Ed eccoci amici miei che qui accanto a me c'è un personaggio che non so come definire
Danilo Maggi, buongiorno a tutti, il quale è un giornalista, poi un autore televisivo,
tra l'altro ammestero Zampeta anche su Drivin, un autore musicale, ha fatto musica,
fa anche musica, sono ancora?
Sono ancora se siano, anzi per me la musica è di vitale importanza sia psicologicamente
sia musicalmente, ancora oggi mi ritiro nel mio studio tutti i giorni, mezz'ora di
batteria, mi rilassa, mi fa pensare a cose positive, la musica, non potrei vivere io
senza musica, ma da come mi racconti sembra che io abbia fatto la guerra del carso, l'autore
del frutti.
Hai fatto un sacco di cose, perché poi si è stato direttore editoriale dei periodici
del gruppo Monti, poi hai scritto dei libri, insomma come ti devo presentare, dimmi tu
come ti senti oggi, come ti senti oggi, come vorresti essere oggi?
Mi sembra un po' un barzullo, mi sento privatamente professionalmente, tutto, mi sento un uomo felice
sto bene, sono un po' arrabbiato con gli anni che passano, faccio un po' fatica, per
quello che faccio tutte queste cose, perché più cose faccio più o meno penso all'età
che avanza.
Però tu c'hai dei capelli in testa eccetera, io c'ho quattro pelli, sono finti, ma è vero
che te li tiro via, non è vero, ho una situazione familiare, sentimentale, molto bella, sto
molto bene, ognuno di noi come sai ha passato i suoi percorsi, io ho celebrato i 45 anni,
io dico io non ci sono ancora arrivato, non lo so, però complimenti, fai le nozze d'ora
tra 5 anni, si sa che il programma televisivo farà tutti una grande festa e quindi sto
bene, sono un uomo che sta bene, sono contento della carriera, comunque del percorso professionale
che ho fatto in questi quasi, in questi 45 anni, non invidio niente, rifarei tutto quello
che ho fatto, l'unica cosa è che a un'età che non dico qual è, ma ad una certa età
comincia a pensare chissà se avrò tempo per fare altre cose.
Per esempio qual è stata la cosa più divertente che hai fatto, allora televisivamente credo
da Ivenna, perché è stato un programma che innanzitutto è caduto in un momento magico
storicamente, ci sono delle cose che nascono in quel momento, perché devono nascere in
quel momento e devono, tra virgolette, morire in quel momento, tu guarda i Beatles, se
oggi i Beatles si rimettessero, purtroppo non sono più tutti insieme, probabilmente
non avrebbero il successo che hanno avuto negli anni sessanta, perché poi ci sono anche
dei motivi sociali, dei motivi di rivoluzione interna, le generazioni che cambiano, tra
Ivenna è stata la stessa cosa, devo dire che fu un'idea straordinaria, superstraordinaria
di Signor Berlusconi, che si inventò con la regia di un grande maestro della Comunità
italiana che era Enzo Trappani, con lui che aveva fatto un drive-in su i due tipologiali,
un programma comico che si chiamava non stop del 78, che fu un successo straordinario,
e quindi io ricordo quel programma televisivo perché non me lo ricordo, perché è un ricordo
indelebile, perché non era un programma televisivo fino a sé stesso, era un incontro tra amici
che si vedevano una volta da settimana e ridevano insieme, e questo fu un successo
strafitoso, perché colzio poi un momento di liberazione, era liberatorio a Ivenna in
un momento in cui la società cercava proprio queste vie di fuga per liberarsi da certi
oi mamma mia, ma oggi si è entrati in una sorta di conformismo della parolaccia, del
sensazionalismo, il gossi che è arrivato nella politica, cioè il gossi che è arrivato,
oh mamma mia, io ricordo di non aver mai sentito, io ho fatto su 5, ho fatto 4 tradizioni,
e non mi ricordo mai di aver sentito, ma non una parola, cazzo, non mi ricordo di aver
mai sentito, eppure la gente rideva, era una satira intelligente, veloce, era un po'
l'anticipazione di una comicità che avrebbe dovuto sfondare in questi anni, cioè la
comicità veloce, intelligente, un po' francese, un po' americana, e questo.
