Sottolestelli del cielo mediterraneo, circondata da un muro di alte e millenarie rocce che
si ergono ogni giorno contro la potenza del mare, la sardegna ha custodito in tatti
gran parte dei suoi segreti più intiniesse il bacio e tanto più le sue meraviglie sono
nascoste ai circuiti turistici, quanto più si presentano in tutta la loro semplice bellezza.
L'indomabile natura accompagna da secoli il destino della sardegna del sud,
aree a poco conosciuta, ma dall'incredibile fascino storico, naturale e culturale.
Racconti e leggende delle aree del sul cisse iglesiente e di Campidano di Cagliari,
tradizioni del sud dell'isola legate a doppio filo alla geologia delle loro rocce ricche di
minerali, rocce e delizie di queste zone. Gli stabilimenti abbandonati per l'estrazione
del carbone testimoniano una storia tormentata di colonizzazione, approvvigionamento minerario
e interessi stranieri che parte dal neolitico per arrivare fino alla Corona Piemontesi.
Scheletri industriali del passato di sul cisse iglesiente, una delle zone europee più ricche
di carbone e come tale tra le più sfruttate. Solo inizio secolo scorso quei capannoni oggi
abbandonati per effetto della globalizzazione vennero impiegati per portare ricchezza alla
popolazione locale, premiando gli operaie e le loro famiglie con modeste comodità fino
ad allora sconosciute. Da lì il soprannome regionale di minatori, dottori.
Oggi alcuni di questi sisi sono stati adibiti a musei minerari e aperti al pubblico, mentre
la sardegna cerca nuove strade lontane dal carbone per crescere.
Le difficoltà non hanno piegato lo spirito sardo dove a San Sperate, nella zona di Campidano
di Cagliari, sorge un paesino di artisti che dagli anni 60 racconta ai numerosi visitatori
la propria personalità grazie alle forme più inconsueti di creatività popolare tra
la principale attrazione del paese, il giardino delle pietre che cantano. Il giardino delle
pietre che cantano è un luogo magico dove scultura e musica si fondono con il paesaggio
della regione, selvaggio e sincero, restituendo al visitatore un perfetto ritratto dell'anima
dei suoi abitanti.
Iglesias, culla del dominio spagnolo sull'isola, è stata per lungo tempo una delle città
più importanti dell'impero catalano aragolese. Dialetto, cultura e simbologia sono il risultato
della stretta interconnessione tra influenze italiane e spagnole, passaggi storici importanti,
molti dei quali rappresentati dai numerosi monumenti d'autore sparsi per la città.
E' oggi delle persone reali che hanno fatto la storia di Iglesias, ma non solo.
Il sacro è di sicuro l'elemento di maggior rilievo,
nell'immaginario collettivo della città.
I preparativi per la settimana santa sono la più grande eredità culturale che la
comunità di Iglesias abbia preservato tra simbologie provenienti dal mondo cattolico
italo spagnolo e altre più specificamente legate alle confraterni tenate sul territorio,
nell'arci confraternita della vergine della pietà del santo monte, della chiesa di Sammichele.
Durante la settimana santa la città di Iglesias ripercorre la passione di Cristo dalla condanna
alla resurrezione, un rituale a cui tutta la popolazione prende parte.
Una coppia di bambini vestiti d'oro rappresentano San Giovanni e la Maddalena, mentre la popolazione
ed adulta si divide fra donne del Santissimo Sacramento e i cosiddetti Babalottis, antichi
benitenti medievali dal volto coperto per la vergogna del peccato e le sembianze di
uno spirito maligno.
Numerose le raffigurazioni conoclasti e simboliche che vengono portate dalle imponenti processioni
accompagnate dalla recita del Rosario sotto lo sguardo severo dei germani, i membri dell'arci
confraternita, anche loro dal volto coperto, ma contraddistenti da guanti neri di velluto
e responsabili dell'intera organizzazione della settimana santa di Iglesias.
La passione di Cristo, la passione di una tradizione dove misticismo e folclore si uniscono
incendibilmente e accompagnano il sacro e il profano in ogni gesto, in ogni respiro di
questo fiero popolo santo.
Pane, pace e libertà, chi c'è cascato un giorno mai più ci cascherà, chi c'è cascato
un giorno mai più ci cascherà, e minatoi non scendono stamani in galleria a scavare
la lignite, a sudare e a morire come cani per le sorti del fascio ormai finite.
Pane, pace e libertà, chi c'è cascato un giorno mai più ci cascherà, chi c'è cascato
un giorno mai più ci cascherà.
