E siamo arrivati a maggio e noi che cosa avevamo promesso tempo fa che a maggio sarebbe
ritornato Paolo Menon accanto a me perché ci sarebbe stata una grande mostra di che cosa
si tratta? Dunque si tratta di una mostra molto interessante a Crateren nazionale, è stata
allestita alla Permanente di Milano, io sono uno dei soci artisti e la Commissione artistica
ci ha chiesto di onorare uno degli artisti favoriti da noi perché fossero uno dei padri
fondatori della Permanente stessa perché la Permanente quest'anno compie 130 anni. La
Permanente di Milano è compie 130 anni e quindi per onorare i nostri, chiamiamoli padri
fondatori, i nostri artisti fondatori della Permanente, ognuno di noi si ispira a uno
di essi con un tema però uguale per tutti, una sedia. E tu allora hai preso intanto una
sedia che è ispirata a chi? Io mi sono ispirato sempre ai miei temi, chiamiamoli del mito
di Onisiaco, ovvero della leggenda di Bakko e sin dalla sua nascita e quindi dalla mitologia
antica fino ai giorni nostri e mi sono ispirato appunto a questo personaggio letterario creando
una sedia a Dondolo. La sedia a Dondolo che ora vi mostriamo e la vedete in tutti i suoi
dettagli è una sedia molto particolare perché a parte la seduta, innanzitutto la seduta della sedia,
questo blocco di legno ha delle origini particolari credo. Tutte le origini attingono
naturalmente al legno che serve per creare le botti e quindi sono doghe e quindi sono ceppi di legno
selezionato come nel caso della seduta. A proposito questo opera, chiamiamola così, questo è un mio
lavoro, si chiama per l'appunto seduta di Onisiaco ovvero il fauno ferito e la ballerina e direte
un tema un po' particolare. Cosa centra la ballerina con il fauno? Si vedono due scherpette appese però
approfondisci. E di solito un'artista non dovrebbe fare questo ma è anche giusto però in
casi specifici come questi spiegare qualcosa di più. Il fauno ferito è in realtà una metafora
dei giorni nostri, è un impegno anche un po' intellettuale a questo punto di vista ad escriverlo
perché? Perché rappresenta per me l'uomo cattivo, rappresenta per me l'uomo perverso. Il fauno di
ieri in contraposizione, il fauno di oggi non cambia molto. Che oggi noi chiamiamo Stulcher,
che oggi noi chiamiamo pedofilo e quindi c'è questa contraposizione di questo mostro,
diciamo come stanno le cose, di questo turbato psichicamente, che agisce
ad oggi nulla cambia. Il ritmo è sempre quello ma è anche il ritmo seduttivo che è
l'orco, l'uomo cattivo ha nei confronti dei giovani dei ragazzi. Quindi il mio sentimento è rivolto ai ragazzi che devono essere tutelati, i bambini, alle bambine che devono essere tutelate. Il tema è grave e le scarpette di questa ballerina che io mi sono, da qui ho attinto dal messina, il padre, diciamo,
l'artistico e ispiratore, con le sue famose ballerine. Ecco, mi sono appunto ispirato alle scarpettine, tra l'altro il numero 30 sono vere, reali, di raso rosa, che stanno di indicare appunto la purezza, la fragilità, la bellezza, la preadolescenza di queste fanzulle che vengono decisamente tra via.
Ecco, ma quelle due corna, non so se sono corna, che sono sulla sedia, che cosa rappresenta?
Le corna, sì, sono due corna, sempre linee, rappresentano il fauno, ovvero etotemico e produttotem. Il fauno rappresenta quella creatura metà umana e metà capra, che nella mitologia antica richiamava appunto l'istinto sessuale, l'animalità,
del non ragione. E quindi ho voluto simulare con un altro blocco ligno, la testa, e con una corda, come avete visto, ne ho tratto poi i capelli, la chioma.
