Perché è un circolo di partito? Non può essere, in materiale. Questo lo consente solo
alla rete. Qui vi vengo incontro. Qui sono la cosa con voi, se mi permette un paio di
generali di generalizzazioni. Democrazia liberale. Democrazia liberale è sostanzialmente una
democrazia di elit senza partiti. Nel senso che sono due orientamenti, tendenzialmente,
quella è un elit sociale che si confronta a suo interno, si divide a suo interno e non
ha bisogno di grandi organizzazioni che facciano opinione da un lato e che trasmettono le loro
domande politiche dall'altro. Questa è la democrazia liberale, democrazia per pochi.
La democrazia per molti, diciamo pure di tutti, è la democrazia dei partiti politici. Quindi
fino agli anni 70 e del 900, questa è stata la grande stagione della democrazia di Massa,
la nervatura, l'ossatura, lo schelet o la spira d'orsale sono stati i partiti politici.
Quelli adesso non ci sono più e probabilmente non sono più proponibili. E chiaro che se la democrazia
di Massa era democrazia dei partiti, una democrazia senza i partiti deve essere in
qualche modo re inventata. Ho una formula mia personale, io dico che siamo nella democrazia
degli interessi, con la differenza rispetto alle lobby storiche che chiunque di noi può
farsi lobby. Cioè, se qualcuno di noi ha un'interesse da mettere in campo, individuo
agli altri che hanno l'interesse analogo, è molto facilmente riesce ad arrivare, se
acquisisce
un minimo di massa critica, riesce ad arrivare dei luoghi della decisione. Come fare ad arrivare
nei luoghi della decisione, amplificando la tua massa critica, grazie al sistema mediatico?
È chiaro che, di fronte a rivendicazioni di democrazia diretta, io sono, diciamo, in primo luogo scientificamente diffidente.
Non posso rimedicare che Benjamin Costani e Bobbio anche ci ha lavorato molto ha detto che la democrazia
dei moderni si differenze dalla democrazia degli antichi, perché è la democrazia di tutti.
La democrazia di tutti non può essere diretta per ragioni tecniche. Nel vostro manifesto c'è
anche la critica a Bobbio proprio su questo punto. Però pensateci, non è sbagliato. Qualche forma
di rappresentanza ci dovrà essere comunque. Non solo, ma ci sono meccanismi che sono tipici
della politica, nel meccanismo della leadership, che comunque presto tardi rischiano di risaltare
fuori permanentemente. Ci vogliamo, abbiamo detto, discussioni incontri, è vero come tu
e voi nel manifesto ricordavate che le tecnologie consentono dialoghi fitti continuamente a
distanza, però c'è dei momenti in cui ci si incontra. Bene, come escludere? E perché
escludere che in questi incontri emergano leadership? Faccio un'ultima obiezione. Questa
è classica, in via di superamerio hanno il tempo, però se dovessimo affrettare i tempi
di questi meccanismi qua, allora ci troveremo di fronte al fatto che ci vogliono competenze
informatiche. E non dico che ci vogliono le macchine, perché le macchine costa un poco.
E comunque può essere pubblico a farsi le cariche. Ci vogliono competenze informatiche.
C'è un divide fra generazioni, fra individuo. Quanto più le questioni si raggiano, tanto
più ti viene fuori un meccanismo, una mappa che è totale, per governare la quale puoi
solo pensare in termini di rete. Devi governare il brodo primordiale. Come? Siamo partiti
ai partiti, torniamo ai partiti. I partiti erano pensati verticalmente, gerarchicamente.
C'era un centro, la leadership centrale, c'erano le leadership locali e poi c'erano
gli iscritti, poi c'erano gli simpatizzanti, poi c'erano gli cittadini più o meno interessanti.
Piravidi. La linea calava dall'alto, le informazioni calavano dal basso. Informazioni,
gli umori, i malcontenti, quei partiti avevano una capacità di assorbire informazioni impressionanti.
Però, top down, oligarchia, per ragionivare che non stava più da ammizzare.
Allora, se tu non vuoi rinunciare all'idea che possono esserci nelle democrazie contemporanea
e anzi, future, ancora partiti politici, io credo che ci si deve pensare che i partiti
politici debbano continuare a essere pensati come necessari. Allora, a questo punto, se
noi vogliamo ripensare i partiti politici e renderli all'altezza di questa democrazia
che andiamo faticosamente cercando, non possiamo più permettici di pensarli gerarchicamente
come piramidi, dobbiamo pensarli come reti. Il partito è esso stesso una rete in cui
ci sono dei punti che si attivano per certe funzioni e altre che si attivano per altre
funzioni. Perché un circolo di partito non può essere
imbateriale. Questo lo consente solo da rete. Qui vi vengo incontro. Qui sono la cosa con voi.
