Mi chiamo Marcello Crescenzi, ho 30 anni, vengo da Roma, a Raisa Bov è preso dal titolo
di una canzone del Black Flag, un gruppo che sono sempre stato molto legato fin da piccolo.
Sono cresciuto in mezzo a un sacco di cose legate, una forte componente visuale, i
dischi, le copertine dei dischi, i poster dei concerti, i fumetti che colleziono da prima
che sapevessi leggere, ho imparato a leggere i fumetti, e principalmente vecchi fumetti
americani, quando ero piccolo passavo l'estate sempre a Roma da solo perché mio padre lavorava,
non andavo in vacanza, Roma era tutto chiuso e quello che facevano per farmi passare il
tempo era andare da rigattieri di libri usati e comperare scatole quasi a peso. La collaborazione
con Bustard nasce due anni e qualche mese fa, è nata così con il disegno della fulgur,
la mano che tiene il fulmine che esce dalle nuvole, e poi è diventato un rapporto continuativo
alla fine anche di amicizia. La cosa della nostra è nata credo da un'idea di Gepo e Matteo,
sicuramente da Gepo, volevano allargare l'idea dello store Bustard per far odiantare un
punto in cui oltre che i loro prodotti venissero anche veicolate le altre esperienze che gira
intorno al Marchio Bustard. La tecnica per il progetto di l'Alice above ha un
ruolo fondamentale perché è un progetto per fare determinate cose, volevo cimentarmi con
la tecnica di illustrazione classica del rock poster americano. Quindi ho lavorato molto
su questo, nonostante sappia disegnare anche in altri modi il progetto era di produrre grafiche
di questo tipo. Quando mi chiesero di fare questa mostra qui in Bustard non avevano un
tema comune, poi pensandoci mi venne in mente di chiamarla il futuro del passato, The Fisher
of the Pass perché io faccio un lavoro di riattualizzazione, di ripescamento, di rielaborazione,
di immaginare i passati per consegnarli comunque alla contemporaneità.
