Noi lanciamo questa idea di fare uno studio di musica elettronica, per di studio anche
di fonetica eccetera in generale e con l'università, accettarlo questa idea poco una volta, costruirono
questo studio come oggi è uno dei migliori studi che c'erano al mondo, posto che non
sappia d'operare ve l'inteso, ricordo che Luciano Berio e Dio non facciamo mai sentire
nulla veramente di quello che si poteva produrre con questi apparecchi, ma facciamo sentire
altri piccoli scherzi o manomissioni di musica, diciamo così per la televisione oppure
per la radio oppure scherzi musicali, tutto come che riguardava una consumo pratico evidente
della musica, questo per incoraggiare naturalmente la radio, a darci degli altri mezzi, a procurarci
dei mezzi maggiori, per uno cinque e mezzo cinettori.
Ma furono fatte anche delle audizioni pubbliche di questa produzione?
Sì, le organizziamo Berio e Dio, furono fatte le prime a conservatori di Giuseppe Vetti
qui a Milano, ed è però un successo straordinario, ricordo ancora che noi affittammo all'ora
dal maestro Ghedini, la sala piccola del conservatorio perché pensavamo che ci fosse
poca gente interessata, invece dovevamo andare via delle migliaia di persone, tutta la società
di Milano si interessava in quel periodo lì, veramente in modo eccezionale a questi nuovi
mezzi.
Poi devono pure dei concerti, allora i concerti duravano solo al massimo 30-40 minuti perché
la produzione in tutto il mondo di pezzi di musica elettronica era piuttosto piccola,
solo a quell'epoca aveva cominciato lo studio di Colonia, solo a quell'epoca aveva cominciato
con lo studio di Tokyo, l'elettronica di 7 taisi di Colonia University, c'erano pochi
pezzi allora che si potevano far sentire, dire pezzi che avessero una loro autonomia,
insomma, al di fuori di suoni così e temporane.
Ma lei cosa pensa a proposito del futuro, diciamo, dell'impiego di queste tecniche?
No, io penso che sia necessario continuare questo studio e ampliarlo molto di più e
questo sarà molto difficile, ma in realtà tutto questo lavoro non è altro che un'esplorazione
ai margili del fatto musicare vero e proprio, perché non bisogna dimenticare mai che la
musica è fatta dall'uomo per l'uomo.
Gli strumenti dell'uomo, già gli strumenti, sono estremamente molto più complicati di
tutto questo studio e poi, specialmente, la voce umana è talmente complicata che uno
studio che comprendesse un'area di alcuni chilometri quadrati non riuscirebbe ad arrivare
nemmeno vicino alla formulazione di alcune vocali o alcune consonanti.
Mi ricordo che, con vero, aveva una volta tentato per studio di riprodurre soltanto la
consonante A, che in italiano è molto corta e molto povera a dire.
Ebbene, ci accorgemo che per riuscire ad avvicinarsi alla A, diciamo così, umana, si
dovrà almeno far conto su una formulazione su 165 diverse frequenze e la manipolazione
di 165 diverse frequenze con l'elore varie e formati, intensità, eccetera.
E' una cosa veramente abbissale, almeno che non si trovi nel futuro dei sintetizzatori
italiani, che riescano a riprodurre quasi per onomatopeia tecnica, diciamo così, certi
fatti umani e quello che stanno studiando il mondo sta studiando, ma per ora, insomma,
non si è ancora a risultati pratici così lontani.
Noi, d'altra parte, servirebbe a riprodurre degli elementi umani, qualora c'è l'uomo,
perché una volta prodotti gli elementi umani, non si potrebbe mai riprodurre quegli elementi
degli affetti umani che muovono l'uomo a dire certe cose, e come le dice, e come
le dice lì, l'interpreta.
