Per non solo avermi invitato ma aver organizzato questo incontro nel quale io ho imparato molte
cose.
Oltre a tutto quello che io verifico in questo seminario è un incontro intergenerazionale
che non sempre si trova negli incontri femministi.
Molte cose che volevo dire sono già state dette e partirò quindi da un punto di vista
rispetto alla metodologia femminista che non è centrato sulla metodologia ma sul femminista,
questa parola.
Io credo che un metodo non può essere neutro rispetto a chi indaga.
Ieri abbiamo visto molte metodologie dare dei risultati simili.
Alessandra mi faceva rilevare che forse le diverse metodologie abbiamo detto erano tutte
efficaci.
Ma forse noi non eravamo così diverse e quindi la nostra lettura con metodologie diverse
era molto simile.
Quindi è molto importante chi indaga.
Riusumo in breve quello che volevo dire ma spero che dopo ci sia anche discussione
su questo io credo che ogni ricerca nata dal movimento femminista abbia comunque un
fondamento militante su questo concordo con Maria Angelessa perché ha richiesto fin dall'inizio
forme partecipative per il cambiamento dei rapporti sociali di sesso.
Questo tipo di metodologia partiva da evidenze pratiche, il partire da sé per esempio che
è uno dei primi momenti in cui la metodologia femminista prendeva corpo diverso dalle metodologie
più tradizionali evidenziava l'emergere di una soggettività precedentemente negata.
L'inchiesta e autoinchiesta politica permetteva di non ricadere nella dicotomia teoria prassi
e di contestualizzare le domande che guidavano la ricerca della realtà delle nostre vite
quotidiane.
Ricordo il personale è politico che è stata la guida della seconda ondata del femminismo
almeno in Italia.
Lo scopro di questa metodologia rozza iniziale non è stato solo quello della conoscenza
della realtà da indagare ma anche la sua trasformazione a partire da quelle soggettività
che ne erano a pieno titolo coinvolte.
Sebbene diversi approcci femministi attualmente condividano una comune metodologia femminista
ovvero sollevare la questione femminile e se non hanno in comune la stessa politica lontologia
l'epistemologia eletica, possono averli diversi.
Riasumo molto brevemente Rosemary Tong che forse voi conoscete ha creato diverse correnti
e ha costruito diverse correnti del pensiero femminista, le riassumo brevemente il liberalismo
femminista in cui la subordinazione femminile è fondata su un insieme di pregiudizi che
impediscono alle donne di entrare o avere successo nel mondo, le donne possono diventare
uguali agli uomini solo quando la società offre le stesse opportunità agli uomini e
alle donne.
Per quanto riguarda la ricerca questa corrente ha una metodologia soprattutto quantitativa
e positivista, l'idea è quella di misurare le discriminazioni oggettive di genere, salari
diversi, quantità di donne nel mercato del lavoro eccetera.
Il femminismo radicale, seguo sempre la divisione di Rosemary Tong, il ruolo riproduttivo alle
responsabilità in esso legate sono la causa fondamentale dell'oppressione delle donne
da parte degli uomini, questa è Katarina McKinnon.
Per quanto riguarda la ricerca qui si ritrova la centralità del corpo e della cura nella
riproduzione della specie, la rilettura economica dell'apporto del welfare gratuito
delle donne nella costruzione del capitalismo industriale, il legame tra produzione e riproduzione.
La metodologia è a base materialista e economicista e con le misure del valore prodotto, in Spagna
per esempio Marie-Angélès Duran è un esempio di questo.
L'ultimo il femminismo culturale, Carol Gilligan, nella società patriarcale i valori tradizionali
della cura e dell'assistenza propri della donna sono sottostimati e denigrati rispetto
a quelli propri dell'uomo, le donne non saranno viste come uguali agli uomini fino a che
i valori tradizionali delle donne non saranno apprezzati almeno quanto quelli maschili.
Per quanto riguarda la ricerca, essenzialismo biologico, valorizzazione della femminilità,
dell'economia del dono, dei valori stereotropizzati.
La metodologia è l'analisi storica dei valori perduti, le storie di vita, le costruzioni
delle genealogie femminili, in Italia l'Uisa Muraro, la teoria della differenza, Liusse
Rigaré in Francia, eccetera, insomma questo tipo di costruzione.