Certo, una comicità che non aveva bisogno di citare il politico X o Y per cercare di
far ridere, come ha fatto dal tronto e Toto, molto prima di driving, che Toto non ha mai
detto una parolaccia in un film, insomma, stai parlando dell'Olimpo, eccetera, eccetera,
eccetera, però anni belli, anni belli, ma come se ne esce secondo te, con il sorriso
sulle labbra e un sorriso li seppelirà tutti questi? Allora, oggi si parla tanto, perché
visto che si parla di multimedialità, si parla di connessione, no? Temo che bisognerebbe
effettuare un lavoro di maggior connessione col cervello, perché adesso tutti connetti
al cervello, schiacci il tasto enter e internet non risponde, il cervello non risponde, quindi
di base una cultura diversa, una sensibilità diversa, un'osservazione diversa, se tu guardi
ai tempi la comicità fin dai tempi di Alberto Sordi, di tutto a poi non ne parliamo, ma
anche negli Stati Uniti, perché sono i miei idoli, Jack Lehmann, Walter Mattow, le commedie
scritti da Billy Wilde, allora dove nasceva? Nasceva in strada, non ci osserviamo più,
perché siamo troppo impegnati, e col telefonino, e con le grane, e con internet, non troviamo
più il tempo di osservarci, allora osservandoci capiamo delle cose di noi, capiamo delle
cose di noi importanti, ma capiamo anche quali sono le sfumature, i dettagli che possono
provocare un testo, una creatività. Io mi ricordo quando scrivemo Vito Catozzo, io
Giorgio Faletti, nacque da un personaggio della strada, da una guardia del corpo di
una banca, che era la banca di Giorgio Faletti, dove lui ogni tanto andava a versare o a
prelevare, o a fare delle operazioni bancarie, un giorno mi disse a compagni in banca perché
era una cosa, e era tardi, e le due, la banca era chiusa, però davanti c'era la guardia
del corpo, che si rivolse in questo modo a Giorgio Faletti, dottor, non ci pensavo,
ci penso io, e mi dice la banca è chiusa, ha la banca, io ce l'ho sotto il palmo della
mano, dammi soldersamente, io ti verso le quattro, le cinque, le sere, se il pomo è
rito, non c'è problema. Noi ci siamo sdraiati sul marsio a piede a ridere, ma lì è nato
Vito Catozzo. Ecco quando ti dico l'osservazione, tutti noi siamo comici, tutti noi siamo groteschi
e possiamo comunicare queste, allora lì nasce la creatività e si sviluppa, oggi che cosa
vuoi che si sviluppi?
Avete visto? Altro giornalista, scrittore, ma anche attore insomma, non ci ha dato
un contizio.
Ma se la mia moglie mi dice sempre, sono 26 anni che ci appoppendiamo, felicemente,
ci chiamano un po' i di Anella, il mondo di Anella, riguardo perché le volte facciamo
delle litigate, siamo comici, qua è un altro programma televisione, io e mia moglie
vedrei che è successo, audience è assicurata, però anche questi programmi mi sono dimenticato
questo.
No, vero, vero. Ti davo dell'attore.
Ecco, vero, mi dice, poi me lo dici con tono greve, noi moglie francese, dice tu però
secondo me, non è che non sei bravo, ma non hai fatto quello che dovevi fare nella vita,
mi dico più di qualsiasi, la seconda guerra del carso, la seconda guerra mondiale, ho
fatto tutte le cose.
L'attore, tu dovevi fare l'attore, ci pensano nella prossima vita, sì, sì, sì, sì.
