Allora Paolo, tu usi la bici per andare in città, ma perché è veramente così veloce
e così utile andare in città?
La velocità, se la intendi come valore, per me non esiste, è una tendenza oppure un risultato di esforzi.
Per questo la bicicletta insegna nuovamente cosa è la velocità davvero, perché è una cosa che paga in prima persona.
Non devi comprare la benzina con un motore potente per avere una velocità, ma sei comunque tu che fai il motore, fai da vettore distanzialmente
con l'aiuto di moscarlo e le laio in queste quattro osse di metallo.
Per me non è un valore la velocità, è il risultato di quello che faccio se voglio andare veloce.
È ovvio che la bicicletta non è in mezzo in assoluto più veloce al mondo.
Ci sono irazi che vanno nel cielo, aereo, elicote, quello che puoi.
Non ha senso cercare la velocità, la velocità è rapportata all'obiettivo.
Ora accade che con la bicicletta tu arrivi per l'inizio sempre in via di qualunque altro mezzo in ambito urbano.
Questo può essere vero su 90% di casi, restante 10% sarebbero le moto ben portate da gente del Sadistica.
Alti non sanno portate la moto, arrivano generalmente dopo, anche perché la bicicletta è un po' sciolta dalla obbligliigia nella pratica avvolvente
e per cui utilizza traiettori il più possibile e diretto.
Per esempio se ti devo andare la piazza Venezia, la piazza del popolo è un cacciuto nel corso che sia contro mano, non importa.
Ma invece gli altri mezzi non fai molte giri. Questa per me è velocità.
Posso anche andare alla velocità che mi consente, la mia energia e il tuo mezzo.
La torna è 40, ci si arriva. Io non li reggo tanto perché si diventa per grandicello.
Però si riesce a andare a quella velocità e li senti l'effettività della velocità, anche il vento c'è, lo sforzo c'è
Il corpo, come se questo modo, sviluppa endofine, altre droghe in nato dell'ultimo mano, che esaltano la sensazione di movimento.
Poi guardate anche nell'electro, mi giochietta.
Però anche quello non è né un valore, né un obiettivo negativo.
E' semplicemente l'applicazione di ciò che fai quando lo fai nell'ambito tuo, cioè la città.
Da quanto tempo hai visto? Come tutti, da quando c'hanno cinque anni. Però anche io ho frequentato i mezzi a motore,
perché so cos'è la velocità di motocicletta per dire. Per moltissimi anni sono stato in motocicletta,
pensatevolmente, e da solo ero, anche un po' più da 7 anni.
Da un uomo ciclista, sono anche in pista, ho forzato gli amici.
In sale domeniche fuori, tra i setelto di i loneri, un po' che ore, sempre a manetta.
Un gruppo ognetto di 130.
E' bella idea per nel lato della Valnerina, dei tornanti dell'Ostriamo Articano.
E poi ho deciso di diventare grande e migliorare la misurazione.
E allora ho scelto la bicicletta con una mezzo prioritario.
Devo dire che mi diverto molto tutti in bicicletta. A questo punto di vista, se dovessi percare il divertimento,
nell'accelerazione, la trovo molto più in una bicicletta che non nella moto,
anche se puoi andare da 0 a 100 in quattro secondi con un CBR e così.
Cosa che non fare mai con la bicicletta, al mio occhio, butti a un di lui.
Ma non è bello come accelerare in bicicletta.
Per fare immediatamente il rapporto con te e la città, con la strada.
Che è quello che, secondo me, dà più gusto.
Anche perché, secondo me, andando in bicicletta,
è una velocità che tu riesci anche a capire meglio il territorio in questa
e riesce a fare caso a delle cose.
Andando tutti i giorni in macchina o con l'auto.
Questa è una cosa in chi non va in bicicletta, non percepisce appena, solo teoricamente.
Penso due cose fondamentali.
Uno, su gli altri mezzi, hai delle costruzioni visive,
considerati che la mia era una macchina, una vedrate, come si chiama,
che si chiama, vedrate, non mi guardano anche più come si pide.
Oppure con la moto hai il casco, perché per quanto sia aperto,
c'è qualcosa che ti impedisce
è il primo effetto che tu ottieni non andrò su questi mezzi.
Il secondo è avere questa velocità che chiama interstiziale.
Cioè non c'è niente tra l'andatura a piedi e, diciamo, lo scooter, la moto, la macchina, in mezzo.
Ti passa, dai cinque allora hai potenzialmente quanti enti che ne so.
Quindi la tua percezione e la prospettiva cambia
che ti accorgi tutto e in piedi sei spostando rapidamente.
È un sol appurzi di piani.
È cosa da sé perima rivedeima.
Che quindi vedi che parga, vedi lucellina morto per terra,
vedi la polla che cade in tutto quanto,
ma non sei così lento che una piedi e più consume anche meno paralo.
L'energia fisica e calore più metri in mecivetta è un 75% per 5% inferiore
a quella che si è andando a piedi, a pagliai di eccorrenza.
Le bici su cui vai sono particolari.
Ci spieghi un po' qualcosa di particolare.
C'è alla.
Se la puoi incadrare forse è meglio, perché vedi che non ha rapporti a un suo rapporto
e non ha freni.