Questo per dire che c'è un problema per chi ricerca nel costruire anche nell'usare
delle metodologie femministe, per quanto mi riguarda io sono pragmatica, io faccio delle
ricerche finalizzate, io voglio utilizzare e che vengano utilizzate le mie ricerche,
per questo io lego il mio intervento scientifico, teorico, di ricerca a una pratica politica
che può non essere mia, ma all'uso che può venire fatto dalle mie ricerche, io uso
l'interdisciplinarietà, nel senso che io non uso tecniche di ricerca diverse, ma
lavoro con diverse studiose competenti in diverse discipline.
Questo per me è molto importante, soprattutto quando si amplia il terreno della ricerca
dalla sociologia, all'economia, al diritto e alle scienze più dure, la biologia, la
vaccina eccetera, io ho proprio necessità di mettere insieme competenze diverse e quindi
metodologie diverse, ma l'esempio che volevo farvi dell'uso del pluralismo metodologico
e quindi non solo del pluralismo metodologico, ma anche del legame con la politica, è una
delle ricerche che è legata alla costruzione di un database che si chiama osservatorio
delle lette nel Veneto, molte delle mie ricerche sono legate al governo locale e quindi al
rapporto di una lettura femminista dell'uso del territorio e del governo del territorio,
sono politologa di formazione. E per questo spezzo una lancia e sono d'accordo con, non
mi ricordo il suo nome, un AI, che le analisi quantitative non sono poi così disprezzare
e da, come dire, da portarci dentro un'utilizzazione padronale. Noi in Italia abbiamo necessità
di costruire dei dati statistici quantitativi perché non esistono di genere. Abbiamo costruito
un database con tutte le lette del Veneto dal 46, nascita della Repubblica, ai giorni
nostri, sono dati che il Ministero degli Interni non ha. Ce li chiede perché le mie studentesse
vanno in tutti i comuni, 581 comuni del Veneto, a guardare negli archivi per vedere quali
erano le donne, ma non solo quante erano, ma cosa facevano le domande che noi poniamo
è, si, finisco, quali posizioni avevano, quali donne, qui costruiamo non solo dati,
ma anche storie di vita, appartenenza politica, legami di famiglia, cosa hanno fatto e qui
interviste semidirettive, problematica è quella appunto di contestualizzare la comparazione
tra diversi comuni, diversi idee politiche, etc. Cosa pensavano di fare? Questa è anche
l'idea di cosa fare per le donne. Cosa intendono fare o cosa possono fare nel contesto politico
in cui lavorano? Analisi di quello che hanno fatto, noi facciamo anche analisi delle politiche
a livello locale, analisi del contesto produttivo del territorio, usiamo per questo geografi
economisti, analisi del contesto culturale, urbano, rurale, industriale, quindi sociologi,
analisi del contesto politico, politologi e percorso storico. Il prodotto è un database
che è consultabile dai cittadini della regione, cioè da tutti, da livello nazionale, anche
da voi. C'è un sito dove tutti possono andare a vedere e avere i numeri per dire per rivendicare,
per dire noi abbiamo bisogno. I cittadini, le commissioni pari opportunità, gli assessori
alle pari opportunità e tutti i consiglieri comunali che vengono da noi a chiedere, questo
stabilisce
stabilisci un rapporto direto tra la ricerca e la pratica politica che vengono da noi a chiedere
se possiamo raccontare le nostre ricerche e se possiamo dare dei dati, se possiamo dare
le informazioni.
Con dei termini specifici.
Non ho pregiudizi ne preclusioni. Qualsiasi metodologia può essere utile se arrivo a descrivere come dire la realtà da un punto di vista di genere, a descrivere e a produrre cambiamento.
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E chiaro che la produzione legislativa è una produzione legata rapporti di forza esistenti nella società Nowa il feminist mon
è uno degli elementi che può far cambiare, ma il prodotto, cioè la legge, è sempre un prodotto
secondario e quindi sul quale noi quasi sempre non abbiamo controllo. Il problema è quello di
legare per esempio in politica non solo la richiesta di cambiamento delle leggi, ma di una
maggiore presenza di donne a livelli apicali sperando che statisticamente alcune femministe
riescano a entrare nelle compagini legislative, questo è evidente.
