Mentre la mia barchetta andava vela, nell'acqua zurla correva e scivolava.
Mi venne in mente e gli vuole domandare, o mare, ma tu, come fai a essere tranquillo?
Si affondi le barche e a pochi i marinai.
Il vento che mi soffia e mi trastulla, io non lo voglio e pure lo devo fare.
E' la natura che mi fa, amare.
Con rivere, con piante.
Ma tu, non mi studare, amico mio, potrei farti male, veccio mio.
Senza di te io non ci posso stare, o mare, o mare mio.
E' come la montagna al mare.
Ti aspetti una mareggiata e devi stare attento a questo.
Magari ad un momento all'altro arriva, deve essere già preparato,
ma ormai lo sappiamo quando arriva a tutto il tempo.
Pensiamo che sotto magari c'è un po' di pesce, ma non è sempre uguale la pesca,
è la sorpresa.
Metti da un posto bene la rete, perché ormai uno c'è un'esperienza,
più o meno dove c'hanno tanti pesci o dove c'e' neppoghi.
Uscivamo noi, con mio padre, con la barca, a Vela e a Remi,
fuori Strombolico.
Andiamo a chiedere alle nasi.
Andiamo alle aracoste.
Ci, cari, venite, venite.
E' la montagna che vi fa felice.
Vi offro un tramonto meraviglioso.
Un arcobaleno di mili colori, fracielo il mare.
Poi viene la notte e vi sento tremare.
Lo faccio apposto per farvi abbracciare.
Provate a darvi un bacio qua su.
E quel bacio non lo scorderete mai più, perché è fatto di fuoco.
Guardate la mia bocca che manda scintiglie.
Mi sento cridare che bello, che bello.
Mi è caro, amici.
E' la montagna che vi fa felice.
Poi quando scendete qua giù nel paese,
pirete, vogliamo salire ancora lassù
per darci quel bacio che non ci scorda mai più,
perché è fatto di fuoco.
Buon appetito.