Perchè una bici è rota fissa.
La rota fissa, a parola, è un po' difficile a spiegare.
È il meccanismo più semplice che se.
Sono a bici vetta.
Quando girano da, girano anche pedali.
Se tu smetti di fare girare pedali, che girano comunque sempre,
di governare tu, a bici rallenta.
Se fermi pedali, si ferma la bici.
È un rapporto immediato e diretto e assolutamente distoso
con il mezzo a bici vetta.
E adesso tutto non si rompe niente.
Ma l'ambito sopra tutto, sopra tutto il gusto.
Il fatto che non si rompe niente è che la bici sia esteticamente suprema,
che non è rispetto alla stessa bici con sopra caletti, nene di freni e cose del genere.
So parte del gusto.
Il fatto che non si rompe niente è di andare in giro senza l'attivazione.
Ma tu mi costruisci pure per aio, lo sbaglio.
È difficile ancora possibile costruire un per aio.
Sì, lo ho fatto.
Sono andato a farlo per aio un mese, un trentino, a imparare questa cosa.
Ho imparato perché volevo farlo.
Quindi attivare proprio all'essenza della bici vetta, come...
Prima ho spogliato le bici vette per vedere come erano.
E' una firma un po' pornografica.
E poi ho deciso di creare niente, niente.
Mi mancava solo quello per fare il giro con per il fermento di bici vetta.
Ho viaggiato anche in bici vetta, viaggio.
Lo ho visto ai tutti i modi.
Priaco la sera, lucido la mattina, extra lucido di viaggio.
Con la fatiglia lo faccio al tutto.
Mi mancava solo per mettere insieme questi otto dubbili in metallo
e vedere che soluzione era.
E' una cosa un sapere vecchio, perché è quasi da fabbro.
Una vita e mezzo tra il fabbro di una volta
e il buon artigiano saldatore di oggi.
A che fare con l'acciaio, a che fare con la fiamma, con l'ottore,
scopri tante di quelle particolari da la bici vetta
che poi le vedi quando ci sei sopra.
Vedavare il submerso fatto a te completamente
è uno dei piaceni migliori che posso immaginare
al direttore di quello che tutti abbiamo.
Prima dicevi anche di notte.
Di notte si fanno un sacco di gare con le bici a rotatisse.
Si fanno.
Ora mai da un po' di anni a questa parte, un po' in tutta Europa.
Così le pia alle carte.
È una cosa molto bella.
In Italia abbiamo deciso di farle all'alba da domenica.
Sicuramente perché è una specie di non luogo mentale.
All'alba non c'è nessuno, questo è buono.
Ma neanche tu ci sei, perché tu da domenica all'alba
tu sveglierei mai, dopo una settimana che lavori,
dopo un horror studio, che ne so io.
La domenica dici che sai che ne sto letto,
vi giro e me li giro e ciao a tutti.
E invece da alzare 5, vi trovo in un posto X,
tendenzialmente come ci ha detto Marco, c'è un non luogo
che so con sotto passo di una città X,
una piazza periferica,
sulla base di un tantamno.
Si legiva il percorso o prima da parte di qualche organizzatore
che non lo dice, o lì per lì.
A un certo punto con le bici a terra si conta uno di tre
e si parte e si comincia a spingere come forzennati.
È una bellissima cosa perché le zone sono sempre abbastanza sopreali.
Si privilegiano le periferie.
La domenica mattina nessuno è in grado di spiscicare parola.
È pratito che l'improvviso su un tuo seddino
a pedare come un furibondo insieme ad altri,
sperando di sopravi o comunque di giocando con loro,
facendo gli scherzetti,
e ci gette aiutere a dare.
I ragazzi, come l'utra 50, hanno fatto questo gioco.
Tutto trova un'altra cosa che riesce a farti giocare con la città così
e io la faccio.
Ma questa è veramente eccezionale.
Incidenti?
Finora mai.
C'è sempre la possibilità.
C'è l'attenzione di essere così elevata che scopri che l'attenzione
e la mancanza dell'attenzione è la prima cosa del decidente.
Forse è l'unica.
Con una biserotatista che si deve essere per forza.
Non c'è i freni, non sei distratto,
ma che dici, è il suo pedalo, poi si dite.
No, vedi sempre.
Il pernì è faticoso mentalmente.
Poi ti abbi di rientrare a seconda natura.
Quindi è una chiosappia,
solo un ragazzo ha fatto un frontale con una microcar,
sfondando la vetrada.
Come si chiama questa cosa?
Tienestri.
Parabrezza.
Perché hai evitato un pedone che era piuttosto basso
e stava attraversando la strada davanti,
c'era una furgone MCC.
In cui non ha visto il pedone, questo non era particolarmente alto.
Il furgone era alto,
questo davanti, che era deviato,
era preso in Piero,
ma chiuso a te l'unica MCC finora.
Senti, a Roma le biciclette, come sono viste?
A Roma e anche in altri città sono piatti,
non si capisce
non so se invidia la parte di chi
non percepisce il nostro stato di libertà,
e quindi ti vuole mandare via.
Siamo in giro insieme per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
per rilindicare il loro diritto,
