Qua su, sul tettore, mi sembri quasi bella anche se in fondo non lo sai, infatti poi, se scendo,
ritorna a tutto a posto e mi muore la poesia, però qua su, sul tettore le antenne sono
grossi, rivolta un altro Dio che forse, forse ci credo anche io che non è solo vostra questa
mia città, Ikea, O'Sham, Deca, Trombico e le nuove Marlene possedere, avere quante altre
cose poto ancora consumare, però qua su, non mi basti, vi giuro, non ti cambierei,
anche se potessi, neanche sei, tu fossi all'ultimo dei sogni, prima di andar via.
Possete, mi odio che siete, mi verseresti ancora, un sorso di petrolio per vedere, se ci riusciamo,
a non restare secco, dal quinto e il sesto, chiado, però qua su, resisto, da solo se
regliato, sempre tutto un po' più giusto, un po' più là, del sole, che per lasciarmi
il vivo ogni sera la che muore. Dovremmo, o sì sì dovremmo fare a modo nostro una rivoluzione
e liberando da l'accontono, le cine e le case di tutte e ci fai scopertiando i pazzi,
la certa uscira fuori, fa un'immigra di un cele dorando su, sui tetti, senza i besi morti dei
sogni morti. Fa freddo, un po' di freddo, la sera mi ha sorpreso nelle nuove fantasi e
mi sa che è meglio che scendo, che imparo a raccontarmi anche io le mie bugie. Ma poi
qua su, ritorno, perché pensa quel giorno in cui saremo un po' di più perché ci credo
che in fondo dietro a un'igalera c'è una scala che va su ma poi qua su, ritorno, lo so che
verrà un giorno in cui saremo un po' di più perché ci credo che in fondo dietro a un'igalera
c'è una scala che va su ma poi qua su, ritorno, lo so che verrà un giorno in cui saremo un po'
di più perché ci credo che in fondo dietro a un'igalera c'è una scala che va su qua su