Senti, ma a proposito dell'attore, passiamo allo scrittore, che non c'entra niente, ma
insomma, volevo parlare di questo libro, Gveleini, che tu hai scritto insieme con un certo
signore, che si chiama Claudio Pina, che i nostri spettatori conoscono, conoscono.
Lei sai nessuna perfetta della vita, si conoscono anche persone che avresti voluto evitare, anche
evitare.
Sì, mai fatto, d'altronde, insomma, sono essenziali, però in un certo senso sono essenziali.
Che poi tu con Claudio Pina avevi fatto altre cose o te scriverò un libro, vero?
Sì, abbiamo fatto di tutto, di tutto, ferma.
Dintro i limiti della liceità e della buona educazione e della buona crema.
Ah, perché se li dai licenza, questo va, eh?
Ah, sì?
Sì, sì.
Però, insomma, io adesso seriamente, Claudio Pina, per me, oltre che un amico, è un grande
professionista, un uomo molto intelligente, con una grande cultura, ma soprattutto con
una qualità che serve a me nella vita da parte di tutti, con una grande ironia.
E questo ha, come dire, provocato, ha fatto sì, che realizzassimo questo libro, che
è un po' la nostra filosofia, perché abbiamo anche formato un gruppo musicale con questa
filosofia.
E cioè quella di provare a, non dico entrare, però a cattire, allora, di base noi riteniamo
che noi abbiamo, come dire, un po' dottor Jack in Mr. Hyde, abbiamo una personalità
e un modo di comportarci ufficiale.
Certo.
Tutti belli.
Tutti belli, vestiti bene, il linguaggio anche in modo di, perché, che cambia, forbito,
le cose.
Poi però, interiormente, siamo degli altri, cioè nel senso, facciamo delle cose che
spesso ci vergogniamo a dichiarare, no?
Quindi noi abbiamo cercato di… Siete dei gogliardi, insomma.
Sempre, sempre, sempre.
La sindrome di Peter Pan non può…
È un punto.
No, per noi equivale, la sindrome di Peter Pan, morte, no, la sindrome di Peter Pan, io
ho chiesto anche miei amori, il giorno che io lascerò questa terra, spero più tardi
possibile, di scrivere sulla lapide, ve l'avevo detto che stavo poco bene, perché questo
… e voglio che si suoni nei Blues Brothers, perché, cioè, a me vedere l'organista che
canta Maria… no, no, no, Blues, Blues, Blues, Blues.
Ma tu con Claudio Pina avete suonato, voi avete suonato… No, abbiamo… io ho suonato
cantato, in virtù degli anni conservatori, che ho fatto, che poi si dimentica un po'
tanto, però qualcosa mi è rimasto, però con lui abbiamo scritto praticamente tutti
i testi dei brani che abbiamo inciso nei nostri CD, insomma.
Che ne ricordi, no?
Così, così.
Bye-bye, pistolino.
Bye-bye, pistolino.
Così, pistolino, sì.
Come faceva?
Avevo che lo cante.
È un attimino, pensettino.
Ora lui che non c'è più, io non osso guardare giù, quello spazio che occupava, che gran
forza lui mi dava… però non me la ricordo più, vedo più.
Ok, vedo, che canzone di livello.
