Dissiamo che i primi che hanno avuto l'idea di far funzionare le bici da pista in città
sono stati ameritani, in particolare in giochieri. Il mio momento di messenger ha le sue regioni
come sappiamo negli Stati Uniti, bike messenger. Penso metà degli anni 80, la metà è la
fine degli anni 80. Messenger hanno sfruttato l'essenzialità del mezzo a loro favore. La
filosofia è sempre la stessa, meno cose ci sono, meno cose siamo un po'. In più si sono accorti
che andarci in città è molto divertente. Questa cosa dello scatto fisso è stata proprio una
novità assoluta sia in termini di apporzo proprio al mezzo sia in termini fisici, proprio di come
si utilizza la bicicletta. L'anno è più o meno il 2004, 2005, anche 2006. Non c'è un punto di inizio
definito a livello temporale, ci sono un po' di matti che si mettono a modificare le biciclette
da corsa o i telai da pista ritrovati montando questo raccetto fisso di Etna. Alley Cat 3,
siamo che le Alley Cat sono l'espressione agonistica, se così vogliamo dire, del fenomeno, del fenomeno
delle biciclette a scatto fisso. Inizialmente erano delle simulazioni della giornata tipo del
by message, cioè si parte, ci sono X consegni ad affare, in questo caso nel caso delle Alley Cat
le consegni sono rappresentate da quelli che chiamano checkpoint, cioè dei guogli all'interno
della città, dove ogni ciclista deve passare, compiere un'azione più o meno fantasiosa e
passare a checkpoint successivo. La novità è stata usare questo mezzo apparentemente così
così ostico e così difficile quando avendo i freni all'interno di un tessuto urbano chiamiamo
così anche se la parola non mi piace, a solito domande, so come pare per macchi, non ti fermi.
L'idea è proprio quella di pensare una linea, un percorso tale per cui tu riesci a muoverti
tra le macchine, tra quello che ti capita, sapendo che non hai i freni. L'hanno fatto perché la
bici da vista non ha su niente, normalmente. È il mezzo a due volte con i pedali più essenziali
che oggi si può pedalare, si può cavarcare.