E quelle corna stanno appunto a indicare il diavolo, il male, l'uomo cattivo, lo Stolker. E quella, scusa, la terminologia, quel pentolino che è sul davanti della scultura, è un tocco...
intanto rappresenta... c'è una spina quella della botte, e rappresenta appunto l'oggetto fallico, comprensivo del suo scroto, ma anche qui è metafora, nel senso che quella scodella serviva appunto per attingere ai piaceri della vita.
Ricordiamoci che Dioniso, io lo chiamo sempre Dioniso, come chiamavano i greci, in realtà Bakko, si potrebbe dire, l'altro nome con cui invece è conosciuto dalla Roma antica, Bakko è sempre stato il Dio che toglieva il freno inibitorio e togliendo tutti i freni inibitori l'animalità esce.
Certo, questo anno per te è un anno molto importante perché hai cominciato con questo volume che hai presentato per la prima volta qui in questo mio spazio.
E mi ha portato fortuna devo dire.
Sì perché poi ho visto sei stato su sette del Corriere, paginate intere su un quotidiano, il giorno, la nazione... insomma e poi se non lo sbaglio ti hanno attribuito un importante premio.
Eh quello mi ha giunto proprio, mi ha sorpreso, felicemente sorpreso, è il premio letterario di Cattolica, in particolare il premio speciale di Atos Lazari e un intellettuale cattolichino, quindi del luogo, Cattolica che è famoso in città, perché era un intellettuale molto preparato,
un professore credo anche di letteratura, adesso non voglio dire cose che non so, quindi bene che io mi fermi qui, ma certamente un uomo molto colto.
Ma lui viene indirizzato, intitolato questo premio annualmente, ho avuto l'onore e quest'anno di riceverlo io.
Beh ho visto una foto in cui tu eri visibilmente emozionato mentre stavi ricevendo questo premio, insomma è un anno di grande creatività e di grandi soddisfazioni.
Ad esempio tu starai certamente immaginando a qualche nuova e qualche nuova creatività, dico questa mostra che abbiamo visto inaugurare l'altro giorno, si è inaugurata l'otto di maggio, due giorni fa, due o tre giorni fa, e abbiamo avuto il piacere di essere lì presenti e spero che possiate vedere qualche immagine
della presentazione della mostra di grande prestigio, perché insieme con te ad esporre quanti eravate all'incirca, quanti siete di artisti che hanno immaginato la loro sedia?
Diciamo che siamo più di 200, che hanno aderito a questa proposta siamo 120, quindi sono 120 sedie di pinte scolpite, certamente rieditate, con grande passione.
Quindi è una di quelle bellissime mostre che io onestamente consiglio di andare a vedere, perché in realtà si può trovare in questo lavoro, o nei lavori generali, in fondo anche in senso etico di questo lavoro, del fare l'artista.
Perché non sempre si va alla ricerca della cosa bella, della cosa estremamente deliziata, di questo romanticismo in cui io non credo, ma attraverso il linguaggio del realismo quotidiano, attraverso il concetto della realtà che stiamo vivendo,
si fissa e si ferma un momento della nostra vita, indipendentemente che sia bello o brutto, ma quel realismo fa parte certamente di un modo di esprimersi, e il modo di esprimersi di un artista è di farlo veramente con grande onestà intellettuale.
Certo, quindi di fronte a tutte queste opere, dietro tutte queste opere c'è un sicuro messaggio, non è un gioco esteticamente creativo, come la gente immagina spesso, guardando una foto, eccetera.
E poi voi artisti siete sempre rosida dei dubbi, ad esempio ci sono due versi, io come vedi ho l'abitudine di sbattere la testa nella lettura di qualcosa, e proprio dal tuo ultimo libro della vita e il pianto c'è una poesia breve breve il dubbio.
Non si c'è la forza nell'imperfezione dell'arte della natura umana, il mistero da cui prende forma la perfezione di Dio?
La risposta l'hai data proprio, tuo amico mio. Grazie. Auguri a Paolo Menon, grande artista, grande amico di Simonelli Editore, e arrivederci alla prossima puntata.