Come un sacco di livello, non c'è… però anche, vedete, uno dice che perla questo
che lo sta dicendo, però no, ogni canzone aveva una sua tematica, bye-bye, pistolino
per esempio, racconta, descrive, fotografa, la citazione della disperazione sessuale
dell'uomo oggi, perché oggi è subissata da problematiche, come diceva Tottò probabilmente,
uno sacco di diceva, Ugazzo non vuole benzeri, nel senso che lui non vuole pensieri per
fare quello che deve fare, e invece tutte le volte tu lo carichi di pensieri, che sono
i tuoi pensieri, la mente che lo carica di robe, e lui che è nato in fondo per il suo
adempimento, è doppio, uno lo sappiamo, e l'altro per far quello, non può tutte
le volte chiamarti, guardarti in alto e dire, non ce la faccio, adesso mi stai comunicando
che devi pagare il mutuo, mi stai comunicando che la liquidazione, che le volte che ti
mandano via, adesso mi dici di fare, ma come faccio, io non lo faccio, e poi ci aggiungi
la liberazione della donna, che ha un certo punto al suo peso, queste donne per caritarli
rispetto per le donne, vi tolgo un argomento, vado, torniamo a svelenire, sono delle fotografie
situazioni che corrispondono alla realtà di tutti i giorni, e che io tra l'Audio abbiamo
cercato di descrivere come la vediamo noi, come dire, in una situazione di backstage,
di dietro le quinte, quindi sono pensieri, raccontiamo che parla di una coppia sposata
dopo sei mesi, noi la raccontiamo dopo sei anni, quindi cambiano un po' di cose, cambiano
un po' di cose.
Tipo il pensierino che trovo così aprendo, uno degli aspetti più intriganti del rapporto
sessuale è farlo con lei e pensare di farlo con un'altra, ma allora con chi è meglio
andare a letto? Interrogativo, è profondo, ma mai nessuno che le dice, ieri ho ciulato
con Ines e pensavo a Jessica, nessuno lo dice, vedete c'è questo discorso qua, per
esempio un padre che cerca di vedere il proprio figlio che in quel momento in età adolescenziale
e cerca di vederlo da uomo, quindi lo immagina in un certo modo come parla, come scrive,
come si veste, cosa magica, e generalmente poi lui lo vedi crescere e lo trovi sempre
esattamente il contrario di quello che tu lo hai immaginato, ma va bene lo stesso, lo
ami perché è tuo figlio, cerchiamo un po' di svelare i pensieri e così, le varie situazioni.
È un libro divertente, per l'altro io devo, scusate, lui non c'è più, però devo ringraziare
due persone, una che non c'è più, una che c'è ancora, soprattutto una che era mio
cognato, che era lo scrittore Carlo Castella Netta, che tu in questo libro lo vedi, lo
amico anche mio, gli ho dedicato anche io delle pagine, sono contento, perché io devo
la scrittura, la creatività, il modo di pensare letterariamente, perché nella vita
non è che fosse tanto, era un po' biricchino, e devo tutto a lui, il modo di scrivere,
io ho imparato tanti, lui mi ha insegnato questo mestiere, e poi a Renzo Arbore, mio
grandissimo amico, che quando io e Claudio abbiamo fatto sentire due pezzi così che
avevamo scritto le cose, ma detto io ci sono con voi sempre, e quindi tu troverai nel
libro sia la prefazione di Carlo Castella Netta e due reglie di Renzo Arbore che parla
di questa scelerata opera letteraria, che dal libro passerà a Libuc e cari amici questa
sarà la lettura per Ferragosto, quindi voi mentre vedete questa intervista, sapete che
è disponibile la versione Libuc di questo libro e correte subito da quest'anno e
i belli spaparanzati dove siete, ve lo leggete e passate un Ferragosto, serene, allego, in
spiaggia, anche a Letto sei la frebe, 38, è una scottatura, ti tiras un po' male,
quella è una bella lettura facile e semplice, ma attenzione con della sostanza, che ci
arrivi e anche facilmente. Io ti auguro una buona estate serena con allegria e con intelligenza
e che non ti manca fatto. Ti ringrazio, qualcosa mi ha rimasto, io ti ringrazio, guardate
questo, come possiamo definire questa tua videotolga? Questo videotolga è bravo, faremo
magari in mente delle club da fare insieme. Se vedi Claudio Pina, non dili che io sono
venuto da te per te, sa che non è in video, lui è gelosissimo, non fa anche delle cose
tremende, la strada si spoglia, si fa anche già torso. Ciao, ciao, ciao, ciao.
