Il nuovo volume di Limes ha un titolo molto ambizioso, chi comanda il mondo, in realtà
non lo comanda nessuno o meglio vorrebbero comandarlo in tanti.
Credo che per capire come sia distribuito oggi il potere nel mondo perché di questo
tratta il volume di Limes, convenga partire anzitutto da alcuni dati strutturali.
Il primo è l'esplosione demografica del pianeta.
Consideriamo solo che cos'era il mondo un secolo fa.
Quel mondo era essenzialmente europeo. Il 90 per cento delle terre abitate erano controllate
da potenze europee, alcune grandi come la Gran Bretagna o la Francia, altre minori come
la Danimarca, come l'Olanda, come il Portogallo, ma insomma tutto il mondo era dipinto dei
colori imperiali dell'Europa. M'era un mondo umanamente più ristretto,
appena un miliardo e mezzo di persone, di cui circa la metà europei.
Oggi siamo quasi 7 miliardi e mezzo e gli europei sono circa 600-700 milioni, a seconda
del fatto che uno voglia includervi i russi e i ucraini o meno.
Quindi il mondo è diventato assai meno europeo. Gli europei sono una piccola minoranza in
un pianeta di 7 miliardi e mezzo e soprattutto la tendenza va contro l'Europa da un punto
di vista demografico, se è vero che alla fine di questo secolo, nel 2100, il pianeta
sarà abitato da un 11 miliardi e rotti di anime di cui circa 500 milioni europei.
Questo già vi dà un segno di come gli equilibri mondiali stiano cambiati e stiano cambiando
semplicemente in base alla demografia. Poi c'è un altro fattore strutturale che è
la proliferazione e anche il mutamento interno degli stati.
Un secolo fa c'erano 53 stati, i più importanti erano appunto gli imperi europei.
Oggi ci sono in Europa 55 o più stati. Nella sola Europa, cioè in un piccolo semi-continente
del pianeta, vi sono più stati di quanti vene fossero in tutto il pianeta qualche tempo
fa. Questo malgrado tutta la retorica e il tambureggiare intorno alla scomparsa dello
Stato nazionale che ha accompagnato il dibattito pubblico, in particolare dalla fine degli
anni 90 ad oggi.
Quindi abbiamo una proliferazione degli stati, i quali però sono sempre meno imperi, perché
oggi di impero c'è solamente, di fatto, anche se non nominalmente l'America, e poi
volendo c'è un imperatore senza impero che è l'impero del Giappone, e credo che questo
imperatore resterà senza impero per il resto dei suoi giorni. Il resto sono o stati nazionali
classici, sempre di meno, tra cui annovererei anche l'Italia, oppure dei paesi che sono
degli stati in senso patrimoniale, cioè appartengono a un club, a una famiglia, a una banda,
per esempio l'Arabia Saudita, è la proprietà privata di una vasta e abbastanza ingorda
famiglia reale di qualche migliaio di principi. Oppure c'è uno staterello non riconosciuto
se non dalla Russia, che si chiama Transnistria, alla frontiera tra Moldova ed Ukraine, che
è gestito dalla mafia locale, affiliata alla Russia. Poi vi sono una quantità di stati
che esistono di fatto, ma non di diritto. Poi vi sono una quantità di paesi che esistono
di fatto, ma non sono riconosciuti, oppure sono riconosciuti, ma non esistono di fatto.
