamento di fondi è servito a rabbiare queste case e adesso?
Adesso cerchiamo di sostenere le attività economiche.
Siamo andati recentemente in alcuni villaggi per promuovere le attività di produzione del bambù.
Come dicevo prima, in quasi tutti i villaggi sanno lavorare il bambù, ma lo lavorano ancora in un modo incompleto, in un modo un po' rozzo.
Quindi dobbiamo raffinare le tecniche della lavorazione del bambù, fare in modo che ci siano quanti più villaggi possibili che possono intrecciare il bambù produrre dei piccoli quadrati di un metro per un metro di bambù intrecciato.
Poi la lavorazione si ferma lì a livello del villaggio, la lavorazione successiva comprende alcuni processi che portano questo prodotto ad un livello di qualità superior, quindi con l'immersione del prodotto,
il resine, la pittura, l'accattura e poi la pressione sotto una presa idraulica che lo renderà. Una volta che si ottengono questi pannelli di buona qualità, allora si possono poi esportare in mercati esteri
e possano avere un valore commerciale molto più alto, cerchiamo di migliorare la produzione non solo del bambù, ma anche della seta di tutti gli altri, che possono essere fabbricati e manufatti a livello del villaggio in modo che siano i villaggi a guadagnare di più,
più che non impiantare una grossa fabbrica che può dare lavoro a pochi e poco rendimento a molto.
Sarebbe veramente brutto vedere morire una casa della seta che non riesce a finanziarsi, cosa si potrebbe fare?
Certamente sarebbe una disgrazia anche proprio per le persone che si appalgono delle case della seta, per le madre, per i loro bambini. Una delle cose che si potrebbe fare è proprio di sviluppare il mercato di questi oggetti che le case della seta producono, tessuti in seta, tessuti in cotone, oggetti di bambù,
e questa carta che ne è fatta con la corteccia di alcuni tipi di jersey, che è anche una delle produzioni più comuni in molti villaggi.
Se il progetto riuscisse a trovare un buon mercato per questi prodotti, la maggior parte del ricarato andrebbe direttamente al famiglie che producono questi oggetti e una piccola percentuale del ricarato,
il progetto viene emesso sostinto nella casa della seta e questo che stiamo facendo adesso con il progetto sul bambù, favorendo l'attività del bambù,
in base alle quali se ad esempio parliamo ad un villaggio mille dollari per mille piccole storie che producono, i produttori si prendono 800 dollari,
200 dollari, 20% viene emesso in una cassa mutua del villaggio e gestita dal villaggio space, in modo che quando una donna da quel villaggio bisogna andare a casa della seta,
un piccolo ammontare di questo piccolo fondo per pagare già il trasporto che è il primo ostacolo per il ricarato della seta e hanno anche a disposizione un altro piccolo ammontare di soldi
per pagare le cure mediche, per pagare il cibo, per pagare le medicine durante la permanenza nella casa della seta.
Con queste piccole percentuali che si raccogono nei vari villaggi si spera di potere dare un sostegno finanziato e di dare la dignità anche alle popolazioni
di guadagnare quello di cui hanno bisogno per le cure mediche, che non sia sempre una carità di un paese affluente, di un paese abbiente che può darlo come una carità contro,
ma come un'attività che le persone possono svolte per guadagnare dignitariamente.
Buon appetito!
