Ricordarmi di solo e cosa voglio penso a mia mamma Olga.
Ricordo la comunicazione a guardare l'espirato a slow resiste,
spiegandovi l'accostamento dei colori giusti, la differenza tra un trucco elegante e uno volgare.
Ricordo, quando subito davanti al suo specchio si passava l'acqua sul viso,
e io, subito al tanto a lei, mi facevo inepriare dalla sua pellecca che sapeva di rose.
Slagliere e matita nera a contornare i suoi occhi, il suo rispetto è che mettero un risalco al colcio di rube,
le sue mani smaltate, perfette le veste, i miei contori, quelle mani che ci garezzo cerco
e trovo nel ricordo di una bellezza senza tempo, senza età, né per male, né per bene, solo per la bellezza.
Siamo terissime!
Non sognava camminare a muoverli per essere pronta di entrare donna, né per bene, né per male, solo per la bellezza.
Non sognava la fura dell'anma, sia delicata, sia generosa, né sorrisi,
studia, lavora e sia sempre orgullosa di ciò che spai e ciò che sei,
né per bene, né per male, solo per la bellezza.
Oggi guardo la sua foto, contro la sua acqua di rose,
mi accarezzo un viso come faceva lei, diceva, voglio accarezzati per rendere la pelle più bella,
né per bene, né per male, solo per la bellezza.
I ricordi sono come d'un cessiminei sul viso, come mani forti che intrecciano i miei capelli,
gesti secrici, senza tempo, dalla mia terra, né per bene, né per male, solo per la bellezza.
Dona, progetto, dona, persona, dona, progetto!
I guardari, ma giovane e donne, a giustarsi in velo, in filo di capelli, caduto, lo sguardo fudico,
gesti semplici e senza tempo, né per bene, né per male, solo per la bellezza.
Vedere sempre colorate cadere si schiele stanche e madritte, copricati che stanno di lontano,
ma sono studi accanto a noi.
Ecchi disegnati dal sole d'Orieghe, incorrisciati da lui i capelli lucenti.
Anche qui la mia inviglia va a morte, i miei ricci sforfengono,
passi per osci su sguardi dal miello, a falcare non viene da loro.
Perche sbattute su dignità, che non si arrendono, non si spezzano, ma ricominciano.
Sguardi la fiosi che curtano la pelle negli uniferenti dove c'è giornato, che tanto prosegue Serena,
non si arrendi, non si spezzano, ma ricominciano, né per bene, né per male, solo per la bellezza.
Oggi stanchi alle 8 del mattino, di stessi sui libri guardando fuori, il mondo che un giorno sarà loro.
Proferi bencissimi che stanno di calda e di madri, pronte a nutrizzi, a curarti, a consolarti.
Sareste di me, che rendono la tua pelle luminosa e bella.
L'atime, di amiche che cercano la tua spalla, su cui approggiare le loro malignonie, le loro scolpite,
le loro canuse, gesti semplici, senza tempo, né per bene, né per male, solo per la bellezza.
Oggi siamo qui, né per bene, né per male, io, per la bellezza.
Il rispetto, la dignità, l'integrità morale autistica significano bellezza.
Edutare la bellezza dovrebbe essere il nostro primo colpito,
a vicinare le giovani e i giovani alla realtà, alla città, all'altro, rendere le nostre e non loro ore, tariche di curiosità.
Musegnare al viaggio, smetterla di guardare in basso,
musegnare a puntare lo sguardo dentro gli occhi degli altri, senza paura né vergogna.
Edutare alla scelta, edutare alla coerenza delle scelte treze, edutare all'orgoglio di essere, solo di essere.
Creare percorsi di bellezza che ci riportino per strada, nelle piazze,
ma non adduttendere ancora qualcosa di naturale, normale, la nostra esistenza.
Creare percorsi di ossistenza, nel perdere né per male, solo per la bellezza.
Ognuno di noi insegna bellezza figli, i pochi, sorelle, compagne, e poi intagri, marini, compagni e fratelli.
Facciamo il meno che ame il loro corpo, che ame il suo pessero, che ame la bellezza delle forne.
Grazie, grazie, grazie.