Tra i primi metto il costo, tra i secondi, la Bosnia e il Segovina. Insomma, il mondo
dei soggetti politici statuali è molto più complesso e molto meno formale di quanto fosse
qualche tempo fa. Infine, i poteri che agiscono sul Caneta non sono solo statuali, ma sono
sempre più anche altri, per esempio i grandi potentati economici, le multinazionali, delle
quali almeno un centinaio hanno un potere paragonabile a quello degli stati, oppure
hanno un ruolo importante nel loro Stato. Pensiamo semplicemente a quello che può essere
il potere di Facebook, di Google o di Amazon negli Stati Uniti d'America, in parte in quanto
entità private, in parte anche quanto partite la potenza dello Stato americano. Pensiamo
alle grandi banche, quasi tutti occidentali. Poi vi sono le cose dette organizzazioni
non governative, che qualche volta sono create dai governi perché farciano quello che loro
formalmente non possono. Poi vi sono naturalmente le grandi mafie etniche o transnazionali,
di cui l'Italia ha un esemplare di potenza globale come l'Andrangheta Calabrese estisa
un po' in tutto il pianeta. E si potrebbe continuare un elenco, considerando ovviamente
gruppi terroristici, ma anche singoli individui, i quali oggi, grazie alle tecnologie particolarmente
avanzate di cui disponiamo nel campo del cyber, per esempio, possono compiere degli
attacchi anche piuttosto importanti a poteri di paesi stranieri o di gruppi invisi e determinare
quindi alcune inclinazioni nel corso della storia. In tutto questo, vi è una potenza
superiore sulla quale indaghiamo un modo più specifico in questo numero, che è l'America
e gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti che stanno vivendo oggi una fase particolarmente critica
perché hanno eletto un presidente Donald Trump, il quale sta seguendo una logica rigorosamente
antiimperiale. È stato eletto da una base bianca di centimedio bassi, un poco coltivati,
ma estremamente rumorosi e soprattutto convinti di essere maltrattati dallo Stato, i quali
chiedono di riportare indietro il lavoro alle manifatture dispersi per il mondo dalla
globalizzazione e vedono l'immigrazione di massa, non solo hispanica ma particolarmente
messicana, come un problema in termini di identità, nel senso che quella che era la
razza padrona degli Stati Uniti, cioè i bianchi protestanti anglosassoni, rischiano di essere
sorpassati a un certo punto di questo secolo dalle minoranze, in particolare da quella
hispanica. Trump sembra voler proiettare l'America nel
mondo, soprattutto in una logica mercantilistica di conquista di mercati altrui e di chiusura
del proprio, in rapporti bilaterali piuttosto bene l'ambito di alleanze, snobbando le
grandi organizzazioni internazionali. E di poche ore fa la notizia che il suo stratega
Steve Bannon, che rappresenta l'ala più dura e più reazionaria della sua amministrazione,
ha comunicato all'ambasciatore tedesco che, dorin poi, quando si doveva parlare di Europa,
avrebbe trattato unicamente con lui perché non aveva tempo da perdere con Bruxelles.
Tutto questo schieramento americano, in cui vediamo un presidente contrastato dalla sua
intelligence e dai suoi apparati di sicurezza, getta un'ombra di incertezza su chi comanda
il mondo, perché sembra quasi che gli americani vogliano ritrassene. Non credo che sarà così
perché Trump verrà messo, ed in parte già è messo in discussione dallo Stato profondo
dagli apparati, da coloro che hanno innescato un processo di salvaguardia dell'impero rispetto
all'approccio di Trump, ma certamente questo crea incertezza. La creata in Cina, in Russia
e in Europa, dove non si riesce a capire dove voglio andare a parare l'America. Quindi
una seconda parte del volume di Limes è dedicata appunto agli sfidanti degli Stati Uniti,
in particolare alla Russia, al Giappone, alla Germania e alla Cina, che sono le quattro potenze
statuali più capaci di condizionare il corso della politica e della geopolitica su scala
planetaria. Infine, l'ultima parte del volume di Limes è dedicata ai poteri informali
che possono andare dall'algoritmo ai poteri automatici, tipo i robot, alle grandi corporations
e ad altre strutture non tanto visibili, le quali sono capaci di incidere però sulla
nostra vita quotidiana e sui rapporti di forza nel mondo. Tutto questo armamentario di problemi
sarà al centro, poi, da venerdì a domenica, al Palazzo Ducale di Genova, del quarto
Festival di Limes, nel quale protagonisti e esperti analisti italiani, russi, americani,
francesi, tedeschi e quanti altri discuteranno appunto su chi comanda il mondo e su come
questo mondo ti va a essere interpretato.
