Da molti anni stiamo lavorando al progetto di ricerca piuttosto ambizioso che riguarda
i cosiddetti big data. L'obiettivo è quello di usare dati provenienti in generale dal
web e in particolare dai social network per prevedere il comportamento delle persone,
capire come si formano le opinioni, capire anche come si formano le scelte di consumo.
E da questo punto di vista l'occasione offerta dal referendum istituzionale era troppo
di otta per lasciarcelo sfuggire e quindi non abbiamo voluto riusciare ad effettuare
un esperimento sul campo. Sappiamo tutti che i sondaggi d'opinione hanno delinti,
perché le persone che risposono vengono costretta all'interno di uno schema rirefinito e in
qualche modo cercano di zazionalizzare i loro feeling, i loro sentimenti, le loro emozioni
e, rispondendo a delle domande che sono domande chiuse.
Abbiamo visto che questi sondaggi emoticasi danno risultati che sono abbastanza montani
da quello che poi si verifica, ma questo è vero anche nel caso, ad esempio, delle ricerche
di mercato, dei famosi gruppo, dove persone sottopostano dei blind tests, ma rifestano
dei gusti che poi si invertono, si capovano drasticamente quando questi effettuano le loro
reali scelte di consumo in un ambiente di un supermercato o un negozio.
Naturalmente anche il nostro test ha dei limiti, tanto perché, ovviamente, il popolo
della rete non è necessariamente rappresentativo dell'universo che poi vota, e poi anche perché
è data la scarsità di risorse, noi abbiamo analizzato soltanto un piccolo insieme degli
scambi che avvengono in rete su questo tema, e vorrei cominciare da questo, chiedo infatti
ad Andrea di spiegarci su qualitati e strada fatta per la nostra analisi.
La nostra analisi ha avuto come focus la piattaforma Twitter, che comunque è una piattaforma
che si è dimostrata anche in passato, abbastanza rappresentativa nel operare delle previsioni,
per esempio, abbiamo anche già lavorato in passato per quanto riguarda il referendum
sulla Grexit, sulla possibile uscita della Grecia dall'Euro.
In particolare, noi abbiamo analizzato i tweet della settimana scorza, circa i temi
del referendum costituzionale, avendo poi anche un focus sui due fronti, cioè chi era
a supporto del Sì e chi era a supporto del No.
Come ha detto il professor La Bella, l'analisi del discorso sul Twitter ci offre dei segnali
di comunicazione più onesti rispetto a quelli che potrebbe offrirci un questionario o un
sondaggio più tradizionale.
Questa è la positiva rappresenta e il primo risultato che abbiamo ottenuto e è relativo
all'intensità delle voci nel rete.
Andrea, ci vuoi spiegare come si legge?
Noi abbiamo una mappa semantica che ha dei termini che sono tanto più grandi quanto più
sono ricorrenti nel discorso generale e quindi già vediamo per esempio una prominenza a
favore del No perché uno degli hashtag più utilizzati nel supporto a favore del No è
io voto no e risulta più grande rispetto a Basta o Sì.
Ma questa mappa non ci dice solamente quanto ricorrono i vari termini, ma ci dice anche
qual è il sentiment e quindi lo stato emotivo che sottende questi termini.
Vediamo che chi comunica e tweeta a favore del referendum lo fa anche soprattutto parlando
bene della riforma che è un termine molto verde come un sentiment molto positivo mentre
chi è contro il referendum e quindi suggerisce
di votare no lo fa non tanto criticando la riforma fa anche questo ma solo parzialmente ma lo fa
in realtà, ovvero che io voto no, che è un termine a favore del No, ha un sentimento positivo.
Sì, cosa ci dicono questi grafici? Ci dicono che appunto il sentimento che abbiamo commentato è
un'emozionalità che non varia su questa scala così grande ma varia su numeri più piccoli che è
un'emozialità che non è un'emozialità che non è un'emozialità che non è un'emozialità che
non è un'emozialità che non è un'emozialità che non è un'emozialità che non è un'emozialità
che non è un'emozialità che non è un'emozialità.
l'attività in rete, o perlomeno nella rete che noi abbiamo esaminato, la rete Twitter
prevale nettamente il fronte del no. Siamo a 56,7% voto il 40,3% del si.
Però c'è un altro indicatore importante che riguarda l'influenza, il grado di trascinamento
dei due fronti. In questo caso è ancora valente il fronte del no, il 51,7%
ma il cap si diluce motivevamente. E' fin l'ultimo indicatore che abbiamo considerato riguarda il grado di dinamismo,
cioè la velocità con cui la linterna di questa rete sogguro nuovi focolari di interesse
e la velocità con cui questi focolari di interesse si propagano e si contagnano.
E in questo caso vediamo una prevalezza del fronte del si, il 51,6% contro il 48,4% del no.
Quindi la conclusione è che siamo in una situazione ancora abbastanza dinamica
con notemore e possibilità di cambiamenti da una parte e dall'altra
e ci dobbiamo aggiornare questa indagine presentando un nuovo risultato
verso la metà di novembre. Grazie per averci seguito.
